define('DISALLOW_FILE_EDIT', true); define('DISALLOW_FILE_MODS', true); Commenti a: La sfida alla morte https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/ Blog e podcast sui videogiochi, l'universo, e tutto quanto Fri, 07 Nov 2014 20:41:06 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.8 Di: Nevade https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/comment-page-1/#comment-67363 Wed, 12 May 2010 07:38:24 +0000 http://arsludica.org/?p=11019#comment-67363 Non parlerei di abbandono (anche se ci sono tutti i presupposti) quanto di mutazione.
Il problema della “morte” nei Vg, per come la vedo è, è che perde il suo fascino dell’ignoto all’interno del meccanismo a sfida imposto dai gameplay attuali.
La morte ci spaventa perchè separa dallo stato di coscenza a quello di ignoranza, dell’oblio, dello status di non-esistenza.
Nel gameplay la morte assume il ruolo di veicolatore di un malus, di un deterrente ad un azione sbagliata.
In Warcraft se muoriamo perdiamo punti XP e dobbiamo recuperare l’equip, non è la morte in se a provocare il danno quando il modo più naturale di rappresentare a video il risultato di un fulcro di gioco votato all’eliminazione.
Io uccido te o tu uccidi me, io salto sulla cassa ma cado di sotto.
Non c’è poesia nella morte videoludica, ma meno ancora non c’è una rappresentazione tale da poterne dare un significato pieno.
O si, forse c’è, forse l’esempio più lampante che ricordo è Heavy Rain, dove in una particolare prova di Ethan la lucida consapevolezza che potevo morire, che non ci sarebbe stato un retry, che quel personaggio poteva abbandonare la linea narrativa precludendomi molti dei lati della storia da scoprire creava, perfettamente, uno stato di ansia e tensione che forse nessun gioco aveva saputo ricreare.
Non un evento di transizione fra un game-over e un altro, ma una rappresentazione di un effettivo momento di stallo, unico, irripetibile, tangibile.
C’è più morte in Heavy Rain che in Another World.

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Di: SonicReducer https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/comment-page-1/#comment-67362 Wed, 12 May 2010 06:14:47 +0000 http://arsludica.org/?p=11019#comment-67362 Secondo me il discorso che fai non è da associare solo al mondo dei videogiochi, ma alla società moderna. Nella scuola, nel lavoro, nei rapporti umani si è vista la medesima cosa di cui hai parlato qui, certo con delle sfumature diverse, ma il senso rimane lo stesso.
Per come la vedo io parli di un sintomo più che di una malattia, parli di una manifestazione, in un ambito specifico, di un male che colpisce tutti gli aspetti della nostra società attuale.

E cmq “iddqd” rules 🙂

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Di: le_mirage https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/comment-page-1/#comment-67357 Tue, 11 May 2010 23:17:40 +0000 http://arsludica.org/?p=11019#comment-67357 Mamma mia che manierismi.

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Di: Mario Morandi https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/comment-page-1/#comment-67356 Tue, 11 May 2010 22:54:48 +0000 http://arsludica.org/?p=11019#comment-67356 A Karat… ma ti tieni i pezzi migliori per Babel?? 😉
Grande, grande articolo… Vai così frate’.

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Di: P6 https://arsludica.org/2010/05/11/la-sfida-alla-morte/comment-page-1/#comment-67354 Tue, 11 May 2010 18:39:14 +0000 http://arsludica.org/?p=11019#comment-67354 non la butterei così sul filosofico, è solo che i videogiochi si basano sempre su stprie e immaginari di serie B dove l’eroe vince sempre. ve lo immaginate il supereroe che non salva il mondo? o il soldato USA eroico che crepa all’improvviso mettendo un piede su una mina? o che semplicemente non diventa quello che decide le sorti di ogni battaglia a cui partecipa?

è che si scrivono storie come se fossero dei film ma poi chi gioca può scompigliare tutto. e quando le cose non vanno come il plot vuole: game over – riprova – continua

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