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La prima volta

        Wednesday, 28 May 2008, 9:11 - Simone "Karat45" Tagliaferri

Probabilmente una recensione esclusiva deve essere come la prima volta che si fa sesso. Sei talmente eccitato/a che i problemi dovuti all’inesperienza o a situazioni contingenti ti fanno sorridere e, invece di innervosirti, cerchi di spezzare la tensione mirando a mitizzare quei momenti (in fondo è la prima volta, suvvia).

Non si spiega altrimenti il moltiplicarsi di giochi perfetti, che pigliano nelle prime recensioni tutti 10, 100, 1000, 10000.

Ultimamente è successo con Halo 3 e con GTA IV, ora sta accadendo con Metal Gear Solid 4. Tutti questi giochi “perfetti” non ci faranno male alla salute? Rischiamo il diabete da perfect score e, soprattutto, rischiamo che la valutazione massima non abbia più significato e diventi un voto come gli altri, affibbiabile a qualsiasi gioco indistintamente (basta essere i primi).

Come dicevo in un altro articolo, un perfect score non lo si nega più a nessuno, soprattutto se bisogna generare hype. Probabilmente l’esaltazione delle recensioni esclusive nasce dal fatto che sono esclusive e, soprattutto, che si vuole tenere il gioco in testa ai titoli più visti su gamerankings con un bel 100% accanto per qualche tempo.

Tutta pubblicità che cola, verrebbe da dire.

Cerchiamo di capirci: stiamo parlando di ottimi giochi. Non mi sognerei mai di dire che Halo 3 è brutto o che GTA IV fa schifo perché affermerei il falso. Solo che personalmente ho il vizio di leggerle le recensioni e di soppesare le parole. Se nell’articolo viene detto che il gioco non è per niente originale e che segue pedissequamente la strada del suo predecessore, oppure che dura poco ed è molto facile, oppure che alcune mappe sono mal disegnate… beh, mi aspetterei che queste rilevazioni siano riscontrabili anche nel voto finale che, di logica, non può essere perfetto.

Anche perché, volendo continuare a battere su questo chiodo così hot, viene da chiedersi come mai, ad esempio, la scarsa originalità abbia pesato sui giudizi di Twilight Princess mentre non abbia contato per GTA IV o Halo 3.

Lo so che le mie sono domande capziose e che la risposta è dentro di noi… ma mi diverto, quando se ne presenta l’occasione, a porle nuovamente all’attenzione dei lettori e, soprattutto, a sfruttarle per ribadire che il voto è solo un oggetto intorno a cui si fa del marketing.

Se volete vi faccio la lista dei perfect score nelle recensioni esclusive dell’immediato futuro e di quelli un po’ più in là da venire. Neanche Haze, schifezza acclarata, si è salvato dalla regola della “prima volta” e si è beccato i suoi votoni prima di essere massacrato, oppure ridimensionato, nelle recensioni successive.

Colpa degli ormoni… non c’è dubbio.

Link per questo post: OKNOtizie

Dove stiamo andando?

        Monday, 14 April 2008, 12:23 - Simone "Karat45" Tagliaferri

Prima o poi arriva il momento di chiedersi dove stiamo andando. La fatidica domanda è connaturata alla natura umana e alla sua necessità di comprendere ciò che non può essere compreso fino a fondo. Per questo in ogni ambito vengono prodotti dati numerici in grande quantità, perché i numeri sembrano chiarire ciò che l’intuito a volte suggerisce ma non riesce a rendere completamente intellegibile.

Il mondo dei videogiochi non è differente dagli altri mondi, e anche qui fioccano classifiche più o meno attendibili su praticamente ogni cosa, con grafici e percentuali che si propongono come tombe; pure rivelazioni dello stato dell’industria e del suo andamento.

In realtà ogni dato è, almeno parzialmente, discutibile, ma è difficile contestare i numeri: se Call of Duty 4 ha venduto più di 8 milioni di copie in poche settimane e queste sono certificate, come si fa a metterne in dubbio il successo? Come si può pretendere che l’Activision non ne abbia già messo in cantiere il seguito?

