[Diario] Nomadismo Videoludico

Devo ammettere che gli ultimi miei due anni di vita sono stati ludicamente un po’ inconcludenti. Metteteci una serie si sfighe da far paura e diversi problemi di salute, fatto sta che gran parte del mio tempo ludico è andato disperso tra un gran numero di titoli, facendone arrivare solo pochissimi al loro inevitabile epilogo. Sono stato un nomade videoludico.

Da gennaio ho deciso di di mettere fine a questa deleteria abitudine e di riprendere le mie normali abitudini concentrandomi su un titolo (o poco più) alla volta. Non amo le questioni irrisolte e, solitamente, finisco tutto ciò che inizio, anche i giochi cosidetti “brutti” (ma ne esistono ancora, tranne Clive Barker’s Jericho?). C’è sempre qualcosa da imparare. Sono come Golden Boy.

I frutti si sono visti quasi subito: finito in circa cinque giorni The Witcher, finito Uncharted, terminato anche Killzone, che agonizzava da quasi 2 anni nella memory card ad appena 1/3 della storia. Come inzio di 2010 non c’è male.

Di The Witcher ho già parlatoSu Uncharted ho un po’ di sensazioni di scambiare al volo, in attesa di un possibile approfondimento su Ars (probabilmente dopo che avrò completato anche il seguito).

La serie mi piace (ho già macinato un po’ di Unchy 2, durante il mio nomadismo) ma la nostra relazione non è proprio tutta rose e fiori. In sintesi, mi è parso un buon gioco che appare capolavoro solo perché non ha metri di paragone con cui misurarsi. Ottimo tempismo per Naughty Dog, insomma.

Tornando al succo della questione, il problema grosso secondo me è Drake. Nathan è un personaggio idiosincratico, se non schizofrenico: alterna atteggiamenti di buonismo estremo a fasi in cui diventa un killer a sangue freddo, senza mostrare mai dubbi o rimorsi per le carneficine che provoca. Non riesco proprio a farmelo simpatico. Il level design è esteticamente appagante ma più che prevedibile: slarghi con coperture vuol dire sparatoria (e caricamenti stealth delle zone successive), slargo con ruderi vuol dire sezione platform. Nonostante il seguito incolli le due cose un po’ meglio rimane comunque un game design molto inferiore a quello che i Naughty ci avevano regalato con Jak & Daxter. La spettacolarità delle cutscene paga, anche se, come un po’ tutto il production value del titolo, si sgonfiano dopo il primo terzo (credo per la regola non scritta di stupire subito, visto che quasi nessuno finisce i giochi). Il finale è il più brutto mai visto dai tempi di Far Cry ma sicuramente in linea con l’atmosfera da action hollywoodiano a budget ridotto che permea tutto, dialoghi inclusi.

Per Killzone (il primo) mi pare superfluo qualsiasi approfondimento: nazisti nello spazio per l’ennesimo FPS bellico che altalena tra il tecnicamente sconvolgente ed il tecnicamente deludente (sul serio, le skybox buggate?). Gioco salvato in extremis dal multiplayer online. Inutile dire che Timesplitters 2 gli caga in testa alla grande.

E voi? Siete dei nomadi videoludici o siete stanziali?

[Diario] Nerdata di inizio anno

Quale vantaggio hanno le bancarelle dei filippini nel mercato rionale di Via Gregorio VII a Roma? Principalmente sono piene di cianfrusaglie e le cianfrusaglie hanno sempre il loro fascino. Quelle che vendono DVD, VHS e libri sono le migliori, perché trovi di tutto: da rigurgiti fascisti  a film di un trash demenziale. Per mia somma depressione, nel novero delle cianfrusaglie sta diventando frequente trovare anche dei videogiochi per PS2. Di solito showelware, ma non sempre.

