Monogamia videoludica

Monogamia

Oggi vi (s)parlerò impunemente di mio cognato. “Emmocheccazzocenefregannoi? Solita autoreferenzialità dell’uccello tipica del blogger esaltato di turno”, mi ululerete contro in coro (giustamente). In realtà, l’aspetto interessante della vita sess… ehm, videoludica di mio cognato sta nella sua indefessa monogamia. È l’esempio perfetto, il gioioso prototipo, la reincarnazione ufficiale del casual tizio (tale almeno in teoria) che però alla fine gioca il triplo rispetto al suo dirimpettaio naturale previsto dalla legge (l’hardcore pisell, naturalmente), giacché quest’ultimo perde numerosissime ore della sua inutile vita in giro a flammare su titoli che non ha mai neanche provato.

L’anello di congiunzione, insomma, tra l’invasato da forum e la bestia (videogiocosamente) analfabeta per la quale i viggì non hanno importanza né nomi, ma esistono solo “il gioco di macchine”, “il gioco di calcio”, “il gioco di botte”, “gittià” e “fainal fentasi”. Ci sarà sicuramente qualche termine tecnico inglese in gergo hypersphaigh 3.1, o qualche affascinante e comprensibilissimo acronimo ggiovine del tipo GG1AMG4Y4ULUL!!! o YyNGNRJNWRRNYPYFNBXHZWXDXDPROOOOOOOOOT per indicare questa particolare e al giorno d’oggi delicata condizione (anche dell’animo).

Ma ritengo che “monogamia videoludica”, tuttosommato, vada benone.

Praticamente, questo distinto, rispettato e barbuto signore sulla quarantina — con un lavoro, una vita sociale e tutto — non è veramente interessato ai videogiochi, nel loro complesso, intesi come cultura e tutto; non si può definire in alcun modo un appassionato, almeno in senso classico, visto che ignora l’esistenza di quasi tutti i prodotti abbandonati sul mercato sin dai tempi del Pac-Man del suo vissutissimo Atari 2600, compresi i più rinomati (chessò? non credo sappia che sia mai esistito un gioco chiamato DooM, per dire… penso non occorra aggiungere altro). Non è interessato ad approfondire alcunché, nemmeno al livello più “basso”.

Ama però trastullarsi per ore, pomeriggi, weekend interi in compagnia di un unico, monumentale, infinito e onnicomprensivo videogioco, che poi solitamente è Scudetto/Football Manager (ma, dopo aver vinto talmente tante coppe e scudetti da oscurare la fama di Real Madrid, Milan, Juventus, Bayern Monaco e Liverpool messi insieme, credo sia passato a qualche gestionale più o meno egizio). Solingo nel suo antro alcolico inesplorato. Lasciando risuonare dozzinali e ripetitive musichette a volumi esagerati, del tutto immerso nelle urla meccaniche strazianti, nel boato primitivo e sempre uguale della curva, ostaggio di una tifoseria divenuta oramai insaziabile.

11 commenti su “Monogamia videoludica

  1. Ah! Ah! Forte tuo cognato! Ti dirò, io ne conosco fin troppi come lui.. lungi da me perdermi in diffamatorie considerazioni, ma “scudetto” è il “Vanzina” dei videogames.. Si si, è un buon paragone, già. Sulla questione casual e hardcore gamer mi pronuncio in favore del “simple gamer”, o “conscius gamer”, concetti astrattamente molto più concreti. 🙂

  2. Descrizione che calza a pennello sulla moglie del mio boss. Sono settimane e settimane che gioca ininterrottamente a Cradle of Rome, che è di fatto il suo primo videogioco (o giochino, come lo chiama lei) e ignora tutto il resto (dopo averlo finito lo ha ricominciato senza neanche chiedermi se esiste qualche altro gioco simile..)

  3. Perché sclerotizzarsi su giochi proiettati sul “reale” quando un videogioco ti può fornire situazioni immaginifiche senza alcun limite? Sicuramente è un problema di limitazioni culturali\cognitive dell’individuo (la capacità d’astrazione e di immaginazione non è proprio un lusso, specie al giorno d’oggi dove la formazione non è quasi mai creativa) ma è anche un problema di irrigidimento della società verso modelli troppo egoistici e consumistici che tarpano le ali all’uomo comune.

  4. Non sò se vederlo come un traguardo perchè un uomo, nonostante non abbia AFFATTO cognizione del mezzo “videogioco” intenso nel suo senso piu pippaiolo e sopraffino, comunque ne è traversalmente affascinato o se piangere perchè siamo a di fronte al completo travisamente del medium.

    O magari continuo a farmi i cazzi miei e a giocare a Mass Effect.

  5. E’ incredibile perche’, cosi’ in silenzio, scudetto penso sia il gioco piu’ giocato in italia per quanto sui forum e su internet non se ne parli praticamente mai penso che i manageriali di calcio siano i giochi che sento citare piu’ spesso.
    Ovviamente senza nessuna distinzione e riferendosi a qualsiasi titolo/versione col nome di scudetto!

  6. Vazzo, non ho mia madre a portata di mano per esperimenti… non potresti raccontarlo tu? :*

    Sono d’accordo con d3ltr33, ma c’è anche da dire che nella vita esistono tante altre cose interessanti oltre ai videogiochi (forse anche di più, specie dal punto di vista di chi non è coinvolto).

    Conoscere a fondo i videogiochi richiede impegno e dedizione, mentre giocare sempre allo stesso titolo per svagarsi (e poi magari dedicarsi ad altre attività meritevoli) necessita di meno sforzo. Chi “approfondisce” i videogame e ciò che gira loro intorno potrebbe essere accusato di trascurare la musica, il cinema, l’arte, la danza o la vita sociale, ecc. 😀

    Quindi non riesco a biasimare più di tanto chi “travisa” superficialmente il medium, vedendo solo una piccola parte di ciò che è in grado di offrire, magari perché rappresenta l’estensione di qualcosa che interessa già nella realtà (infatti l’individuo del quale parlo è stato allenatore e appassionato di storia, da qui l’interesse per manageriale calcistico/gestionale a sfondo storico).

  7. Sto scoprendo che i bambini piccoli (5-8 anni) preferiscono i vecchi giochi 2D ai moderni in 3D… li capiscono meglio e riescono a smanettarci.

  8. Bella ABS, rendiamoci conto che i monogami di Scudetto & Co. sono a migliaia.
    Cose che ti fanno dubitare dell’utilità del termine “videogiocatore”.

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