
gangio: «Leggevo di Vazkor che, per ammazzare il tempo in treno, si trastulla con il suo N-Gage.
E mi sono chiesto: ma perché non un libro o una rivista?
Probabilmente perché, per uno che studia, il videogioco permette di staccare maggiormente, sebbene il piacere della lettura non venga ignorato, anzi.
Allora mi chiedo: “quali sono gli altri passatempi che vi danno grande soddisfazione?”».
StM: «[...] Un libro è più onesto di un videogioco, non ti ruba del tempo senza che te ne accorgi. E puoi smettere quando vuoi, non è che devi arrivare al prossimo save point o assicurarti che la zona in cui stai salvando non sia infestata di nemici che ti faranno a pezzi appena ricarichi. Sì, a volte devi finire di leggere la frase, o il paragrafo. La cosa è paragonabile. Ma il libro da più scelta».
A proposito dei miei passatempi sul treno… ho videogiocato col portatile un paio di volte, ma è una cosa che m’imbarazza. Un videogioco mi assorbe troppo, non mi va che qualcun’altro mi osservi mentre magari esibisco facce strane o trasal(isco? go?)».
Emack: «Credo che un videogioco riscuota così tanta affermazione per i seguenti motivi:
- non è cerebralmente impegnativo per essere goduto;
- è interattivo (e ciò soddisfa la volontà, forse dettata dalla noia, di risultare utili a qualcuno o a qualcosa);
- non è fisicamente impegnativo (asd)».
Karat45: «[...] Non so… ho dato una risposta da cerebroleso… vorrà dire qualcosa anche questo in fondo…
Diciamo che il videogioco è più “contemporaneo” di tutti gli altri divertimenti…».
the_lamb: «Mi viene un’ipotesi: non è che il problema sta nel fatto che la nostra cultura tende a sopprimere, raggiunta l’età adulta, il bisogno (in realtà inesauribile) del gioco?
E quindi, non può essere che il videogioco aggira questo problema presentandosi come una forma matura di gioco?
Guarda caso, i primi videogiochi (estremamente grezzi e concettualmente semplici) difficilmente appassionavano gli adulti».
Emack: «È un problema sollevato anche dai professori Marini e Lutrario, docenti in Comunicazione Digitale all’Università di Milano.
E richiamavano la varietà delle accezioni del verbo “to play”, rapportato alla settorialità di “giocare”.
To Play a Film.
To Play a Guitar.
To Play an Instrument.
To Play a game.
Giocare un gioco.
Fine.
Poi riflettevano sul termine “gameplay”, a dir loro “apparentemente dicotomico”, perché gioco è riferito ad un qualcosa di specifico, mentre “play” è riferito a qualcosa in qualche modo di creativo e/o formativo, dunque più ampio».

gangio: «Sì, mi sembra che l’aspetto tecnologico associato al videogioco possa averlo sdoganato dal concetto di elemento di formazione infantile.
Così, non fanno più scalpore i quarantenni che si necrotizzano giocando alla Playstation invece di leggere il giornale e fumare la pipa, seduti su di una poltrona di broccato rosso.
La console fa bella mostra di sé accanto alla TV al plasma e diviene status symbol, ma non economico, bensì sociale, come a voler sottolineare una raggiunta emancipazione dalle regole che caratterizzavano la società di pochi decenni fa».
Karat45: «Il gioco è da sempre qualcosa di “infantile”… antropologicamente, è una forma di preparazione alla vita adulta in cui viene a mancare l’elemento “morte”. Il gioco, insomma, è un imitare quella che poi sarà la vita da adulti…
Nella nostra società il concetto di gioco è cambiato notevolmente perché, in realtà, non è più richiesto il passaggio verso l’età adulta… anzi, visto che il bambino e l’adolescente sono i consumatori ideali si tende a bloccare la maturazione in un’eterna adolescenza che non permette discernimento».
gangio: «Questa condizione fa comodo sia al Mercato, sia all’Utente.
Certo è da vedere quanto la baracca potrà reggere una simile “infantilizzazione” della società.
Ma tornando alla disputa:
- biliardo
- carte
- giochi da tavolo
- freccette
- bowling
- ecc.
Sono tutti giochi che non destano scalpore se praticati da adulti.
Lascia un po’ più interdetti l’eccentricità di chi si diletta con trenini elettrici e radiocomandi, ma, tant’è, è solo una questione di tempo.
E poi la passione per il modellismo e i diorami: non vi sembra condividano un po’ di aspetti con i videogiochi?
Per esempio un certo grado di sospensione.
E poi l’universo delle riunioni di uomini in calzamaglia o di quelli che si sparano bollini di vernice.
Non vi sembra che il videogioco riunisca tutti questi aspetti?
A me pare proprio di sì e quindi il videogioco potrebbe essere il gioco più completo oggi disponibile».
Emack: «Se fosse completo dovrebbe farmi provare anche il senso di fatica fisica (i cosplayer fantasy girano per ore ed ore nei boschi, così come gli sportivi).
Per me invece è quello col miglior rapporto qualità/prezzo».
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