La fine di Tabula Rasa

Avete mai visto un mondo che finisce?

Tabula Rasa non è il primo MMORPG a chiudere definitivamente i battenti, ma è sicuramente quello ad averlo fatto nel modo più drammatico possibile, con gli sviluppatori che hanno pensato uno scontro finale impossibile da vincere per i giocatori, un assalto massacrante terminato con la chiusura definitiva del gioco.

Guardando il filmato che celebra l’evento si prova un’inesplicabile malinconia, quasi che l’ineluttabilità della chiusura e l’abbandono forzato del gioco rappresenti una fine vera; la cessazione di un’esistenza, per quanto fittizia, che si trascina dietro tutte le vite che l’hanno vissuta e le hanno dato forma. Lasciamo perdere i problemi, risaputi, di Tabula Rasa, e concentriamoci sull’evento in sé, in un certo senso molto più drammatico di qualsiasi bad ending pre-programmato visto in un videogioco.

Pur virtualmente, un mondo è stato distrutto realmente. Qualcuno spera possa rinascere, altri gioiscono intonando le note di un requiem degno di moderni mistici dell’apocalisse.

Vedere la grande massa dei giocatori combattere in quegli ultimi disperati momenti è come osservare la sconfitta di Napoleone a Waterloo? Oppure bisognerebbe piantarla di drammatizzare troppo perché, in fondo, è solo un gioco? Ma chi passa così tanto tempo della vita in un mondo virtuale, lo considera soltanto un passatempo oppure gli dedica qualcosa di più del suo tempo libero? In fondo non compie comunque un investimento emotivo? Non si rappresenta in quel mondo per motivi più profondi del semplice passare qualche ora svagandosi? E allora cosa significa per lui una fine così repentina?

Sono domande a cui è difficile rispondere, eppure vengono fuori a getto continuo, perché l’esistenza stessa dei mondi virtuali le ha rese possibili e, in un certo senso, lecite. In alcuni casi assumono addirittura una dimensione di urgenza.

Spenti i server, Tabula Rasa non esiste più. Il DVD del gioco diventa un supporto con dei dati morti, inutili, puro ciarpame senza funzione, codice vagabondo che era e che non sarà più.

Spento il mondo cosa accade alle varie comunità nate intorno ad esso? Dove finiscono tutti quei contatti, cosa ne è delle parole spese per descrivere l’esperienza di gioco, per esporre lodi o rimostranze?

Mettiamo il caso che qualcuno le volesse conservare, tenendole come archivio… chi potrebbe capirle senza il gioco? Diventeranno come i commenti a dei testi perduti, fatti da autori più o meno noti, che rimangono l’unica traccia dell’esistenza delle opere stesse.

Chissà se un giorno, forse fra qualche decennio, nasceranno degli archeologi di mondi virtuali perduti.

10 commenti su “La fine di Tabula Rasa

  1. sai che giusto ci pensavo? un libro, un videogioco classico, fra 10 o 20 anni potrei aver voglia di rileggerlo o lanciare un emulatore stile mame per ricordare un pò l’esperienza, magari per 5 min.

    Ma un mmorpg? un giorno Austindorf non ci sarà piu, e dei tre anni di avventure in wow resteranno solo gli screenshot.

    è un pò.. triste.

  2. Massimo rispetto per aver deciso di concludere il gioco in questo modo. Un vero peccato per la sua chiusura, ma è da mettere in conto quando si acquista un client MMORPG (anche per questo sono contrario al prezzo del supporto, considerato il canone mensile).

    Ma non è possibile realizzare degli “shard” gratuiti? Esiste un qualche tipo di emulatore come fu per UOL? Perdonatemi ma non tocco un mmorpg proprio dai tempi del capostipite. 🙂

  3. Massimo rispetto mica tanto. Certo il gioco non aveva sfondato e la sua comunità era infinitamente piccola rispetto a quello dei “campioni” del genere, ma non tale da giustificare una chiusura, che, a chi giocava, è sembrata una specie di ripicca contro il gioco per non aver fatto i “numeroni”.
    Non si poteva valutare un ridimensionamento dell’infrastruttura come ha fatto funcom per conan?

    Oppure almeno avrebbero potuto rilasciare i tool per gestire server non ufficiali, in modo che i giocatori potessero organizzarsi per continuare a giocare e loro , nel lungo periodo, avrebbero potuto piazzare qualche copia in più della scatola; sempre meglio di niente secondo me.

    Invece no. Tabula rasa anche alla fine.

  4. e comunque, anche nella vita reale uno investe molto, eppure ineluttabilmente finisce. e con essa tutti i discorsi vanno perduti.

    ha molto senso che anche la vita di un personaggio virtuale debba arrivare a una sua inevitabile conclusione definitiva. è solo così che il proprio alter-ego dismesso diventa immortale nel ricordo.

  5. Ha un pò ragione Robin, potevano (e forse possono ancora farlo) dare un tool per mettere su un server privato.

    Ad ogni modo, è vero che è un bel modo di chiudere un gioco, ma quel filmato… la scelta della musica è pessima. Che c’entrano i Queen? Rovinano l’atmosfera (e lo dice un patito, eh!)

  6. Epicissimo modo di concludere una “saga”, davvero!

    Una volta fatto ciò però in effetti dare la possibilità agli appassionati di giocare “tra di loro” in shard non ufficiali sarebbe stato carino.

    Spero che tutti quei contatti stabiliti tramite il gioco possano rimanere, trasformandolo anche in un mezzo di aggregazione non solo dietro un monitor, ma magari anche di persona, o “IRL” come dicono i giocatori.

  7. Quando ancora ero uno dei principali amministratori della ACME-Community, stavo pensando su quale MMORPG concentrare i miei sforzi per l’apertura di una nuova sezione dedicata, e uno dei papabili era proprio Tabula Rasa.
    Poi la mia vita è cambiata e ho abbandonato il mondo dei videogiochi online, ACME ormai non esiste più, ma non ho mai saputo perchè questo gioco non ha “sfondato”.
    Qualcuno può farmi una breve recensione dei problemi e dei punti forti?

  8. Io penso ai multiboxer: un conto è gettare un account, un altro è gettarne magari 5 o dieci! C’è veramente chi ci investe seriamente, anche 200€ al mese in account.
    A suo tempo avevo i miei personaggi di 99 in Diablo2, ma poi hanno cominciato a cancellare accounts con tre mesi di inattività. In quel caso mi sarebbe davvero piaciuto poter importare i personaggi in single, per ricordo almeno.

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