Questa settimana, ad esempio, sono riuscito ad accaparrarmi, insieme a roba meno significativa, questo bel giochino:

(gatto non incluso)

Ebbene si: Gattozilla si è prestato come modello per farvi ammirare una copia nuova di pacca di Transformers: Director’s Cut, ovvero un giocone del 2004 basato su Transformers Armada, uno dei periodi migliori della serie robotica. In realtà, io pensavo fosse l’altro, quello del 2003, con un fottio di personaggi della serie classica, che invece non ha mai lasciato il Giappone. Leggendo in giro, però, pare che questo sia ludicamente molto migliore.

Effettivamente il retro della scatola aveva dei commenti particolarmente sperticati, tra cui un ambiguo:

“… veramente eccezionale … “. Multiplayer.it

Malfidato come sono, ho pensato subito che probabilmente il recensore avesse scritto qualcosa tipo:

“Questo gioco fa così cagare che mi è venuta una diarrea veramente eccezionale”

e che i furboni di CTO (CTO, quelli che distribuirono Dune pieno di orrori ortografici!) hanno citato le uniche due parole vagamente positive. Indagando, Multiplayer gli ha realmente assegnato un bel 9.0, anche se delle due parole, l’unica che compare nel testo è “eccezionale” e basta. Vabbé, dovevano pur piazzarlo, ‘sto benedetto gioco.

Scartatolo (così da eliminare quel deturpante bollino SIAE) mi sono trovato di fronte ad un action-adventure non proprio da buttare ma nemmeno da 9. Insomma il gioco c’è, i Transformers non erano ancora tutti per lo più grigio metalizzato (e quindi si distinguono sullo schermo), le animazioni sono spettacolari (almeno dei personaggi principali e dei boss), ci si può trasformare in qualsiasi momento (anche se una Porsche che corre nella foresta amazzonica…) ed i livelli sono enormi e con un’esplorazione totalmente libera. Per qualche motivo che non riesco a razionalizzare, il gioco mi ricorda moltissimo Halo, forse perché bisogna macinare chilometri, boh.

L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ di stucco è l’effetto ragdoll quando si muore: vedere Optimus Prime (che è una pippa di una lentezza assurda) accasciarsi come un pupazzo di Little Big Planet dopo che Sony ha staccato la spina del marketing non è proprio bellissimo. Bei tempi quando il ragdoll era un must-have per un video game.

Non penso ci giocherò molto nel breve periodo (anche se mi sono sciroppato tutto il “Making of” incluso, che ho trovato abbastanza mediocre) ma è sicuramente un must-have per i nostalgici ed i collezionisti.

Tanto per la cronaca, l’ho fatto vedere ad un moccioso seienne (casa mia è piena di mocciosi seienni, che inevitabilmente si presentano sempre quando metto in una console o su PC un gioco che ha un ESRB rating superiore al 14+) e lui mi ha apostrofato con saccenza, sostenendo che i miei non erano Transformers autentici. Per punizione l’ho messo a grindare kill a Dynasty Warriors: Gundam.

Beata ignoranza! Ai miei tempi Devastator non aveva i testicoli da dieci tonnellate l’uno!

[Diario] L’anno che è stato (2009)


Il 2009 è stato un bell’anno, ma non per i motivi che potete pensare. Mi interessa poco mettermi a fare la conta dei premi o perdere tempo a creare più categorie possibile in cui infilare tutto così da non scontentare nessuno. M’interessa poco anche premiare la mediocrità ed eleggerla a sistema, ovvero trasformare il rendiconto di un anno in una vetrina per i soliti noti. Questo breve, parzialissimo elenco non pretende di avere chissà quale valore in termini generali. Si tratta soltanto di una lista dei titoli che più mi hanno colpito nel 2009. Badate bene: non sono quelli che ho giocato di più, ma quelli che mi hanno più stimolato, oltre che intrattenuto. Il resto posso anche dimenticarlo.

