define('DISALLOW_FILE_EDIT', true); define('DISALLOW_FILE_MODS', true); programmazone – ArsLudica.org https://arsludica.org Blog e podcast sui videogiochi, l'universo, e tutto quanto Fri, 07 Nov 2014 21:20:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.8 49222165 Orizzonti Lontani https://arsludica.org/2008/05/06/orizzonti-lontani/ https://arsludica.org/2008/05/06/orizzonti-lontani/#comments Tue, 06 May 2008 05:00:47 +0000 http://arsludica.org/?p=1521 Per saperne di più]]> Oggi mi piacerebbe discutere con voi di una tematica piuttosto complicata: quella dei famosi “spazi aperti”.

Sulle riviste e sui forum si discute di quale sia il gioco con gli spazi più ampi o di quale engine sia più capace di fare cosa.

Ma come facciamo a capire quando uno “spazio” è ampio?

In primo luogo cerchiamo di capire la problematica: perchè disegnare uno spazio ampio è un problema?

Per due motivi:

  • Grande quantità di poligoni
  • Grande quantità di materiali
Perchè ho scritto “materiali” e non “texture”? Perchè la texture non è l’unica cosa che appesantisce la pipeline di rendering: anche un semplice cambio di stato la appesantisce.
Possiamo quindi definire un gigantesco quadrato con sopra una texture uno “spazio ampio”?
Dal punto di vista letterale, sì, ovviamente: il quadrato è enorme. Per questo è più corretto utilizzare il termine inglese “Large Environment”, che in sè condensa la grande dimensione dal punto di vista del dato, rispetto al punto di vista visivo.
Purtroppo questo punto è molto difficile da capire, quindi insisterò maggiormente per far capire cosa intendo.
Prendiamo una cartolina qualunque:
Questa è una foto della mia amatissima Champoluc vista dall’alto. Proviamo ad immaginare di dover fare il rendering in tempo reale di questa immagine.
Facciamo finta che ogni casa sia modellata in maniera realistica, con circa 25000 poligoni e 3MB di texture.
Possiamo facilmente intuire che questa scena (solo con le case) prevede circa 1.000.000 poligoni e 120 MB di texture.
Se solo ci fossero le case, la scena sarebbe già abbastanza pesantina. Aggiungiamoci gli alberi (saranno almeno trecento), aggiungiamoci l’illuminazione e il terreno ed ecco che abbiamo una scena che non può essere in alcun modo presentata così com’è alla scheda grafica.
In più consideriamo che, se fosse un gioco, non potrebbe esserci solo questo: appena giriamo la testa dovrà esserci tutto il resto del mondo.
Possiamo quindi già tirare una conclusione: qualunque engine potrebbe mostrare ambienti ricchissimi, se avesse a disposizione un hardware potentissimo.
Quindi: come facciamo a mostrare una scena come quella sopra ad un framerate di (diciamo) 30 fps?
In primo luogo dobbiamo capire cosa significa “30fps”: significa avere circa 32 millisecondi ad ogni frame.
Non molto.
30 fps x 1.000.000 = 30.000.000 di poligoni
Un po’ tanti.
Consideriamo che non abbiamo tutti i millisecondi per noi: c’è anche il gioco in sè che vuole la sua parte.
Ok, possiamo partire a valutare i problemi:

TEXTURES e MATERIALI

Il problema è talmente noto che la soluzione è già stata trovata da quando si fa grafica in tempo reale.
La prima scrematura si fa sulla distanza: perchè usare le texture 2048×2048 quando le case sono così lontante? Basta usare texture 256×256. Facendo così, si riduce drasticamente il tempo di campionamento delle texture.
Questo si chiama “Mipmapping” e non funziona solo sulla lontananza dall’oggetto, ma anche dalla sua posizione rispetto alla camera: più l’oggetto è “di sbieco” più la texture utilizzabile è piccola.
Perfetto, ma questo non basta: una singola casa ha un bel po’ di materiali (il tetto innevato, le finestre, il legno, il muro). Ognuno di questi materiali avrà dei parametri, delle texture e degli stati hardware da settare.
Per ridurre il cambio di stati, possiamo raccogliere per bene tutti gli oggetti col medesimo materiale e disegnarli tutti assieme.
Alcune architetture sono terribilmente più veloci se si riduce il numero di chiamate alla funzione di render, ma passando tanti triangoli: potremmo fare anche così. Questo non è banale per nulla, quindi se decidiamo di farlo, dovremo essere certi che l’architettura sulla quale lavoriamo ci fornisca un boost molto ampio.
Il PC in generale è una di queste architetture, per esempio.