Dalla massa informe d’informazioni (informe… informazioni… hanno la stessa radice, notato?) che giornalmente ormai ci arrivano da fonti differenti, è impossibile non farsi una certa immagine dell’industria videoludica, sempre più importante a livello globale, sempre più cinica a livello contenutisco e sempre più alla ricerca di standard da seguire ciecamente per rimanere sulla cresta dell’onda.

E qui si potrebbe ricordare come molte industrie, affidandosi troppo agli standard, siano spesso state la fonte della loro stessa distruzione. Ma ora siamo in un periodo di crescita, ed è difficile mettersi a fare i grilli parlanti senza apparire come dei folli menagrami…

Del resto il mondo dei videogiochi è da sempre proiettato verso il futuro. Le magnifiche sorti e progressive dell’industria vengono decantate da tutti gli addetti ai lavori, che tendono a “mettere da parte” gli elementi più critici nei loro discorsi, meritevoli soltanto di qualche raro accento.

Eppure…

Eppure bisognerebbe iniziare a razionalizzare i segni di una potenziale crisi.

Ma forse è troppo presto per farlo e forse sarebbe contraddittorio per un mondo che tende a dare di se un’immagine che si fa sempre più stereotipata e lontana dalla realtà.

Link per questo post: OKNOtizie

Ringraziamenti

        Wednesday, 30 January 2008, 11:17 - Simone "Karat45" Tagliaferri


Immagine rubata da: QUI

Oggi vi beccate un post assolutamente OT ma che sento il bisogno di scrivere.

Sarò veloce, non vi preoccupate, come dice sempre Mastella alla moglie.

Mi sento vivamente di ringraziare alcune persone senza il cui contributo il blog non esisterebbe (i ringraziamenti sono in ordine casuale).

Il primo grazie va al fratello illegittimo di Elio (sono stati divisi nella culla), STM, a cui si deve tutta la parte tecnica del sito. Senza di lui tutto questo non esisterebbe e il Monopoli non avrebbe un posto dove poter offendere chiunque se non il suo blog personale.

Il secondo grazie va Memex, anche lui apparentemente poco presente ma sempre attivissimo nel correggere gli strafalcioni grammaticali e sintattici contenuti nei vari post. Pare che stia per sposarsi con una virgola, e noi lo ringraziamo di esistere.

Il terzo grazie va alla ragazza di Joe, che si è prestata per realizzare uno degli header del blog e, soprattutto, perché sta con Joe e noi la capiamo umanamente.

Il quarto grazie va a Carlo P., autore di un libro erotico di grande successo (Cento Colpi di Air Brush Prima di Andare a Dormire), oltre che di alcuni bellissimi header del blog.

Il quinto grazie va a Ganjo che è riuscito a portare più di 6000 persone in un singolo topic del forum. Lo abbiamo ben ripagato per il lavoro svolto e ora è a prendere il Sole a Ostia in mezzo ai topi della marana. Ringraziamo anche Google Analytics per averne contate nemmeno 1/3.

Il sesto grazie va a tutti quelli che scrivono e hanno scritto per il blog (li trovate nella colonna di sinistra) e che tutti i giorni stanno nell’area Consulta (che gli utenti normali del forum non possono vedere) a fare proposte e a scambiare link porno. Un giorno verrete ripagati dal buon Dio per il vostro prezioso apporto. Ma citiamoli tutti va (in rigoroso ordine di analfabetismo): ABS, AIO, Capitan Mootulo, Coolcat, D3ltr33, Emack, Ganjio, Joe Slap, Karat45 (mi ringrazio da solo, che idiota), Lamb-O, Massicadenti, Monkeysoft, NEO-GEO, Opossum, STM. Anche se avete scritto un solo post, non vi dimenticheremo mai… ma almeno fateci sapere l’indirizzo della lapide.

Il settimo grazie va agli utenti che si sono registrati al forum e che animano la community! Non li cito tutti perché sono troppi. Ma grazie di cuore.

L’ottavo e ultimo grazie va agli utenti anonimi che girano per il forum. Ma registrarsi e mandarci a cagare costa tanto?