Machinarium
L’avventura grafica di Amanita Design è un capolavoro, stilisticamente parlando. Delicato nella realizzazione e nel presentarsi sullo schermo, culla il giocatore con la sua anima vintage venata da una malinconia poetica e raffinata. Ogni enigma risolto sembra il verso di un poema che celebra la bellezza nel suo naturale sbocciare nella composizione degli scenari, come fosse parte di un meccanismo perfetto mirante al sublime.

The Void
Affascinante e visionario, The Void è un gioco dal gameplay raffinato retto da una profonda consapevolezza artistica. È un titolo unico e originale che proprio per questo non può essere confrontato con nient’altro. Dopo Pathologic, Ice-Picke Lodge ha dimostrato una volta di più che i videogiochi hanno potenzialità espressive ancora ignorate dai più, mentre i videogiocatori hanno dimostrato una volta di più di capire solo l’hype.

The Path e Fatale
I Tale of Tales perseguono una loro idea di videogioco che ha più a che fare con la contemplazione che con l’azione. Sono accumunati dalla radicalità con cui ogni scelta viene presentata e dalla difficoltà nella lettura di quello che avviene intorno. Molti giocatori rispondono rifiutandoli e denigrandoli come “non-giochi”. Forse è proprio il non-essere la loro grandezza.

Blueberry Garden
Blueberry Garden è poesia in forma videoludica, un gioco Haiku che racchiude un mondo in poche linee e in una musica di una semplicità struggente. Creare una pila di oggetti per chiudere un rubinetto gigante e poi volare fino a un porta in cima alla Luna… cos’altro vi serve di sapere per coglierne la grandezza?

Risen

Spigoloso, duro, senza concessioni o compromessi. Questo è Risen. La trama è quasi inesistente e le somiglianze con la serie Gothic non sono soltanto cosmetiche, ma se dovessi eleggere quello che secondo me è il miglior gioco di ruolo per computer del 2009 non avrei troppi dubbi. L’unico che è riuscito a farmi “perdere” nei suoi boschi e a farmi provare un senso dell’avventura che ormai avevo dimenticato.

Grid Runner Revolution

Jeff Minter all’ennesima potenza. Il ritorno del genio si ammanta di follia. Grid Runner Revolution è la stessa visione di sempre che Minter continua a elaborare e sperimentare in modo quasi ossessivo non temendo la tempesta e non badando alla strada presa dal mercato.

Cryostasis

Cryostasis simula il gelo in modo sublime. Solo dentro una nave ghiacciata, il videogiocatore si trova smarrito tra corridoi congelati e marinai posseduti. Peccato per i numerosi bug e per una pesantezza eccessiva del motore grafico che un po’ lo penalizzano. Per il resto è un gioiello di originalità e ispirazione.

Time Gentlemen, Please!
Avventura grafica indie sboccata e dai dialoghi esilaranti. Time Gentlemen, Please! è retto dall’ironia emanata da ogni riga di dialogo e dalla ricchezza degli enigmi, surreali ma inspiegabilmente logici… in un mondo dove la logica sembra aver perso qualsiasi consistenza. Dove altro trovare Hitler alla guida di un esercito di dinosauri robot?

Don’t Look Back
Un flash game profondo e meditato, con un finale a sorpresa che lascia interdetti. Nel suo genere è un capolavoro che invita alla riflessione e che fa del minimalismo visivo una vera e propria bandiera. Perché per coinvolgere e commuovere non servono miliardi di poligoni…

[Diario] Sull’affidabilità della stampa specializzata: quant’è profonda la tana del bianconiglio?

Dopo mesi di anteprime e interviste il titolo che aspettavate è sugli scaffali; lo volete ma prudentemente preferite leggere un paio di recensioni prima di sganciare la sudata grana. Tutto pare in ordine, vi fidate del voto e del recensore: un attimo dopo state barattando ‘anta euro per l’oggetto dei vostri desideri, sicuri di aver fatto un buon affare.

