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Ad ogni modo io in Tomb Raider quello che cercavo l’ho trovato, e non credo che alla fine mi avrebbe dato di più se avessi saputo di più su Lara. Alla fine anche Lara è un Super Mario… con diverse meccaniche di gioco… ma è sempre un Super Mario.
]]>Infatti agli albori erano sia gli uomini che le donne ad essere eroi monocolore senza storia, che dovevano semplicemente salvare il mondo. Il sesso non centrava, era il gioco ad richiederlo, c’erano l’uomo nerboruto e la donna tettuta. A meno che qualcuno consideri il soldato di Doom un personaggio ben sviluppato; non è un maschio, ma un mero involucro messo lì per permettere al giocatore di divertirsi. Nè più né meno che una porta od una pistola.
In secondo luogo bisogna ricordare che il target dei videogiochi era inizialmente prettamente maschile ed adolescente, di conseguenza gli stereotipi sono derivati da quel pubblico, così come Twilight ha i vampiri che brillano noi abbiamo gli eroi, maschi e femmine, che abbattono gli eserciti da soli e sono dei “duri”.
La storia pesa nelle convenzioni ma non nella sostanza, perché ripeto che effettivamente Mario ed altri eroi delle origini sono solo nominalmente maschili, dato che non hanno alcuna personalità. Se all’inizio i videogiochi fossero stati “cose da ragazze” al posto di Mario avremmo Maria, ma il ruolo sarebbe uguale.
Inoltre la stampa spesso esagera questi fenomeni naturali di derivazione, francamente nei titoli importanti degli ultimi anni che ho giocato/visto (Half-life, BioShock, Call of Duty (serie), Fallout 3, Mass Effect etc.) non mi pare di aver visto questa abbondanza di donne/uomini oggetto, gli eroi, dell’uno e dell’altro sesso sono molto più vari.
Infine vorrei sottolineare che con Dragon Age: Origins si è fatto un ulteriore passo avanti, con la differenziazione tra protagonista femminile e maschile, che è un primo passo per risolvere il vero problema, che non è lo stereotipo femminile, ma l’eroe “fisso” che non permette al giocatore di farlo proprio.
]]>Ellen Ripley e Sarah Connor
]]>Parlando di altri tipi di giochi posso citare Mass Effect, soprattutto per il personaggio di Liara, caratterialmente piuttosto insicura, e secondo me sviluppata più profondamente delle altre donne da punto di vista della femminilità (cosa curiosa visto che non è considerabile del tutto ‘donna’, al contrario delle altre)
]]>Sia Syberia che Fahreneith, poi, sono a mio parere esempi poco felici di caratterizzazione dei personaggi femminili (questo, a parte i limiti di entrambi i giochi, che sono molti e ben precisi e che possono essere le cause del perchè non sono così famosi). In Syberia, abbiamo una donna che in barba a se stessa si fa trascinare in una situazione totalmente paradossale, in Fahreneith, un personaggio maschile inizialmente realistico che diventa d’un tratto machissimo per via di ancor più improbabili fenomeni, e che si ritrova poi puntualmente e cinematograficamente con una compagna a fianco. Entrambi i personaggi sono pesantemente piegati al “gioco”: Kate alle esigenze narrative, e la donna di Fahreneith nel suo ruolo di quasi-e-poco-più-che-espediente. Lara Croft, in un certo senso, è molto più caratterizzata di entrambe, poichè si muove in situazioni che sono perfettamente coerenti con se stessa.
Personalmente, penso che i migliori personaggi siano quelli che a cui si permette di caratterizzarsi da soli, senza dialoghi infiniti, scene di sesso pretestuosissime o emozioni in padella. Certo, da questo punto di vista diventa poi difficile parlare di personaggi veri e propri, sia perchè la visione del giocatore diventa preponderante (tende a fare “suoi” i personaggi più che a vederli per come sono o dovrebbero essere) sia perchè i personaggi diventano parti di un insieme più che entità a se stanti.
]]>Le donne dei VG sono donne viste da uomini, il problema però non sono le donne (cioè ok in realtà lo sono ma quello è un altro discorso!) ma un po tutta la scrittura media delle sceneggiature, abituati a stereotipi di cui si comincia ad accusare la pochezza con cui vengono fatti.
Di tutti i personaggi che poi girano intorno alla struttura, le donne sono quelle che ne risentono di più, altre figure veramente ben fatte forse sono Meryl dal primo Metal Gear (già nel quarto diventano delle porno-cose senza senso) o le “donne” di Assassin Creed2 per esempio, che hanno un ruolo più importante di semplici comparse a livello di gioco e narrativo.
Videogiocatori maschi che dicono la loro sulle donne e sul mondo delle donne. Vorrei sentire cosa ne dicono le donne dei loro alter-ego videoludici.
Perché se queste non ci sono, o non si fanno sentire, allora possono anche continuare a creare donne per un palato maschile.
Io poi non ho problemi, se il gioco è divertente e il senso d’immersione convincente, posso benissimo giocare con un personaggio femminile.
Un altro problema, è che i videogiochi comunque sono realizzati e scritti da uomini, spesso nerdacci 🙂
Se una sceneggiatura la scrivesse Alice Munroe, sono sicuro che qualcosa cambierebbe.
Non a caso la scenaggiatrice di GOW 2 (il 2 eh, non l’1, il 2) era una donna, e la differenza si è sentita nettamente, e in meglio: personaggi più credibili e meno appiattiti sullo stereotipo nerd del soldato.
]]>Però qualche esempio interessante emerge anche da laggiù:Elyham Van Houten di Xenogearsmi parte decisa, molto maschile per complesso, per poi evolvere in maniera non tradizionale, evidenziando debolezze ed aspetti intimi che (al contrario di quello che accade solitamente in molte opere non solo videoludiche), non vengono risolti in toto da una figura maschile, ma vengono affrontati soprattutto nell’individualità.
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