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Con (with) Jeff Gerstmann

        Friday, 30 November 2007, 8:52 - Simone "Karat45" Tagliaferri

Riporto quanto scritto nella news sul forum:

Ovviamente è solo una voce di corridoio e nessuno la confermerà mai, ma pare che un vecchio recensore di GameSpot, Jeff Gerstmann, sia stato licenziato in seguito al 6.0 affibiato a Kane & Lynch: Dead Men. Praticamente la Eidos ha minacciato GameSpot di togliere tutte le pubblicità dal sito e, come reazione, la società Cnet (che possiede GameSpot) ha tenuto il pugno duro affermando che la stampa deve essere libera dalle costrizioni della pubblicità e… seeeee, questo sul pianeta Marte. Sul pianeta Terra è stato cacciato l’autore del misfatto di lesa maestà contro l’inserzionista. Ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere e molta stampa online si è schierata a favore di Jeff Gerstmann.

Altrettanto ovviamente questo è un motivo in più per non acquistare quella cagata di gioco che è Cane e Lince: Uomini Morti e per non fidarsi molto della stampa specializzata, cartacea od online che sia.

AGGIORNAMENTO: Le pubblicità di Kane & Lynch sono state rimosse da Gamespot, che prima appariva così:

AGGIORNAMENTO 2: i forum di GameSpot e di Eidos sono stati presi d’assalto e i topic dedicati a questo argomento stanno letteralmente scoppiando (è impossibile stare dietro a tutte le varie risposte).

Fonte: http://blog.wired.com/games/2007/11/sources-gamespo.html

Fonte: http://www.joystiq.com/2007/11/30/rumor-gamespots-editorial-director-fired-over-kane-and-lynch-rev/

Altra Fonte: http://kotaku.com/gaming/rumor/gamespot-editor-fired-over-kane–lynch-review-328244.php

Livelli della rappresentazione disturbanti

        Thursday, 14 June 2007, 13:34 - Luigi "ABS" Ruffolo

Dagli archivi di Ars Ludica.

Karat: «In questi giorni mi sono posto alcune domande un po’ strane, magari decisamente sadiche, ma che credo abbiano un loro senso. Quella più assurda che mi viene in mente in questo momento è: ma se all’interno di un FPS trovassi riprodotta mia madre… una madre fatta di poligoni e texture ma con molti elementi per renderla riconoscibile… l’immagine di mia madre… sparerei?»

Phantom: «Se fosse indispensabile ai fini del gioco sì. Ma mi sentirei un pochino in colpa. Che domanda scabrosa, però!»

ABS: «Sì, se si trattasse di un semplice sprite poco definito, credo che nessuno avrebbe problemi a seccarla. Ma se fosse in 3D, ultramegarealistica e iperparticolareggiata, boh… In teoria, credo di sì, in quanto ho sempre considerato quello che succede su schermo solo “fiction”, però, alla prova dei fatti, chissà…»

NEO-GEO: «Secondo me dipende anche dal contesto. Se lo si fa in maniera ironica oppure no».

StM: «Io direi di no. Finché non mi obbligano. È un po’ un classico dell’horror, il fratello/la madre che diventa zombie o vampiro e devi farlo fuori… beh, in una situazione del genere (per assurdo, eh!), in cui andasse di mezzo la mia sopravvivenza, ok, schiaccerei il grilletto. Se non DEVO farlo, no, cambio gioco».

Karat: «Mmh, quindi esiste un livello della rappresentazione così disturbante da arrivare a far smettere di giocare?»

The Suffering

StM: «Alcune cose sì, non consentono di separare realtà e finzione tanto facilmente. Ricordo la scena de “L’Esorcista” in cui la ragazzina posseduta parla con la voce della madre del “prete” (pardon)… beh, lui lo sapeva che quella non era la madre, ma ciò non toglie che ciò che provava per la madre (anche sensi di colpa, in quel caso) lo rendesse debole. Io non faccio tanto distinzione fra una rappresentazione realistica e una appena riconoscibile… mi seccherebbe un po’ sparacchiare i miei genitori, o alcuni amici o che altro. Avrò un superego tumorale, grosso come un’anguria, ma il rispetto che porto a quelle persone mi impedirebbe anche solo di pensare certe cose — figuriamoci metterle in atto virtualmente».

memex: «Dovrebbe rientrare in questa categoria (rappresentazione che fa smettere di giocare), immagino, una rappresentazione che il nostro cervello non riesce a distinguere dalla realtà. Ma sarebbe, probabilmente, un fermarsi inconscio. Comunque di sicuro una rappresentazione “realistica” può essere disturbante a livello conscio… infierire (virtualmente) sull’immagine della propria madre comporta una quantità di significati “sotterranei” tale che è naturale una certa resistenza a essa».