Eppure dopo un giorno di gioco intensivo cominciate a scovare magagne: che siano bug o gravi lacune del gameplay poco importa, siete pentiti dei soldi buttati e vi trovate a ponderare quanto poco affidabile possa essere stata la professionalità dei recensori consultati. Sarà capitato a tutti di non trovarsi d’accordo con voti e pareri della cosiddetta stampa specializzata ma, messi da parte pareri soggettivi, quando il problema riguarda la superficialità con cui il titolo viene esaminato e valutato allora la situazione è grave.

Condividerò con voi un caso abbastanza famigerato nel contesto della stampa videoludica d’oltremanica. read more

[Diario] Il mio 2009

Siamo nel 2010 ed è tempo di classifiche. Quest’anno alcuni dei readattori di Ars Ludica hanno deciso di stilare una classifica personale dei giochi giocati durante il 2009, ecco quindi le mie migliori esperienze videoludiche dell’anno trascorso, in rigoroso ordine di merito:

Lunar Knights (DS, 2007) Kojima dà il meglio di sé quando si limita a produrli, i videogiochi. Lunar Knights (che non c’entra nulla con la serie Lunar ma è uno spin-off di Boktai) è un action RPG in isometrica fresco e spensierato, molto divertente e vario con un grandioso cast di personaggi, il tutto impreziosito da una pixel art come quelle di una volta. Oggetto del desiderio per chiunque ami Castlevania o Zelda ed apprezzi gli Action RPG esplorativi.

Retro Game Challenge (DS, 2009) Late-entry della mia collezione 2009, è un piccolo gioco ad uso e consumo dei videogiocatori di vecchia data. RGC ti mette di fronte a dei classici immaginari degli anni ’80, che sono un po’ il sunto dei game design più popolari dell’epoca, con lo scopo di doverli padroneggiare tutti. Indimenticabile trip nostalgico, incredibilmente giocabile grazie anche ad una progressione ad obiettivi veramente ben congeniata ed ad un sacco di contenuti speciali, tra cui i manuali dei giochi proposti e delle improbabili riviste videoludiche che nel corso del gioco svelano progressivamente segreti e strategie per migliorare le proprie performance.

Shadow Complex (X360, 2009) Polemica omofoba a parte, Shadow Complex è forse il migliore gioco scaricabile a cui ho giocato quest’anno. Veloce, vario e ottimamente realizzato, dimostra al mondo che c’è spazio eccome per altri metroidvania, persino sulle console HD. Speriamo che Nintendo e Konami se ne accorgano!

Modern Warfare 2 (X360, 2009) Nonostante la campagna denigratoria di Karat (che è pagato segretamente da Sony, lo sanno tutti), finalmente Xbox 360 ha un vero sparatutto che non sia quell’approssimazione per sociopatici chiamata Halo. Single-player dimenticabile a parte, Modern Warfare 2 si prospetta una delle migliori alternative per gli appassionati di FPS online ed incorona ancora una volta Xbox Live come piattaforma di elezione per un multiplayer longevo, popoloso ed accessibile. Speriamo solo che Activision in futuro decida di abbandonare qualsiasi traccia di realismo per offrirci lo sparatutto definitivo.

Metroid Prime Trilogy (Wii, 2009) Altro classico senza tempo, che ridefinisce tutto quello che è stato detto su FPS, Adventure ed RPG. In Prime Trilogy c’è una grossa parte della storia videoludica del 20esimo e 21esimo secolo, ancora non compresa né apprezzata sino in fondo. Può sembrare un’assurdità ma Prime rimane il futuro del videogioco, nonostante sia un remake.

Mad World (Wii, 2009) Incazzoso, cattivo e rozzo, Mad World ci riporta indietro nel tempo, quando i videogiochi erano solo giocabilità ed highscore. Preziosamente anacronistico, è un gioco liberatorio, tempestato di tanta, catartica violenza. Invece dei soliti porno, quando i bimbi sono a letto sollazzatevi con questo. Non resterete delusi.

