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Cogitare => Scripti => Topic aperto da: Mario Morandi - Marzo 06, 2007, 12:31:40
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Non bastava un commento al post, per questo ho deciso di aprire un topic riguardo all'ultimo articolo di Karat45.
Molta la carne al fuoco, forse troppa. Vedo di andare per punti:
Il divertimento è troppo legato all’identità per poterlo applicare come strumento di giudizio.
Questo lo spunto di partenza.
Ars Ludica | Forum | Archivio
Divertimento
Tuesday, 6 March 2007, 11:17
Chiedete ad un bimbetto se vuole giocare ad un videogioco tratto dall’ultimo film animato uscito al cinema o se vuole cimentarsi in un altro gioco, magari molto più bello, ma per lui più anonimo. Non è un discorso snob: lui probabilmente si divertirà più con il videogioco di Happy Feet o con quello di Naruto piuttosto che con Okami, con Twilight Princess o con Gears of War. Il bambino, non in grado di razionalizzare la sua voglia di giocare convogliandola in un discorso di “gusto”, si affiderà ad un principio di identità costruito attraverso l’esperienza. Visto che ormai l’esperienza infantile è in larga parte formata dai media, la scelta sarà orientata verso ciò che nutre la sua identità, il suo universo psichico… ciò che sente come maggiormente descrittivo di se stesso, in cui può ritrovarsi e con cui può confrontarsi con gli altri bambini che formano la sua “società” di riferimento.
Avrei diverse osservazioni:
- il discorso non vale solo per i bimbetti, e nemmeno per i soli videogames: basta guardare i film che sbancano i botteghini. Ok, Boldi e De Sica sono divertenti ('nsomma) ma non fanno certo grandi film. Però hanno successo.
- E i bimbetti di una volta? In passato avrebbero preferito Mario o Sonic, o altri titoli di alto spessore vidoludico all'ultimo tie-in sfigato. Meno condizionati o condizionati in modo diverso? O eral'industria che allora pensava maggiormente ai più giovani?
Ogni videogioco ha bisogno di una fase di preidentificazione per poter diventare appetibile. Una vera e propria aspettativa del divertimento determinata da fattori vari e mutevoli nel tempo.
E qui non c'è nulla da eccepire.
In questo senso il “divertimento” è un fattore di giudizio fuorviante e soggetto a fluttuazioni incontrollabili. Volerlo rendere centrale è l’errore tipico di chi, mancando di mezzi di lettura e di analisi, sceglie di affidarsi soltanto a se stesso per definire qualcosa che andrebbe sempre esposta in modo più generale.
D'accordo. Come si ottengono mezzi di lettura e analisi?
Non so voi, ma secondo me si ottengono solo giocando. Giocando, giocando e giocando, finché non si otterrà prima una consapevolezza personale (quindi è fondamentale conoscere i propri gusti, anche se appunto il gusto non deve diventare fattore di giudizio) e in seguito una visione più ampia ed universale.
Credo che quindi una rivista di videogames o qualunque altra realtà editoriale debba comunque spronare il videogiocatore a capire che cosa è meglio per lui, senza indirizzarlo verso i cosidetti "titoloni" che in realtà non è detto che vadano bene per tutti.
Vedi Gears of War: è giusto e sacrosanto che una ragazza lo snobbi, per dire.
Dopodiché, se il lettore è sufficientemente interessato al videogioco come fenomeno culturale e non solo come mezzo di intrattenimento dovrà fare un percorso ulteriore, di lettura, di analisi, e soprattutto di autocritica.
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Riprendo il mio commento:
Trovo che il discorso di Karat sia giusto fino ad un certo punto. Lui afferma: il “divertimento” è un fattore di giudizio fuorviante e soggetto a fluttuazioni incontrollabili
Ciò è indiscutibilmente vero, ma è anche vero che il “divertimento” viene studiato, analizzato e sintetizzato nel design di un gioco. In altre parole, il parametro di giudizio “divertimento” andrebbe tagliato fuori qualora fosse un elemento del tutto casuale che si manifesta durante l’esperienza ludica, non quando viene altresì “acceso” mediante opportuni “interruttori”.
Il discorso di Matteo, l’esempio dei bambini che si appassionano ad Happy Feet piuttosto che ad Okami, il fissato dei picchiaduro, sono tutti appartenenti ad una categoria: fette di mercato. Mercati differenti, divertimenti differenti. Ergo, se una cosa è costruita per una determinata utenza, e funziona per essa, evidentemente non è aleatoria.
Riporto qui le parole - che ritengo piuttosto azzeccate - di Francesco Serino, Game Republic: [solito esempio di niubbo dei viggì che si prende un wii e ci si diverte, assieme al resto della famiglia] Ed è proprio questo che intendevo quando cercavo di gettare l'acqua sul fuoco, quando dicevo che la rivoluzione ci sarà, ma probabilmente non sarà alla nostra portata.
E aggiungo che secondo me la soluzione non sta nell'eliminare il parametro "divertimento" tout court, né ridimensionarlo, bensì risiede nella contestualizzazione dello stesso. E qui mi riaggancio ad una polemica successa qualche tempo fa su tgmol, in cui un lettore lamentava la mancanza di un giudizio "serio" nei confronti di simulatori di navi e di treni da parte del redattore di turno. Ecco, l'esempio calza a pennello: il redattore non ha contestualizzato né il divertimento, né il prodotto, andando quindi a scrivere una recensione vagamente "tecnica" e affibbiando voti bassi ai titoli in esame.
Per farla breve, trovo che andrebbe applicato un certo relativismo anche nel mondo dei videogiochi, perché è diventato tanto stratificato, complesso ed eterogeneo da non essere più interpretabile da una sola persona (la quale, per forza di cose, è in grado di coprire uno "spettro" limitato di esperienze) e mediante un solo modello (che molte riviste si ostinano a riproporre ancora oggi).
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Risponderò postando nei prossimi giorni una recensione di Another World "divertimento free".
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Concordo con l'emacchio.
Come tanti qui dentro sognavo vagamente di fare il recensore di giochi (poi di fronte all'opportunità di AL mi sono tirato indietro, ma questa è un'altra storia...). Ebbene, nei miei film mentali, sempre dattagliatissimi, andavo sempre a cozzare contro lo scoglio dei "generi no": è inutile, un RTS non saprei mai capirlo e sviscerarlo a dovere, sono troppo allergico. Eppure il redattore attuale è considerato un factotum che può recensire qualunque cosa nel modo che crede (es. dinanzi a un brutto gioco tattico, pavoneggiarsi della propria CPU superperformante o in un'anteprima dedicare un box alla difesa sperticata del proprio gruppetto metal in mutande pelose preferito).