Phantom:
«No, non esiste. C’è un qualcosina che ti limita agli inizi, ma a lungo andare subentra l’abitudine e i freni inibitori mollano. L’omicidio virtuale dovrebbe essere stato un problema per il primo videogiocatore. Si è trattato solo di stabilire col tempo nuovi standard di normalità. Ricordiamoci poi che non da subito sono stati implementati nemici umani. Ancora adesso si parla, talvolta, di sostituirli con alieni o robot (mi pare fosse l’ultimo Wolfenstein in Germania, spero di ricordare bene). Il primo Soldier of Fortune perché fece scalpore? Adesso com’è la situazione?»

memex: «Mah, credo che il tuo discorso vada bene in generale. Fino a incredibili sconvolgimenti tecnologici il monitor (o comunque solo la percezione “con la testa” e non con tutto il corpo dell’azione videoludica) fungerà sempre da ultimo filtro tra realtà e… virtuale. Parlando però di singoli casi (ovvio che un rifiuto totale di giocare a un Soldier of Fortune iperrealistico potrebbe avere connotazioni patologiche) immagino che il discorso sia un po’ più complesso. Ci sono persone che non possono sfogliare libri di entomologia per lo schifo generato dalle immagini degli insetti. Quindi suppongo che certe “rappresentazioni” in alcune persone possano portare a un blocco…»

gangio: «Dipende anche da quanto tempo si è impegnati nell’azione di gioco. Dopo un’ora di fraggate, i sistemi di inibizione legati ai percorsi visivo-emozionali vanno a puttane».

maduin666: «Io credo proprio che farei fuoco, fortunatamente so ancora distinguere la realtà dalla finzione… al massimo mi sembrerebbe un po’ senza senso… per quale motivo mia madre dovrebbe trovarsi in un videogioco? Perché se c’è lei da qualche parte dovrei esserci pure io…»

gangio: «Infatti ci sei, caro maduin. Se stai giocando significa che sullo schermo si muove il tuo alter ego, o no? Ecco, sparereste a una riproduzione credibile di voi stessi? Il tema del doppio è piuttosto trascurato nel mondo dei videogiochi».

Karat: «Sparerei tranquillamente a me stesso in realtà… questo mi inquieta».

Phantom: «C’è qualcuno in grado di creare un semplicissimo FPS applicando le skin di volti umani (fotografie) ai modelli? Così per vedere che effetto fa».

CONTINUIAMO A DISCUTERNE SUL FORUM.

Forum Highlights #2

        Sunday, 6 May 2007, 12:30 - Emanuele "Emack" Colucci

Eccoci alla seconda carrellata di segnalazioni concernenti la vita del forum di Ars Ludica. Negli ultimi tempi abbiamo notato un discreto aumento di registrazioni (sebbene il computo totale impallidisca al confronto di altre realtà, ne siamo comunque orgogliosi perché sappiamo che ogni singolo iscritto porta con sé concetti, immagini, emozioni, che ci dispiacerebbe perdere se soffocati nell’inevitabile affollamento di una moltitudine confusa di un numero elevatissimo di persone), e si sono fatti strada alcuni topic meritevoli di un cenno.

- Sto scrivendo un videogioco
Il nostro prode Karat ha fatto outing. No, non ha dichiarato di essere omosessuale (a dire il vero, non penso ci fregherebbe un granché), bensì ci ha svelato di star concependo un videogioco. Poiché noi di Ars Ludica non siamo nuovi a sessioni di game design collettivo (consultate gli archivi 2004 e 2006 per averne la prova), abbiamo deciso di dargli una mano. E voi, perché non vi fate avanti?

