La vergogna di mostrarsi

Videogiocatore ego sum e ne vado fiero.

Non lo nascondo a nessuno, neanche alla gente anziana, alla vicina di casa (ogni scusa è buona per infilarle un discorso), alle amiche e alle persone appena conosciute. Dopotutto il Videogioco è la mia passione primaria, al pari solo della musica; nient’altro può scavalcarlo.
Abbiamo appurato che, da un paio di anni a questa parte, grazie alla nascita del casual gaming (che in verità esiste da molto più tempo, solo che in ambito console era molto meno diffuso), parte dei flame sui vari forum ha cambiato oggetto, spostandosi su questo fenomeno in espansione. Il casual gamer moderno, che sempre più spesso io identifico in un individuo maturo (diciamo oltre i 35 anni), considera i videogiochi (che conosce) semplici passatempo, spesso assuefacenti, ma pur sempre giochetti (e in fondo lo sono), credendo che un po’ tutto l’universo videoludico sia composto da opere di tal sorta e ignorando il perché di tanta pubblicità e clamore attorno a produzioni ben più importanti di un Cradle of Rome qualsiasi. Pertanto, questi videogiocatori non sono visti di buon occhio e difficilmente li approcciamo nella giusta maniera, atteggiamento che personalmente non condivido più. Proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: non è possibile, secondo voi, coinvolgere queste persone e trasformarle (anche solo un po’) in Videogiocatori che apprezzano e rispettano questo medium, attribuendogli l’onore che merita?

Molti di noi si nascondono, hanno paura del giudizio degli altri e quindi non fanno parola su come trascorrono il loro tempo libero, magari accampando banali scuse (“ieri sono stato a casa a studiare tutto il tempo”) per sviare. Quando parliamo di videogiochi dobbiamo mostrare la luce nei nostri occhi, dobbiamo trasmettere il nostro entusiasmo, far capire che noi non buttiamo via il nostro tempo e i nostri soldi, perché il nostro hobby è in grado di offrire tanto, alla pari e forse più di altri. Possiamo definirci fortunati, perché stiamo vivendo l’evoluzione e la crescita di questo settore; siamo soltanto noi che possiamo spingere tale divenire nella giusta direzione, sfruttando questo periodo di transizione che al momento ci sta portando un po’ di smarrimento e amarezza (mi riferisco all’invasione del casual gaming, alla delusione avuta da questa nuova generazione di console in HD, che ha cozzato contro alcuni limiti tecnici in precedenza sottovalutati). Possiamo farlo, dobbiamo farlo. Spargete la voce, il Videogioco è per tutti e va conosciuto.

I’m a Videogamer, and fokkin proud of it!!!!!

50 commenti su “La vergogna di mostrarsi

  1. Anche io sono un videogiocatore dannatamente fiero di esserlo, non per nulla non esito a dimostrarlo se necessario. Certo, c’è un tempo e un luogo per ogni cosa, che te lo dico a fare, ma a nessuno permetto di denigrare la mia passione, anzi, cerco di trasmetterla a più gente possibile, in fondo non sanno cosa si perdono 🙂

  2. Mi sembra di sentire la propaganda del gay pride: se uno è a posto con se stesso non credo abbia bisogno di urlarlo per sentirsi affermato o per coinvolgere.
    L’importante è essere.

  3. Mi vergogno di mostrarmi..forse ho vergogna di me stesso..eppure in questi anni mi sono perso tra gli epici paesaggi di Soul Calibur mentre vascelli fiammeggianti si inabissavano fra le acque e i colpi della mia arma illuminavano il mio nemico.Sono ritornato a Black Mesa quando pensavo che rimanesse solo un lotano ricordo esserci stato nonostante amassi il mio lavoro più di ogni altra cosa, sono stato sul pianeta dei funghetti viaggiando tra le galassie, evitando proiettili volanti, sabbie mobili e astronavi nemiche…ho attraversato l’ impervia jungla armato solo di una pistola e un coltello tra rovine maya e trabochetti di popolazione oramai scomparse..certo ho ancora vergogna di mostrarmi ma perchè nessuno mai si è impegnato profondamente a guardarmi.

