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Kinda Inappropriate wrote:
Il discorso è molto più vasto, e parte con il cercare di definire cos’è che rende qualcosa arte e qualcosa no. Se fino alla fine dell’800 questa operazione era semplice da compiere perchè lo stato dell’arte era raggiunto semplicemente da quelle opere che potevano essere obbiettivamente considerate più prossime alle perfezione e al realismo di altre (specie nelle arti visive), ora ci troviamo in una situazione ben diversa.
Purtroppo definire cosa sia “arte” non è mai stato semplice, nemmeno nell’ottocento. A quell’epoca ovviamente imperava il paradigma romantico e dunque: l’arte come espressione unica ed irripetibile del genio. Ma questa definizione (ovviamente semlificata all’osso e non univocamente declinata), si sostituiva in realtà alla definizione che ne avevano dato gli umanisi per i quali l’opera d’arte era soprattutto ricerca ideale d’armonia ed equilibrio, in stretto rapporto con le opere classiche per cui l’unicità, l’originalità erano criteri del tutto marginali. Tra l’altro la tua definizione di arte come qualcosa di “funzionale” è lontanissima (cercando sempre di semplificare) dall’idea che ne avevano i romantici nell’ottocento (se parliamo della declinazione italiana del romanticismo è un altro paio di maniche, ma in quegli anni la cultura italiana era del tutto marginale rispetto a quella tedesca, francese o inglese). Già in diversi thread, qui su ars ludica, ci siamo scontrati più volte con l’impossibilità di dare una definizione di cosa sia arte e questo perchè si tratta di una difficoltà costitutiva, ineliminabile; non dipende dall’epoca in cui viviamo poichè, a questo proposito, non è mai esistita un’idea univoca. Scherzando, una volta dissi ad un mio amico che parlare d’arte è come parlare di Dio: nessuno sa cosa sia (o se esista) ma, con ogni probabilità, ognuno di noi avrà una sua, personale opinione in proposito. Insomma, se prendiamo l’argomento dal lato “definizione” rischiamo solo di farci del male ed ingarbugliare ancora di più la questione. In una video intervista di qualche anno fa (non ricordo la fonte) alla domanda se i videogiochi siano o no arte, il grande Tim Schafer, sorridendo, rispose (ovviemente non lo riporto testualmente ma a memoria) che la questione aveva poca importanza, l’unica cosa che contasse davvero era impegnarsi a realizzare videogiochi sempre migliori. Io condivido pienamente. Come già credo di aver scritto, a mio parere l’unico modo affinche i videogiochi possano emanciparsi è “responsabilizzare” gli sviluppatori, far crescere in loro la coscienza d’essere “autori”, di doversi mettere in discussione con le proprie idee la propria visione dell’uomo, della società, della vita. Mi rendo conto che questo non può essere sufficiente (la rivoluzione dovrebbe infatti coinvolgere anche media, produttori e pubblico), ma credo sia un buon punto da cui cominciare. In ogni caso ringrazio Simone Tagliaferri per la puntualità con cui mette in risalto notizie interessanti all’interno di un ipotetico (e sperato) percorso di crescita del mondo dei videogiochi.
Concordo con te su molti punti, il mio dire “un tempo era più facile definire cosa fosse arte” era semplicemente riferito al fatto che un tempo, nel bene o nel male, gli artisti erano comunque delle persone che conoscevano il loro mestiere e il loro linguaggio e nel corso della vita tendevano comunque verso un obbiettivo condiviso che era quello, per semplificare, delle robe fatte bene e con cognizione di causa.
Il discorso come dici tu è senza fine, e per questo lo ritengo inutile … peggio ancora, il dibattito nel 900 è stato accesissimo, e a mio avviso ha nuociuto gravemente all’arte stessa (qualsiasi cosa sia) rendendola improvvisamente inutile tanto quanto i discorsi che le si facevano intorno.
Tutto si distorce nel soggettivo, non esistono più metri di paragone, ogni cosa ha diritto di esistere in base alla presunta capacità di ogni individuo di poter dare qualcosa, esprimere qualcosa, non importa se questo qualcosa poi risulta infruibile ai più.
Sposo completamente le affermazioni di Tim Schafer (di cui mi rendi partecipe, perchè non le conoscevo), trovo che lui abbia colto pienamente la futilità del concetto attuale di “arte”.
Torniamo a cercare di fare cose sempre migliori che è certamente più utile e interessante che atteggiarsi dietro la maschera dell’artista.
Il discorso è molto più vasto, e parte con il cercare di definire cos’è che rende qualcosa arte e qualcosa no. Se fino alla fine dell’800 questa operazione era semplice da compiere perchè lo stato dell’arte era raggiunto semplicemente da quelle opere che potevano essere obbiettivamente considerate più prossime alle perfezione e al realismo di altre (specie nelle arti visive), ora ci troviamo in una situazione ben diversa.
Purtroppo definire cosa sia “arte” non è mai stato semplice, nemmeno nell’ottocento. A quell’epoca ovviamente imperava il paradigma romantico e dunque: l’arte come espressione unica ed irripetibile del genio. Ma questa definizione (ovviamente semlificata all’osso e non univocamente declinata), si sostituiva in realtà alla definizione che ne avevano dato gli umanisi per i quali l’opera d’arte era soprattutto ricerca ideale d’armonia ed equilibrio, in stretto rapporto con le opere classiche per cui l’unicità, l’originalità erano criteri del tutto marginali. Tra l’altro la tua definizione di arte come qualcosa di “funzionale” è lontanissima (cercando sempre di semplificare) dall’idea che ne avevano i romantici nell’ottocento (se parliamo della declinazione italiana del romanticismo è un altro paio di maniche, ma in quegli anni la cultura italiana era del tutto marginale rispetto a quella tedesca, francese o inglese). Già in diversi thread, qui su ars ludica, ci siamo scontrati più volte con l’impossibilità di dare una definizione di cosa sia arte e questo perchè si tratta di una difficoltà costitutiva, ineliminabile; non dipende dall’epoca in cui viviamo poichè, a questo proposito, non è mai esistita un’idea univoca. Scherzando, una volta dissi ad un mio amico che parlare d’arte è come parlare di Dio: nessuno sa cosa sia (o se esista) ma, con ogni probabilità, ognuno di noi avrà una sua, personale opinione in proposito. Insomma, se prendiamo l’argomento dal lato “definizione” rischiamo solo di farci del male ed ingarbugliare ancora di più la questione. In una video intervista di qualche anno fa (non ricordo la fonte) alla domanda se i videogiochi siano o no arte, il grande Tim Schafer, sorridendo, rispose (ovviemente non lo riporto testualmente ma a memoria) che la questione aveva poca importanza, l’unica cosa che contasse davvero era impegnarsi a realizzare videogiochi sempre migliori. Io condivido pienamente. Come già credo di aver scritto, a mio parere l’unico modo affinche i videogiochi possano emanciparsi è “responsabilizzare” gli sviluppatori, far crescere in loro la coscienza d’essere “autori”, di doversi mettere in discussione con le proprie idee la propria visione dell’uomo, della società, della vita. Mi rendo conto che questo non può essere sufficiente (la rivoluzione dovrebbe infatti coinvolgere anche media, produttori e pubblico), ma credo sia un buon punto da cui cominciare. In ogni caso ringrazio Simone Tagliaferri per la puntualità con cui mette in risalto notizie interessanti all’interno di un ipotetico (e sperato) percorso di crescita del mondo dei videogiochi.
]]>No: si parla solo della visita del Papa e del fatto che mezza città sarà blindata.
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