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Commenti a: Socialità e videogames
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/
Blog e podcast sui videogiochi, l'universo, e tutto quantoFri, 07 Nov 2014 21:15:34 +0000
hourly
1 https://wordpress.org/?v=6.4.8
Di: Michele Melis
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13935
Wed, 01 Oct 2008 10:25:12 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13935grazie Mario,
mi sorprende che nessuno abbia ancora tirato fuori la prima osservazione che facesti leggendo l’articolo: e le sale giochi? mica i videogame nascono con internet… questa obiezione (sacrosanta) mette in evidenza il fatto che questo articolo sia in realtà una bozza piuttosto sommaria e parziale sull’argomento, gli spunti ci sono ma innanzitutto si propone una visione webocentrica (come qualcuno ha già fatto notare) inoltre alcuni passi sarebbero da integrare/approfondire.
Chi vuole può cimentarsi, volendo possiamo anche collaborare, basta un pm sul foro : )
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Di: Mario Morandi
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13918
Wed, 01 Oct 2008 00:13:13 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13918Il pezzo è scritto bene, ottimi gli spunti, aspettiamo un tuo nuovo articolo… 😉
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Di: Michele Melis
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13632
Mon, 22 Sep 2008 22:55:31 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13632@cyberarrotino
si, sono d’accordo.
Dopotutto stiamo parlando di dinamiche fondantamentali all’interno di qualsiasi gruppo sociale, in particolare i criteri di inclusione/esclusione sono necessari alla sussistenza stessa del gruppo; allo stesso modo per quanto riguarda l’aspetto competitivo (che come giustamente hai messo in evidenza può assumere diverse forme) direi che entro certi limiti è assolutamente naturale.
Qui su Ars Ludica mi pare sia proprio questa la situazione; più che altro è facilmente rilevabile una pluralità di punti di vista non indifferente, ma sto parlando di un approccio “paradigmatico” alla materia che innanzitutto può essere visto come una ricchezza, in secondo luogo non permette di fare scale di valori. In questo senso possiamo dire che sicuramente ci sono le prospettive d’analisi di Karat, Emack, Mario e chi più ne ha più ne metta ma non mi pare si sia mai discusso su chi abbia maggiore autorevolezza o sia portatore del punto di vista migliore.
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Di: cyberarrotino
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13630
Mon, 22 Sep 2008 22:21:40 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13630Vabbè, in community “rilassate” come può essere questa, o quelle di “non pro-gamers”, senza arrivare agli eccessi e ai plateali infantilismi del celodurismo, c’è comunque una sorta di “competizione culturale”, partecipativa e ludica sottesa, fosse anche solo per la necessità di raggiungere quel “livello minimo sindacale” per sentirsi accettati come parte effettiva del gruppo. Quindi una molla che spinge a giocare (“se non gioco [a determinate cose] non vengo accettato o mi sento un corpo avulso”).
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Di: MicheleMelis
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13581
Sun, 21 Sep 2008 18:10:14 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13581beh, se preferisci apriamo un account su twitter e chi s’è visto s’è visto… può essere una soluzione per i lettori amanti della sintesi
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Di: P6
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13580
Sun, 21 Sep 2008 18:07:12 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13580dio ‘bbono, mille paroloni per dire “la compagnia influenza i gusti”.
wow.
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Di: MicheleMelis
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13577
Sun, 21 Sep 2008 13:44:59 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13577ho dimenticato di spiegare l’asterisco nel commento di prima:
sanzionare è un termine che si utilizza in sociologia dei gruppi per indicare quelle pratiche avversative atte a scoraggiare forme di interazione osteggiate da un gruppo sociale.
@Il_Fabri
la tua esperienza (che in parte è simile alla mia) dimostra la complessità delle relazioni sociali che si attivano intorno ai videogame, allo stesso tempo ne evidenzia la rilevanza; come hai giustamente sottolineato il discorso è particolarmente efficace in relazione al gaming online (che ha dalla sua una contiguità forte tra il contesto di gioco e il contesto relazionale -in molti casi non c’è differenza tra i due-) ma anche qui è bene rimanere cauti, non bisogna dimenticare che prima di internet la socialità assumeva forme diverse ma altrettanto interessanti (basti pensare alle sale giochi, al ruolo di alcune riviste ecc…)
Sulla frase “il medium videoludico non ha un riconoscimento culturale e artistico, solo la socialità che attiva ne “autorizza” una fruizione massiva” non vedo discordanza con la tua tesi.
La mia è una considerazione sulla sociologia del videogame, il tuo (come hai giustamente detto) sull’ontologia dello stesso.