Wizard 101 (PC, 2007) Ecco il gioco online a cui ho giocato di più nel 2009. Wizard 101 è un massive dedicato alle famiglie, che dietro una veste low-tech (che ne ha fatto la sua fortuna) include un gameplay profondo e stratificato che non trascura nessuno. Innovativa anche la formula di accesso ai contenuti (tramite abbonamento o micropagamenti), il sistema episodico delle espansioni e le modalità di distribuzione che permettono, tramite uno streaming incrementale, di iniziare ad esplorarne il magico mondo dopo solo pochissimi minuti di download.

Torchlight (PC, 2009) Figlio di un ottimo ma sfigato MMORPG, Torchlight ne mantiene tutte le caratteristiche salienti e ci mette dentro una storia meno frammentata e più coerente. Torchlight è il gioco per PC perfetto: gira ovunque, è economico, si scarica facilmente ed è destinato a diventare una piattaforma tecnologica per una serie di successivi mod e spin-off. Un grande passo avanti ed una coraggiosa presa di coscienza sul fatto che il mercato PC è cambiato.

Persona 3 FES (PS2, 2008) Persona 4 aspetta sullo scaffale dei giochi da almeno 6 mesi. Non è la stessa cosa, non ha lo stesso feeling, anche per questo continuo a giocare e rigiocare a Persona 3 nei momenti di nostalgia RPGistica. Forse il canto del cigno dei JRPG, sperando in un 2010 che si prospetta comunque denso di novità.

The Last Guy (PS3, 2008) Geniale puzzle game minimalista, uno delle poche esclusive scaricabili su PS3 che sa essere divertente senza sembrare inutilmente artistoide. Dopo il bluff dei tanti screensaver interattivi spacciati per giochi, finalmente un gioco adrenalinico, difficile e proprio per questo molto appagante.

La serie di Uncharted (PS3, 2007-2009) Due dei pochissimi titoli per cui vale la pena di possedere una PS3. Brevi ma intensi, fanno rimpiangere un Jak & Daxter in HD che probabilmente non vedremo mai. Giocabilissimi, il loro unico problema è che si svendono con un setting ed un character design ad uso e consumo dell’utente medio con poca immaginazione, rimanendo inchiodati nel realismo standardizzato tipico dei film di cassetta, castrando il talento innato dei Naughty Dog per i giochi d’avventura con atmosfere magiche ed uniche.

Tap Tap Revenge 2 e 3 (iTouch, 2008-2009) Prendete il meglio del multiplayer di Call of Duty (progressione e sblocchi) e l’offerta musicale di iTunes, mixate tutto con la pluriclonata formula di Guitar Hero ed ecco apparire una vera e propria killer application per iTouch. Con oltre 200 tracce gratuite (accessibili man mano che il nostro personaggio procede nelle modalità carriera) e centinaia di hit ed album completi a prezzi molto contenuti (un album intero costa sempre meno di 4 euro) Tap Tap rappresenta il piannacolo dei giochi musicali (e non solo) su piattaforma Apple.

Dungeon Hunter (iTouch, 2009) Molto simile a Torchlight, questo clone di Diablo completamente in 3D stupisce ed appaga. Cutscene in-game, decine di ore di gioco ed una buona longevità non sono proprio cose che ti aspetti in un gioco-sveltina per i portatili Apple, eppure Gameloft è riuscita nell’intento di fornire contenuti macro ad un prezzo micro. Messo in crisi dall’infornata degli shovelware del periodo natalizio, Dungeon Hunter merita maggiore riconoscimento.

God of War: Chains of Olympus (PSP, 2008) Forse il canto del cigno del God of War che conosciamo, Chains of Olympus non ha nulla di innovativo e ripropone i pattern già usati e stra-usati negli altri titoli della serie. L’episodio per PSP diverte ma non sconvolge, se non sotto il comparto tecnico.