Mbof.
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Concordo con l'emacchio.
Come tanti qui dentro sognavo vagamente di fare il recensore di giochi (poi di fronte all'opportunità di AL mi sono tirato indietro, ma questa è un'altra storia...). Ebbene, nei miei film mentali, sempre dattagliatissimi, andavo sempre a cozzare contro lo scoglio dei "generi no": è inutile, un RTS non saprei mai capirlo e sviscerarlo a dovere, sono troppo allergico. Eppure il redattore attuale è considerato un factotum che può recensire qualunque cosa nel modo che crede (es. dinanzi a un brutto gioco tattico, pavoneggiarsi della propria CPU superperformante o in un'anteprima dedicare un box alla difesa sperticata del proprio gruppetto metal in mutande pelose preferito).
Mbof.
Più che altro le redazioni non possono più permettersi persone specializzate. Quindi anche se nessuno conosce i simulatori di sottomarini, qualcuno deve pur recensirli...
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Più che altro le redazioni non possono più permettersi persone specializzate. Quindi anche se nessuno conosce i simulatori di sottomarini, qualcuno deve pur recensirli...
E allora è il modello che è sbagliato. E quindi, benvenuti i forum, benvenuti i progetti come Ars Ludica.
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Benvenuta la cultura collettiva e gratuita.
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In effetti generi estremamente tecnici come i vari simulatori o anche gli strategici di alto livello vengono giudicati meglio dai siti di appassionati rispetto ai siti generalisti... diciamocela tutta: quale rivista o portale ha fatto una buona recensione di Flight Simulator X? e di Europa Universalis III?
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Infatti sono dell'idea che il fattore divertimento non vada escluso.
Bisogna semplicemente essere sinceri:
"Se non siete degli appassionati del genere questo titolo potrà ammazzarvi di noia":
;D
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Karat, sottoscrivi nuovamente ciò che pensi in quest'ambito?
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assolutamente, perché?
Continuo a credere che il divertimento dovrebbe essere eliminato dalle recensioni.
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Perché volevo utilizzare il tuo articolo come base per alcuni ragionamenti :sisi:
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Fai pure, è sotto licenza creative commons ;D
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In effetti generi estremamente tecnici come i vari simulatori o anche gli strategici di alto livello vengono giudicati meglio dai siti di appassionati rispetto ai siti generalisti... diciamocela tutta: quale rivista o portale ha fatto una buona recensione di Flight Simulator X? e di Europa Universalis III?
Si chiamano per l'appunto generi di nicchia. Secondo molti esperti di intrattenimento, questo è il futuro dell'economia applicata allo svago. Il sistema generalista non si regge, meglio un prodotto che soddisfi 100.000 appassionati sicuri e che costi 100 che uno che punto a 10.000.000 di persone e costi 10.000. In realtà il discorso non viene applicato solo al discorso economico ma anche all'incapacità di convogliare contenuti interessanti per tutta la massa amorfa di persone.
Effettivamente è l'unico modo in cui si spiegano fenomeni in controtendenza rispetto al resto della GI: i browser game commerciali (sempre di più), i giochi indipendenti di nicchia (alcuni anche relativamente costosi, come quelli si Spidweb o quelli pubblicati da Matrix Games, Paradox, Shrapnel Games, etc..). Sti giochi costano pochissimo, soddisfano pochissimi appassionati ma nonostante tutto di solito incassano anche più di un gioco nella media... O anche più di Crysis se è per questo!
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Bisogna semplicemente essere sinceri:
"Se non siete degli appassionati del genere questo titolo potrà ammazzarvi di noia":
Francamente, leggo riviste e siti da tanti anni e questa è la frase che ho letto di più in vita mia.
Credo che a volte le recensioni toppino, ma non così tante volte... (poi, dipende da sito a sito)
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Bisogna semplicemente essere sinceri:
"Se non siete degli appassionati del genere questo titolo potrà ammazzarvi di noia":
Francamente, leggo riviste e siti da tanti anni e questa è la frase che ho letto di più in vita mia.
Credo che a volte le recensioni toppino, ma non così tante volte... (poi, dipende da sito a sito)
Secondo me è giusto dire ciò, come dire, ad esempio: "Prince of Persia non è un gioco per chi ama giocare". Poi la valutazione in sé, fatte le dovute premesse deve però essere indipendente da quanto l'appeal del gioco è "massificabile". Uno scrive una recensione (anche quando non fa critica), mica un'analisi di marketing.
Il problema è forse l'opposto, il recensore che non solo è fondamentalmente incompetente, ma in qualche modo se ne vanta, senza nemmeno fare una sommaria ricerca su quali siano i temi che stanno a cuore ad un appassionato del genere. Perché spesso quella premessa che tu citi è foriera di un voto tra la sufficienza e la medicrità.
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Sono nuovo e per questo forse il mio giudizio potrebbe non interessare a tutti, ma il tipo di discussione mi ha incuriosito e tirato fuori pensieri che vorrei venissero conosciuti da chi di videogiochi sembra viverci, cioè voi tutti.
Quest'ultimo Natale l'ho passato con i miei parenti, niente di nuovo se non che per la prima volta mi sono ritrovato a giocare con Bee Movie (formato Pc). Ispirato al cartone uscito nei cinema, questo gioco (secondo la pegi adatto a bambini da 1 anno in su) presenta diversi scenari da affrontare in vario modo, mostrando una giocabilità di certo non lineare. Non voglio scrivere un recensione del gioco, ma sottolineare l'importanza del giudizio altrui, il famoso punto di vista. Bee Movie mi ha incastrato e divertito per un'ora buona, ma ha braccato me e soltanto me. Ora se io dovessi valutare il gioco, direi che si tratta di un ottimo passatempo senza troppe pretese, ma non ne consiglierei mai l'acquisto a chi vive di Gears of War, anche se non ci vedrei nulla di male. Quando si scrive una recensione è vero che si tiene conto di chi la leggerà, ma è impossibile tirarsi fuori dalle proprie impressioni ed analizzare un videogioco oggettivamente.
Il discorso della critica, analisi è vecchio di secoli ed ha interessato discipline per noi indispensabili come la storia, la geografia e compagnia bella. Tirare fuori il "divertimento" dalla recensione è un errore.
Un bambino è un videogiocatore più piccolo di noi con le sue esigenze, che concordo pienamente con chi ha scritto "Divertimento", molto spesso sono legate al suo desiderio di conformarsi alla moda del momento. Ma rimane pur sempre un videogiocatore che merita una recensione. A questo punto qual'è il ruolo del redattore. Deve essere oggettivo, ma non riuscirà mai ad esserlo, deve escludere il divertimento per i più grandi e inserirlo per i più piccini, deve essere se stesso, ma anche no.
