Precisazione su Hatoful Boyfriend (che parte senza problemi dopo l’installazione di Quicktime): quello che viene definito “demo” è in realtà un gioco completo; la recente versione acquistabile è un update, con qualche rifinitura e contenuti aggiuntivi rispetto all’originale, fra cui un nuovo piccione. Il tasto Shift permette di scorrere il testo velocemente, ma nessuna funzione per bloccarsi con testo inedito. C’è un vago elemento di Dating Sim, con alcuni punti dove bisogna scegliere una fra tre possibili attività per migliorare altrettante statistiche, ma sembra che l’impatto sul resto sia fra il minimo e il nullo. Il resto è divertente per la sua semplice assurdità: ho seguito il percorso con il tipico “amico d’infanzia” (leggasi: salvato quando era caduto dal nido) e il finale sarebbe anche commovente se ci si scordasse che è un volatile. A quanto pare il percorso meno convenzionale è quello con il dottore (il piccione grasso dello screenshot, anche se quando presentato, al pari degli altri appare anche un ritratto in versione umanizzata). Meritevole di una prova, anche per ridere sul suo stesso genere, e poi, Il Maid Cafe dei piccioni!
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Come potrete vivere più senza?
Per rinfrescarmi la memoria mi sono rigiocato Digital: A Love Story, che richiede poco più di un’ora. La sua originalità sta nel modo in cui racconta la storia: si svolge tutto sullo schermo di un computer, con una interfaccia ispirata al Workbench di Amiga, collegandosi a varie BBS nel 1988. È un flashback nostalgico ad un’epoca pionieristica (ma odierete presto il suono del modem), fa anche riferimento ad un particolare evento informatico di quell’anno, che non posso rivelare in quanto costituirebbe già uno spoiler sulla storia. Il punto debole che sta proprio nella storia d’amore del titolo: la brevità diventa un male perché offre poco tempo per saperne di più sul proprio contatto online, impedendo di affezionarsi e rendendo alcuni sviluppi leggermente forzati. L’interfaccia stessa inoltre è molto statica e spesso scomoda. Per fortuna gli altri elementi restano validi, con alcuni passaggi anche avvincenti, per cui resta ugualmente consigliato. Scelta narrativa particolare è quella di poter mandare messaggi e rispondere, ma il loro preciso contenuto non è mai mostrato, il massimo che si vedrà è l’oggetto nelle risposte.
(http://pcplus.techradar.com/files/pcp_images/digitallovestory.png)
Sono quindi passato a don’t take it personally babe (le lettere minuscole non sono un errore, è scritto proprio così), dove un playthrough completo richiede circa 2 ore. Dal passato recente di Digital (di cui si trovano vari riferimenti) si passa a un futuro prossimo, un 2027 dove si impersona un insegnante approdato ad un liceo privato, che si troverà presto a doversi destreggiare fra i problemi di sette suoi studenti. Passando sull’estetica più classica e francamente scialba, anche DTIPB ha un suo elemento distintivo: ufficialmente per prevenire il cyber-bullismo, il protagonista può visionare tutti i messaggi dei suoi studenti nel social network scolastico, pubblici e persino privati. La tematica principale è ovviamente quella sul ruolo e importanza dei social network e le questioni sulla privacy legate ad essi; i ragazzi sono discretamente caratterizzati anche se l’atmosfera sfocia spesso nella soap opera. La storia di base è sempre quella ma nel mezzo ci sono alcune decisioni importanti che determinano l’avvenire o meno di certi eventi: si può decidere se essere il più professionali possibile o no (tipo accettare le avances di una delle studentesse). Peccato che leggere i messaggi sia obbligatorio: se non lo si fa, ogni tanto la storia si ferma e impone di controllarli.
(http://scoutshonour.com/donttakeitpersonallybabeitjustaintyourstory/screenshot2.jpg)
Tutto quanto di interessante viene costruito nei primi capitoli, però, crolla nell'ultima parte, con un pistolotto finale che non riesco ancora a capire se rappresenti una utopia desiderata dall’autrice (nel qual caso il personaggio minore che fa quel discorso sarebbe un suo antipatico avatar), o voglia causare volutamente una reazione negativa nel mostrare una distopia vicina e per niente desiderabile. Al di là di questa interpretazione, però, diversi altri elementi, come punti in cui cade in contraddizione con se stesso, fanno comunque sì che l’ultimo capitolo caschi e non si rialzi più. Resta comunque una buona produzione, per i temi che tocca e per come è stata capace di far discutere in abbondanza su di essi, anche se è evidente che l’autrice ha voluto prendere in mano troppe cose e troppo grosse, perdipiù realizzando tutto in un solo mese. Sto pensando di aprire un topic a parte su questo gioco per invitare a provarlo: sarei curioso di leggere eventuali opinioni articolate anche dall’utenza qui.