RTS d’epoca (Volume I)

Dark Reign: The Future of War per PC (Windows) – Auran/Activision, Agosto 1997

Qualche millennio fa, tra quintalate di inserzioni pubblicitarie, promesse mirabolanti e donne nude, fu scagliato sul mercato Dark Reign, un comune RTS sottointitolato, con malcelata spocchia, “The Future of War”. A parte un’elegante scatolona blu cobalto che fa tuttora bella mostra di sé sulla mia credenza (versione ammerigana) e almeno un paio di manuali infarciti di solenni stronzate, non aggiungeva granché al tradizionale schema straconosciuto. Era però finalmente (?) possibile impartire alle unità circostanziatissimi diktat sul comportamento da tenere in ogni situazione.

Il waypoint system, insomma, era (ullalà) veramente extensive come si bullava l’Activision. Potevi prendere la tua malcapitata unità e nazisteggiarla a piacimento, ordinandole robe intricate del tipo: «Vammi a riempire una cisterna di Ferrarelle radioattiva al pozzo all’angolo seguendo questo percorso qui dietro le palme… ah, senti, già che ci sei, lungo il cammino sparacchia alla torretta nemica; ma mi raccomando, senza esagerare, eh, ché poi quella si offende, chiama la torretta gigante sua cuggina, e quindi arriva l’astronave madre, che chiede aiuto all’astronave nonna, e poi sono casini… (insomma finisce che ci vengono ad aprire il culo in millemila, come sempre)».

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Oppure: «Fatti un giro dal punto A al punto B, gioca a “Un, due, tre, stella!” con le unità nemiche di passaggio, effettua un triplo salto mortale carpiato, seguito da una breve ma sofferta imitazione dell’“Urlo” di Munch, quindi scappa all’impazzata verso il punto C, così, senza un perché; infine corri verso la base fischiettando un brano pescato a caso dalla discografia di Fausto Leali».

Essendo gli scontri particolarmente serrati e furiosi, tutte queste “finezze” si rivelavano pressoché inutili/inutilizzabili, a meno di non chiamarsi John di nome e Wayne di cognome, e di non possedere il topo più veloce e infallibile del West. Ovviamente qualcuno vi dirà di essere riuscito a sfruttare regolarmente con profitto queste “caratteristiche aggiuntive”, perdipiù mantenendo un aplomb britannico e senza farsi venire una sindrome del tunnel carpale fulminante della madonna. Del resto anch’io in seconda superiore avevo un amico che giurava di aver fatto all’ammore con Samantha Fox tutti i giorni per un mese di fila, e di aver completato Shadow of the Beast 2 e Duke Nukem 4ever bendato al primo tentativo, ovviamente mentre recitava la Divina Commedia meglio di Benigni e in serbocroato. Quindi voi, mi raccomando, non credetegli.

Naturalmente l’unico comando che sarebbe stato DAVVERO utile (cioè quello per poter tenere a freno l’intemperanza smisurata delle unità) non era stato implementato, ragione per la quale il simpatico supporto ottico volò ben presto con violenza fuori dalla finestra, decapitando peraltro un ignaro recensore di passaggio. Dark Reign, difatti, ottenne purtroppo ottime recensioni in giro per il globo e l’Activision riuscì ad appioppare alle incaute genti affamate di (pseudo)strategia ben seicentomila scatole blu. Ciononostante, un temerario, sedicente programmatore/sviluppatore/bevitore ebbe pure il coraggio di piangere in qualche intervista, lamentando ingiustizie oscure.

9 comments on “RTS d’epoca (Volume I)

  1. Non c’ho giocato e non me ne pento.
    Dovrei avere il seguito da qualche parte, però.

  2. Rotfl…e io ricordo ancora la mia faccia perplessa davanti al demo di Dark Colony, in cui la (unica?)novità era rappresentata dall’alternarsi del giorno e della notte.

  3. Dark Colony aveva un’altra novità: i terrestri si pagavano le unità coi finanziamenti governativi che dipendevano dal rendimento, à la Ground Control.
    E poi aveva una grafica eccezionale. Resta una merda, ma che grafica aveva!

  4. Cazzo se quoto, agnello. Io ne avevo intravisto una beta malfunzionante su qualche twilight nordafricana di mio cuggino ed ero rimasto abbacinato dalla grafica eccezzzzzionale di Merd Colony, tanto da mettere a soqquadro tutti i negozi della città per trovarlo.

  5. Pingback: Erretiesse d’epoca (volume uan)

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