Il punto è che chi scrive deve dirci per quanto possibile, chi è, che legami ha con i videogiochi, che passioni ha, da dove prende informazioni e consigli, da chi si fà influenzare, dove e quando gioca...se possibile deve anche renderci note le analisi del sangue, gli orientamenti politici e come si alimenta.
Scherzi a parte, e detto in altre parole, se come ha scritto Karat45 noi prima di acquistare ci immedesimiano nel protagonista, perchè non possiamo fare lo stesso passo verso chi giudica il videogioco a cui aspiriamo.
Leggendo in giro ho potuto leggere recensioni e critiche troppo personali, che rendevano necessaria la conoscenza di chi le scriveva. E' inutile dire che Resident Evil 4 fa cagare perchè non ci sono i zombi che si smembrano o che Little Big Planet è una trovata commerciale, senza poi sapere o prendere in considerazione che quello che ha scritto quest'ultima affermazione stura i cessi con i pupazzi. Questo, e qui chiudo, è per dire che chi legge deve usare la testa e deve avere il dovere e l'onere di conoscere, ripeto per quanto possibile, chi scrive. Usare la testa prima di tutto, ma anche questa è storia vecchia...
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Sono nuovo e per questo forse il mio giudizio potrebbe non interessare a tutti, ma il tipo di discussione mi ha incuriosito e tirato fuori pensieri che vorrei venissero conosciuti da chi di videogiochi sembra viverci, cioè voi tutti.
Quest'ultimo Natale l'ho passato con i miei parenti, niente di nuovo se non che per la prima volta mi sono ritrovato a giocare con Bee Movie (formato Pc). Ispirato al cartone uscito nei cinema, questo gioco (secondo la pegi adatto a bambini da 1 anno in su) presenta diversi scenari da affrontare in vario modo, mostrando una giocabilità di certo non lineare. Non voglio scrivere un recensione del gioco, ma sottolineare l'importanza del giudizio altrui, il famoso punto di vista. Bee Movie mi ha incastrato e divertito per un'ora buona, ma ha braccato me e soltanto me. Ora se io dovessi valutare il gioco, direi che si tratta di un ottimo passatempo senza troppe pretese, ma non ne consiglierei mai l'acquisto a chi vive di Gears of War, anche se non ci vedrei nulla di male. Quando si scrive una recensione è vero che si tiene conto di chi la leggerà, ma è impossibile tirarsi fuori dalle proprie impressioni ed analizzare un videogioco oggettivamente.
Il discorso della critica, analisi è vecchio di secoli ed ha interessato discipline per noi indispensabili come la storia, la geografia e compagnia bella. Tirare fuori il "divertimento" dalla recensione è un errore.
Un bambino è un videogiocatore più piccolo di noi con le sue esigenze, che concordo pienamente con chi ha scritto "Divertimento", molto spesso sono legate al suo desiderio di conformarsi alla moda del momento. Ma rimane pur sempre un videogiocatore che merita una recensione. A questo punto qual'è il ruolo del redattore. Deve essere oggettivo, ma non riuscirà mai ad esserlo, deve escludere il divertimento per i più grandi e inserirlo per i più piccini, deve essere se stesso, ma anche no.
Il punto è che chi scrive deve dirci per quanto possibile, chi è, che legami ha con i videogiochi, che passioni ha, da dove prende informazioni e consigli, da chi si fà influenzare, dove e quando gioca...se possibile deve anche renderci note le analisi del sangue, gli orientamenti politici e come si alimenta.
Scherzi a parte, e detto in altre parole, se come ha scritto Karat45 noi prima di acquistare ci immedesimiano nel protagonista, perchè non possiamo fare lo stesso passo verso chi giudica il videogioco a cui aspiriamo.
Leggendo in giro ho potuto leggere recensioni e critiche troppo personali, che rendevano necessaria la conoscenza di chi le scriveva. E' inutile dire che Resident Evil 4 fa cagare perchè non ci sono i zombi che si smembrano o che Little Big Planet è una trovata commerciale, senza poi sapere o prendere in considerazione che quello che ha scritto quest'ultima affermazione stura i cessi con i pupazzi. Questo, e qui chiudo, è per dire che chi legge deve usare la testa e deve avere il dovere e l'onere di conoscere, ripeto per quanto possibile, chi scrive. Usare la testa prima di tutto, ma anche questa è storia vecchia...
Ti immagini se dovessimo conoscere tutti quelli che scrivono recensioni in ogni campo? Ci va già bene se riusciamo a tenere a mente chi sono i proprietari dei quotidiani nazionali.
Non pensi che ci ptorebbero essere recensioni anche più obiettive, nel senso che permettono alla maggior parte delle persone di farsi un'idea del gioco. Conta i lettori hanno a disposizione demo, video, immagini, valanghe di commenti di chi ci ha giocato prima di loro...
La questione cambia per i bambini, ma questi non sono adulti e responsabili, chi li guida si dovrebbe occupare per loro dei videogiochi che gli propone, anche in base alla difficoltà che questi presentano.
Poi vediamo un po' i gusti personali. Se io dico che un'ambientazione fantasy è splendida in un dato gdr, ma a te il fantasy non piace, non ti serve sapere quanto io ne sia fanatico. Viceversa potrai scoprire che questa data ambientazione cura nel dettaglio certi aspetti che anche tu da appassionato del fantasy ritieni importanti, e allora ci troveremo sulla setssa linea.
Non so bene se ho risposto alle tue domande :)
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Ti immagini se dovessimo conoscere tutti quelli che scrivono recensioni in ogni campo? Ci va già bene se riusciamo a tenere a mente chi sono i proprietari dei quotidiani nazionali.
Non pensi che ci ptorebbero essere recensioni anche più obiettive, nel senso che permettono alla maggior parte delle persone di farsi un'idea del gioco. Conta i lettori hanno a disposizione demo, video, immagini, valanghe di commenti di chi ci ha giocato prima di loro...
La questione cambia per i bambini, ma questi non sono adulti e responsabili, chi li guida si dovrebbe occupare per loro dei videogiochi che gli propone, anche in base alla difficoltà che questi presentano.
Poi vediamo un po' i gusti personali. Se io dico che un'ambientazione fantasy è splendida in un dato gdr, ma a te il fantasy non piace, non ti serve sapere quanto io ne sia fanatico. Viceversa potrai scoprire che questa data ambientazione cura nel dettaglio certi aspetti che anche tu da appassionato del fantasy ritieni importanti, e allora ci troveremo sulla setssa linea.