- Starwalker, il J-RPG troppobello
Evidentemente in questi ultimi tempi gli utenti di AL si sentono particolarmente ispirati: è infatti la volta del buon AIO (il quale a sua volta ha un blog personale dedicato ai videogiochi, che consiglio di visitare) mostrare a tutti le proprie qualità in ambito creativo. E, quasi quasi, forse ne potrebbe scaturire un progetto comune…

- STALKER
Croce o delizia dell’universo videoludico? S.T.A.L.K.E.R. è un titolo capace di impressionare per la sua grandiosa complessità e per la sua incantevole profondità, eppure è affetto da sviste di design e da bug tali da renderlo - per alcuni - ingiocabile. Raccontateci le vostre esperienze in proposito!

- Scripti
Stavolta ad essere segnalato non è un topic, bensì un’intera board, nella quale si analizza, tra una manifestazione (scherzosa, si intende) di odio al Bittanti e l’altra, l’intero panorama dell’editoria videoludica nostrana ed internazionale. Se avete qualcosa da dire sulla recente trasformazione di Videogiochi, o sulla efficacia dei Podcast come mezzo espressivo, questo è il posto giusto!

- Decesso E3 e simili: solo aspetti positivi?
Come ben tutti sanno, l’E3 è morto, o meglio, è stato rielaborato in modo tale da risultare più sobrio e meglio digeribile (sotto il punto di vista economico) dall’industria. Non tutti, però, sono concordi nel definire questo un passo positivo: c’è infatti chi paventa che una maggiore frammentazione degli eventi mondani potrebbe portare ad una maggiore manipolabilità della stampa specializzata. Inoltre, c’è anche un aspetto prettamente “romantico” della faccenda: l’E3, così come l’ECTS, era un punto di aggregazione collettivo per i videogiocatori, era un posto dove “far massa” e riconoscersi come appartenenti ad una comunità. Quali sono dunque i pro e i contro di un simile cambiamento?

- I migliori Designer
State tranquilli, Ars Ludica non sta diventando come quei magazine che periodicamente ci propinano chi è - secondo valutazioni altamente opinabili - il miglior chitarrista o il miglior ruttatore professionista. Piuttosto, la discussione iniziata da NEO-GEO è un semplice spunto per parlare di persone che hanno definito, e continuano a definire, i contorni dell’universo videoludico nel quale amiamo bearci frequentemente. Un’occhiata è doverosa.

- I nuovi Commodore
Forse non tutti lo sanno, ma la vecchia C è tornata a far parlare di sé: i nuovi proprietari del marchio, infatti, hanno pensato (bene? Male? Ai posteri l’ardua sentenza) di mettere in piedi una linea di Personal Computer dedicata agli hardcore gamers (cioé quelli che amano spendere migliaia di euro per una piattaforma degna di una rendering farm al solo scopo di andare a 200 fps, per intenderci), volta a “ridefinire il confine tra gioco e realtà”. Una commercialata? Alla nuova Commodore giurano di mantenere intatto lo spirito della “Old Skool”… Ma sarà davvero così?

- NINTENDO DS
Si può tranquillamente affermare che la console portatile di Nintendo sia un successo: macchine e videogiochi sempre in cima alle classifiche di vendita. Da videogiocatori incalliti, però, non ci interessano granché i numeri, quanto le emozioni e la qualità generale. Credete che il DS sia veramente una console rivoluzionaria o che le sue grandi potenzialità siano state affogate nel mare dei vari Brain Training e Nintendogs?

Naturalmente, il forum di Ars Ludica non si esaurisce in questi pochi flash, per cui il vero invito resta quello di viverlo nella sua interezza, assaporandone i topic e partecipando alle discussioni.

Omosessualità

        Thursday, 26 April 2007, 18:08 - Luigi "ABS" Ruffolo

Dagli archivi di Ars Ludica.

ABS: «Come mai questo tema — tanto caro in modo particolare a noi giovani — sembra ancora essere bandito dal favoloso mondo dei videogheimz?

Cosa accadrebbe se il palestrato e potentissimo Duke Nukem, il tizio di Far Cry o il tenebroso Max Payne (ma pure lo sfigato Gordon Freeman, il non particolarmente dotato Link o esseri dalla sessualità già pesantemente messa in discussione più volte, come un Pac-Man o un Sam Fisher) ammettessero, banalmente, quasi umanamente direi, di essere… insomma, un po’ “frufrù”, nel corso del gioco, e se ciò poi influenzasse imprevedibilmente lo sviluppo della trama e il gameplay?