  4. Francesco, sarai anche poetico ma nessuno ti guarderà mai se non sarai tu a volerti far vedere. Altro che poesia. Attento a non perderti in un dedalo infinito 😀

    Joe: per “migliorare” chi? ed “istruire” chi?

  5. Mi ritrovo spesso a “ironizzare” sull’argomento non nascondendo la mia propensione a giocare ma con moderazione, anche se molti discorsi mi mettono a disagio, o almeno quelli del basso popolino nerd che fonda la sua esistenza tra sessioni di final fantasy e episodi di One Piece.
    Non è per sputare sul piatto in cui mangio non ce l’ha faccio, sono uno snob?? forse, ma sono convinto che i videogiochi meriterebbero di stare in bocca a gente più valente di nerd grassocci che vivono in micro-cosmi adolescenziali mai finiti

  6. Bah. Più che snob, razzista.

    I giochi sono tali perchè possono essere affrontati da chiunque. Diverso è magari analizzarli, capirli, crearli. Ma quella è un’altra sfera, un altro dominio.
    Ma l’utilizzo deve essere aperto, altrimenti è finita. Se vedo qualcuno che mentre gioca, e sottolineo gioca, tiene in mano un pad con il mignoletto alzato, glielo spezzo.

    Quello che dico io è semplice: Just be.

  7. Sinceramente non ne parlo perchè difficilmente a chi mi ascolta interessa.
    Vorrei anche io che mi si riservasse la cortesia di non parlarmi di cose che non mi interessano, ma purtroppo devo sempre sorbirmi i discorsi degli amici ingegneri wannabe.

  8. Sono da tempo immemore videogioratore incallito e fan di Michael Jackson.
    Non saprei dire quale delle due passioni mi ha dato più imbarazzi..

    Ma io continuo..

  9. Io non nascondo a nessuno di essere un videogiocatore, ho persino conosciuto la mia ragazza parlandole di videogiochi perché per fortuna anche lei ne è dannatamente appassionata e ne vado fierissimo, se è per questo. I casual gamer non sono da bistrattare, sono semplicemente persone che hanno un approccio diverso con i videogiochi, ma ricordiamoci che fino a qualche anno fa erano magari le stesse persone che approccio con i videogiochi proprio non ne avevano, dunque sono da considerare una sorta di conquista, seppur relativa.
    Il videogiocho è uscito dalla sua tana e adesso coinvolge milioni di persone ed è in continua espansione, persino in un mercato retrogrado come quello italiano (retrogrado solo dal punto di vista del videoludo, perché per i telefonini gli italiani fanno a gara a chi ce l’ha più bello, più costoso e più nuovo).
    Mi fapiacere che Joe si sia riferito ai videogiocatori usando sempre la V maiuscola.
    Ce lo meritiamo, dai!

    PS: poi essendo concittadino di Joe, posso dire che la situazione qui al sud è anche un tantinello peggiore, per la serie che se a mia nonna dico di aver giocato tutto il giorno la prima cosa che mi risponde è “sempre davanti a ssu cumpiutè, t’annorbi l’occhi e appoi non ci vidi cchiu” Penso non ci sia bisogno di tradurre ^_^

  10. Cambia versione, racconta alla nonna che in realtà guardi i porno 😀

    IT: non mi vergogno d ciò che faccio.
    Perchè dovrei, innanzitutto?
    Con tutta la poca obiettività che riesco ad avere, non ho mai trovato un motivo valido e inattaccabile per cui dovrei vergognarmi della passione per i videogiochi.
    Non denota tare mentali, nè sindrome di Peter Pan, nè problemi simili. Non provoca tendenze omicide, nè dopo aver giocato a Command&Conquer ho cercato di trasformare la mia città in un ambiente post-apocalittico.
    Dovrei dunque vergognarmi perchè “la gente dice che…”? Per nulla: primariamente perchè dell’opinione della gente riguardo la mia sfera privata me ne frega meno che niente.
    Secondariamente perchè “la gente” è un’espressione lacunosa e quanto mai vaga.

    Certo, parlo della mia passione con gente che, magari non condividendola, è comunque disposta ad intavolare un discorso più o meno serio. Ma questa è la differenza tra dialogo e monologo.