Non so bene se ho risposto alle tue domande :)
Grazie prima di tutto della risposta. Mi ha fatto molto piacere che tu abbia letto con attenzione quello che ho scritto, anche perchè così posso confrontarmi e se possibile migliorarmi.
Non concordo pienamente con la prima questione. Cercare di capire chi scrive, ripeto ancora per quanto possibile data la distanza ed altri fattori, è un esercizio mentale che andrebbe fatto (senza rompersi la testa) per evitare di essere influenzati da chi in quel momento sembra avere più autorità di te nel giudicare un gioco, solo perchè redattore. Mi ricordo una recensione di Animal Crossing per Gamecube in cui il redattore, entusiasta del titolo, esoratva chi era interessato ad acquistare il suddetto gioco, fino a che non si era compresa la sua vera essenza, che a quanto pare egli stesso aveva compreso. Ma sulla base di cosa egli aveva scoperto la vera essenza e in oltre quanto il redattore in questione era convinto che chiunque giocando l'avrebbe recepita nella sua stessa maniera?
Lo so forse sto esagerando, e applicando alla regola l'analisi di un testo come ci viene insegnato all'Università (dove anche l'imparzialità di un Manuale viene discussa), ma la questione mi ha stimolato molto. Tirare fuori il divertimento dall'elenco dei parametri è una responsabilità di chi scrive, ed è una missione soggettiva.
Concordo invece con il secondo punto se per obiettiva intendi una recensione che corrisponda ad un elenco di ciò che troviamo o meno nel gioco. Questo è il tipo di approccio che ancora preferisco per i miei acquisti ma spesso mi vincola nelle scelte perchè non mi allontana dai miei gusti.
Le mie considerazioni nascono da delle recensioni apparse su Babel (e qui esco allo scoperto) in cui più che ad un'analisi mi sembrava di assistere ad uno sfoggio di impressioni personalissime e di bravura nello scrivere. Su questo Forum poi ho assistito ad una esaltazione di questi redattori (che ammiro non fraintendermi) quasi fossero i depositari della verità. Le doti ed i talenti erano, dal mio punto di vista, indiscutibili ma ho visto da parte loro un eccessivo atto denigratorio nei confronti di molti videogiochi partendo da considerazioni, ripeto, personali. A quel punto di fronte ad analisi così spregiudicate è giusto avvertire il lettore che è forse bene non seguire alla lettera degli sfoghi che potrebbero sembrare personali, ecco che da qui si riallaccia il mio discorso sulla comprensione di chi scrive. Non credere impossibile il senso di frustrazione che potrebbe provare chi si ritrova da poco nel mondo dei videogiochi e con una copia di Babel sul "monitor". Questo senso l'ho provato io molte volte quando leggevo le recensioni di Musica (allegato di Repubblica) sulle ultime uscite in fatto di cd. Mi ripetevo..."possibile non capisco un cazzo?"..."ma, avranno ragione loro, sono redattori se non lo sanno loro"...
Questo se da una parte mi ha spinto ad ascoltare brani poco conosciuti che poi mi sono piaciuti, dall'altra parte mi ha sempre chiuso i desideri più remoti che magari erano legati a musicisti più "commerciali".
Così potrebbe accadere nei videogiochi...Molti penserebbero..."ma a me Animal Crossing fa schifo, però se dicono che è bello dovrebbe pur piacermi prima o poi"...
Credi non sia possibile?
Pienamente daccordo con il punto legato ai bambini.
In ultima analisi, riassumendo, credo che quando intraprendi una strada personale (eliminare o meno un parametro), è giusto dare la possibilità a chi ti segue, di conoscerti...
Ok, Ok, basta...qui a Roma si dice...scopa di più.... ;
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Aggiustato quote.
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Ti immagini se dovessimo conoscere tutti quelli che scrivono recensioni in ogni campo? Ci va già bene se riusciamo a tenere a mente chi sono i proprietari dei quotidiani nazionali.
Non pensi che ci ptorebbero essere recensioni anche più obiettive, nel senso che permettono alla maggior parte delle persone di farsi un'idea del gioco. Conta i lettori hanno a disposizione demo, video, immagini, valanghe di commenti di chi ci ha giocato prima di loro...
La questione cambia per i bambini, ma questi non sono adulti e responsabili, chi li guida si dovrebbe occupare per loro dei videogiochi che gli propone, anche in base alla difficoltà che questi presentano.
Poi vediamo un po' i gusti personali. Se io dico che un'ambientazione fantasy è splendida in un dato gdr, ma a te il fantasy non piace, non ti serve sapere quanto io ne sia fanatico. Viceversa potrai scoprire che questa data ambientazione cura nel dettaglio certi aspetti che anche tu da appassionato del fantasy ritieni importanti, e allora ci troveremo sulla setssa linea.
Non so bene se ho risposto alle tue domande :)
Grazie prima di tutto della risposta. Mi ha fatto molto piacere che tu abbia letto con attenzione quello che ho scritto, anche perchè così posso confrontarmi e se possibile migliorarmi.
Non concordo pienamente con la prima questione. Cercare di capire chi scrive, ripeto ancora per quanto possibile data la distanza ed altri fattori, è un esercizio mentale che andrebbe fatto (senza rompersi la testa) per evitare di essere influenzati da chi in quel momento sembra avere più autorità di te nel giudicare un gioco, solo perchè redattore. Mi ricordo una recensione di Animal Crossing per Gamecube in cui il redattore, entusiasta del titolo, esoratva chi era interessato ad acquistare il suddetto gioco, fino a che non si era compresa la sua vera essenza, che a quanto pare egli stesso aveva compreso. Ma sulla base di cosa egli aveva scoperto la vera essenza e in oltre quanto il redattore in questione era convinto che chiunque giocando l'avrebbe recepita nella sua stessa maniera?
Lo so forse sto esagerando, e applicando alla regola l'analisi di un testo come ci viene insegnato all'Università (dove anche l'imparzialità di un Manuale viene discussa), ma la questione mi ha stimolato molto. Tirare fuori il divertimento dall'elenco dei parametri è una responsabilità di chi scrive, ed è una missione soggettiva.
Concordo invece con il secondo punto se per obiettiva intendi una recensione che corrisponda ad un elenco di ciò che troviamo o meno nel gioco. Questo è il tipo di approccio che ancora preferisco per i miei acquisti ma spesso mi vincola nelle scelte perchè non mi allontana dai miei gusti.