2007: un redde rationem

        Monday, 31 December 2007, 1:11 - Emanuele "Emack" Colucci

Il duemilasette sta ormai volgendo al termine e, come ormai è usanza diffusa, il 31 di dicembre rappresenta l’occasione giusta per riesaminare i dodici mesi trascorsi e trarne una qualche conclusione. Quello a cui stiamo per dire addio è stato un anno interessante, sotto molteplici punti di vista: abbiamo visto Nintendo riprendersi il suo scettro signora del videogaming e contemporaneamente abbiamo osservato - non senza sorpresa - una Sony in netta difficoltà (almeno per ciò che concerne la sua ammiraglia), Microsoft è tornata a considerare Windows come una piattaforma ludica e la sua 360 finalmente ha potuto contare su un catalogo più che discreto; abbiamo vagato per le contaminate lande di S.T.A.L.K.E.R. e navigato per mari con Link in Phantom Hourglass, Miyamoto ci ha dimostrato con Mario Galaxy che i platform 3D hanno ancora qualcosa da dire, ci siamo fatti sedurre dalla distopica Rapture in Bioshock; l’industria italiana di videogiochi ha dato promettenti segnali di crescita, mentre dall’altro lato dell’oceano veniva smantellata la credibilità di Gamespot; un turbinio di idee, di concept, di pensieri ha investito il videoludo, dando l’incipit ad un processo di ristrutturazione davvero tanto agognato e atteso; insomma, finalmente si è palesata un po’ di next-gen ai nostri occhi, o, meglio, nei controller tra le nostre mani.

Sono felice del fatto di aver potuto osservare, interpretare e descrivere i videogiochi attraverso la prospettiva di Ars Ludica, che ha cominciato proprio a gennaio a camminare con le sue gambe; sono fiero e orgoglioso dei progressi compiuti, primo tra tutti l’instaurazione di una micro-comunità attiva ed amichevole; ho trovato nuovi amici, rinsaldato vecchi rapporti, mi sono sentito lusingato di appartenere a un gruppo straordinario di redattori (che in un momento di follia personale ho anche pensato di lasciare… ma questa è un’altra storia), tanto da poterli definire “compagni di vita” - sì, perché per chi costruisce e frequenta questi lidi il videogioco è nutrimento vitale quanto respirare, mangiare, ridere, amare. Contrariamente alle unioni stabilite attraverso rapporti meramente contrattuali, Ars Ludica consiste nella concretizzazione di una comunione d’intenti spirituale, e per questo motivo è passionale, caduca ed eterna al tempo stesso, sorda a qualsiasi richiamo esterno al suo campo d’esistenza. Ciò che ci interessa è esplorare il videogioco, indagarne le implicazioni artistiche e sociali, contestualizzarne il design, definirne un linguaggio interpretativo valido, ed evolvere il discorso con lo stesso metodo come in una funzione ricorsiva. E abbiamo trovato altri viaggiatori in questo cammino, siamo divenuti una piccola legione.

Potrei soffermarmi sulle statistiche, sulla modalità berserker di Karat o sui capelli di Joe, ma preferisco focalizzarmi sulla conquista secondo me più grande di questo 2007: il poter ritenere Ars Ludica un’isola felice. Quanti posti (virtuali, metaforici o reali, non ha importanza) nella nostra umana permanenza sulla Terra può assurgere a tale rango? Non molti. E di questo rendo grazie alla grande famiglia di redattori, lettori e utenti del forum.

Che il 2008 sia un grande anno. Che vi veda felici, con o senza pad. Ad maiora!

Editoriale - L’esplosione della stampa videoludica

        Wednesday, 5 December 2007, 17:33 - Simone "Karat45" Tagliaferri

Avvertenza per i lettori: con questo articolo non voglio giustificare affatto il licenziamento di Gerstmann che considero un’azione abietta e deprecabile. Voglio però riflettere sulla situazione cercando di distribuire le responsabilità in modo più equo, facendo una panoramica più ampia e analizzandola in modo obiettivo nella sua paradossalità.

La situazione è sfuggita di mano e il giocattolo si è incrinato. Il caso Gerstmann sta producendo una serie di reazioni a catena devastanti per la credibilità della stampa videoludica e sta portando ad una rilettura inquietante, ma estremamente realistica, di vecchi casi in cui era intravedibile la collusione tra publisher e stampa specializzata.