    @Nevade: nemmeno io mi riconosco in chi vede il massimo della complessità in AC o halo. Nè in chi usa il god-mode perchè altrimenti potrebbe doversi impegnare. Però non posso dimenticare che fino ai 14 anni ero anche io così. Certo, uno di 20 anni che è rimasto a questo stadio, difficilmente lo si recupera. Ma talvolta ci riesco 😀
    E forse, da un casual gamer, tiro fuori un Gamer 😀 Non un hardcore, nè un pazzo furioso. Uno con un gusto critico, con un senso del gameplay, con le sue predilezioni. Non uno che qualsiasi cosa gli propini vede solo la grafica (e talvolta manco quella :|)

    E sì, ne vado persino fiero 😀

  11. Vi presentate a una donna e lei vi chiede: “Cosa fai nella vita? Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni?” Voi cosa rispondete, forza. 😀

  12. “faccio gare clandestine sul palmanova…”

    A parte gli scherzi anche io non ne parlo mai, ma i miei amici sanno benissimo che sono un videogiocatore e anche la mia ragazza che mi regala sempre videogiochi per PSP etc (mi ha regalato anche la PSP, santa donna), sa benissimo che almeno un paio di ore al giorno io DEVO giocare.

    Ma non è il fatto di nascondere o meno la propria passione, è il fatto di comunicarlo agli altri.
    Ai miei amici gliene frega poco o nulla dei videogiochi, sia che gli parlo delle mazzate di Devil May Cry o degli harvester di C&C.

    Si preferisce parlare della nuova Ducati F498473498 che fa 299Km/h in 10secondi,della kavakazzi che fa 300all’ora o, peggio, del nuovo motorola V1822, i videogiochi son roba per bambini, e ci rimarrano per un pò di tempo.

  13. “i videogiochi son roba per bambini” è il pensiero della gente comune, per evitare fraintendimenti.

  14. Joe non hai risposto alle mie due domande.
    Anyway, se mi presento ad una donna e questa mi chiede dei miei hobby, sarei anzitutto tentato di rispondere “Colleziono spore, muffe e funghi”.

    Dato che non è così, direi semplicemente che suono e che nel weekend mi sfascio di playstation3

  15. Fra l’altro credo che conti molto l’ambiente in cui si vive. Personalmente
    vivo in un ambiente abbastanza libertino, siamo quasi tutta gente che suona
    o che ha passioni “artistiche” molto forti. Pertanto nessuno è mai costretto
    ad evitare un certo tipo di riscontri e se voglio parlare delle mazzuolate
    a street fighter 2 nessuno mi rompe le palle. Anzi, c’è anche chi segue.

    Ma la cosa bella è che tutto ciò non è un bisogno, nasce tutto in maniera
    spontanea, così come si esaurisce.

  16. Ma infatti il mio discorso vale più quando l’ambiente ti è un po’ ostile, altrimenti serve a niente. Prima intendevo che bisogna informare la gente “ignorante”, piuttosto che evitare di approcciarla sul tema e spiegarle perché possa piacere un videogioco, dando per scontato che sia tempo perso.

  17. Nessun problema a mostrarsi Videogiocatore, anzi…

    Il tempo maggiore che passo ai Vg è in treno o nella pausa pranzo al negozio dove lavoro.
    Questo perché a casa ho altro da fare (tenere “a bada” moglie e pupo… non è mica un gioco :P)e quindi uso molto di più il NDS e la PSP anziché il WII e la PS2.

    Di una sola cosa mi vergogno, lo ammetto:
    Giocare in pubblico ai giochi per il NDS che necessitano di parlare , o ancor peggio, di soffiare nel microfono.
    Mi vergogno troppo… voi?

  18. Mi occupo di business planning presso un’azienda di information technology in franchising, mentre la mia passione è l’ interactive entertainment.
    Semplice, no?

    Aldilà della facilità con cui ci si può nascondere dietro termini astrusi, credo che il problema consista principalmente nel convincere la gente che “videogiocare” non equivale a “star seduti dinnanzi ad uno schermo per ore scatenando massacri, esplosioni e fracasso”…
    Perchè è questo che i nostri genitori sentono e vedono quando entrano in stanze nelle quali, magari, siam stati chiusi per ore: abbiamo rinforzato in loro l’associazione tra il nostro passatempo e un’idea di (acusticamente) disturbante immobilità. La pubblicità di settore, dal suo canto, non si è quasi mai preoccupata di dissociare le due cose prima dell’avvento di Wii e DS.