Le mie considerazioni nascono da delle recensioni apparse su Babel (e qui esco allo scoperto) in cui più che ad un'analisi mi sembrava di assistere ad uno sfoggio di impressioni personalissime e di bravura nello scrivere. Su questo Forum poi ho assistito ad una esaltazione di questi redattori (che ammiro non fraintendermi) quasi fossero i depositari della verità. Le doti ed i talenti erano, dal mio punto di vista, indiscutibili ma ho visto da parte loro un eccessivo atto denigratorio nei confronti di molti videogiochi partendo da considerazioni, ripeto, personali. A quel punto di fronte ad analisi così spregiudicate è giusto avvertire il lettore che è forse bene non seguire alla lettera degli sfoghi che potrebbero sembrare personali, ecco che da qui si riallaccia il mio discorso sulla comprensione di chi scrive. Non credere impossibile il senso di frustrazione che potrebbe provare chi si ritrova da poco nel mondo dei videogiochi e con una copia di Babel sul "monitor". Questo senso l'ho provato io molte volte quando leggevo le recensioni di Musica (allegato di Repubblica) sulle ultime uscite in fatto di cd. Mi ripetevo..."possibile non capisco un cazzo?"..."ma, avranno ragione loro, sono redattori se non lo sanno loro"...
Questo se da una parte mi ha spinto ad ascoltare brani poco conosciuti che poi mi sono piaciuti, dall'altra parte mi ha sempre chiuso i desideri più remoti che magari erano legati a musicisti più "commerciali".
Così potrebbe accadere nei videogiochi...Molti penserebbero..."ma a me Animal Crossing fa schifo, però se dicono che è bello dovrebbe pur piacermi prima o poi"...
Credi non sia possibile?
Pienamente daccordo con il punto legato ai bambini.
In ultima analisi, riassumendo, credo che quando intraprendi una strada personale (eliminare o meno un parametro), è giusto dare la possibilità a chi ti segue, di conoscerti...
Ok, Ok, basta...qui a Roma si dice...scopa di più.... ;
Non avendo mai letto un numero di Babel, non so cosa combinino. Ma ho capito di cosa parli.
Proviamo a vederla un po' così: ci sono recensioni più informative - divulgative nel senso migliore del termine - e ci sono articoli d'opinione, spesso presentati forse a torto come recensioni.
Consideriamo inoltre che c'è una pessima abitudine, diffusa in giro nel modno, che è quella di parlarsi addosso, specialmente se il formato su cui si scrive è libero, cioè non deve rispondere a interessi commerciali.
Capisci cosa voglio dire? Un'informazione perfetta non esiste. Seguendo molti articoli di uno stesso redattore finirai per capire un po' come la pensa, perchè non ne farà certo un mistero. Puoi anche leggerlo solo per comse scrive in italiano e pensare che in quanto a meccaniche dei giochi, non è poi un gran analista.
Noterai che se viene stipendiato è costretto spesso a tirarsi "fuori" dal pezzo, perché notoriamente a chi paga non interessa nulla delle divagazioni personali del recensore, a meno che non sia un opinionista accreditato presso migliaia di fedeli lettori.
Questo generalizzando e senza riferimenti precisi, ne trovi comunque ovunque. Parliamo un po' per macro-tipi.
Sono sfumature dell'informazione e forse, la cosa più importante è capire quali sono le regole o l'indirizzo, o l'etica o la filosofia del contenitore, più che di chi scrive i contenuti.
Ok, facciamo un esempio. AL è molto libera, nei limiti del possibile, non è che uno scrive vaccate a caso. Come puoi vedere ha una sua piega e protende verso certi tipi di analisi o a privilegiare un approccio al divertimento di un certo tipo, non giusto o sbagliato, ma personale del blog.
Se leggi Multiplayer.it, lo dico solo perché lo conosco bene, capirai che ci sono direttive commerciali legati al target, che è quello che lo fa campare, al quale sono mirate anche le pubblicità. Non troverai lì uno speciale sul cinema di Antonioni, o tre pagine di analisi sulla necessità della sfida all'interno di un videogioco.
Va da se che quello che un redattore può scrivere su AL, è diverso da quello ceh potrà scrivere su Multiplayer.it
Spero di esseri stato utile.
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Eliminare il divertimento dall'equazione, ma che scherziamo?
Il divertimento è il risultato di precise scelte di design.
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IMHO questa è una visione troppo riduttiva del media.
Il divertimento è un elemento dell'equazione, io parlerei più di interessare o coinvolgere, piuttosto che divertire.
Un VG che faccia pensare, secondo me, non sarebbe molto peggio di uno che faccia semplicemente divertire.
E, no, non è possibile fare le due cose insieme, senza scadere nella superficialità dei messaggi.
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Un VG che faccia pensare, secondo me, non sarebbe molto peggio di uno che faccia semplicemente divertire.
E, no, non è possibile fare le due cose insieme, senza scadere nella superficialità dei messaggi.
perchè? :mah:
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Far Cry 2 fa pensare.
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Un VG che faccia pensare, secondo me, non sarebbe molto peggio di uno che faccia semplicemente divertire.
E, no, non è possibile fare le due cose insieme, senza scadere nella superficialità dei messaggi.
perchè? :mah:
Perché se devi far divertire devi stupire, se devi stupire non puoi seriamente riportare dei messaggi complessi. Al massimo puoi imbonire.
Capiamoci, sono sicuro che molti sosterrano che un Ghost in the Shell ed un Metal Gear Solid contengono un sacco di elementi di riflessione. Certamente, se consideriamo le pippe mentali pieni di paroloni e metafisica spicciola (che spesso si autocontraddice) un elemento di riflessione e non un'insulto all'intelligenza della razza umana. Specifico: a me i suddetti titoli piacciono, ma non riesco a prenderli sul serio, perché nascono per intrattenere e solo secondariamente per comunicare qualcosa che non sia il prendersi sul serio dei loro autori.
Certo, poi se analizziamo Far Cry 2 e portiamo le meta-interpretazioni all'estremo, ci potremmo anche vedere la dimostrazione della ragione della vita dell'universo, il problema è che, a volte, le cose vanno dette, non lasciate all'interpretazione di fanboy che spesso hanno il cervello di una Medusa.
Un esempio per tutti Le innumerevoli chiavi di lettura di tutti questi presunti geniali giochi Giapponesi, dove spesso c'è una storia pretenziosa e spezzettata ad arte per non rivelare una pochezza d'idee, di sviluppo dei personaggi e una generale incapacità di pianificazione a lungo termine di una storia che se messa nuda e cruda davanti allo spettatore sarebbe deleteria. Allora prendiamoci sul serio e facciamo finta che si tratti di temi elevati, che Aeris non sia un semplice stereotipo da masturbatore folle nipponico e che l'interpretazione dell'incoerenza a posteriori e dopo un successo di pubblico basti a giustificare un gioco che fa pensare. E' la tattica di Lynch: faccio film così incoerenti e senza senso che chi pensa di essere un genio non potrà che apprezzarli, alla luce del fatto che la maggior parte della gente se ne va schifata a metà proiezione perché quello che faccio non ha spesso alcun senso.