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Di: MicheleMelis
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13575
Sun, 21 Sep 2008 13:27:40 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13575@cyberarrotino
il celodurismo è sicuramente una componente fondamentale e caratterizza gran parte delle relazioni sociali orientate alla discussione/condivisione videoludica, ma non possiamo ridurre il discorso a questo aspetto.
Basta pensare alla community di Ars Ludica, in questo caso l’appartenenza al gruppo si misura con parametri del tutto antitetici ai classici discorsi su chi sia il pg più tosto a un rpg, o abbia il pc più performante o quale sia la console migliore (se ci badate queste considerazioni comportano tutte un giudizio di valore); al contrario in questi spazi si valorizza un discorso critico che non contempla scale misurate e l’esprimere opinioni o concetti in questa direzione viene fortemente “sanzionato*”.
E Ars Ludica non è assolutamente un caso isolato, si potrebbero fare anche esempi di community di videogamers più classiche e orientate al gioco online che si definiscono in negativo rispetto a quelle di progamers (in pratica giocano per il piacere di farlo e condividere l’esperienza ludica), il fatto che siano più rare non ci permette di generalizzare troppo sulla questione.
In conclusione: io non sarei così pessimista : )
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Di: il_Fabri
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13574
Sun, 21 Sep 2008 11:44:26 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13574Posso dire di aver comprato molti più giochi prima di avere l’adsl che da quando l’ho preso.
Nel mio caso asdl = frequentazione assidua forum.
Tuttavia già prima navigavo per leggere recensioni o lurkare, il che equivale a dire che di questa comunità facevo già parte, pur come membro poco attivo.
Quanto le opinioni lette in giro mi abbiano influenzato negli anni a fare o meno acquisti, non lo so: posso dire però tranquillamente che i miei generi preferiti sono rimasti gli stessi e che giochi maltrattati sia dalla critica che dal pubblico mi sono piaciuti, e viceversa. Dall’altro lato, ci sono giochi che ho conosciuto, giocato e apprezzato solo perchè ne ho letto in giro, giochi che altrimenti avrei snobbato sicuramente.
Va comunque rilevato che questo articolo si adatta principalmente al gaming online: non è un caso infatti che fortissima componente dei MMOG siano proprio i forum ufficiali, frequentati quasi quanto il gioco stesso.
Su una cosa però discordo: “il medium videoludico non ha un riconoscimento culturale e artistico, solo la socialità che attiva ne “autorizza” una fruizione massiva”.
Per me un gioco è artisticamente valido IN SE’, non per chi lo utilizza. Questo vale in primis per un gioco offline (bioshock sarebbe arte anche se avesse venduto 20 copie), ma imho anche per uno online.
Metin 2 (brr…) è MERDA, e importa poco che lo giochino tanti in italia: non per questo è arte, è solo che piace al pubblico. Non è arte perchè manca di contenuto.
Ma questo sarà perchè sono legato ad una concezione ontologica dell’arte stessa…
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Di: cyberarrotino
https://arsludica.org/2008/09/21/socialita-e-videogames/comment-page-1/#comment-13571
Sun, 21 Sep 2008 09:12:48 +0000http://arsludica.org/?p=2154#comment-13571Penso che la socialità sia quasi tutto nelle scelte. Alla fine, a parte i casi/momenti di tossicodipendenza allo stadio terminale, l’impulso a tornare a giocare viene soprattutto dall’esigenza di dimostrare di avercelo più grosso (a livello di “know how”, scheda grafica, personaggio del gioco di ruolo, ecc.) e non sentirsi esclusi dal piccolo circoletto di nerd, reale o (ormai sempre più spesso) immaginario (forum, mmog, ecc.).
E il “videogiocatore consapevole” più che altro è qualcuno che si illude e si bulla di essere tale (non può essere che un’autodefinizione, perché nessun altro meglio di noi può sapere come e perché giochiamo; e come tutte le definizioni che diamo di noi stessi pecca di ingenuità, e in questo caso è autocelebrativa, in quanto ovviamente manchiamo di obiettività nel giudicare noi stessi).
L’uomo in generale è abbastanza pigro e “stupido”, sotto la scorza sborona/esibizionista è insicuro, non ha fiducia nelle proprie capacità di giudizio; e ha bisogno che qualcun altro gli dica in maniera convincente e ripetuta che qualcosa è buono per assaggiarlo e, soprattutto, per attribuirgli valore (altrimenti non si spiegherebbe perché qualcosa di così palesemente idiota come la pubblicità abbia un’importanza fondamentale nella vita e perché WoW abbia tanto seguito).