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E siccome nei commenti stanno affiorando delle risposte a certe domande o nuovi dubbi vi rimando al topic apposito, dove vedo di rispondere a un paio di cose per mandare avanti il discorso:
http://arsludica.org/forum/index.php?topic=1211.0
]]>Post del genere fanno bene “alla critica”.
Io poi mi accodo a Maelzel, perchè sono convinto che il videogioco sia ancora molto giovane.
Un passo alla volta, quello che auspichiamo non avviene non solo per aberrazioni del rapporto tra la stamap e l’industria ma anche perchè il videogioco non è ancora tradizione e neppure arte, sebbene su sotto questo aspetto ne abbia tutti i crismi.
]]>vorrei far notare una sostanziale differenza fra i videogiochi ed altri mezzi espressivi: se, ad esempio, il cinema è ormai entrato completamente nella logica commerciale che caratterizza quest’epoca, il videogioco è NATO in questo ambiente.
se un film che, in un modo o nell’altro, si distingue dalla massa di filmoni tutti effetti speciali e frasi ad effetto, si trova inevitabilmente a doversi far spazio fra le necessità di budget ed incassi, per il videogame la cosa è ancora più enfatizzata.
e difatti i prodotti più sperimentali nascono quasi sempre a budget bassissimi (se non a livelli praticamente amatoriali).
se poi consideriamo che il videogame è legato alle necessità tecniche ancor più del cinema, credo che sia questo uno dei principali problemi che castrano una emancipazione culturale del medium.
perchè, non prendiamoci in giro, questa “emancipazione culturale” ancora non c’è, al massimo è stata solo accennata da diversi spunti interessanti.
e di conseguenza è normale che la critica videoludica sia per ora limitata alla semplice “valutazione del prodotto”.
]]>Secondo me ancora non vengono offerti abbastanza spunti dai videogiochi per poter costruire un interessante discorso critico.
Calcolando inoltre che, come arte, mi pare poco fruibile dal pubblico. Diciamo che il videogiocatore tende a “scomparire” dopo i 40 anni, assorbito da altri impegni evidentemente più pregnanti di significato.
Beh, io non leggo mai la critica cinematografica perchè so benissimo che andrei a leggere solo palle 😀
]]>Ottimo post Mario.
Una cosa che mi piace molto di GamePro/Edge è il vedere molte foto delle PERSONE che FANNO l’industria, ed è una cosa che spero continui allargandosi anche alle altre testate.
]]>Leggo spesso recensioni che commentano grandi produzioni e titoli AAA. Magari la persona che scrive l’articolo non ha la minima esperienza di come si lavora nella game industry. Il suo giudizio, secondo me, sarà sempre poco attendibile o al massimo riconducibile esclusivamente alle sensazioni che lui prova nel giocare ad un prodotto.
Che scandalo, eh? E pensa che molti autorevoli critici cinematografici non sono nemmeno mai stati attori, registi, produttori o direttori della fotografia. Dove andremo a finire di questo passo?
]]>Vi faccio una domanda:
come si può giudicare un videogame senza essere degli sviluppatori? Non si rischia di perdere credibilità?
Come può uno che aggiusta tutto il giorno televisori fare il critico televisivo? Non rischia di perdere credibilità?
]]>Concordo che merita una lunga risposta. Tanto per dire, personalmente avrei infierito sul ricorso alla coolness (e all’equivalente italiano “carisma”), inflazionatissimo sebbene sia probabilmente uno dei più sterili concetti di cui sia capace un essere umano.
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