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Credo quindi che Matteo Anelli abbia colpito nel segno e che la deformazione provocata dall’educazione colpisca entrambi i sessi, con risultati differenti.
]]>Inevitabilmente l’abbiamo notata e ci sono state solo voci di ammirazione, dato che è difficile mantenere quel rapporto.
Il risultato fu che tutti le mandarono una richiesta di amicizia.
Ovviamente questo è un caso isoltato e si parla di gente tardo adolescente, non di 12-13-enni frustrati. Il problema è che manca spirito di competizione e l’anonimato certo non aiuta, inoltre non andrei nemmeno troppo sul fattore sesso poichè le offese rivolte ai maschi si ripiegano sempre su “fat” “try hard” “looser” “cheater” “get a life”, associando la figura del perdente a qualcuno più bravo di se. Ovviamente essere femmine non aiuta, ma penso che si tratti più di una sfumatura in un quadro generale, che di un’attitudine a se stante
]]>E’ chiaro che esiste un mercato per i Giulia Passione perché il genitore medio è convinto che sua figlia a 8 anni non possa divertirsi con Zelda o giocando ad un gioco vietato ai minori come invece può fare il fratellino. O magari può farlo ma poco e con supervisione, perché è femmina, quindi incapace. Non credo di essere l’unico a vedere genitori in spiaggia apostrofare la figlia con un: “No, tu non puoi giocare a pallone perché sei una femminuccia”. Quelli siamo noi.
Penso che il disprezzo per le donne videogiocatrici, in generale nasca da questo grandissimo problema sociale e dal fatto che là fuori è pieno di sociopatici e frustrati che scaricano l’aggressività repressa sui loro “colleghi” di divertimento. In questo caso il sesso può essere un’aggravante su un quadro umano già molto compromesso.
Poi c’è il problema dell’educazione, dove tutto questo ricade. Troppi genitori sono convinti che i figli siano degli oggetti da plasmare come meglio credono e non persone da rispettare come tali anche da piccole.
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