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Se la cosa ti soddisfa tieniti questa definizione.
poi è una questione piena di contraddizioni: in base a quel che dici Hitchcock era un mestierante tanto quanto James Cameron, no? non c’è arte di mezzo, quindi stanno sullo stesso piano, e Titanic vale quanto Psycho, giusto?
e per i videogiochi? togliamo direttamente mano (ad eccezione delle vecchine al cimitero ovviamente)?
]]>se dici che anche duchamp comunica qualcosa confermi quello che sostengo io. chi è l’artista che non vuole “comunicare” per te? e non dire picasso o Parker.
]]>]]>
sei fissato :asd:
L’unica cosa che conta in questo genere di discussioni è l’esperienza individuale, tu ti occupi di questo genere di cose nella vita? sei un musicista, un pittore, un regista?
Solo in questo modo sei in grado, forse, di distinguere le caratteristiche del “processo dell’Arte”, è l’unico modo per ottenere gli strumenti che sono necessari a comprendere il problema.
Per altro citi Duchamp le cui opere sono palesemente “di mestiere”, il cui obbiettivo non è dare forma ad una sua sensazione o ad un impulso, ma COMUNICARE un idea di rottura e di polemica ad un selezionato pubblico di surrealisti/dadaisti come lui.
Quel genere di cose che forniscono gli argomenti di conversazione nei circolini radical chic dove si fa “alta cultura da bar”.
Con questo non critico Duchamp, le cui intuizioni sono notevoli, ma chi gli va dietro esclamando “uooooooooooo Aaaaaaaaarteeeeeeee!!!”.
Continuiamo a confondere l’Arte con l’opera di mestiere.
Picasso oggi piace, anche se non a tutti (poi vabbè, la quantità di opere e stili diversi che ha usato è enorme, non è mica così facile la questione) e lo stesso vale per il be-bop. anche gli impressionisti inizialmente erano considerati degli imbratta-tele, oggi nessuno, manco il più ignorante degli ignoranti, considererebbe Monet brutto o incomprensibile.
Duchamp invece non piace a nessuno, oggi come ieri, e manco cage: non c’è niente da farsi piacere in un orinatoio firmato o nella registrazione del traffico sotto casa.
questa gente ci dice soltanto che l’arte non esiste e che può essere qualunque cosa (un cesso se sta in un museo -l’orinatioio di duchamp- o il silenzio se “suonato” ad un concerto -4.33 di Cage-), cioè fa (ha fatto) una non-arte di pura provocazione. credo che siano questi i delirii sull’arte non-comunicativa di jimibeck, perchè appunto nè picasso nè parker facevano arte “solo per se stessi”, potete starne certi.
oltretutto anche quell’atteggiamento lì è superato, noi siamo figli della trans-avanguardia degli anni ’80, quando si cominciò a portare (cioè, idealmente…) i murales nei musei, ad esaltare la spontaneità nell’arte e a rivalutare l’importanza della tecnica (tradizionale e non). sarà stato un recupero reazionario ma tant’è. aggiornatevi.
]]>Se io comincio una frase con “e” commetto un errore, a meno che io non conosca il mio errore e voglia enfatizzare la frase dando un tono biblico e imperioso:
“E Dio disse: La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto” (Gen.)
]]>Poi improvvisamente 20 anni dopo nelle scuole si studiavano gli assoli di Parker! In quel momento la sua musica ha acquisito valore dal nulla?
Scusa se te lo dico, ma giudicare un opera da come questa viene percepita (in termini di comunicazione poi! assurdo) mi sembra un tantino superficiale, mi sembra il discorso “non capisco, quindi fa schifo” che giusto chi non ha mai affrontato il problema dell’espressione artistica in prima persona può fare.
]]>Picasso ha innovato ma la sua innovazione è stata colta da qualcuno (anche più di “qualcuno”), il be-bop lo si ascolta ancora (magari non su radio deejay, eh) e pure il free-jazz ha diversi appassionati.
ma pure i 4 minuti di silenzio o i cubi e quadri bianchi dei minimalisti “comunicano” (la mancanza stessa di comunicazione o una presa per i fondelli o quel che ti pare) perchè creati da artisti riconosciuti dietro le cui opere c’è sempre qualche idiota pronto a sperticare elogi e a tirare avanti analisi ed interpretazioni concettuali. per questa ragione se un cubo bianco (o uno scarabocchio) lo faccio io non mi caga nessuno e non ho fatto arte. oppure ho fatto dell’arte che riconosco solo io, il che non mi sembra sia tanto diverso.
io francamente, rispetto a queste seghe mentali a vuoto, preferisco tenermi l’arte della definizione etimologica.
