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define('DISALLOW_FILE_MODS', true);
..in un periodo come questo ed in previsione di un futuro sempre più prossimo dominato dall’informazione in rete..l’unica via da seguire credevo proprio che fosse quella di gamepro..approfondimenti,interviste e cura grafica…ed invece mi sbagliavo
la toolbar è stata messa da pochi giorni, ti piace? c’è un topic nel forum per i feedback, se ti interessa 😛
]]>a proposito, da quand’è che avete messo quella specie di toolbar? purtroppo non seguo il forum e quindi non so…
]]>@aeiou: a parte il fatto che non credo esista uno storico sui tuoi interventi, non ti preoccupare dei tuoi interventi… fino a quando restano nei limiti dell’educazione, che non mi sembra siano stati varcati. 🙂
]]>(va bene così o rischia di finire nel mio “storico”? no così tanto per capire…)
]]>Che dire, mi spiace moltissimo per la redazione, che ha svolto davvero un ottimo lavoro in tutti questi numeri.. era l’unica rivista cartacea che continuavo a comprare con assiduità! [addirittura, l’anno scorso, mi ero fatto arrivare uno dei primi numeri col servizio arretrati.. non mi era mai capitato prima d’ora!]
In bocca al lupo, di cuore, al buon Metalmark e a tutti gli altri.. 🙂
]]>Aeiou, cosa non hai capito? Per maggiori info, comunque, ti consiglio di consultare il topic in Scripti sulla questione. Lì trovi linkato un riassunto molto esauriente di tutta la situazione.
]]>Per come la vedo io il giocatore interessato non ha bisogno di una rivista, ha bisogno di dati e opinioni argomentate, in qualsiasi forma.
]]>Nessun progetto in cantiere, lavoro per Giunti Editore come direttore della divisione Consumer New Media. Per ora nulla.
]]>L’Italia non ha mercato. Punto. Lo dimostra anche l’industria dei giochi massivi, che considera l’Italia meno di Romania e Repubblica Ceca, come potenziale parco clienti (e non sarà un caso che nei suddetti paesi la banda larga è più diffusa che da noi, come anche gli hotspot gratuiti).
]]>Di sicuro su Game Pro scrivevano i migliori talenti del giornalismo videoludico italiano, però il filtro d’ingresso alla rivista era nullo: bisognava saper scrivere (skill non scontata ma non siamo più nel primo cinquantennio del Novecento) ed essere disposti a fare gli schiavi.
In questo contesto i lettori perdevano qualcosa ogni mese: gli articolisti bravi il cui lavoro era anche economicamente riconosciuto, che infatti lavoravano altrove.
Io, poi, sono convinto che le vicende del budget sono vere a metà, per forza di cose quello corrisposto dalla casa madre doveva essere più alto (non bisogna essere esperti di economia aziendale per domandarsi chi si prenderebbe la responsabilità di dare luce verde ad un progetto con un budget simile?), magari non tutti erano sottopagati, perché la redazione non è fatta di soli giornalisti e grafici.
]]>A proposito, visto che sei qui, vorrei chiederti se hai qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci 😀
]]>Paglianti, Tradardi, Ravanelli, Ualone, Babich, Rovati, Beretta, Abietti, Laviano e altri ancora. Persone con cui ho condiviso anni e anni di lavoro. Con le quali sono ancora assolutamente amico. Ma anche tanto.
Saranno problemi altrui.
]]>l’attenzione deve essere riportata su noi lettori, non sulle lotte economiche.
Alla fine chi paga più di tutti siamo noi, orfani di numerose riviste in questi anni!
]]>