    Il successo delle recenti console Nintendo verte su un interrogativo che la casa di Kyoto ha attentamente vagliato: “Serve un nuovo modo per stimolare la curiosità dei consumatori, cosa dobbiamo fargli vedere?”
    Nintendo ha dunque spostato il baricentro della propria pubblicità dal software ai suoi “effetti collaterali”: i gesti della battuta nel tennis, dello swing nel golf, del colpo verso l’alto per far saltare Mario hanno spazzato via quell’idea di immobilità di cui parlavamo prima (in maniera più o meno ingenua ed efficace, si potrebbe obiettare, ma questo è un altro discorso). Vista dall’esterno, un’interazione indiretta tende ad apparire comunque passiva. Adesso invece c’è movimento, fattualità, e quindi interesse.

    La dove esiste un pregiudizio come quello descritto all’inizio, il modo migliore per promuovere un videogioco consiste nel NON parlarne direttamente. Piuttosto, si circumnaviga l’argomento per portare l’interlocutore gradualmente al punto.

    Non si può pensare di indottrinare la gente alle virtù del videogame – ed in special modo quelle non esplicite, come la qualità della narrazione – mettendola di fronte ad un pur scintillante Gears of War, insomma. Nintendo e le sue piattaforme hanno mosso un passo importante nella direzione che vorremmo, ossia quella descritta da Joe nel suo intervento.
    Presa coscienza dell’efficacia dell’approccio, nonchè dei suoi lati negativi (l’invasione di software qualitativamente risibile ed inutile, in primis), non ci resta che ringraziare Nintendo e pregarla di portare avanti il discorso nel modo più virtuoso. Lei o chi per lei.

    Attendendo che la “rivoluzione gestuale” si compia del tutto, possiamo sempre rivolgerci a David Cage ed ai magnifici concetti che animano Heavy Rain sui più tradizionali lidi di PlayStation 3: magari il loro valore sarà evidente solo ai giocatori più smaliziati e meno superficiali, ma daranno un’ulteriore prova di maturità del videogioco in quanto mezzo di comunicazione, nel senso più ampio del termine.

  19. soffiare?

    Cos’è? un videogame in cui ti fanno l’etilometro?

    Scusate ma io sono un giocatore da pc. Non sapevo si soffiasse nei videogiochi. Sto diventando vecchio

  20. stamattina ero in treno e giocavo con il DS a volume spento. uno poco più in là aveva la psp accessa e sentivo delle grrda di qualcuno che moriva.

    ora, a parte che era un bifolco perchè dava noia, devo dire che sembrava un po’ ridicolo con tutte quelle urla di gente trafitta.

    a essere ridicolo non era il videogioco come mezzo, nè il fatto di giocare. era come s’inseriva nel contesto.

    penso sia questo che faccia la differenza, sia che si tratti di conversazioni che di situazioni nelle quali mostrarsi giocatori.

  21. esibizionismo, non c’è altra spiegazione…
    io gioco in treno a Ghost Rider (tra l’altro uno dei giochi più dannatamente divertenti che abbia mai provato) ed è un gioco molto “fracassone” infatti per rispetto della quiete altrui… e anche un pò per vergogna lo ammetto, ci gioco con gli auricolari.

  22. Io principalmente lo faccio per non disturbare, dato che a me irrita anche un telefonino che squilla cerco di fare la mia parte evitando di fare rumore o di infastidire gli altri passeggeri.

  23. L’uso dell’etilometro è contemplato nel fantastico gioco “Let’s Become a Police Officer”, ambientato presso la Circonvallazione di Catania (una tra le arterie più importanti e trafficate della città) e comprensivo di inseguimenti ai danni di motorini truccati con tre passeggeri ubriachi a bordo e senza casco.
    Solo su Nintendo DS.

