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Addita => Novellae => Topic aperto da: Simone 'Karat45' Tagliaferri - Novembre 28, 2007, 21:18:32
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"La maggior parte dei videogame, per converso, preferiscono evitare temi potenzialmente controversi, anche perché i cosiddetti critici - i giornalisti della stampa specializzata - sono del tutto incapaci di comprenderli."
Fonte: http://www.videoludica.com/news.php?news=786
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L'importante è che la minor parte tratti tali temi con coerenza, a prescindere dall'infima critica specializzata.
Per ora sto giocando a The Witcher che ne è un ottimo esempio :)
Ma bittanti quando abbandonerà le vesti del criticacritico? :look:
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Ah, è un motivo? Ci credo veramente tanto :sisi:
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La critica della critica è un genere che non morirà mai ed esiste da quando è nata la scrittura. Bittanti non è il primo e non sarà l'ultimo a farla. In un certo senso è fisiologica ad ogni sistema critico ed è necessaria.
Per quanto riguarda l'articolo da cui è tratta la citazione, vorrei precisare che non lo condivido al 100%, soprattutto per il fatto che glissa su una grossa fetta di titoli che in realtà dei temi controversi li hanno trattati eccome (System Shock 2, Thief, S.T.A.L.K.E.R., Pathologic, You Are Empty... tanto per citarne alcuni che ho giocato direttamente). A sua giustificazione adduco il fatto che è impossibile seguire tutti i videogiochi esistenti. Ma più malignamente suppongo che il suo interesse si limiti all'area dei titoli tripla A e, soprattutto, a quelli che entrano nell'olimpo dei giochi amati dalla critica intellettuale di cui è "obbligatorio" discorrere (un po' come quelli che continuano a dire che Second Life ha 8 milioni di utenti quando ormai è palese che non è assolutamente vero).
Detto questo la domanda rimane: la critica videoludica è preparata a riconoscere e a "criticare" certe problematiche?
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Detto questo la domanda rimane: la critica videoludica è preparata a riconoscere e a "criticare" certe problematiche?
Dipende dalla formazione del singolo. Questo in linea teorica. In pratica una rivista (cartacea o online) di videogiochi non ha facoltà di esprimere opinioni al di fuori dell'ambito strettamente videoludico, e di conseguenza tratterà i temi controversi in modo asettico. In fondo il lettore è un cretino che vuole leggere solo quello che gli sta bene, quindi perché rischiare di assumere una posizione politica, o di costume, o scientifica, religiosa, che potrebbe scontentare una parte del parco "contribuenti"?
Di fumetti "di sinistra" ne esistono a bizeffe, e forse il media è intrinsecamente "di sinistra"; perciò si possono trovare riviste di fumetti relativamente "di sinistra". Non so se il videogioco sia, in generale, di sinistra o di destra. Forse c'è tutto un comparto di videogiochi "di destra". Ma non so se possa esistere un magazine di videogiochi, per dire, politicamente orientato; il videogiocatore facilmente se ne sbatte di tutte le sovrastrutture, vuole il suo fucile cazzuto da impugnare e il nemico cazzone da sterminare. E parlo anche per me, eh.
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Il problema è che certi temi puoi ignorarli, ma non puoi negarli. Giudicare alcuni giochi con la metodologia standard è un delitto, più che un errore. Come fai a parlare del divertimento di Fahrenheit se non ne individui la tensione sessuale e il tentativo di rottura attuato nell'inserire alcune tipologie di situazioni o personaggi preclusi ai videogiochi?
Come fai a giocare a Pathologic e a capirlo senza avere uno straccio d'infarinatura su una certa visione teatrale del mondo?
Stiamo parlando della stessa gente che rifiuta qualsiasi strada alternativa a quella standard ma che poi usa a sproposito le teorie di Coleridge quando gli fa comodo (tanto si sa che fanno figo e vanno bene per tutte le stagioni) o che quando si parla di violenza nei videogiochi si improvvisa psicologa/sociologa/antropologa.