]]>La mia domanda dunque è: si può definire comunicativa un’opera che in realtà fallisce l’obbiettivo della comunicazione nel suo tempo?
Si tratta pur sempre di un errore, se vogliamo essere pignoli, il comunicatore sbaglia la sua valutazione e non riesce ad ottenere dalla massa un feedback positivo (nel senso della comprensione).
Forse allora si tratta di una necessità dell’artista di rompere uno schema, di ampliare le potenzialità espressive di un mezzo per lui costrittivo al fine di creare qualcosa che in realtà è PIENAMENTE comprensibile solo a lui.
Io in questo caso dico Arte.
L’arte per tutti (quelli che hanno gli strumenti per giudicare) per me è arte. La definizione è quella etimologica di arte:
Attività dell’uomo basata sul possesso di una tecnica, su un sapere acquisito sia teoricamente che attraverso l’esperienza.
Sotto questo punto di vista l’arte non è solo il trasmettere emozioni, ma il massimo livello raggiunto dalla tecnica in un particolare campo. Conoscere le regole della struttura dell’opera e saperle applicare permette all’artista di eseguire il passo successivo: infrangere o forzare le regole dei canoni artistici CONSAPEVOLMENTE per generare una particolare emozione o sentimento. Picasso conosceva e sapeva applicare i canoni classici (basti guardare i disegni del primo periodo), sapeva applicare i concetti di prospettiva, obreggiamento, anatomia secondo i canoni classici e proprio questa sua consapevolozza gli permetteva di infrangere consapevolmente questi codici; Saramago conosce perfettamente le norme che regolano la forma dei dialoghi nei racconti, ma le infrange consapevolmente per avvicinare il dialogo al linguaggio parlato; Joyce conosceva bene l’uso della punteggiatura e il suo stile infrangeva volontariamente queste norme.
L’artista è quindi il maestro della tecnica che può rivoluzionare, seguire in modo pedissequo, piegare o infrangere le regole per creare un prodotto capace di suscitare emozioni in modo mirato in chi osserva. Per fare questo bisogna conoscere bene la grammatica, la sintassi e le regole strutturali del mezzo.
Esprimere emozioni o sensazioni intelleggibili solo per l’artista per me non è arte è semplicemente collegare un ricordo o un’emozione a un vettore a un vettore. Se il giorno che muoiono i tuoi genitori rompi un vaso e rincolli i cocci mettendoci dentro le ceneri, l’oggetto che hai ottenuto non è un’opera d’arte, ma è un vettore potente che ti trasmette nel contempo il dolore della perdita e il ricordo di una persona cara.
]]>a) non esiste una relazione diretta Arte –> Museo :asd:
b) l’artista è l’unico giudice della propria Arte, se per te il tuo “scarabocchio” è la sintesi più profonda di tutto quello che ti passava per la testa … allora è Arte. Si tratta solo di sincerità con te stesso e quello che fai (cosa che non succede mai quando si tratta di commercializzare l’Arte).
c) La Cappella Sistina è un manufatto di incredibile bellezza ed espressività, ma l’Arte è un’altra cosa. E con “un’altra cosa” NON intendo migliore o peggiore, ma proprio un’altra cosa, tipo mele e sassi.
d) Mai letto nulla di avanguardistico, o di qualsivoglia corrente … le correnti di pensiero sono per gli imbecilli, come qualsiasi calderone di “idee comuni”. A delineare questo profilo dell’Arte ci sono arrivato discutendo ANNI con altri musicisti, illustratori e registi, gente che nella vita si divide appunto tra MESTIERE e tentativo di espressione artistica, tramite esperienza diretta e non ciance da bar.
Bisogna smetterla di attribuire all’Arte un valore superiore a qualsiasi altra espressione dell’ingegno umano, è un discorso ignorante che confonde le idee e tende a seppellire il vero mestiere.
]]>poi scusa, se faccio uno scarabbocchio mentre parlo al telefono (quindi un “processo individuale che nasce dalla necessità del singolo”) ho fatto un’opera d’arte più “alta” della cappella sistina di michelangelo? e perchè nessuno la mette in un museo?
mi sa che in testa hai una bella insalata di idee provenienti dalle avanguardie storiche che però andrebbero capite un pò meglio (e magari inserite nel loro contesto storico).
]]>francamente l’arte come “cosa superiore”, così come la intendi tu, è talmente “superiore” che non serve a nessuno.
]]>l’opera esaurisce la sua funzione quando giunge a compimento poichè la sua funzione era quella di materializzare una sensazione estemporanea, qualcosa che in realtà non potrà MAI essere fissata nel tempo, poichè nell’attimo immediatamente successivo l’artista (in quanto essere umano) proverà una sensazione già differente.