Quale potrebbe essere la reazione dell’acquirente medio?».

Phantom: «Guarda, non mi stupirei per nulla all’uscita di un gioco dichiaratamente di questo tipo. È la normale evoluzione di un bene di consumo».

Opossum: «Immagino già le crociate del MOIGE. Per quel che mi riguarda, la cosa non mi toccherebbe minimamente (a meno che non si tratti di un gioco alla Lula versione omo, non credo reggerei), ma non saprei prevedere le reazioni del mercato. La risposta del pubblico sarebbe ben poco omogenea, credo».

Phantom: «Reazioni del “pubblico”? Diventerebbero prodotti di nicchia. Semplice semplice».

Il Ratto: «Semplice: crollerebbe la pirateria».

ABS: «Eppure gli omosessuali sono tra noi, in parte siamo noi… si tratta di milioni di milioni di individui: un potenziale mercato vastissimo e ancora inesplorato, senza contare il clamore (uguale: pubblicità gratuita) che simili iniziative susciterebbero.

Sono conscio del fatto che persistano alcuni limiti “storici” legati al mercato di massa, ma perché non provare a rendere un po’ più complesso lo stereotipo dell’eroe dai poteri fisici e psichici superiori alla media, costretto a dichiararsi rigorosamente eterosessuale, quando non a far sfoggio di un affettato machismo da salumeria?

Perché poi – ora che la facoltà di scegliere una protagonista femminile è diventata la norma – non ampliare ulteriormente lo spettro delle possibilità? (Questo giusto per cominciare ad abituare la gente ai cambiamenti ben più sostanziali, relativi al dipanarsi della trama e al gameplay, ai quali accennavo prima…).
E se per una volta Sam Fisher ammettesse finalmente i suoi dubbi?».

Duke palpa zinne Lara

Boser: «Beh, come non concordare con il discorso del “fattore novità” e con quello della “fetta di mercato ancora inesplorata dalle software house”? Ciò non toglie comunque il fatto che un prodotto che includa queste tematiche così scottanti sia davvero molto difficile da piazzare sul mercato (perché nonostante il XXI secolo, la società spazzatura, e l’“apertura” alle nuove tendenze, che si voglia ammetterlo o no, gli omosessuali sono ancora trattati come lo sarebbe uno scarafaggio nel bel mezzo di una torta appena preparata). Chi ti dice che, una volta realizzato, un titolo simile non venga respinto perché giudicato diseducativo (proviamo solo a pensare alla probabilissima indignazione della Chiesa)? Ce ne sarebbe da discutere per giorni…».

Karat: «Essendo quella di tipo sessuale una delle maggiori soddisfazioni offerte dai videogiochi, immagino che cadrebbe completamente il principio di immedesimazione. Il che comporterebbe, di conseguenza, la disaffezione immediata da parte del giocatore di turno. Insomma, è il principio stesso della violenza intesa in senso antropologico».

Phantom: «Stiamo dando per assodato che gli omosessuali non giochino?».

Signor Carlosky: «Mmh, allora diciamo che ti riferisci a un certo tipo di videogiochi. Un’avventura grafica come Monkey Island dubito che susciti (inconsciamente o meno) violenza.

Comunque, un gioco noto e largamente distribuito nel quale si impersona un eroe omossessuale esiste: Fear Effect 2: Retro Helix».

Karat: «Già, mi riferisco a tutti quei titoli in cui si getta sperma contro i nemici».

TeknoDragon: «Se un gioco di questo tipo fosse incentrato su eventi a sfondo lesbo venderebbe eccome.
Inoltre fino a ora il sesso nei videogame non è stato mai una componente rilevante, anche se ultimamente si è registrata una leggera inversione di tendenza. Forse in futuro — sperando in un’evoluzione in termini di complessità di trama — assisteremo a qualcosa del genere. Prendete la storia del cinema, da quando l’omosessualità ha cominciato ad assumere rilevanza nelle pellicole?».