  24. Se è tempo perso allora non vedo motivi, un dialogo è possibile solo quando le parti ammettono un confronto.

    Ancora,

    ci sono persone alle quali non piace parlare/sentire di calcio
    ci sono persone alle quali non piace parlare/sentire di automobili
    ci sono persone alle quali non piace parlare/sentire di televisione
    ci sono persone alle quali non piace parlare/sentire di qualsiasi argomento ti venga in mente

    Cose normali direi, però non vedo nessuno fare appelli per l’informazione di un dato argomento. Quello che sto cercando di dire in queste strampalate righe: è forse il videogiocatore a sentirsi anormale?

  25. Al momento sto avendo una decente esprerienza di comunicazione videoludica con la famiglia della mia ragazza. Lei gioca a The Sims (e Viva Pinata), suo padre a titoli sportivi su ps2 (PES o anche Fight Night anche se ho visto pure Vice City sul suo scaffale).
    Quindi diciamo che non sento il problema di parlarne, resta l’imbarazzo di dire che gioco a giochi in cui si staccano teste e arti in modo da riempire lo schermo di sangue.
    Ecco, diciamo che evito accuratamente di parlare dei giochi che non conoscono direttamente o che comunque sono socialmente avvertiti come “pericolosi”, quando mi chiedono dico genericamente che gioco “a giochi sulla seconda guerra mondiale” o “cappa e spada” senza entrare nel dettaglio.
    La percezione di certi giochi tra chi non gioca è simile alla percezione che si ha dei porno. Roba da disturbati.
    Secondo me è anche l’infantilità con cui si presentano certi giochi a causare il problema… Ninja Gaiden è infantile perchè investe di sangue chi guarda il gioco, GTA è infantile perchè permette di uccidere i pedoni. Difficilmente riesco a spiegare che sono ben più profondi di quello che si vede a schermo…

  26. La Pietà di Michelangelo è infantile: mostra una donna di 20 anni che tiene un cadavere di un trentenne tra le braccia. E per di più vogliono pure farmi credere che è la madre!
    Suvvia, è chiaramente infantile.

  27. Il tuo esempio è infantile.
    E per di più non hai capito.
    Per chi non è avvezzo è difficile comprendere uno scopo all’interno del gioco e vede solo ciò che gli viene mostrato. Interazione, meccaniche di gioco, etc, sono ragionamenti che non vengono fatti da chi guarda.
    Se tu vedi incredibile dedizione per superare un livello di ninja gaiden con un alto karma, loro vedono teste mozzate.
    Non si può pretendere che giudichino seriamente un qualcosa che ai loro occhi si mostra come uno sfogo infantile di violenza: potrebbero comprendere solo giocando. Di fatto è impossibile avvicinare queste persone a tali giochi, poichè non sono abituati e considerano il gioco passatempo. E il passatempo non è mai violenza.

  28. @Joe: e chi l’ha detto che non sono infantili, o meglio lo sono a seconda di chi giudica. Stessa cosa si può dire dei vg.

    Malzael ha centrato il punto, è questione di percesione. Punti di vista.
    Come per tutte le altre passioni, la disposizione a comprendere dipende dalla sensibilità dell’individuo.

  29. @Maelzel: sull’infantilismo del mio esempio non sono d’accordo. Ad ogni modo, avevo capito benissimo 🙂
    Ad un’occhiata superficiale e “ignorante”, Ninja Gaiden (o GTA o quel che volete) è un gioco con sangue e nulla più. Allo stesso modo che chi non sapesse nulla di arte nè di religione, vedendo la Pietà vedrebbe solo una giovane donna con un cadavere tra le braccia.

    Concordo che l’approccio sia la cosa più importante, come ho scritto nel post 16: a chi è curioso e interessato dedico il mio tempo, anche se nei videogiochi vede “i giochini”. Purchè sia disposto a mettere in discussione la sua idea.

