define('DISALLOW_FILE_EDIT', true);
define('DISALLOW_FILE_MODS', true);
Io credo che una delle cose belle dei videogiochi è che, ad un certo punto, possiamo spegnere e fare qualcos’altro. Questo è il grande vantaggio ma, come dicevate in molti prima di me, anche io non potrei vivedere dentro un videogioco, nessuno forse. Basta vedere come è stressato il soldato di Hero’s Duty in Ralph Spaccatutto 🙂
]]>Mi sembra quasi paradossale: la realtà è molto più viva e varia ma ci sentiamo poco liberi, tutto sommato; in mondi virtuali in vario modo limitanti invece riusciamo a trovare così tanta libertà.
Strano vero?
Non è poi tanto strano. Nella vita di tutti i giorni interpretiamo un personaggio in un “gioco di ruolo” che non ha salvataggi, né vite o caricamenti a farci tornare sui nostri passi. E’ un ruolo che si gioca una volta sola e le cui scelte possono non essere prive di conseguenze, né modificabili. Nella realtà non mi sognerei mai di aggredire una persona, perché non rientra nel mio spirito: in videogioco posso però divenire un soldato con una missione, un delinquente che si aggira per le vie di una città, un mago guerriero dall’allineamento caotico malvagio che pone sé stesso avanti a tutti… e molto altro ancora, senza paura di conseguenze. Questo non significa essere repressi, perché c’è un motivo se dal vivo non farei nessuna di quelle cose. Se avessi voluto fare il soldato avrei potuto benissimo arruolarmi nell’esercito.
Alla fine è come dici sopra… in un videogioco non ci vorrei mai vivere davvero.
]]>