Da tutte le parti sfuggono rivelazioni, confessioni, prese di posizione come se, finalmente, il vaso di Pandora fosse stato aperto e tutta la frustrazione di anni di pratiche discutibili e di accordi, impliciti o espliciti, tra testate e publisher fosse scoppiata in modo irreparabile e con una violenza inattesa.

Questo mondo colorato fatto di sparatorie, piattaforme e sogni si è risvegliato nella più cupa realtà e sta tentando di affermare la sua essenza come l’unica possibile. È un’industria e ci sarà sempre qualcuno da corrompere per farla funzionare a dovere.

Non commenterò ulteriormente questo evento che è stato già ampiamente affrontato e dibattuto sul nostro e su mille altri forum in tutto il mondo. Questo post serve solo a porre due domande che, nella confusione generale, non sono state fatte e o sono state abbandonate a se stesse, pur essendo, secondo il mio giudizio, estremamente importanti.

La prima domanda è: se Gamespot, che insieme a IGN è (era?) la più importante e autorevole fonte d’informazione videoludica, con milioni di contatti e, quindi, con un potere contrattuale immenso, è finita in questo gioco delle parti… come fanno le altre testate professionali, contrattualmente più deboli, a pretendere di essere considerate “vergini”? Con che coraggio la redazione di 1UP protesta sotto la sede di Gamespot facendosi di fatto alfiere della stampa libera e indipendente?

La lotta per le esclusive e per partecipare ai press tour (eventi organizzati dai publisher per promuovere i loro prodotti) va avanti da anni e nessuno è mai sceso dalla giostra denunciando i rischi di adulterazione dell’obiettività in fase di recensione. I voti gonfiati non sono cosa nuova e basta guardare come normalmente le esclusive di siti e riviste vengano trattate, per rendersi conto del meccanismo che soggiace dietro la patina delle varie pubblicazioni. Dobbiamo ricordare i voti dati a Doom 3 nelle recensioni in esclusiva o quelli ricevuti da Driv3r? Vogliamo ricordare che anche le recensioni di Half-Life 2 vennero fatte in fretta e furia provando il gioco nella sede di Valve sotto la supervisione dello sviluppatore (non che sia un brutto gioco, per carità, ma leggete le recensioni esclusive che ne sono uscite fuori… sembrano agiografie)? Arrivando a tempi più recenti, vogliamo citare le prime recensioni di Halo 3 che, nonostante i molti difetti sottolineati (e ben visibili), si sono allineate sul massimo dei voti?

La regola silenziosa vigente da molti anni è: il primo che recensisce un gioco tripla A lo esalta, a prescindere dalla sua qualità effettiva. Prima non ci si faceva molto caso perché le fonti d’informazione erano poche e limitate, ma con l’avvento di internet e la possibilità degli utenti di scambiarsi informazioni tutto questo è cambiato e l’utente ha raggiunto una maggiore consapevolezza (apparentemente).

Da qui, però, deriva la seconda domanda: siamo sicuri che l’utente medio sia innocente? Siamo sicuri che anch’egli non faccia parte di questo meccanismo e che la sua rabbia per il caso Gerstmann sia genuina e non derivi, piuttosto, dal senso di colpa per aver avallato per anni questo sistema godendone dei frutti più di chiunque altro?

Il problema è di natura essenzialmente economica. I publisher hanno peso (tanto o poco… ma ce l’hanno) nella politica editoriale delle diverse pubblicazioni perché forniscono materiale essenziale alla loro esistenza. Anteprime, news, recensioni, speciali, hands on, materiale grafico, interviste ecc. Tutti i contenuti di una qualsiasi pubblicazione sono forniti dai publisher stessi. Ai giornalisti di settore spetta soltanto il compito di rielaborare quanto dato e, nel caso delle recensioni, di apporre un numerostellacaciotta alla fine dell’articolo parlando “criticamente” del prodotto. Ma non è solo questo. Ancora più importante è che i publisher pagano per mettere le pubblicità e, quindi, investono soldi permettendo anche e, soprattutto, ai lettori di avere la loro fonte d’informazione.

