Grand Theft Auto IV [single player]

Sviluppato da RockStar North | Pubblicato da Take Two Interactive | Piattaforme XBox 360, Playstation 3 | Rilasciato il 29 Aprile 2008

Nella vita da consumatori che conduciamo oggidì capita sovente di affezionarsi a prodotti commerciali che soddisfano in modo particolare i nostri gusti; talvolta il legame che viene a crearsi è tanto forte da permettere ad una persona razionale di seguire nove interminabili serie di X-Files senza alcuna ragione apparente; talvolta, invece, il feeling si spezza, e si resta con quell’amaro in bocca tipico delle occasioni mancate che ti perseguita per qualche giorno. Io sono un fan di GTA sin dal 1996, cioé all’epoca del primo episodio con visuale a volo d’uccello e veicoli in due dimensioni, quando RockStar si chiamava ancora DMA Design, ma mi sono reso conto, terminato Grand Theft Auto IV, che da qualche parte l’incantesimo dev’essersi rotto…

Rappresentazione

Niko Bellic è un personaggio complesso, profondo, caratterizzato finemente. E’ sopravvissuto da soldato alla fogna della guerra dei Balcani, subendo, compiendo e osservando atti di inaudita crudeltà. Non crede in nulla, neanche nell’anima (è lui stesso a confessarlo esplicitamente in un toccante dialogo con Ilyena Faustin, moglie di uno dei tanti boss per i quali si trova a lavorare), ma è spinto da una sete di vendetta decennale e trova grandi motivazioni quando qualcuno della sua famiglia è in pericolo (il tono rabbioso con cui intima “Nobody fucks with my family!” scuote le viscere). “Ice cold” killer per i colleghi, eppure benvoluto dagli amici. Risoluto dinanzi ad ogni minaccia, eppure perfettamente consapevole di non essersi incamminato sulla retta via. Visibilmente triste e malinconico, eppure non si risparmia quanto a sarcasmo. La personalità di Niko Bellic è talmente forte da non far dubitare neanche per un istante che stiamo vivendo la sua storia, non plasmando la nostra. Assolutamente affascinante.

Liberty City, divisa in tre isole principali (più qualcun’altra di minore entità), è l’area di gioco di questo episodio: non più tre città eterogenee (come Las Venturas, Los Santos e San Fierro in San Andreas), bensì un solo contesto omogeneo, compatto. Non opulenta, neanche nei quartieri più alla moda, né vivace: il colore più diffuso rimane il grigio dell’acciaio e dei grattacieli del centro. Si direbbe perfettamente abbinata al protagonista, come se vi fosse un qualche tipo di mutuazione tra i due. La miriade di NPC che la popola finalmente costituisce un campione plausibile di un ambiente urbano, considerato il gran numero di anime riprodotte e la loro realistica collocazione spaziotemporale (si va dalle classiche vecchiette alle altrettanto classiche prostitute, ma passando attraverso broker di borsa, bikers, fancazzisti, e molte varietà di persone assolutamente prive di segni distintivi). Pur nella sua ricchezza strutturale, però, almeno per quanto mi riguarda s’è rivelata incapace di generare piacere in un lungo viaggio, perché priva di reali motivi d’ispirazione: tornando a citare San Andreas, latitano momenti come quello in cui, in moto su una desolata statale che costeggia il mare, col tramonto o magari all’alba con una leggera nebbiolina e accompagnati da una canzone country, si poteva apprezzare il passaggio da una città all’altra.