Numero di Primitive

Parlando terra terra, una primitiva è un triangolo. Non è sempre così (OpenGl ad esempio prevede triangoli, punti, linee, quadrati e poligoni), ma possiamo facilmente dire che è così nel 99% dei casi.
La regola principale nel campo della computer grafica è: il modo più veloce per fare una cosa è non farla.
Quindi: qual’è il modo più veloce per disegnare un sacco di triangoli? Risposta: disegnarne pochi.
Ma come possiamo fare? Nella storia ci sono state mille e mille soluzioni. Vediamone qualcuna:
Riduzione del livello di dettaglio: se un oggetto è lontano, possono bastare pochi poligoni per descrivere la sua forma, rispetto a quando è vicino. Ci sono algoritmi che riducono il numero di poligoni in tempo reale (algoritmi “continui”) oppure è possibile utilizzare N modelli 3D prefabbricati, con sempre meno triangoli (algoritmi “discreti”).
Eliminazione degli oggetti fuori dal campo visivo: se un oggetto non è nel campo visivo (frustum) si può evitare di mandarlo in rendering. il controllo si chiama “frustum test” ed in genere si fa per oggetto.
Eliminazione dei triangoli fuori dal campo visivo: questo punto si differenzia dal precedente perchè la precisione scende al triangolo. Tal sorta di test si fa in genere su modelli 3d di grandi dimensioni (come i terreni o gli ambienti), che altrimenti sarebbero sempre in camera e sarebbero sempre disegnati per intero, poiché ben più grandi di quello che la camera può vedere. Per risolvere questo problema ci sono varie soluzioni, come gli OctTree, una struttura dati che consente di partizionare lo spazio e di fare velocemente i conti per decidere “chi è dentro e chi è fuori”, oppure il “Potential Visible Set“, un sistema che divide (in preprocessing) tutto il mondo in blocconi e decide quali oggetti siano visibili nei vari settori. Se un triangolo non è mai visibile, potrebbe essere semplicemente eliminato dalla scena.
Eliminazione dei triangoli coperti da altri triangoli: Il test che si compie, in questo caso si chiama “Occlusion Test” o “Visibility Test”. Un sistema per eseguirlo è utilizzando i “Binary Space Partition Trees”, amati da sempre da Id Software.
Ognuno di questi sistemi (più i mille altri che non ho citato) servono ad evitare di disegnare tutto ciò che non serve, in modo da mandare alla scheda grafica la quantità minore di triangoli (od oggetti) possibile.

Oggetti Ripetuti

Se guardiamo la scena, notiamo che ci sono una quantità troppo elevata di alberi. Da soli, questi alberi, rischiano di prendere interamente tutto il tempo che abbiamo per fare il nostro rendering. Come fare?
Qui abbiamo fondamentalmente due soluzioni, a seconda dell’hardware che abbiamo a disposizione: se l’hardware supporta l’instancing, possiamo mandare un singolo modello 3d di albero, seguito dalle informazioni necessarie per il rendering per ogni albero che vogliamo. Ad esempio, possiamo mandare l’albero e poi cento posizioni diverse, così l’hardware disegnerà questo albero cento volte in queste cento posizioni.

Conclusione

Dopo tutto questo articolo, cosa possiamo dire? Possiamo dire che se un engine non supporta tutte queste feature, allora non supporta gli spazi aperti? No, non possiamo dirlo.
Perchè? Perchè se abbiamo un megaPC pazzesco, con tantissima RAM ed una scheda grafica pazzesca ed immensa, possiamo completamente ignorare tutti i problemi di cui sopra e mandare alla scheda quei 30 milioni di triangoli al secondo, oppure quei gigabyte di texture, tanto il sistema è potente e reggerà il colpo.
Il problema, per i progettisti, è pensare a dei sistemi per far girare questi ambienti su computer esistenti.
Proviamo a pensare a “Grand Theft Auto San Andreas”: non voglio nemmeno immaginare da quanti poligoni e texture sia composto il mondo. Nonostante questo, gira su una PS2 a 30 fps (o 60?). Se tutte queste tecnologie non fossero implementate, non girerebbe mai su una PS2.
Quindi, ora, sapendo questo, poniamoci questo quesito: ha senso chiedere se un engine supporta gli spazi aperti? Viste le migliaia di possibilità dietro questa domanda, io dico di no.
Ha senso, allora, chiedere quanti poligoni e che mole di texture può disegnare un dato engine con un dato PC garantendo i 30 (o 60) fps? Questa domanda ha molto senso, ma capirete bene che non è un equivalente della precedente: se dieci anni fa 500.000 triangoli e 100MB di texture per tutto il mondo potevano essere un “Large Environment”, oggi come oggi questi numeri sono decisamente cambiati.
Quindi, quando vi trovate in una discussione sulla capacità o meno di un engine di disegnare i dannatissimi spazi aperti, cercate sempre di capire con chi state parlando: se è un giornalista o un videogiocatore fanatico del PC, allora molto probabilmente sarà meglio non entrare nemmeno nel discorso 🙂
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