In quanto tale l’opera d’Arte è giudicabile solo dall’artista che l’ha prodotta, poichè solo lui può riscontrarvi o meno la fedeltà delle sue intenzioni.
JimiBeck, hai appena escluso dalla definizione di arte il 99% della produzione artistica 🙂
]]>Le due figure non sono necessariamente separate, si può essere artisti e comunicatori, ma l’Arte è un processo individuale che nasce dalla necessità del singolo, mentre la comunicazione è qualcosa che si rivolge ad altri.
Ora nessuno esclude che possiate provare empatia con l’opera d’arte, o che crediate/supponiate di provarla, ma questo non significa che l’artista volesse dire a VOI qualcosa … e sopratutto con quale presupponenza si può pensare di comprendere il volere di qualcuno le cui esperienze e sensazioni ci sono totalmente estranee (per il semplice fatto che non coabitate nello stesso corpo/mente).
Quindi ben venga il mestiere di intrattenimento di qualità, la comunicazione di qualità, c’è ENORME dignità nel dare vita ad un prodotto che riesce ad essere compreso dal pubblico pur mantenendo un livello qualitativo accettabile, è un mestiere che richiede molto più studio e dedizione dello svegliarsi a mezzogiorno per vomitare su una tela le tue seghe mentali (non che tutta l’Arte sia così s’intende, ho preso solo un esempio).
Cerchiamo di non chiamare “Arte” qualcosa solo perchè lo riteniamo valido, come se l’Arte fosse il livello “elite” di qualsiasi campo, si tratta di cose ben distinte, che nascono da presupposti diversi e hanno obbiettivi diversi.
Detto questo, che si tratti di Arte o Mestiere, nel momento in cui un’opera viene messa in commercio con l’intenzione di essere venduta (fisicamente o concettualmente) sono autorizzato ad analizzarla con il metro dell’intrattenimento, perchè non compro qualcosa per farmi sfrangiare i maroni o per stimolarmi il voltastomaco. In realtà è tutto molto semplice: funziona? (come intrattenimento) bene, allora è valido. Non funziona? (sempre nei termini dell’intrattenimento) è una cagata.
Poi siccome tutto è soggettivo e “ciucia chi e ciucia lì”, può sempre saltare fuori la minoranza che dice “ma a me piace lo stesso”, ma in generale fottesega perchè se i sassi li mangia uno solo non vuol dire che sono buoni per tutti.
in b4: però sono pieni di minerali!
]]>ce l’avevo con frasi tipo “se penso di dovermi mettere davanti a un videogioco d’autore “felliniano” mi viene da spararmi un colpo”.
voglio dire che l’arte non dipende dal “ci sono contenuti alti-impegnativi-nonpertutti”. grazie al cielo. Hitchcock è un artista perchè ha spinto a livelli altissi il linguaggio cinematografico. Kubrick ha trattato nei suoi film temi impegnativi e delicati (e ha fatto pure il filmone lento e pesante) ed è una cosa buona e giusta, ma prima c’era una tecnica ed una potenza visiva solida come una roccia, sennò non sarebbe stato nulla di diverso da tanta pretenziosa cacca “impegnato-d’essai” che ammorba le sale alternative di mezzo mondo.
questo per dire che non abbiamo bisogno di aspettare il “videogioco d’essai” (???), io ci metto la mano sul fuoco che nella costruzione del gameplay di mario world c’è dell’arte. ambientazione e personaggi sono le massime vette del kitsch, ma il gameplay è capace davvero di portarci indietro di anni e restituirci creatività, gusto per il gioco e per la scoperta dell’infanzia. E quella io la chiamo arte.
Il problema è che la gente ha bisogno di mettere tutto in scatola e ha paura delle novità non catalogate. Quindi se legge un fumetto deve essere una “graphic novel” perchè dire “comic book pare” brutto e il videogame per essere artistico deve essere presentato come qualcosa a parte, da non confondere coi passatempi per bambocci. Da li il discorso sulla film d’art.
