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Come disse il mio primo Direttore, la figa tira più che un carro di buoi. Oppure, per l’occasione, si potrebbe anche parafrasare l’evergreen “Donne e motori, son gioie e dolori”. Rimane il fatto che ieri sera, all’evento organizzato da Sony per il lancio di GT5, di ragazze ce n’era una quantità spropositata. Tutto sembrava girare intorno a loro. All’ingresso, al guardaroba, sui terrazzini, vicino alle postazioni, attorno all’enorme pista di automobiline posizionata al centro della sala. Ovunque. Ed era così esagerata, che quasi riusciva a distrarmi dal motivo per cui mi trovavo lì: quel GT5 che tutti abbiamo atteso quasi quanto Duke Nukem Forever.
Prima che mi si fraintenda, ci tengo a precisare che la serata era organizzata in maniera eccellente, con decine di camerieri, catering deambulante, moltissime postazioni (anche in 3D), maxi schermo, ospiti e tantissima figa; anche se forse di questa ho già parlato. Svariate le persone presenti, tra cui l’amico di The Games Machine Raffo (al secolo Raffaele Sogni), che ogni due per tre veniva fermato da PR e giornalisti assortiti, citato in questa sede non tanto per il suo ruolo quanto per ringraziarlo di alcune segnalazioni relative ad hostess particolarmente maliziose. Bene. Ora, escludendo l’attesa all’ingresso come nelle peggiori discoteche di Caracas e la musica troppo alta che quasi si faceva fatica a parlare, confesso di essere rimasto spiacevolemte colpito dalle voci che giravano per la sala riguardanti l’assenza della promo di GT5 nella busta con i gadget che ci avrebbero consegnato all’uscita, imputabile ad un ritardo nella consegna. Cavoli, ma se in un evento del genere non regali una copia del gioco, quando lo fai? Sarebbe stata una cosa di cui parlare per giorni. E invece, tanto per rimanere in tema, nel sacchetto, oltre alla classica maglietta, c’era un profilattico ritardante “per gli amanti della velocità”, messo lì probabilmente per ricordarti quanto fossero inaccessibili quelle fanciulle dalle natiche perfette che ti guardavano con l’aria di chi ce l’ha d’oro.
Per tornare a bomba su GT5, confesso di non averlo provato. Le postazioni erano molte, ma nelle poche occasioni in cui mi veniva voglia di sedermici, vedevo il vicino sbandare uscendo di pista, con fulminea modifica delle impostazioni vuoi per il cambio automatico, vuoi per eventuali aiuti allo sterzo. Difficile da guidare, quindi… ma a vederlo giocare mi sembrava che le vetture si imbarcassero come la mia vecchia Renault Mégane Scénic, non so se l’avete presente. Insomma, un conto è sbausciare davanti a quelle stangone con i capelli lunghi, un altro conto è farmi guardare da loro mentre sembro un idiota che non sa nemmeno tenere il pad in mano. E che diamine! Dal punto di vista prettamente estetico, tutte erano vestite con fuseau neri e magliette bianche sponsorizzate (a me son sembrate un filino larghe), mentre GT5 mi è parso sotto tono, quasi mediocre, ad esser sincero. L’impressione generale è che sia sempre il solito GT: nulla di più, nulla di meno.
Sulla strada di casa, barcollando per via dell’alcool gratuito e del pensiero di quanti uomini soli, quella sera, si sarebbero fatti le pippe pensando alle standiste, mi sono autoconvinto che il tutto sia stato organizzato per stordire il giornalista e fargli sembrare GT5 più bello di quanto non sia. Ripeto: se proprio volevate arrufianarci, almeno il gioco, cazzo!
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Foto di: boundbunny Gran Turismo 5 esce domani rispetto al giorno in cui sto scrivendo questo articolo, ma è già in vendita in diversi negozi. Fatto noto e facilmente verificabile: alcune grosse catene commerciali se ne fottono dei giorni di lancio programmati dai publisher e iniziano a vendere i prodotti prima dell’uscita effettiva sul mercato. Le loro motivazioni sono barbaramente semplici: fregare la concorrenza. C’è poco da stare a discutere o argomentare sulla questione, e invocare l’etica non serve a nulla, visto che anche i publisher non si lamentano per non creare attriti con i loro spacciatori di fiducia. Il punto di cui vorrei parlare è un altro. Gran Turismo 5 viene venduto prima della data di rilascio, moltissimi lo comprano, perché giustamente anche loro se ne fottono dell’etica e lo vogliono possedere fortissimamente, e su internet iniziano a spuntare le prime recensioni amatoriali, che, sempre giustamente, se ne fottono degli embarghi di Sony. Magari sono scritte dopo mezz’ora di gioco tanto per bruciare gli altri. Magari sono solo il frutto di tesi pregiudiziali covate per anni e che, finalmente, trovano la possibilità di esprimersi, sembrando fondate sul prodotto finito. Comunque non commento la qualità dei suddetti articoli; alcuni sono buoni, altri meno, magari ce ne sono anche alcuni migliori di quelli dei grandi siti specializzati in videogiochi. A essere divertente è il fatto che in questo allegro clima di fottimento generale, gli unici che non possono fottersene sono i membri della cosiddetta stampa specializzata. “È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente… niente!” diceva