Per comunicare un messaggio bisogna renderlo chiaro ed interpretabile senza ambiguità da chi ti ascolta, metterci esplosioni, level up e un design volto ad intrattenere ti impedisce di toccare certi temi. Esistono tanti giochi che ti fanno vedere situazioni particolari, non ne esiste nessuno che ti parli di esse. Te ne accorgi anche dalla pochezza dei temi e delle situazioni. Questa è la cosa che, sinceramente, disprezzo di più del media videoludico: l'incapacità di utilizzare le sue reali potenzialità di comunicazione.
Mai visto un gioco che parli di amore, o che ti permetta di vivere situazioni veramente drammatiche e coinvolgenti. No i pianti da checcha perché muore il tuo personaggio preferito dopo 60 ore di gioco non valgono, sono solo la sublimazione di una superficialità rampante che ti tira dentro i suoi schemi semplicistici.
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Un VG che faccia pensare, secondo me, non sarebbe molto peggio di uno che faccia semplicemente divertire.
E, no, non è possibile fare le due cose insieme, senza scadere nella superficialità dei messaggi.
perchè? :mah:
Perché se devi far divertire devi stupire, se devi stupire non puoi seriamente riportare dei messaggi complessi. Al massimo puoi imbonire.
non vedo perché. (né perché per divertire si debba stupire, né perché non si possa contemporaneamente affrontare temi seri)
Capiamoci, sono sicuro che molti sosterrano che un Ghost in the Shell ed un Metal Gear Solid contengono un sacco di elementi di riflessione. Certamente, se consideriamo le pippe mentali pieni di paroloni e metafisica spicciola (che spesso si autocontraddice) un elemento di riflessione e non un'insulto all'intelligenza della razza umana. Specifico: a me i suddetti titoli piacciono, ma non riesco a prenderli sul serio, perché nascono per intrattenere e solo secondariamente per comunicare qualcosa che non sia il prendersi sul serio dei loro autori.
MGS non l'ho mai toccato nemmeno con un bastone, ma da quello che ho visto e letto dubito che possa far "pensare" chi ha superato i 14... però potrei sbagliarmi, visto che ne ho solo una conoscenza indiretta. con GitS immagino ti riferisca ai manga/anime/film - non mi risulta ne abbiano fatto dei viggì - ma non saprei allo stesso modo, ché li vidi anni fa e abbastanza distrattamente. (sono poco mainstream, lo so)
Certo, poi se analizziamo Far Cry 2 e portiamo le meta-interpretazioni all'estremo, ci potremmo anche vedere la dimostrazione della ragione della vita dell'universo, il problema è che, a volte, le cose vanno dette, non lasciate all'interpretazione di fanboy che spesso hanno il cervello di una Medusa.
mah, se il messaggio era nelle intenzioni di chi ha creato il gioco può anche essere etereo e implicito. il problema si presenta quando il messaggio non è mai stato nelle intenzioni degli autori.
Un esempio per tutti Le innumerevoli chiavi di lettura di tutti questi presunti geniali giochi Giapponesi, dove spesso c'è una storia pretenziosa e spezzettata ad arte per non rivelare una pochezza d'idee, di sviluppo dei personaggi e una generale incapacità di pianificazione a lungo termine di una storia che se messa nuda e cruda davanti allo spettatore sarebbe deleteria. Allora prendiamoci sul serio e facciamo finta che si tratti di temi elevati, che Aeris non sia un semplice stereotipo da masturbatore folle nipponico e che l'interpretazione dell'incoerenza a posteriori e dopo un successo di pubblico basti a giustificare un gioco che fa pensare. E' la tattica di Lynch: faccio film così incoerenti e senza senso che chi pensa di essere un genio non potrà che apprezzarli, alla luce del fatto che la maggior parte della gente se ne va schifata a metà proiezione perché quello che faccio non ha spesso alcun senso.
azz, mi stavi andando bene fino al buon lynch... :asd:
Per comunicare un messaggio bisogna renderlo chiaro ed interpretabile senza ambiguità da chi ti ascolta
mah, direi proprio di no. anzi. se è vero che l'esposizione deve rientrare in determinati parametri di comprensibilità (cercare un messaggio in un film di lynch è sbagliato, perchè il messaggio - almeno da un punto di vista convenzionale - semplicemente non c'è), non è possibile che sia interpretabile senza ambiguità - soprattutto se il messaggio è complesso.
se i buoni sono buoni e i cattivi son cattivi, il mondo è o bianco o nero, il messaggio sarà rassicurante ma difficlmente complesso e aderente alla realtà di una situazione che vuole (vorrebbe) descrivere. call of duty da un lato non ha la struttura narrativa adatta a mostrare un eventuale dilemma dei soldati tedeschi, dall'altro non ne ha la volontà: tira una bella rigona in mezzo al campo e via. (ciò nulla toglie all'esperienza ludica e al divertimento).
, metterci esplosioni, level up e un design volto ad intrattenere ti impedisce di toccare certi temi.
non concordo. all'opposto di quanto detto sopra, i film di john woo (quelli belli, almeno - prendiamo face off per non andare a scavare nel periodo pre-hollywood) affrontano un tema profondo e complesso come quello del doppio. e lo fanno in maniera tutt'altro che scontata. idem per blade runner (il film, o meglio uno dei filmS :asd:). dal punto di vista ludico a memoria mi viene in mente Planescape: Torment.
Esistono tanti giochi che ti fanno vedere situazioni particolari, non ne esiste nessuno che ti parli di esse. Te ne accorgi anche dalla pochezza dei temi e delle situazioni. Questa è la cosa che, sinceramente, disprezzo di più del media videoludico: l'incapacità di utilizzare le sue reali potenzialità di comunicazione.
ma non è un problema del mezzo, semmai dei suoi utilizzatori.
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Anelli, mi odori di spielberghiano e questo è come un muro tra di noi :'(
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Anelli, mi odori di spielberghiano e questo è come un muro tra di noi :'(
pensa di essere l'unico a poter fare film sull'olocausto? :mah:
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Anelli, mi odori di spielberghiano e questo è come un muro tra di noi :'(
pensa di essere l'unico a poter fare film sull'olocausto? :mah:
No, pensa che quando Indiana Jones e amici vedono l'alieno blu con la testa oblunga dipinto sulla parete sia DAVVERO necessario che il professore stralunato offra una dimostrazione a prova di idiota mettendo il teschio in controluce per far vedere che è della stessa forma, e che questo sia rendere un servizio allo spettatore e non prenderlo per il culo.
