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Il more of the same è una strategia che viene spesso premiata: i rischi sono inversamente proporzionali alla vastità del pubblico accalappiato in precedenza. Episodes From Liberty City è un disco indirizzato proprio a quei fan che non possono fare a meno di quell’immenso scenario gravido di storie che è appunto Liberty City. Ecco pertanto spiegata la ragion d’essere di The Lost and Damned e di The Ballad of Gay Tony, inizialmente rilasciati in guisa di DLC su Live e successivamente riuniti in un solo disco stand alone (col vantaggio di non necessitare della copia originale di GTA IV); lo spaziotempo è sempre quello vissuto da Niko Bellic (infatti si registrano non poche intersezioni nelle storyline), ma naturalmente le prospettive ora proposte sono inedite e vivono di vita propria. Non vi sono pertanto sostanziali novità nel gameplay, e neanche di marginali a dirla tutta; ci si trova ancora una volta a scorrazzare per le strade, compiere crimini, godere della recitazione di ottimo livello, uscire con gli amici per una bevuta o un torneo a freccette.
Brothers for life, Lost MC!
In The Lost and Damned, primo episodio ad essere pubblicato su Live, il giocatore è calato nelle vesti sudicie e terribilmente fuori moda di un motociclista, Johnny Klebitz. Ebreo che ha rinnegato la sua fede, è un classico uomo di strada che ha nutrito il suo senso d’appartenenza accasandosi al club di motociclisti dei Lost. Come è ormai norma dei protagonisti creati da Rockstar, Johnny ha un codice morale e persino un’ideologia: crede nella lealtà della fratellanza (ovvero dei suoi compagni d’armi, o, per meglio dire, di moto), per la quale sarebbe prontamente disposto a sacrificare la sua vita, se necessario. Una visione delle cose se vogliamo romantica, e che subirà duri colpi dagli eventi raccontati in questo primo spinoff di GTA IV.
Gli sceneggiatori di Rockstar hanno realizzato un’avventura compatta (in meno di otto ore ho portato a termine tutte le quest principali), meno dispersiva rispetto a quella di Niko Bellic (che soffriva di una caduta libera nella parte centrale, per poi riprendersi miracolosamente sul finale), ma anche meno originale; purtroppo Johnny Klebitz non riesce a muoversi al di fuori del cliché dell’uomo duro e spietato ma con dei princìpi, che lo fanno assomigliare immancabilmente ad un eroe che ha smarrito la retta via piuttosto che ad un criminale per scelta. Anche la varietà delle missioni non si distacca molto da quanto già tracciato da GTA IV, nonostante l’occasione fosse ben fertile per fare di meglio (e, in effetti, di meglio è stato fatto con The Ballad of Gay Tony).
Il lavoro di caratterizzazione è invece ottimo (come al solito): il covo dei Lost è un ambiente vivace e attraente, in cui viene voglia di sfidare i fratelli a braccio di ferro o a carte, o semplicemente di spaparanzarsi sul divano a guardare la tv. Le incursioni in giro per la città, fare la festa a quei pezzenti degli Angels Of Death (il club motociclistico rivale), o ancora gareggiare poco sportivamente contro avversari altrettanto poco sportivi, sono insomma la punta di diamante di quanto ha da offrire The Lost and The Damned.
We’re getting Arab money!
Per quanto abbia dei gusti musicali orrendi, Luis Lopez, il protagonista di The Ballad of Gay Tony, è un gran fico e socio fidatissimo di “Gay” Tony Prince (identico a George Michael, per inciso), l’unico personaggio nella storia della città a possedere sia locali etero sia locali gay. Purtroppo Tony ha perso lo scettro di re delle feste che possedeva saldamente prima dell’avvento di Internet, e gli affari sono precipitati con l’attuale crisi economica; ciò gli è causa di continue nevrosi, e di seri grattacapi per Luis, il cui ruolo è fondamentalmente quello di occuparsi degli aspetti più sconvenienti e antipatici del business delle discoteche.
Le primissime tappe della storyline di The Ballad of Gay Tony sono poco esaltanti, perché danno il sospetto che si tratti della solita minestra riscaldata all’inverosimile. In realtà, dopo un paio di missioni, l’episodio in oggetto mostra una personalità spiccata e sfrutta Liberty City a respiro più ampio dei suoi predecessori: ad esempio, il megalomane imprenditore egiziano Yusuf Amir porrà Luis Lopez al centro di imprese spettacolari, che contemplano elicotteri pesantemente armati, yacht di lusso e pacadutismo da uno dei grattacieli più alti della città. Da segnalare una piccola novità: al termine di ogni missione compare una schermata riassuntiva con punteggio circa la prestazione appena offerta; che si tratti di un timido stimolo per la rigiocabilità?
L’atmosfera decisamente allegra che permea l’intero canovaccio fa da contraltare a quanto espresso nelle incarnazioni più recenti di GTA: non ci sono più i fantasmi della guerra patita da Niko, è sparita la cupezza di Johnny, dissolta l’ossessione per la famiglia di CJ; l’episodio è un continuo rimbalzare da una situazione critica all’altra i cui protagonisti sembrano in preda a uno stato d’esaltazione selvaggia (il ricco russo – Ray Bulgarin – che ordina una strage per potersi comprare una squadra di hockey o il già citato Yusuf Amir sono emblematici in tal senso). Persino le nevrosi di Tony appaiono divertenti piuttosto che irritanti, e i continui siparietti cui rende partecipe il nostro protagonista strappano ben più di qualche sorriso.
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