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E chiediamo anche ai cavalli di scrivere di ippica.
Ma anche si. Visto che quelli che dovrebbero fare questo lavoro fanno uscire certi capolavori, potrebbe essere un idea.
Tu ti senti in grado di scrivere solo di “medium videoludico” e di niente altro 🙂 ?
Chi “critica” (non nel senso negativo ma in quello più aulico) un videogioco, ha più dignità di chi lo crea?
Voglio dire Mereghetti ha più dignità di Sorrentino!?
Scaruffi ha più dignità di Frank Zappa?
Eh no perché questo tocca metterlo in chiaro o non se ne esce, chi vale di più, colui che crea qualcosa o colui che da quella cosa che estrapola “più” di quanto non abbia messo chi ne ha dato vita?
Che i Visceral come tutti i team siano soggetti a leggi di mercato e tutta la compagnia nessuno lo mette in gioco.
Magari il designer del personaggio manco lo voleva fare Dante’s Inferno, lui sognava di lavorare a un racing game.
Però il gioco poi va giudicato per quello che è, che offre, non per quello che sarebbe potuto essere ne per quello che aveva promesso.
E quello che è DI è un action game banalotto, scontato e puerile ma non tanto peggiore di altri prodotti del genere, anzi.
Si lamenta Karat che voleva di più, fa bene, sacrosanto.
Ma ha senso volere di più da qualcosa che sappiamo non poterlo dare?
E non parlo del medium, parlo del team, parlo del tipo di prodotto, parlo della tangibile realtà economica su cui si basano i fatti.
Sinceramente? A me di Dante’s Inferno in quanto tale frega poco. L’industria lo ha già dimenticato e a poche settimane dall’uscita è già il nulla che profetizzavo nell’articolo. Quando scrivo di un gioco solitamente non dico di volere di più o di meno, ma analizzo quello che c’è e, visto che non posso fare altro, creo prospettive differenti o mi pongo domande. Sinceramente non mi sento inferiore a un game designer, nel senso che si parla di ambiti così differenti che non credo siano confrontabili.
]]>Ha dignità una software house che prende un motore grafico già pronto, piazza li una storia copiata e banalizzata, fa programmare il gameplay in un mese e vuole venderti tale assurdità per 70€? Non mi sto riferendo a Dante’s in particolare perchè è evidente che è un prodotto che ha avuto del lavoro dietro, di dubbio gusto a detta dei più, ma comunque c’è stato (E’ un pò come una band metal che viene giudicata da un appassionato di musica classica) ma mi riferisco a titoli come Rogue Warrior, ha dignità chi “crea” un mostro del genere?
]]>Per quanto riguarda: “nonostante il mercato sia estremamente più ampio, non si riesce a trovare un’alternativa a due / tre generi che hanno tutti la stessa radice?”
Credo che sia errato pensare che “più siamo meglio è”, anzi, forse questa espansione del mercato è il vero male perchè si è espanso verso gente che di videogiochi non capisce una mazza, o casualoni ignoranti o bimbiminkia che avrebbero voluto MW2 GOTY…………
I produttori, ovviamente, guardano solo al profitto e allora tirano fuori merdate che vendono milioni e milioni e i “giochi seri” stentano a sparire dallo scaffale.
Magari uno ha già speso energie e ore confrontandosi con sé e con gli altri direttamente o con altri mezzi, e vuole ritagliarsi solo un po’ di intrattenimento intenso, spensierato, e possibilmente originale, con un videogioco.
Se poi questo gli offre altri confronti ben venga, anzi benissimo, se no lo fa, basta che faccia per lo meno bene la sua parte.
Questa attualmente è la mia condizione di videogiocatore. Che potrebbe anche cambiare.
L’importante è che il divertimento non diventi una fuga dalla realtà. Ma se ci pensiamo la noia è il nemico contemporano. Qualunque cosa pur di divertirsi. Ogni tanto bisogna anche sopportare l’angoscia quotidiana connaturata al vivere.
]]>A che serve parlare tanto dei mali del paese se poi gli Italiani votano sempre lo stesso male? A che serve l’analisi critica che se poi l’utente finale cerca altre forme di soddisfazione date dall’ignoranza, dall’incultura o dalla semplice digressione?
Capire è sapere, sapere è fatica.
Ma tanta fatica, soprattutto in un medium che vive e aspiri a sentimenti molto meno nobili, è in questo paradosso di fondo che siamo incastrati ormai da tempo.
Come se ne esce? Non lo so, come si evolverà meno ancora, non starà a noi deciderlo (o forse si, è bello crederlo).