[Diario] Cronache Zzappiane: Italici supereroi paladini del copyright

Diamo il benvenuto al mitico Danilo Dellafrana, appassionato di retrogaming, collezionista di riviste di settore e conoscitore di millemila chicche sui videogiochi più disparati. Ci omaggerà del suo sapere ogni qualvolta ne avrà voglia.

Ogni appassionato di videogiochi con una cultura retro quantomeno decente ricorderà il caso Giana Sisters: che abbiate vissuto o meno quel periodo ne avrete sentito parlare così tante volte che la metà basta. Forse però non tutti ebbero la fortuna di leggerne la recensione sul numero di Zzap! Targato luglio/agosto 1988. Eh si, all’epoca le riviste di videogiochi pubblicavano un numero unico per i due mesi estivi che veniva letto e riletto con il maniacale attaccamento del tossico che, privo della sua dose, trova il suo metadone nella logorante arte della rilettura ad oltranza. Bene, tale recensione, peraltro entusiasta, vedeva l’apparizione di un singolare, italico commento accanto a quello del buon Paul Glancey (oh, ma quanto gli assomigliava l’avata….faccina, all’epoca erano le “faccine di Zzap!”) .

Questo era scritto da colui che in seguito, durante lo stesso anno si sarebbe firmato come “Il caporedattore mascherato, il difensore del copyright”, l’alter ego del mitico Fabio Rossi, redattore d’annata extraordinaire. Sostanzialmente si lamentava del plagio effettuato da Trenz e soci ai danni della Nintendo, ovviamente citando Super Mario Bros. come opera lesa. Ce ne eravamo accorti tutti eh, addirittura i pirati avevano scritto un hack che sostituiva gli sprite di Giana e Maria con il baffuto idraulico nintendaro: le cassette pirata che tutti (si, anche tu) compravamo in edicola ne erano piene. Ma quello schietto e onesto commento, così spontaneo rispetto ai rigidi pareri di Rignall e soci ci piaceva.

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[Diario] Il mio Game Boy

Ieri, a casa dei miei, mi sono imbattuto in uno dei miei vecchi Game Boy, per l’esattezza quello che acquistai da un compagno di scuola, con Tetris in bundle. Ovviamente funziona ancora e me lo sono portato a casa per ripulirlo dalla polvere sotto al vetrino dello schermo LCD (che spesso si popolava di acari bianchi che zampettavano, oggi saranno concime) accumulatasi nel corso degli anni.
Peché vi parlo del Game Boy? Riflettevo sul successo planetario di questa console portatile che fece evolvere il divertimento tascabile abbattendo le prime pareti che separavano la massa dagli appassionati. Eravamo in tanti a possedere la consolina Nintendo, che vendette milioni di esemplari in tutto il mondo per diversi anni resistendo agli attacchi dei competitor che proponevano prodotti ben più evoluti ed invitanti ma che fallirono miseramente. Perché? Il Game Boy dopo pochi anni era già vecchio e superato tecnologicamente, pesava tanto, non era (ancora) retroilluminato e aveva un sonoro limitato,  eppure vinse. Gunpey Yokoi ci vide giusto (dopotutto anche i Game & Watch nacquero dalle sue mani), sapeva bene che un sistema portatile prima di tutto doveva offrire una lunga autonomia, costare il giusto e avere dei grandi giochi. Queste furono le caratteristiche vincenti,  insieme al Tetris Bundle.