Comunicazione

La quantità di possibilità atte a tenere impegnato il videogiocatore risulta, nel pieno rispetto della tradizione, in gran numero, sebbene non vi siano sostanziali innovazioni: al libero girovagare e atteggiarsi da teppisti della strada, sono affiancate quest secondarie e missioni principali. Proprio queste ultime vanno a costruire il canovaccio della trama, ancora una volta colma di lavoretti per svariati boss di quartiere e agenzie pseudogovernative, come una pallina in una partita a flipper che sembra non avere fine. La storia, infatti, se inizialmente si rivela di pregiata qualità, quasi stupefacente e degna di un prodotto per adulti, si trasforma ad un certo punto (per la precisione, dopo la rapina in banca con quei pazzoidi dei McReary) nell’usuale – e ormai stantìo – do ut des nei confronti del potente di turno. Con un’aggravante: se nei precenti episodi ci si stava attrezzando per scalare la piramide della criminalità organizzata e occuparvi un posto di rilievo, e quindi si aveva ben chiara la sensazione di star costruendo qualcosa, adesso Niko Bellic appare come un semplice mercenario, alla ricerca di soldi e di informazioni per perseguire la sua vendetta (che comunque viene nascosta per troppo tempo all’utente, impedendo dunque una empatia vera nei confronti dell’alter ego digitale).

Le missioni stesse sono poco ispirate, e sono quasi tutte riconducibili alla ben nota trafila dell’andare dal punto A al punto B scarrozzando qualcuno o partecipando a scontri a fuoco dall’esito banale (per tre motivi fondamentali: vista l’introduzione del sistema di copertura, è facile imparare a sfruttare i giusti angoli per soverchiare senza indugi il nemico; inoltre, l’intelligenza artificiale degli avversari, al di là dei movimenti scriptati, conferisce loro eccessiva stazionarietà; infine, la potenza di fuoco in molte sparatorie è di parecchi ordini di grandezza a favore del giocatore, persino nell’ultimo atto). La spettacolarità hollywoodiana, che in precedenza era sin troppa, ora la si può ravvisare in pochi, sparuti, momenti; in San Andreas si poteva penetrare in una base militare, fare breccia nelle sue difese, rubare un jetpack, fuggire in aria e più avanti assaltare un treno dall’alto. In GTA IV nulla di ciò rientra tra le situazioni di gioco.

Conclusioni

Riprendendo un’impressione già espressa in occasione del first look pubblicato il mese scorso, ravviso un disequilibrio tra rappresentazione (il look del gioco) e comunicazione (l’esperienza che tenta di conferire all’utenza). RockStar ha pensato bene di costruire un protagonista psicologicamente credibile, ha intuito che la strada per l’evoluzione del brand fosse una sua maturazione a livello concettuale, abbandonando lo stile caricaturale della violenza che l’ha sempre contraddistinto. Così le vecchiette hanno smesso di fungere da mera carne da macello, rubare le auto s’è reso un pelino più complicato, non si perde più il tempo in inutili palestre per migliorare il sex appeal (in compenso però ci si ubriaca nei pub in allegria), in generale atteggiarsi da cattivi non appaga molto e addirittura in alcuni momenti si fa appello esplicito alla morale del giocatore (nella decisione, ad esempio, di giustiziare o meno il malcapitato di turno). Però, sull’altro piatto della bilancia, appare evidente come l’offerta sia sempre la stessa, con un’avventura che perde significato con l’avanzare della storia, divenendo a tratti ridicola (come quell’isterico pazzo di Joe Pegorino). GTA IV vuole esser preso sul serio ma non lo è perché non ha argomenti per esserlo, ricordando un liceale alle sue prime manifestazioni di piazza. La direzione intrapresa è giusta, ma la strada da percorrere resta ancora tanta.

19 commenti su “Grand Theft Auto IV [single player]

  1. Questo capitolo di GTA mi incuriosisce alquanto per diversi motivi…

    il primo forse è che Liberty City è la New York dalla quale sono tornato da una settimana e che non vedo l’ora di ri-visitare.

    il secondo è che sembra aver tolto, in parte, quell’atmosfera ignorante/caciarona/trash dei precedenti episodi. Il confine tra la spettacolarità holliwoodiana di alcune scene e le semplice esagerazione da film jappo di serie b spesso è sottile; in San Andreas a mio giudizio si strizzava più l’occhio a quest’ultima.

