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Premessa: io sono un tipo al quale va bene quasi tutto, purché vi sia rispetto del prossimo e purché si rispettino le valutazioni del PEGI. Sono fermamente convinto che né la TV né i videogames debbano esser considerati come educande alternative alla famiglia o alla scuola, perché altrimenti succedono i guai e si finisce come in Germania, dove molto poco democraticamente giochi come Gears of War sono fuori legge.
Secondo la mia personalissima prospettiva, ho notato che GTA IV diverte molto meno chi gioca alla serie solo per picchiare la gente senza seguire troppo la trama. Penso che Bellic rappresenti tutto ciò che dice l’Anelli: l’immigrato slavo che fugge da una guerra e che crede di finire in paradiso (ma gli eventi lo riportano all’inferno); è evidente che siamo a livelli completamente differenti rispetto al protagonista di Uncharted. E questa non è apologia, ma solo fare dei distinguo importanti nella valutazione del presunto ascendente di un’opera sulla propria platea. 🙂
(se poi vogliamo parlare di divertimento nell’investire i pedoni e pestare innocenti, secondo me i primi due GTA erano i più divertenti e… guarda caso li ho giocati da minorenne! :P)
Detto questo, fa piacere constatare che articoli di molti mesi fa siano ancora seguiti! 😀
]]>Si sbaglia sempre nel dire “è solo un videogioco”.
I videogiochi possono essere un medium pericoloso, è inutile che ci nascondiamo dietro a un dito.
Guardiamo in faccia la realtà, siamo a Natale e molti bambini e ragazzini in tutto il mondo avranno comprato videogiochi violenti, anche quando campeggia la scritta Pegi di divieto (che molti genitori sicuramente non sanno manco cosa stia a significare).
La colpa in quel caso è più dei genitori e del negoziante, che degli sviluppatori o del videogioco.
I videogiochi sono un medium che si rivolge a tutti, spesso ragazzi e bambini dalle idee ancora non pienamente sviluppate. Penso che per i giochi con temi adulti (la morte, l’uccisione, il sesso, la droga, la violenza, e via di questo passo) debbano essere fruiti da un pubblico preparato, così come i rispettivi film/telefilm/fumetti/libri ecc…
Le pippe mentali vanno fatte, il discorso “è solo un videogioco” ha motivo di esistere solo per un pubblico già adulto con idee già formate (ma anche in quel caso non sono d’accordo), altrimenti no, non è “solo un videogioco”, manco per il cazzo.
E’ sconvolgente, ai giorni nostri, la pigrizia di certuni genitori, che mollano i figli davanti alla tv, davanti ad internet, davanti ai videogiochi, non preoccupandosi degli eventuali contenuti inadatti. I negozianti spesso chiudono entrambi gli occhi vendendo titoli violenti a bambini alti poco più di un metro, poiché la grana è poca e i bambini-ragazzini sono clienti d’oro.
Per me ogni videogioco dovrebbe essere adeguatamente “etichettato”, ad esempio non so Uncharted che pegi abbia, ma sicuramente un titolo dove si va in giro ad uccidere per fama e gloria è malsano e crea idee assolutamente sbagliate. Che un tizio abbia una faccia rassicurante mentre punta la pistola al suo avversario non rende la situazione meno delicata, anzi. rende il tutto molto fraintendibile.
]]>Per me la censura è sempre (pregiudizialmente) sbagliata, perchè sottintende una incapacità di riflessione e di distacco dell’utente nei confronti del prodotto in considerazione. Senza contare che sono molteplici, i motivi per cui un videogioco o un film possono essere obbiettivamente dannosi per il prossimo a causa dei loro contenuti. La censura rappresenta l’ultima spiaggia, una soluzione molto spesso ipocrita che mette in luce il rifiuto a considerare l’esistenza di punti deboli (e possibilmente sanabili) nella struttura della società di oggi.
Il divario leggerenza/contenuti non sussiste: spesso è l’utente a stabilire quale sia il “valore” contenutistico che il videogioco può avere per lui, ma questo non toglie che il videogioco *rimanga* un videogioco.
]]>Su questo sono pienamente d’accordo, ecco perché ho scritto che” puo'” esserlo.
]]>Joe purtroppo i videogiochi che dici te si contano sulle dita di una mano.
La maggior parte non trasmettono nessun messaggio (ne sono in grado di farlo)
Essere videogioco, essere film o essere libro non vuol dire per forza trasmettere qualcosa.
La maggior parte dei videogiochi (sempre purtroppo) hanno la stessa profondità di messaggio di Natale a Miami (o dove cacchio è)
Chi è contro la censura lo è nella maggioranza dei casi anche quando si parla di altri mezzi di intrattenimento. Il videogioco, così come un film o un libro (o altro) puo’ essere portatore di un messaggio e ogni sua azione puo’ avere una giustificazione più o meno plausibile. Non direi mai che un atto efferato in un videogioco sia innocuo solo perché si tratta di un videogioco, è un discorso che si estende anche ad altre forme di intrattenimento.
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