Il lettore ha smesso da tempo di pagare per avere recensioni e anteprime. Anzi, il lettore non vuole pagare per avere recensioni e anteprime, costringendo di fatto riviste e siti a cercare altrove le proprie fonti di sostentamento. Sono i publisher che mantengono i siti e le riviste che il lettore vorrebbe “cristallini” nei giudizi. Ovviamente questo implica che il rischio di sudditanza diventa di fatto una realtà da tenere sempre in considerazione, perché come apostrofava minaccioso Trip Hawkins in una email a GamePro (la rivista americana), il vero cliente di siti e riviste non è più il lettore ma chi mette le pubblicità.

Qualcuno potrà quindi affermare che basta rivolgersi al mondo dei siti, forum e blog underground per trovare notizie e articoli attendibili. Ma questo qualcuno commette un errore di fondo: siti, forum e blog underground (come Ars Ludica) vivono di parassitaggio. Le news, gli articoli, gli screenshot, i filmati e tutto il resto di ciò che si può trovare nelle pubblicazioni underground proviene quasi interamente dalle “solite fonti istituzionali” (i publisher). Lo stesso retrogaming si sviluppa partendo dalle linee guida dettate dalle riviste del passato, per cui vengono celebrati quei titoli che ricevettero maggiore considerazione, e voti più alti, sulle varie Zzap!, K, Nintendo Power ecc. Il materiale autoctono è in realtà pochissimo e difficilmente si esce dal gioco/giogo dell’hype ingenerato dalle testate più importanti.

La verità è che senza le grandi pubblicazioni e senza il supporto dei publisher, anche le fonti d’informazione underground morirebbero, perché gli mancherebbe la materia prima.
Qualcuno potrebbe obiettare che i giochi basta comprarli autonomamente per poterli recensire. Purtroppo si tratterebbe di un’obiezione ingenua. Il primo scoglio di questo metodo è che, per garantire un flusso di articoli (e informazioni) degno di questo nome bisognerebbe spendere cifre consistenti per acquistare tutti i giochi che escono mensilmente sul mercato per i diversi sistemi. In questo caso, però, verrebbe a mancare completamente l’obiettività tanto amata dal lettore, perché chi compra i giochi dovrebbe giocarseli tutti e scrivere i vari articoli. Cosa impossibile, soprattutto davanti ai prodotti più mastodontici. Ad esempio, il mese che è uscito Oblivion o quello che è uscito World of Warcraft, quanti altri giochi poteva recensire una singola persona provando i due succitati? Pochi, rispetto alla mole delle uscite. Ma mettiamo anche che un riccastro possa permetteresi l’acquisto di tutti i giochi per tutte le varie macchine (a oggi: PC, Xbox 360, PS3, Wii, PSP, DS, Cellulari vari…) e che possa permettersi di assoldare un certo numero di persone per scrivere gli articoli… quante persone gli occorrerebbero? Stiamo parlando di decine di giochi da provare e recensire ogni mese. Ecco qua che si riformerebbe immancabilmente una struttura professionale, per cercare di garantire una continuità adeguata alla pubblicazione e per cercare di rifarsi degli ingenti i costi dell’organizzazione nel suo complesso.

Altra obiezione possibile: ovviamente si farebbe una cernita e si sceglierebbero soltanto i titoli più interessanti. Bene, ma senza un’informazione che indirizzi l’interesse verso un titolo piuttosto che verso un altro, come si fa a “distinguere” quali sono i giochi più interessanti? Senza i publisher che rilasciano screenshot, filmati, demo e che permettono di scrivere anteprime sui giochi che stanno producendo/realizzando/distribuendo come si fa a sapere che, non so, Super Mario Galaxy è più interessante di Neves? Ovvero: senza le fonti “istituzionali” come si fa a filtrare e sapere cosa si nasconde dietro i giochi in arrivo? Come si fa a creare un livello di aspettativa maggiore per i titoli apparentemente più meritevoli di attenzione?

Esempio: se nel corso degli ultimi anni la Bioware non avesse rilasciato materiale vario per Mass Effect, dando quindi una forma al gioco prima della sua uscita, come avremmo fatto ad attenderlo più di, non so, Orcs & Elves? Senza aver visionato nulla su entrambi i giochi essi sarebbero rimasti soltanto nomi vuoti, a cui non avremmo potuto assegnare nessun valore d’attesa perché privi di qualsiasi punto di riferimento.