    Sarei curioso di sapere in che misura si può approcciare GTA4 in maniera più matura, conferendogli, se non la giusta chiave di lettura, almeno quella che riesca ad esaltarne il tentativo di creare un’esperienza di gioco più matura…onde evitare di rigiocarlo come clone dei precedenti capitoli

  2. Non ho mai giocato GTA per il gusto delle carneficine, quindi penso proprio che la maniera più “matura”, se così la si può definire, sta nell’assaporarlo esattamente come viene proposto dalla storyline. Divagazioni ivi comprese.

    L’atmosfera ignorante/caciarona/trash era proprio caricaturale e permetteva di non prendere sul serio il gioco. Adesso il gioco si prende sul serio (perché con un protagonista come Niko Bellic non si può altrimenti) ma ci si accorge che non è cambiato quasi nulla.

    Liberty City è molto ben caratterizzata… Ma io non le ho trovato un’anima, magari tu sì 🙂

  3. Non sono d’accordo sul fatto che non si faccia prendere sul serio. A me ha fatto l’effetto contrario, ma su questo proprio scriverò il prossimo articolo 😉

  4. in linea di massima sono d’accordo con emack, avendo superato da un po’ la famosa rapina in effetti è in parte svanita quella voglia di “vivere” ,potremmo dire, il gioco, tuttavia penso che i rockstar siano riusciti a dare un’anima alla città in quanto tale, in gta 4 piu’ che nei precedenti ora ha un senso girare sotto un’acquazzone in macchina ascoltando the journey mentre si passa per star junction(al secolo time square), oppure salendo in cima all’empire state building per guardare le luci della città… un po’ come in san andreas si andava nel deserto solo per il gusto di godersi il tramonto stando in cima a una montagna nel mezzo del nulla 🙂

  5. mi sa che alla fine mi trovi d’accordo..
    questo GTA mi ha fatto lo stesso effetto. Penso che questo gioco abbia guadagnato un pò di maturità, cosa che è apprezzabile sicuramente ma é anche vero che il nocciolo è sempre lo stesso, a volte pure inferiore ai precedenti in quanto a “scazzo”.

    La strada che a mio parere si sta aprendo con giochi come Bioshock, Mass Effect e in un certo senso anche lo stesso GTA però mi intriga: mostra come il “medium” VG si stà evolvendo, verso contenuti che mirano a essere degni di profondità intellettuale. Certo è palese, come tu ben dici, che sembra di vedere un giovane del liceo alle sue prime manifestazioni di piazza, ma quello che mi piace osservare è appunto quest’entusiasmo. La via intrapresa è molto interessante a mio parere. GTA insieme ad altri sono ottimi “primi passi”.

    See ya

  6. In fondo non sbagli con il tuo paragone. E’ come un oratore che regge bene la prima mezz’ora e finisce per dire ingenuità nella seconda. Però è pur sempre un oratore al quale prima non si dava mai ascolto, mentre ora per gran parte del suo discorso per la prima volta ci obbliga a prenderlo sul serio.

    Scusate la metafora un po’ criptica.

  7. in diritto il legislatore deve presupporre che l’ordinamento sia completo, nell’approcciarsi ad un videogioco, in particolare ad un gioco che mira a creare un mondo vivo, devo presuporre che questo abbia un’anima….

    parafrasando emack potrei adottare un gameplay che tolga la giacca armani al pagliaccio e lo mostri per quello che è realmente, oppure potrei decidere che in quel mondo io non toglierei mai la giacca alla persona davanti a me giusto per vedere se ha una canottiera bianca e le bretelle colorate….

    questo approccio in Liberty City è possibile? posso decidere di non giocarlo alla caciarona come i precedenti GTA o con il procedere del gioco alla fine mi troverò forzatamente a pizzicare il naso al pagliaccio?