]]>Nei videogiochi gente come Gilbert, Romero e Mechner, fra gli altri, hanno formulato esplicitamente e buttato le basi del game design moderno (perché anche i giochi hanno le loro regole, consiglio a tutti Art of Game Design: A book of Lens). Gente che si è smazzata libri di narrativologia per raccontare le proprie storie, perché le regole di base dello storytelling sono universali (nelle università amercane ci sono proprio corsi di writing e anche se da noi vale il concetto della musa e delle regole sono per piccoli borghesi, anche gli scrittori più affermati da Hemingway a Richler sapevano che ogni disciplina ha le sue regole e non rispettarle non significa per forza fare arte, molto spesso è solo sbagliare)
]]>Verso gli anni ’10 fu fondata una casa di produzione chiamata “film d’art” che aveva l’obiettivo dichiarato fare cinema “d’arte”. I film erano delle ampollose mattonate sui cojoni che oggi non si fila nessuno. Ma all’epoca avevano un aspetto “importante” e “artistico” e la gente si diceva “beh, ma allora sti film…”
non so perchè mi viene in mente gente come i tale of tales.
Cioè? :asd:
]]>A differenza degli altri campi, dove ti servono comunque degli attori almeno non troppo cani, degli strumenti non troppo scordati, un buon programmatore che sa muoversi nel suo campo insieme a buon grafico possono, con tempo e pazienza, tirare fuori prodotto assolutamente competetivi e ben riusciti.
E’ un campo ancora troppo vergine, in cui manca una reale linea guida, ci sono sperimentazioni senza equilibri, piccoli fermenti generali e circoscritti che ogni tanto hanno la fortuna, o la buona idea, di sfociare in progetti capaci di attrarre, come dice Jimi, entrambe le masse.
Portal ne è l’esempio lampante, Braid o Aquaria ne seguono a ruota.
E’ difficile catalogare il concetto di arte applicata perchè tutto ciò che ne esce è un riflesso.
I videogiochi che attingono dal cinema, dalla musica, dalla pittura, finiscono per essere grottesche caricature di se stesse, snaturati e malconci.
Sono di certo un mattone utile a costruire la scala, ma una vera maturità andrebbe cercata nel mezzo in se, raffinando le sue peculiarità, esplorando le sue potenzialità, trovando una propria dimensione.
cosa c’è di male nel voler fare del “semplice” intrattenimento?
Se ci pensate, per quanto il concetto di ARTE sia stato modificato e applicato a qualsiasi medium creativo (e non) esistente sulla terra, quello che non è mai morto è l’aspetto intrattenitivo della creatività umana.
Continuano a sopravvivere, anzi a vivere meglio di altri, i romanzetti rosa/adolescenziali di Moccia, i film di esplosioni e stunts Hollywoodiani e la musica R&B dal ritornello facile facile.
Significa che la gente tutto sommato cerca nel mercato qualcosa che la intrattenga, e anche io se penso di dovermi mettere davanti a un videogioco d’autore “felliniano” mi viene da spararmi un colpo.
Preferisco dunque intrattenimento di qualità piuttosto che pseudo-arte pretenziosa da circolino radical chic bohemien.
]]>E siccome io questi bellissimi film italiani li adoro allo stesso modo in cui adoro Banfi e De Sica, mi auguro che i giochi intelligenti non siano come i film intelligenti italiani, perché allora preferisco un bel blockbuster straniero.
]]>L’esempio del cinema calza assai: c’era uno strumento, era lì e veniva usato in un certo modo. Poi qualcuno ha pensato “ma perché non lo usiamo per fare qualcosa di bello e intelligente?” ed è nato il cinema come forma culturale. Non è che avessero torto quelli che dicevano che il cinema era solo un passatempo: finché nessuno ha saputo o voluto fare di meglio, il cinema era solo questo.
Lo stesso, per esempio, accade col romanzo. Il romanzo esiste da prima di Cristo, ma era stato ritenuto sempre una forma di paraletteratura, passatempo buono per le donnette. Poi nell’800 si è cominciato a utilizzare la forma romanzo per veicolare contenuti più profondi e interessanti delle banali storie d’amore. A questo punto si è smesso di dire che il romanzo fosse un genere da sciacquette, e si pensato di giudicare di volta in volta il valore della singola opera, a tal punto da poter scrivere Madame Bovary, dove un romanzo descrivere i mali provocati dal romanzo.
Per i videogiochi sarà lo stesso. Finché non arriverà qualcuno a decidere di voler fare un videogioco che sia anche culturamente interessante, continueremo a vedere giochi dove la storia è ripetuta uguale a se stessa all’infinito (l’allealanza galattica, la razza aliena che vuole distruggere l’universo, gli orchi, i maghi, le magie e le principesse da salvare…) cioè i videogiochi saranno una ottima forma di intrattenimento.
E non è necessariamente un male. Immagino che due maroni così mi farei di fronte ad un “videogioco d’autore”, con sessioni di gioco obbligatorie, tornei aziendali di classici retro e fantozziano grido liberatorio “Super Mario Bros. è una cagata pazzesca!” 90 minuti di applausi e crocifissione in sala mensa.
🙂
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