un citatissimo Humphrey Bogart, senza sapere che cosa sarebbe diventato il giornalismo professionistico ai tempi dei videogiochi. In quella semplice frase, tra le altre cose, era implicitamente citato il diritto del giornalista di dare una notizia quando la incontra, nonostante le rimostranze del potente di turno. Quindi, possiamo chiamare giornalismo il non poter pubblicare una notizia (perché, nonostante tutto, la recensione di un titolo non ancora uscito è una notizia, così come lo è un’anteprima), pur avendola da giorni pronta nel cassetto? E, ancora peggio, perché ai cosiddetti giornalisti viene di fatto impedito di pubblicare notizie che sono già di dominio pubblico? Provate voi, che avete pensato “io mi ribellerei”, a gestire un sito medio-grande specializzato in videogiochi e a non sottostare agli embarghi dei publisher. Poi tornate qui a raccontare se siete stati più invitati agli eventi di presentazione dei giochi e in che tempi vi hanno spedito il materiale per gli articoli (sempre che abbiano continuato a spedirvelo). Il paradosso che si crea è che la stampa specializzata non può fare quello che tutti gli altri possono invece fare: dare notizie, ovvero svolgere il suo ruolo ontologico. È come se a una pasticceria venisse impedito di fare dolci pasquali, ma a una ferramenta no. In questo senso la stampa specializzata diventa quasi un’appendice esterna dei vari reparti marketing dei publisher, che ne gestiscono i tempi come vogliono perché sanno che la tengono per le palle. Ormai di Gran Turismo 5 si sa tutto e tutti ne parlano, tranne i siti più grossi che devono mantenere il riserbo fino allo scadere dell’embargo di Sony. Ovviamente, nel profluvio di scorrettezze che caratterizza la vicenda (questa come molte altre), gli unici che sarebbero accusati di scarsa professionalità nel caso di rottura dell’embargo sono i poveri redattori, insieme ai responsabili del sito di turno che, magari, l’articolo lo hanno scritto una settimana prima (e gli viene pagato pure poco… quando gli viene pagato) e avrebbero tutti i titoli per compiere un atto del genere. Quindi, possiamo continuare a definire giornalisti persone alle quali viene impedito di svolgere il loro compito? Anche se, ammettiamolo, alcuni sono felicissimi di stare sull’attenti ed eseguire gli ordini; tanto gli basta aver giocato al ‘titolone’ di turno in anteprima e aver fatto rosicare i contatti su Facebook. È anche vero che non c’è modo di non eseguirli, a meno di non avere dei lettori coscienti che ti sovvenzionino apposta e che ti permettano di acquistare il materiale autonomamente.
Una delle piste di go kart di Gran Turismo 5 sarà ambientata a Piazza del Campo di Siena. Quella del palio. Ora, se voi foste una media città di una qualsiasi parte del mondo, sareste felicissimi di avere pubblicità gratis in un gioco che venderà milioni di copie a prescindere e i cui si parlerà fino all’uscita del seguito (probabilmente nel 2020). A Siena non lo sono. Anzi, sono incazzatissimi perché un videogioco si sta appropriando impunemente dell’immagine della loro piazza più rappresentativa e delle bandiere delle contrade che partecipano al palio.
Sono proprio queste ultime l’oggetto primo della recriminazione, visto che la loro immagine sarebbe tutelata e ci vorrebbe un’autorizzazione per usarle. Quindi immagino e voglio sperare che ogni giornale del mondo terracqueo che abbia pubblicato, voglia pubblicare o pubblicherà un’immagine del Palio di Siena abbia chiesto l’autorizzazione al Consorzio per la Tutela del Palio di Siena.
Ma forse sono io in errore, perché secondo Anna Carli, la rappresentate del Consorzio che ha rilasciato le sue dichiarazioni al Corriere Fiorentino, il problema principale è di tipo storico: “vista la non attinenza del videogioco con la storia e i riferimenti alla nostra Festa, nello specifico con l’uso delle immagini delle bandiere delle Contrade, non ne avremmo comunque autorizzato l’utilizzo”
La minaccia è chiara: se le bandiere non verranno rimosse, il Consorzio chiederà il ritiro di Gran Turismo 5 dal mercato. Ora… perché non evitarci certe brutte figure con il resto del mondo? Avete mai letto di un Comitato di tutela di Times Square che si lamenta per i videogiochi ambientati a New York e che dichiara di volerne boicottare l’uscita? Come potrebbe Gran Turismo 5, che è un videogioco serissimo ed estremamente realistico, infangare l’immagine di Siena e del palio riproducendo le bandiere delle contrade dove, effettivamente, sono collocate? Ovvero in Piazza del Campo? Ma, soprattutto, perché sputare su tanta bella pubblicità gratuita?
Sinceramente, quella del consorzio mi sembra una posizione da bottegai, che mostra una chiusura estrema e la volontà di proteggersi da non si sa bene quale “offesa”. In effetti, a meno che i piloti dei kart virtuali non si puliscano il culo con i vessilli a fine gara, stento a capire la dimensione e la natura della lesione all’immagine della città che, anzi, in questo modo diverrà ancora più conosciuta. Misteri italiani.
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