  8. Ray, non ho mai giocato GTA alla caciarona. In un certo senso, in IV non è più possibile farlo, perché meno appagante (comunque personalmente neanche prima trovavo divertente stirare vecchiette aggratisse, ma tant’è). IV non vuole essere giocato alla caciarona, sebbene voglia che tu frequenti i tuoi amici e guidi ubriaco (con la prima implementazione della tecnologia “euphoria”), però, a conti fatti, per quanto riguarda la parte non caciarona è identico ai precedenti capitoli.

    Per farla breve: il gameplay è meno dispersivo, eppure non evoluto. Un San Andreas castrato, insomma, e meno caricaturale.

  9. Emack avevo intuito qual’era il tuo stile di gioco a GTA da altri post diverso tempo fa in uno scambio di battute con l’agnello in cui parlavate di un approccio “pacifista”….era a me che la presenza della “cacioneria” toglieva diverso sapore all’esperienza. Quindi non volevo minimamente criticare te o la tua recensione che anzi mette in luce molti aspetti sui quali mi ero posto delle domande seguendo un po’ lo sviluppo del gioco, mi interrogavo sulla capacità del gioco di celare “il pagliaccio”

    Comunque dovò provarlo, dovrò farmi degli amici con l’xbox 360 ^_^

  10. Mi riesce difficile condividere il tiepido gradimento di Emack, pur concordando sulle tempistiche fin troppo dilatate per garantire l’efficacia diegetica (giustissimo vedere nel post-rapina una fase discendente, lo stesso pensiero che ho tratto nelle missioni successive a quell’apice emozionale). Benchè non sia didascalicamente esplicita, l’ombra dell’11/09 aleggia nei rimandi interrazziali, nelle fobie terroristiche e nei livelli di allerta cittadini. Anche per questo ho gradito la misura nel definire un ambiente di gioco circoscritto ma finalmente intimo e finemente caratterizzato in ogni sua parte (basti pensare ai quartieri etnici, non più anonimo punto sulla mappa ma ambito cittadino vivace e coerente ai suoi abitanti/frequentatori). E poi il peso della scelta etica e morale nel definire vita e morte di alcuni personaggi, certo non una novità ma raramente resa in modo tanto viscerale nei successivi rimandi (fosse anche sentire inaspettatamente la notizia dell’omicidio alla radio). Non è più la Liberty/Vice City cristallizzata e immutabile dei precedenti GTA, si respira costantemente aria di cambiamenti improvvisi, di incertezze fondate sulla disillusione di chi in fondo non ha mai avuto niente da perdere. I dialoghi poi, sono scritti davvero benissimo.

  11. io adoravo il senso caricaturale di gta san andreas. facessero tutti i giochi con un impostazione simile io ci farei la firma istantaneamente O_o (okok magari 1 o 2 giochi no…)

    ma devo dire che gta 4 per il momento mi sta piacendo. anche il tono cinematografico e serioso (non serious, insomma 😛 ), che normalmente disprezzo…riesce a piacermi proprio perchè poi il gameplay è molto arcade.

    poi…gta 3 a parte la grafica 3d era gta 2 e gta 1(in quanto a cose che potevi fare… certo poterle fare in un ambiente 3d da uno strato di complessità ulteriore ma nel banale, erano le stesse cose che facevi in gta 1). in vice city si vedeva gia l’embrione di san andreas. in san andreas si vedeva l’embrione di gta 4. ma immagino che giocando a gta 4 con lo strato ulteriore della fisica, tornando indietro ti accorgerai piu facilmente di quello che ha in piu. poche cose al momento, ma sono pronto a scommettere che gta 4 slut city o come diavolo lo chiameranno, sfrutterà molto meglio le risorse aggiuntive immesse.

  12. ..a me è piaciuto un sacco…l’ho trovato molto serio e credibile,una giusta evoluzione al genere..anche se indubbiamente è più “noioso” di san andreas

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