Forse è proprio questo il paradosso di tutta questa storia dove a fare la voce grossa e a pretendere la verginità sono proprio quelli che poi ti criticano se la pubblicazione concorrente ti soffia un’esclusiva, se per due mesi non pubblichi qualcosa sul gioco che stanno attendendo più di tutti e se il gioco allegato della concorrenza gli interessa più del tuo.

Per approfondire (sono tutti articoli in italiano):

Link ad un editoriale di Andrea Pucci su Multiplayer.it dedicato al caso Gerstmann
Articolo del Bittanti pubblicato su Videoludica: Prima Parte - Seconda Parte
Editoriale di TGMonline di Claudio “Keiser” Todeschini

I videogiochi si sono messi la giacca e la cravatta

        Wednesday, 3 October 2007, 9:06 - Simone "Karat45" Tagliaferri

cravattaI videogiochi non sono più quelli di una volta, ma pare che le mezze stagioni stiano per fare una clamorosa ricomparsa insieme ai pantaloni a vita alta.
La nostra passione, superata la quarantina, ha svoltato ed è morta costringendoci ad indossare la giacca e la cravatta.
La società si sta accorgendo dei videogiochi. I nonni pretendono di giocare con i nipoti. Le madri vogliono capire. I politici vogliono sfruttarli per qualche spot pubblicitario personale.

Tutta questa attenzione ha un effetto collaterale immediato che è la normalizzazione. Gli assicuratori e le puttane condividono, come chiunque vende qualcosa, lo stesso atteggiamento verso il cliente: curano la confezione, si normalizzano e si prestano ad essere il riflesso del desiderio di chi guarda e deve tirare fuori i soldi. Pompini o assicurazioni che siano la differenza è poca. Sono due prodotti e, come tali, vanno venduti e per essere venduti devono essere accettabili nel loro contesto. Per i videogiochi vale lo stesso. Non ha più senso parlare di “esperienza”, di “libertà d’azione” e cose del genere. Sono tutte “parole marketing”, oggetti testuali che servono a far entrare un prodotto nell’orizzonte umorale/culturale del potenziale acquirente. I prodotti sono ben incasellati, vengono pensati alla fonte con certi limiti e non c’è nessuna volontà di superarli. Non avrebbe senso farlo perché il loro bersaglio è ben visibile e definito. Dargli le spalle sarebbe da folli; bisogna solo trovare il modo di fare centro. Le eccezioni ci sono, ma contano poco.

Questo universo, smodato, onnivoro, obeso, è azzannabile da più lati e si presterebbe a tutta una serie di critiche e riflessioni che potrebbero minarne le fondamenta.

Per questo c’è bisogno di creare una solida base di menti normalizzanti che si occupino di creare un substrato intellettuale a cui fare riferimento in ogni occasione per giustificare l’ingiustificabile.

Non vi preoccupate, nessuna congiura. È un evoluzione naturale. In fondo a chi non sono venuti i brufoli sulla fronte?

Prendete un giovanotto occidentale in età post adolescenziale. Ha vent’anni o poco più, gli ormoni ancora a mille e, pur avendo il fisico nel pieno delle forze, non crescerà mentalmente almeno per altri vent’anni. Mettiamo che questo giovanotto sia mediamente intelligente e appassionato di videogiochi. Mettiamo anche che sappia scrivere piuttosto bene. Il quadro è completo?

Bene, dategli i giochi gratis e in anteprima e avrete il vostro redattore di fiducia pronto a sfornare articoli e a piazzare voti (numerici, a forma di stella, a forma di fragole, a forma di quello che vi pare, insomma).

È un mondo fantastico ma bisogna fare di più. Bisogna capire l’industria, seguirla e crearle il consenso necessario. Non è difficile. Se un bambino appassionato di calcio si sente ripetere continuamente che un calciatore brocco è un fuoriclasse, allora il bambino penserà che il calciatore brocco è un fuoriclasse.

Quando il tuo sogno si avvera e sei nel giocattolo, accetti senza fare troppe domande di chiamare cerchio un quadrato, perché inizi a temere che il giocattolo si possa rompere. “Così sia”, ripeti in continuazione e poco ti interessa di abdicare da te stesso.