No, vabbe', è un'esagerazione, ma in effetti se si dovesse sempre trasmettere un messaggio secondo la scuola del montaggio americano staremmo freschi. Non che da quella matrice non siano nati capolavori, però insomma...
P.S. John Woo è il MALE.
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P.S. John Woo è il MALE.
nuuuu :-[
il periodo hong kong-ese è tutto interessante (con alti e bassi, certo... però the killer :sbav: - certo, a me piace lynch), a hollywood salvo face off e broken arrow (che fanno impallidire un qualsiasi action movie ammericheno precedente e molti successivi)
ma è un discorso lungo e complesso.
ps: a proposito mica ha fatto un viggì (sponsorizzato, venduto il nome o simili... strangle-qualcosa, credo)? com'è?
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Stranglehold. Una delle migliori recensioni di Karat, proprio qui su AL :sisi:
Guarda, a me piace la sperimentazione, vedo i film di Van Sant per intero al primo tentativo, lotto contro mezzo mondo sulla beltà di Grizzly Man e così via.
Però questa immagine della chiesa, delle tortore che svulazzano, di Yun-Fat Chow che passa un fucilone all'altro e lo scambio (dio ci perdoni! dio ci perdoni tutti!!!):
- Tieni Dumbo!
- Grazie, Topolino!
...
... John Woo ha ucciso un pezzo di me, cazzo. Me la pagherà.
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Stranglehold. Una delle migliori recensioni di Karat, proprio qui su AL :sisi:
vado vado... :D
Guarda, a me piace la sperimentazione, vedo i film di Van Sant per intero al primo tentativo, lotto contro mezzo mondo sulla beltà di Grizzly Man e così via.
Però questa immagine della chiesa, delle tortore che svulazzano, di Yun-Fat Chow che passa un fucilone all'altro e lo scambio (dio ci perdoni! dio ci perdoni tutti!!!):
- Tieni Dumbo!
- Grazie, Topolino!
...
... John Woo ha ucciso un pezzo di me, cazzo. Me la pagherà.
ma infatti, mica è sperimentazione. al massimo iterazione... :asd:
devo dire che io tendo ad amare le iterazioni e le variazioni sul tema. (beninteso, woo è diventato stucchevole)
certo che se poi mi tiri fuori herzog :P
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ma infatti, mica è sperimentazione. al massimo iterazione... :asd:
devo dire che io tendo ad amare le iterazioni e le variazioni sul tema. (beninteso, woo è diventato stucchevole)
Ma sì, anche a me piace il classico, il genere codificato perché dimostratosi funzionale e le variazioni sul tema (e ANCHE la sperimentazione, visto che c'è chi sostiene che non piace niente...).
Ma non le variazioni del cazzo su un tema del cazzo.
Comunque il suo è MI2 - il suo film che mi è piaciuto di più grazie alle pretese relativamente basse, e quello che mi è piaciuto meno dei tre :asd:
certo che se poi mi tiri fuori herzog :P
Beh, non dico che non avrebbe potuto risparmiarsi buona parte dei suoi film, intendiamoci =)
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Comunque il suo è MI2 - il suo film che mi è piaciuto di più grazie alle pretese relativamente basse, e quello che mi è piaciuto meno dei tre :asd:
urca, mi è piaciuto talmente tanto che sto iniziando a rimuoverlo... :asd:
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Stranglehold. Una delle migliori recensioni di Karat, proprio qui su AL :sisi:
vado vado... :D
c'è anche 'na demo... proviamo.
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Memex dicendo che i giochi che si svolgono in scenari seri non vogliono affrontarli seriamente in fondo mi stai dando ragione.
Non perché voglio avere ragione, ma perché in maniera molto sintetica hai detto quello che volevo dire io: Call of Duty se ne sbatte dei problemi etici e morali della guerra perché ti deve far divertire. Io non considero divertimento quando leggo un libro dai toni altamenti drammatici, magari sono limitato io, per me il divertimento è legato al benessere, il resto è in qualche modo, approfondimento culturale, esperienze, boh, non sono bravo con le parole. Ma non è divertimento.
Planescape è un buon esempio nonché il mio gioco preferito in assoluto. Quindi qualche mosca bianca c'è. Forse anche Psychonaut ha una profondità leggermente superiore alla media. Fatto sta che Planescape lo avrei apprezzato di più se fosse stato slegato dall'RPG in cui era intrappolato, che, per una ragione o per l'altra, doveva per forza spettacolarizzare.
Insomma, per descrivere certe cose serve un'atmosfera ed una presentazione idonea, non puoi buttarle in vacca o intermezzarle con altro. Come dici tu, questo non vuol dire che un gioco non può farlo, è solo che nessuno vuole farlo perché anche nella mente del videogiocatore più incallito (me compreso) c'è l'assioma incontrovertibile: "gioco perché mi voglio divertire".
Non a caso la maggior parte del mio tempo la passo sui libri, dove invece ho una gamma più elevata di generi e tematiche.
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Anelli, mi odori di spielberghiano e questo è come un muro tra di noi :'(
pensa di essere l'unico a poter fare film sull'olocausto? :mah:
No, pensa che quando Indiana Jones e amici vedono l'alieno blu con la testa oblunga dipinto sulla parete sia DAVVERO necessario che il professore stralunato offra una dimostrazione a prova di idiota mettendo il teschio in controluce per far vedere che è della stessa forma, e che questo sia rendere un servizio allo spettatore e non prenderlo per il culo.
No, vabbe', è un'esagerazione, ma in effetti se si dovesse sempre trasmettere un messaggio secondo la scuola del montaggio americano staremmo freschi. Non che da quella matrice non siano nati capolavori, però insomma...
P.S. John Woo è il MALE.
In realtà dico esattamente l'opposto, che oggi è necessario far vedere la scena a prova d'idiota, invece che concentrarsi sui contenuti. Quindi Call of Duty = Tedeschi cattivi/Americani buoni.
Il mio "dei contenuti devi parlare" non è legato a dare una didascalica visione di una situazione scontata, ma proprio del metterceli sti contenuti profondi!
Perché non fare un Tales of Call of Duty in cui assisti alle vicende di un presunto buono che non passa le ore a spappolare le cervella dei cattivi ma angosciato di dolore per uccidere suoi simili, con l'angoscia che la moglie sia morta sotto i bombardamenti di londra, o che, magari, sotto sotto è filo nazista e di combattere con quello sporco negro del suo sergente, se non ci fosse la legge marziale, non ne vorrebbe nemmeno sapere?