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Forum Highlights #1

        Friday, 23 February 2007, 9:23 - Emanuele "Emack" Colucci

Il forum di Ars Ludica ha ospitato, in queste ultime settimane, discussioni davvero interessanti che meritano di essere richiamate in questa sede (con il presente post, infatti, verrà inaugurata una nuova usanza, quella cioé di segnalare, periodicamente, alcuni thread - secondo l’insidacabile giudizio di chi scrive :D - al fine di aumentare la loro visibilità).

- Bambole o avatar?
In quali casi il nostro alter ego assume la forma di mera interfaccia per il mondo di gioco (è il caso della “bambola”) o consiste nel personaggio che vogliamo impersonare (è il caso dell’”avatar”)? Oppure la questione è molto più complessa?

- Decostruzione del Gameplay
Paolo Tajé (in arte Monkey Soft) propone un nuovo metodo per analizzare il gameplay, basato su una scomposizione dei componenti fondamentali del gioco e una ricostruzione all’interno di una struttura ordinata basata su Layer. Scoprite come!

- Eutanasia in Trauma Center
La trama di Trauma Center: Under the Knife è piuttosto banale, riempita del solito complotto di un’organizzazione segreta che vuole infettare tutti con una misteriosa patologia. Però… c’è un evento, secondario al canovaccio e davvero “inutile”, nel quale si scopre che un collega del protagonista pratica l’eutanasia, e che viene praticamente “perdonato” ed, anzi, giustificato. Perché i creatori di TC hanno voluto un simile riferimento? Com’è possibile che il dettaglio sia sfuggito alle censoree maglie dei media tradizionali?

- Tu chiamale se vuoi…
C’è chi sostiene che i videogiochi facciano suscitare poche emozioni rispetto ai film, che poche volte abbiano preso una strada diversa dallo spara, uccidi, ammazza, con qualche concessione al costruisci, all’esplora e rarissime escursioni sul ridi e sull’eiacula. Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli adesso o taccia per sempre. :D

- OKAMI
Ciò che impressiona immediatamente della fatica Clover Studio è il suo stile grafico, forse il requiem più sontuoso che una console come la PS2 potesse desiderare. Quali sono le vostre impressioni?

- Cosa volete da una Webzine, oggi?
Ogni Webzine racchiude in sé molteplici significati: oltre a quello che vi si trova esplicitamente scritto, una creazione del genere contiene anche le visioni, le pulsioni, le passioni di chi vi si dedica con tanta abnegazione. Non si mette assieme una Webzine per compiacere gli altri, lo si fa per conoscere meglio se stessi. E voi, creatori o fruitori, cosa volete in proposito?

- Editoria videoludica
Il mondo delle riviste italiane di videogiochi è stato ancora una volta sconvolto da manovre di mercato, che rischiano di portare alla chiusura definitiva di alcune testate. Quali sono i periodici (in tema, ovviamente, coi videogiochi) che più vi piace sfogliare? Siete preoccupati per la sorte di qualcuno?

- [OT] Sono sicuramente un eretico: Ken il guerriero…
Hokuto No Ken è un manga/anime che ha fatto storia, conosciuto ed apprezzato quasi da tutti. Quali sono i suoi punti di forza? Da dove nasce il suo fascino?

Sfogliando la lista qui sopra potrà sembrare che non vi siano altre chiacchierate degne di nota: nulla di più falso, e vi invitiamo a scoprirlo coi vostri occhi puntando i browser nell’opportuna direzione. Have fun!

Videogiochi vs Resto del divertimento

        Saturday, 11 November 2006, 9:09 - Luigi "ABS" Ruffolo

Trenino Lima 129

gangio: «Leggevo di Vazkor che, per ammazzare il tempo in treno, si trastulla con il suo N-Gage.
E mi sono chiesto: ma perché non un libro o una rivista?
Probabilmente perché, per uno che studia, il videogioco permette di staccare maggiormente, sebbene il piacere della lettura non venga ignorato, anzi.
Allora mi chiedo: “quali sono gli altri passatempi che vi danno grande soddisfazione?”».

StM: «[...] Un libro è più onesto di un videogioco, non ti ruba del tempo senza che te ne accorgi. E puoi smettere quando vuoi, non è che devi arrivare al prossimo save point o assicurarti che la zona in cui stai salvando non sia infestata di nemici che ti faranno a pezzi appena ricarichi. Sì, a volte devi finire di leggere la frase, o il paragrafo. La cosa è paragonabile. Ma il libro da più scelta».