Hai potere sul desiderio della tua società di riferimento perché puoi esaudirlo in anteprima. Sei un “insider”, un gran sacerdote di un rito collettivo di cui puoi godere esclusivamente tu, mentre gli altri sono ancora costretti a guardare. Sei davanti: cosa può volere di più uno “mediamente intelligente”?

Non è vero che le recensioni dei videogiochi non sono cambiate nel corso degli anni. Sono cambiate tantissimo, invece.

Sono passate dall’incoscienza del giocare, alla coscienza dei soldi che stanno dietro il giocare. Nelle recensioni non si parla più dei videogiochi e del videogiocare, ma si parla di “strategie comunicative”, ovvero di quello che gli sviluppatori volevano realizzare cercando di ottenere questo o quell’effetto. Ci sono riusciti? Dipende dal marketting.

In realtà la critica videoludica non esiste. Se un videogiocatore qualsiasi leggesse un pezzo di critica videoludica non lo comprenderebbe. Sulla sua testa apparirebbe un punto interrogativo e, trovandosi spiazzato, sfodererebbe il classico campionario di frasi fatte e rimostranze ad effetto.

Mai negare ad un drogato la sua dose giornaliera. Mai negare ad un videogiocatore il voto in fondo all’articolo, anche solo per il gusto di permettergli di polemizzare. Dalle riviste possono sparire i nomi dei redattori più autorevoli, solitamente fagocitati dall’industria e chiamati a saltare dall’altra parte della barricata, (probabilmente sono stati talmente bravi da aver convinto il padrone di essere schiavi affidabili), possono sparire le rubriche più disparate, possono sparire intere redazioni… ma i voti non spariranno mai.

Il voto è il riferimento immediato, l’epifania, l’estasi. Il voto, soprattutto, è quell’astrazione intorno a cui si gioca il destino di un prodotto/videogioco.

Il voto è la normalizzazione primaria, il pensiero comune che assegna un valore a qualcosa che deve rappresentarlo. Ogni tanto c’è qualche guizzo di libertà. Ma sono momenti che non fanno testo.

Un nuovo inizio

        Saturday, 3 February 2007, 17:52 - Emanuele "Emack" Colucci
Ciclicamente, nella vita di ognuno di noi, si avverte la necessità di un cambiamento, di compiere un redde rationem del passato e partire poi verso dimensioni nuove, magari più consone all’evoluzione del proprio spirito. Ciò è avvenuto per Ars Ludica: mi piace pensare che il progetto, dopo la giovinezza trascorsa sul forum di tgmonline, dopo l’adolescenza impegnata tra webzine e blog, sia finalmente giunto alla sua maturità grazie alla piattaforma sulla quale si trova adesso (completa di forum e archivio, ma in futuro ancora più ricca).

Ho anelato all’indipendenza di AL sin dal suo primo vagito, sin dalla prima timida discussione nella quale tutto nacque una primavera di qualche anno fa, perché ritengo che solo tramite una sostanziale (non ottusa e né austera, attenzione) autarkeìa si possa fare in modo di lasciare una traccia, un segno pure minuscolo ma riconoscibilissimo, capace di avere una dignità propria, slegata da “vettori” ingombranti. Nell’era della massificazione, della standardizzazione di culture, simboli e metodi, è mia profonda convinzione che si debba ricercare la tutela della personalità, per non far assomigliare il famoso e venturo “villaggio globale” ad una serie di capannoni tutti uguali.

Voci, indiscrezioni, screenshot, anteprime, speciali, interviste, esclusive si susseguono nel mondo dell’editoria dei videogiochi ad un ritmo infernale, senza la possibilità di fermarsi un attimo a riflettere, senza lasciare spazio alla meditazione. Oggi, in soli sei giorni si fa un viaggio di andata e ritorno negli USA, si prova un gioco, si parla velocemente con due o tre sviluppatori, magari si firma uno di quei famigerati NDA che tanto piacciono ai publisher, si scrive una recensione, e avanti il prossimo. Questo modello, ormai diffusosi pressoché ovunque, sia su Internet sia sulle riviste cartacee, non è condiviso da Ars Ludica, che vuole altresì affermare il primato della riflessione, dell’emozione, sulla mera cronaca videoludica.

Seguiteci, non ve ne pentirete.