Videogiochi vs Resto del divertimento

Trenino Lima 129

gangio: «Leggevo di Vazkor che, per ammazzare il tempo in treno, si trastulla con il suo N-Gage.
E mi sono chiesto: ma perché non un libro o una rivista?
Probabilmente perché, per uno che studia, il videogioco permette di staccare maggiormente, sebbene il piacere della lettura non venga ignorato, anzi.
Allora mi chiedo: “quali sono gli altri passatempi che vi danno grande soddisfazione?”».

StM: «[…] Un libro è più onesto di un videogioco, non ti ruba del tempo senza che te ne accorgi. E puoi smettere quando vuoi, non è che devi arrivare al prossimo save point o assicurarti che la zona in cui stai salvando non sia infestata di nemici che ti faranno a pezzi appena ricarichi. Sì, a volte devi finire di leggere la frase, o il paragrafo. La cosa è paragonabile. Ma il libro da più scelta».

A proposito dei miei passatempi sul treno… ho videogiocato col portatile un paio di volte, ma è una cosa che m’imbarazza. Un videogioco mi assorbe troppo, non mi va che qualcun’altro mi osservi mentre magari esibisco facce strane o trasal(isco? go?)».

Emack: «Credo che un videogioco riscuota così tanta affermazione per i seguenti motivi:
– non è cerebralmente impegnativo per essere goduto;
– è interattivo (e ciò soddisfa la volontà, forse dettata dalla noia, di risultare utili a qualcuno o a qualcosa);
– non è fisicamente impegnativo (asd)».

Karat45: «[…] Non so… ho dato una risposta da cerebroleso… vorrà dire qualcosa anche questo in fondo…
Diciamo che il videogioco è più “contemporaneo” di tutti gli altri divertimenti…».

the_lamb: «Mi viene un’ipotesi: non è che il problema sta nel fatto che la nostra cultura tende a sopprimere, raggiunta l’età adulta, il bisogno (in realtà inesauribile) del gioco?
E quindi, non può essere che il videogioco aggira questo problema presentandosi come una forma matura di gioco?

Guarda caso, i primi videogiochi (estremamente grezzi e concettualmente semplici) difficilmente appassionavano gli adulti».

Emack: «È un problema sollevato anche dai professori Marini e Lutrario, docenti in Comunicazione Digitale all’Università di Milano.
E richiamavano la varietà delle accezioni del verbo “to play”, rapportato alla settorialità di “giocare”.
To Play a Film.
To Play a Guitar.
To Play an Instrument.
To Play a game.

Giocare un gioco.

Fine.
Poi riflettevano sul termine “gameplay”, a dir loro “apparentemente dicotomico”, perché gioco è riferito ad un qualcosa di specifico, mentre “play” è riferito a qualcosa in qualche modo di creativo e/o formativo, dunque più ampio».
Nokia Ngage
gangio: «Sì, mi sembra che l’aspetto tecnologico associato al videogioco possa averlo sdoganato dal concetto di elemento di formazione infantile.

Così, non fanno più scalpore i quarantenni che si necrotizzano giocando alla Playstation invece di leggere il giornale e fumare la pipa, seduti su di una poltrona di broccato rosso.

La console fa bella mostra di sé accanto alla TV al plasma e diviene status symbol, ma non economico, bensì sociale, come a voler sottolineare una raggiunta emancipazione dalle regole che caratterizzavano la società di pochi decenni fa».

Karat45: «Il gioco è da sempre qualcosa di “infantile”… antropologicamente, è una forma di preparazione alla vita adulta in cui viene a mancare l’elemento “morte”. Il gioco, insomma, è un imitare quella che poi sarà la vita da adulti…

Nella nostra società il concetto di gioco è cambiato notevolmente perché, in realtà, non è più richiesto il passaggio verso l’età adulta… anzi, visto che il bambino e l’adolescente sono i consumatori ideali si tende a bloccare la maturazione in un’eterna adolescenza che non permette discernimento».

gangio: «Questa condizione fa comodo sia al Mercato, sia all’Utente.
Certo è da vedere quanto la baracca potrà reggere una simile “infantilizzazione” della società.

Ma tornando alla disputa:
– biliardo
– carte
– giochi da tavolo
– freccette
– bowling
– ecc.

Sono tutti giochi che non destano scalpore se praticati da adulti.
Lascia un po’ più interdetti l’eccentricità di chi si diletta con trenini elettrici e radiocomandi, ma, tant’è, è solo una questione di tempo.
E poi la passione per il modellismo e i diorami: non vi sembra condividano un po’ di aspetti con i videogiochi?
Per esempio un certo grado di sospensione.
E poi l’universo delle riunioni di uomini in calzamaglia o di quelli che si sparano bollini di vernice.
Non vi sembra che il videogioco riunisca tutti questi aspetti?
A me pare proprio di sì e quindi il videogioco potrebbe essere il gioco più completo oggi disponibile».

Emack: «Se fosse completo dovrebbe farmi provare anche il senso di fatica fisica (i cosplayer fantasy girano per ore ed ore nei boschi, così come gli sportivi).

Per me invece è quello col miglior rapporto qualità/prezzo».

Clicca qui per leggere la discussione completa (dagli archivi di Ars Ludica, il forum).

9 commenti su “Videogiochi vs Resto del divertimento

  1. Uau, questa discussione avrà per lo meno due-tre anni!

    Com’ero diverso, com’ero sicuro di me :lacrimuccia:

    una piccola grande anticipazione, per chiunque fosse interessato alla cosa: stiamo mettendo in piedi una nuova piattaforma per ars ludica, nella quale sarà presente anche un forum.

    mi piacerebbe che si ripetessero le discussioni di una volta…

  2. Io direi che se lasciassimo un po’ di tempo alle generazioni di videogiocatori per potere invecchiare, non avremo più questo status di videogioco=infantile. Dopotutto il videogioco è un divertimento recente.

  3. Replicando a Emack: non tutti i videogiochi sono carenti di richiesta di impegno. Il fatto stesso che sia interattivo credo che denoti un livello maggiore di impegno (inteso come sbattimento per usufrurine) rispetto, ad esempio, all’ascolto di una canzone o alla visione di un film.

  4. Personalmente trovo psicologicamente più rilassante andare a zappare i campi che videogiocare (soprattutto se si tratta di iniziare un gioco nuovo poco immediato… se il ghiaccio è già stato rotto e si è creata una certa familiarità è molto diverso).

  5. per lapecorasclera: non mi sembra di aver scritto che i videogiochi siano carenti di impegno; mi sembra altresì di aver affermato che non sono completi, visto che per lo più investono “solo” due sensi (vista e udito) e capacità cerebrali sparse.

    l’interattività del videogioco è comunque minore a quella di un cosplay; è altresì vero che in un cosplay non sarà mai possibile rappresentare la varietà di situazioni presenti in un videogame.

    in parole povere, il vg è forse la più grande forma d’espressione ideata nel ventesimo secolo, ma è ancora lontana dall’esprimersi con completezza.

  6. Sorry Emack, allora ho frainteso il “cerebralmente impegnativo”.

    Il tuo accenno alla completezza e ai sensi coinvolti mi fa tornare in mente il tempi in cui si parlava ovunque di realtà virtuale. Che fine ha fatto? Ne sai qualcosa?

  7. Non so nulla circa sviluppi ludici della realtà virtuale (se intendi una simulazione fruita attraverso visore, guanti, auricolari and so on…).

  8. pure io, ma ero troppo piccolo e fondamentalmente miope: mi costrinsero a togliere gli occhiali e ricordo solo immagini sfocate… 😀

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