A proposito dei miei passatempi sul treno… ho videogiocato col portatile un paio di volte, ma è una cosa che m’imbarazza. Un videogioco mi assorbe troppo, non mi va che qualcun’altro mi osservi mentre magari esibisco facce strane o trasal(isco? go?)».

Emack: «Credo che un videogioco riscuota così tanta affermazione per i seguenti motivi:
- non è cerebralmente impegnativo per essere goduto;
- è interattivo (e ciò soddisfa la volontà, forse dettata dalla noia, di risultare utili a qualcuno o a qualcosa);
- non è fisicamente impegnativo (asd)».

Karat45: «[...] Non so… ho dato una risposta da cerebroleso… vorrà dire qualcosa anche questo in fondo…
Diciamo che il videogioco è più “contemporaneo” di tutti gli altri divertimenti…».

the_lamb: «Mi viene un’ipotesi: non è che il problema sta nel fatto che la nostra cultura tende a sopprimere, raggiunta l’età adulta, il bisogno (in realtà inesauribile) del gioco?
E quindi, non può essere che il videogioco aggira questo problema presentandosi come una forma matura di gioco?

Guarda caso, i primi videogiochi (estremamente grezzi e concettualmente semplici) difficilmente appassionavano gli adulti».

Emack: «È un problema sollevato anche dai professori Marini e Lutrario, docenti in Comunicazione Digitale all’Università di Milano.
E richiamavano la varietà delle accezioni del verbo “to play”, rapportato alla settorialità di “giocare”.
To Play a Film.
To Play a Guitar.
To Play an Instrument.
To Play a game.

Giocare un gioco.

Fine.
Poi riflettevano sul termine “gameplay”, a dir loro “apparentemente dicotomico”, perché gioco è riferito ad un qualcosa di specifico, mentre “play” è riferito a qualcosa in qualche modo di creativo e/o formativo, dunque più ampio».
Nokia Ngage
gangio: «Sì, mi sembra che l’aspetto tecnologico associato al videogioco possa averlo sdoganato dal concetto di elemento di formazione infantile.

Così, non fanno più scalpore i quarantenni che si necrotizzano giocando alla Playstation invece di leggere il giornale e fumare la pipa, seduti su di una poltrona di broccato rosso.

La console fa bella mostra di sé accanto alla TV al plasma e diviene status symbol, ma non economico, bensì sociale, come a voler sottolineare una raggiunta emancipazione dalle regole che caratterizzavano la società di pochi decenni fa».

Karat45: «Il gioco è da sempre qualcosa di “infantile”… antropologicamente, è una forma di preparazione alla vita adulta in cui viene a mancare l’elemento “morte”. Il gioco, insomma, è un imitare quella che poi sarà la vita da adulti…

Nella nostra società il concetto di gioco è cambiato notevolmente perché, in realtà, non è più richiesto il passaggio verso l’età adulta… anzi, visto che il bambino e l’adolescente sono i consumatori ideali si tende a bloccare la maturazione in un’eterna adolescenza che non permette discernimento».

gangio: «Questa condizione fa comodo sia al Mercato, sia all’Utente.
Certo è da vedere quanto la baracca potrà reggere una simile “infantilizzazione” della società.

Ma tornando alla disputa:
- biliardo
- carte
- giochi da tavolo
- freccette
- bowling
- ecc.

Sono tutti giochi che non destano scalpore se praticati da adulti.
Lascia un po’ più interdetti l’eccentricità di chi si diletta con trenini elettrici e radiocomandi, ma, tant’è, è solo una questione di tempo.
E poi la passione per il modellismo e i diorami: non vi sembra condividano un po’ di aspetti con i videogiochi?
Per esempio un certo grado di sospensione.
E poi l’universo delle riunioni di uomini in calzamaglia o di quelli che si sparano bollini di vernice.
Non vi sembra che il videogioco riunisca tutti questi aspetti?
A me pare proprio di sì e quindi il videogioco potrebbe essere il gioco più completo oggi disponibile».

Emack: «Se fosse completo dovrebbe farmi provare anche il senso di fatica fisica (i cosplayer fantasy girano per ore ed ore nei boschi, così come gli sportivi).

Per me invece è quello col miglior rapporto qualità/prezzo».

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