Il mio caro vecchio Gameboy

Come conobbi il Game Boy? Ovviamente grazie al compagnetto di scuola ricco sfondato! Me lo prestò con Tetris, Probotector e Terminator. Inutile dire che mi innamorai subito del secondo (in pratica la versione europea del classico Contra) snobbando Tetris (che rivalutai con l’età) e lo scialbo Terminator. Per me era incredibile, fino ad allora avevo solo giocato coi Game & Watch di mio cugino (ne aveva tanti),  un paio di GiG Tiger e alcuni scrausi Casio (altri portatili sulla falsariga dei G&W ma meno carismatici), niente di paragonabile al Game Bboy: un portatile con giochi realmente a scorrimento, come quelli colorati su NES!
Nessuno è abile nello sfruttamento dei propri prodotti di successo come Nintendo; il GB si è evoluto molto lentamente negli anni, aggiungendo (pochi) nuovi elementi, migliorando la qualità dello schermo, il peso e i consumi. Il Game Boy Pocket pesava meno, era più sottile e necessitava di due sole batterie per la stessa durata del predecessore. In Giappone ne uscì anche una versione con illuminazione frontale, oggi abbastanza rara da trovare.  Il Game Boy monocromatico durò tanto, troppo. Quando cominciò ad accusare qualche segno di cedimento commerciale arrivarono i Pokémon a risollevarne le sorti; si trattò di un vero e proprio fenomeno popolare ancora oggi in auge sul Nintendo DS. Uscirono in tutte le versioni possibili e io non li ho mai potuti reggere, per colpa dell’enorme successo tra la massa, ovviamente. Poi arrivò il Game Boy Color (1998), con alcuni remake (Nintendo ne abusava già allora) e pochi titoli originali. Quindi fu la volta del Game Boy Advance, sicuramente il GB più ergonomico mai prodotto da Nintendo. Peccato che l’ostinazione la portò a non inserire alcun tipo di illuminazione per lo schermo facendoci perdere diverse diottrie, ma rimediando con la versione SP. Nel pieno del successo del Nintendo DS, uscì l’ultimo erede della dinastia Game Boy, il Micro! La versione più inutile mai realizzata, con uno schermo davvero piccolo, quantunque ben retroilluminato (alla stregua del DS Lite) e realmente tascabile. Un flop meritato (e l’unico GB che non posseggo, forse ancora per poco). Non approfondisco questi modelli né i concorrenti perché questo vuole essere un semplice post ricordo; un tributo per questa gloriosa console.

Tra i titoli  che ricordo con maggiore piacere vi elenco i seguenti:

Super Mario Land sagaSuper Mario Land 1, 2 e 3
(in particolare il 2, un capolavoro tecnologico e un Super Mario pieno di power up capace di far impallidire anche Super Mario World)

Probotector/ContraProbotector
(il porting europeo di Contra)

tetrisTetris

Zelda Link's AwakeningZelda: Link’s Awakening
(in verità io ho giocato la versione DX, per Gameboy Color)

Super R.C. Pro AmSuper RC Pro Am
(gioco di corse isometrico, molto ben fatto)

sf2Street Fighter II
(non era male, giuro!)

Donkey KongDonkey Kong
(il classico con l’aggiunta di un sacco di livelli aggiuntivi)

Tra i miei recuperi sicuramente devo inserire Metroid II.

Ricordo con dispiacere diverse cartucce contraffatte. Tempo fa un caro amico mi regalò la sua cartuccia di Super Mario Land 2, peccato fosse un tarocco! Più avanti scriverò un articolo riguardo i tarocchi e le truffe con la collaborazione di Matteo Anelli.
Rimembro con simpatia la telecamerina e la piccola stampante… curiosi accessori. Il top era l’avo del Game Boy Player su Gamecube: il Super Game Boy era una cartuccia che permetteva di utilizzare i giochi per Game Boy monocromatico sul Super Nintendo, a quattro colori, ricordo che fu molto pubblicizzato in TV.
Chiudo questo brano con alcune strofe di una canzone degli Helloween (gruppo power metal teutonico) che omaggia il Game Boy e Tetris infarcendo il brano The Game Is On con i popolari suoni del puzzle russo.

Have you seen this little toy – When you’re down it gives you joy – You escape reality
Delve into its TV screen – For the rich and for the poor – For the even more secure
Doesn’t matter where you are – Where you go or where you’ve been – Well, there’s still no guarantee
For your virgin mind, you see – Just go on and play the game – You will surely go insane