Secondo me oltre che il limite tecnico c'è il limite culturale dietro: ai giochi si gioca per divertirsi, poi il resto al massimo può essere accennato, che a Joe Superbowl non va di starsi a lambiccare il cervello, nemmeno vuole prendersi responsabilità nella real life, figuriamoci perdere tempo a pensare a cose serie mentre gioca con la sua console a prova di scimmia pagata 300 dollari.
John Woo come tutte le persone che lavorano e che non sono stati mitizzati dalla cultura moderna dove tutto è arte ha fatto un sacco di belle cose come un sacco di emerite cagate. Il punto è sempre quello di considerarlo per quello che è, un regista d'intrattenimento.
Ad un film come The Killer io contrapporrei un Old Boy, forse il secondo è più tarato sul tipo di comunicazione che vorrei io da un gioco che affronti tematiche serie: perde molto più tempo a far capire lo stato d'animo e le psicologie devastate dei personaggi, piuttosto che a far esplodere tutto. Non a caso quando lo vidi al cinema un sacco di gente si lamentava che fosse lento, credendo di avere a che fare con un banale film di botte.
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Insomma, quando vedro un gioco come Crash (il libro, non il film), allora non dirò più che le potenzialità del mezzo videoludico sono sottostimate.
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Memex dicendo che i giochi che si svolgono in scenari seri non vogliono affrontarli seriamente in fondo mi stai dando ragione.
Non perché voglio avere ragione, ma perché in maniera molto sintetica hai detto quello che volevo dire io: Call of Duty se ne sbatte dei problemi etici e morali della guerra perché ti deve far divertire. Io non considero divertimento quando leggo un libro dai toni altamenti drammatici, magari sono limitato io, per me il divertimento è legato al benessere, il resto è in qualche modo, approfondimento culturale, esperienze, boh, non sono bravo con le parole. Ma non è divertimento.
Planescape è un buon esempio nonché il mio gioco preferito in assoluto. Quindi qualche mosca bianca c'è. Forse anche Psychonaut ha una profondità leggermente superiore alla media. Fatto sta che Planescape lo avrei apprezzato di più se fosse stato slegato dall'RPG in cui era intrappolato, che, per una ragione o per l'altra, doveva per forza spettacolarizzare.
Insomma, per descrivere certe cose serve un'atmosfera ed una presentazione idonea, non puoi buttarle in vacca o intermezzarle con altro. Come dici tu, questo non vuol dire che un gioco non può farlo, è solo che nessuno vuole farlo perché anche nella mente del videogiocatore più incallito (me compreso) c'è l'assioma incontrovertibile: "gioco perché mi voglio divertire".
Non a caso la maggior parte del mio tempo la passo sui libri, dove invece ho una gamma più elevata di generi e tematiche.
ok, this makes (more) sense :)
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Anelli, la mia critica era rivolta solo al principio che sostenevi prima della trasparenza e inequivocabilità del messaggio.
Togliendo il fatto che a me il concetto di messaggio fa tanto epilogo dei cartoni della Filmation, comunque non vedo perché un'opera non possa essere allusiva, ermetica o comunque mettere in gioco attivamente il fruitore anche nello svelamento dei suoi temi (cosa che tra l'altro potrebbe ben attagliarsi a un vg, specialmente se si slegasse dalla struttura narrativa classica).
La scena a prova di idiota a cui alludevo non lo è tanto per ciò che comunica, quanto per come te lo sbatte in faccia (e Spielberg è maestro di questo metodo, anche nelle sue pellicole più impegnate).
Poi questo è un problema molto lontano dai vg stessi, visto quanto sono ancora grezzi come mezzi di comunicazione.
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Anelli, la mia critica era rivolta solo al principio che sostenevi prima della trasparenza e inequivocabilità del messaggio.
Togliendo il fatto che a me il concetto di messaggio fa tanto epilogo dei cartoni della Filmation, comunque non vedo perché un'opera non possa essere allusiva, ermetica o comunque mettere in gioco attivamente il fruitore anche nello svelamento dei suoi temi (cosa che tra l'altro potrebbe ben attagliarsi a un vg, specialmente se si slegasse dalla struttura narrativa classica).
La scena a prova di idiota a cui alludevo non lo è tanto per ciò che comunica, quanto per come te lo sbatte in faccia (e Spielberg è maestro di questo metodo, anche nelle sue pellicole più impegnate).
Poi questo è un problema molto lontano dai vg stessi, visto quanto sono ancora grezzi come mezzi di comunicazione.
Può essere ermetica e allusiva, ma per me lo deve essere deliberatamente, non strumentalmente. O meglio: Portal è deliberatamente "artistico". Altri giochi famosi non sempre lo sono ma lo diventano strumentalmente per via dei fanboy (vedi MGS, FF, etc...).
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Se parte una crociata contro Lynch, consideratemi dei vostri.
Comunque divertimento e messaggio possono andare all'unisono. Soprattutto in un gioco di moderata grandezza, secondo me c'è spazio per avere diversi toni nella narrazione, diversi registri, anche stilistici.
Non necessariamente serve fare un gioco completamente musone o completamente di intrattenimento.
Quello che manca è il coraggio di saper variare, preferendo mantenere una coerenza stilistica nel narrare che può andar bene per un film di due ore e mezza, ma non per un gioco di 12 ore e più.
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Può essere ermetica e allusiva, ma per me lo deve essere deliberatamente, non strumentalmente. O meglio: Portal è deliberatamente "artistico". Altri giochi famosi non sempre lo sono ma lo diventano strumentalmente per via dei fanboy (vedi MGS, FF, etc...).
Ok, questo sì.
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A pensarci bene, ci sono poche cose più tristi e aride che l'attribuire scarso valore ai sogni e ai film di Lynch :asd:
ma soprattutto diffidate da quelli che i film di lynch ve li spiegano :D
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A pensarci bene, ci sono poche cose più tristi e aride che l'attribuire scarso valore ai sogni e ai film di Lynch :asd:
ma soprattutto diffidate da quelli che i film di lynch ve li spiegano :D
Già, visto che non hanno senso. E' la cartina tornasole per capire se avete davanti un poser di prima categoria.
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A pensarci bene, ci sono poche cose più tristi e aride che l'attribuire scarso valore ai sogni e ai film di Lynch :asd:
Nonostante tutto, rispetto la tua mancanza di rispetto dei gusti altrui.
Anzi la condivido.