  30. Quoto in ogni parola di Joe! Mio padre(58 anni) si vuole comprare il Wii, dopo che l’ha provato da me, non credevo che arrivava a tanto.
    Secondo il mio parere il videogioco é un passatempo ma anche una passione nello stesso tempo, come leggere, fare cruciverba, sport o che altro mi viene in mente.
    L’altra settimana stavo al gamestop con un amico ha piu o meno la mia etá, da poco si é preso la x360 e voleva prendersi un gioco, passa una ragazza che a lui piace di sfuggita, quello mi fá :”ma cazzo non mi doveva vedere qui in mezzo ai videogiochi!”. io sono rimasto di stucco sinceramente, sopratutto da quell’amico che non é per niente ostile verso questo campo.
    In linea generale si deve anche finire con questa “mentalitá” e cioé videogames = bambini, ed é una cosa che spiego in continuazione.
    Poi in tutto questo tempo di vita videoludica sono usciti un casino di tipoligie di giochi, ha hardcore a casual gamer…é impossibile che non c’é un gioco che non piaccia a una persona.
    Sono stato io ad accostare mia madre ai videogame, le piace giocare al gioco “delle nuvolette” o sia “WonderBoy” (eh si, scazza con i titoli XD) e le piacciono anche alcuni giochi di lotta tipo Tekken…sono orgoglioso di questa cosa, mia madre fortunatamente non fá parte di queste persone “chiuse”.

    W I VIDEOGIOCHI E SE MUOIO VOGLIO UNA TOMBA A FORMA DI MEGADRIVE! \m/

  31. Mah, personalmente non mi vergogno ma nemmeno tengo più di tanto alla considerazione della mia persona che ne deriva (poi questo non esclude la fede per la missione di AL, chiaro). Del resto non mi perito io stesso di giudicare gli hobby altrui; per esempio i collezionismi mi stanno sulle palle perché li trovo un po’ necrofili (teche e classificatori somigliano ai reliquiari in modo impressionante) e molti film e dischi di ampio seguito mi paiono senz’altro immorali. E lo dico.

    La questione è che se qualcuno parla male dei VG in quanto tali ha senz’altro torto marcio, quindi qual è il problema? =D

  32. Io se muoio voglio solo che suonino Exit Music al mio funerale.
    I radiohead stessi od una radio, poco importa 😀

  33. Io sostengo che perfino In Rainbows sia un grande album, fai tu.

    Ma p.e. i testi dei Backstreet Boys sono così stordenti e falsi da sembrare la versione moderna dello sterco del demonio.

  34. Be’… c’e’ e non c’e’ merito nell’argomento penso… Certo, il casual gamer sta annaquando lo spirito del vero videogiocatore, ma e’ anche vero che da qualche parte si deve iniziare. Iniziando con partitelle qui e la’ potrebbe essere un buono metodo per portare tra noi nuovi giocatori appassionati. Alla fine, e’ un hobby, una passione. Non c’e’ limite di eta’ per queste cose. come dire ad una persona che e’ troppo grande per collezzionare oggetti o costruire modellini di navi od aeroplani. E siccome sono hobby, passatemo e piaceri che ci diamo, non c’e’ nessuna ragione di nasconderli. Siamo quello che siamo. Se ti diverti a fare una cosa non c’e’ niente di male, tutto qui, indistintamente da quello che possono dire le altre persone. Per esempio, io non ho nessun interesse particolare nel calcio (sport nazionale in questo paese) e per me e’ una grande perdita di tempo seguire campionati, scudetti ecc… Ma se io lo ritengo uno spreco di tempo, non significa che chi lo segue si debba sentire criticato o preseguitato. Mi fa piacere che a queste persone abbiano questa passione.
    Vediamo cosa ha in serbo il futuro per noi videogiocatori visto come Joe ha ben detto che siamo in un momento critico dell’evoluzione di questo medium e speriamo che noi prima di tutti lo facciamo evolvere per il meglio per poi presentare qualche cosa di veramente appassionante alle generazioni future.

  35. Lo so =) Sarà che non ho la sovrumana sensibilità alternatiVVa dell’indie-kid, ma non ho mai capito che cos’abbia che non va.

    Anche la famosa critica “ci vogliono milionate di ascolti per farselo piacere buuuuhh”… a me ne sono bastati due come per quasi ogni altro disco, mbof.

  36. E’ una stronzata. L’album scorre e ti prende come una scarica elettrica.
    Certo, non sarà mai KidA nè Amnesiac, ma è proprio questo a renderlo grande.

    Lascia perdere chi vorrebbe sempre un moar of teh same

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