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Autore Topic: A proposito della critica videoludica  (Letto 10938 volte)

Mario Morandi

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A proposito della critica videoludica
« il: Febbraio 17, 2008, 11:17:28 »

Citazione
Personalmente non soffro alcun senso di inferiorità.
Senso di inferiorità no, ma siamo tutti consapevoli del peso culturale che ha il videogioco come mezzo espressivo nel senso comune.
Bittanti a parte, mi stupisco leggendo che oltre a the First Place, alla corrente Ringhica, ad Ars Ludica e al pregevole approccio storico, critico e stilistico di Luca Abiusi presente nelle sue recensioni non ci siano altre "forme di vita" in Italia che trattino il videogioco come fenomeno culturale nella sua interezza, al di là delle uscite mensili e dell'andazzo del mercato.
E in effetti ogni tanto surfo nel web cercando qualcuno che tenti di creare un discorso in questo senso, anche blogger magari, ma i risultati sono sempre deludenti.
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Emack

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A proposito della critica videoludica
« Risposta #1 il: Febbraio 17, 2008, 11:52:21 »

AIO, pensa alle redazioni. Le persone quelle sono, non possono cambiare. A meno di non mettersi seriamente in discussione. Ma per quale motivo dovrebbero? Non esistono i presupposti commerciali!

E' per tale ragione che apprezzo "quella" rivista(*) (anche se ormai la compro saltuariamente): recensioni brevi, poca aneddotica inutile, nessuna presunzione e assoluta linearità di stile. E ci aggiungo qualche speciale interessante e un curatore della posta piuttosto ispirato. Insomma, mi ricorda i famosi "cataloghi di Blockbuster" di cui parlava in passato il nostro Karat.

EDIT: Leggetevi il pezzo "Blockbuster ce l'ha fatta". Illuminante, sotto tutti i punti di vista.

EDIT 2: (*) censuro il nome perché tanto chi deve capire l'ha capito, per gli altri può sembrare una leccaculata gratuita e, viste certe persone che bazzicano i vari forum, non mi va di impelagarmi in eventuali polemiche sterili.
« Ultima modifica: Febbraio 17, 2008, 11:58:26 da Emack »
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Emanuele Colucci.

Mario Morandi

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A proposito della critica videoludica
« Risposta #2 il: Febbraio 17, 2008, 12:37:42 »

No scusami, ma forse non mi sono spiegato; mi riferisco di persone che appunto conducono dei progetti su base non commerciale e che hanno la libertà di fare un discorso in questo senso.
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meletta

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A proposito della critica videoludica
« Risposta #3 il: Febbraio 17, 2008, 12:44:04 »


E' per tale ragione che apprezzo "quella" rivista(*) (anche se ormai la compro saltuariamente): recensioni brevi, poca aneddotica inutile, nessuna presunzione e assoluta linearità di stile. E ci aggiungo qualche speciale interessante e un curatore della posta piuttosto ispirato. Insomma, mi ricorda i famosi "cataloghi di Blockbuster" di cui parlava in passato il nostro Karat.

Non ho capito, la apprezzi oppure sei ironico? ???
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NEO-GEO

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A proposito della critica videoludica
« Risposta #4 il: Febbraio 17, 2008, 12:46:30 »

Secondo me bisognerebbe spostare il discorso sul ruolo della critica videoludica e il contesto socio culturale al quale appartiene. Sostanzialmente il ruolo della critica tout court è quello di (ri)definire il criterio di "bello" per poi applicarlo all'oggetto che prende in esame dandogli così un "valore" ovvero un suo posto ben preciso nell'ambito culturale nel quale l'oggetto stesso è stato conceptio o nel quale si va a collocare. Io ho ben presente la configurazione della critica cinematografica: ne esistono sostanzialmente due tipi, quella detta quotidianista (più orientata alla massa, quindi più semplice e sinteica possibile) e quella specializzata (vi lascio indovinare). In soldoni: Le recensioni di un Ciack sono diverse da quelle di un Cineforum prima di tutto perchè si rivolgono ad un pubblico diverso con modalità diverse, ma condividono lo stesso scopo (blabla...).
Ma il fatto che mi preme di iù è che il background della quotidianista è di dipo "consumistico/commerciale" (come dicevo nel post prima) e quella della specializzata è un backround di tipo accademico/intellettuale. Per arrivare a questa spaccatura, la critica cinematografica ha avuto bisogno di una "rivoluzione", una sorta di cirtica alla critica, che si è vista incarnare nella Nuovelle Vague francese negli anni 60. Ora della critica videoludica mi chiedo: è possibilie arrivare ad una spaccatura del genere (che penso possa essere un buon compromesso per noi tutti) attraverso una "critica che fa  critica" di se stessa? Ma sopratutto, è possibile un tipo di critica videoludica che non si appoggi ad una logica consumistica/commerciale? C'è una forza intellettuale così forte da supportare un genere di critica più "elitario" e "alto" nel campo dei videogiochi?
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Mario Morandi

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A proposito della critica videoludica
« Risposta #5 il: Febbraio 17, 2008, 13:07:30 »

E occorrerebbe parlarne dal vivo di queste cose, perché i forum sono limitanti; poco importa dell'OT, ora parliamo di altro ed è giusto così, perché ci interessa.
Citazione
Io ho ben presente la configurazione della critica cinematografica: ne esistono sostanzialmente due tipi, quella detta quotidianista (più orientata alla massa, quindi più semplice e sinteica possibile) e quella specializzata (vi lascio indovinare).
Dunque, e i libri di testo sulla storia e la critica del cinema dove li metti? Quella è vera critica cinematografica. Il resto è prettamente informazione.

Citazione
la critica cinematografica ha avuto bisogno di una "rivoluzione", una sorta di cirtica alla critica, che si è vista incarnare nella Nuovelle Vague francese negli anni 60.

Toh guarda:
Citazione
I Cahiers du Cinema sono roba di cinquanta anni fa. Il mondo è cambiato, e non è neanche detto che i critici della nouvelle vague avessero ragione anche allora.
Questo non l'ho scritto io, ma vi consiglio di dare un'occhiata al recente confronto di opinioni che ho avuto con Ferruccio Cinquemani (collaboratore di The First Place) su TFP Forum:
http://www.tfpforum.it/viewtopic.php?t=16182&postdays=0&postorder=asc&start=08
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Emack

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #6 il: Febbraio 17, 2008, 21:01:07 »

EDIT: Se qualche moderatore pieno di voglia di fare volesse spostare le risposte dalla 16 alla 21 in un topic dal titolo "A proposito della critica videoludica" gliene sarò grato...  ;)
ecco fatto
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Emanuele Colucci.

Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #7 il: Febbraio 18, 2008, 10:51:41 »

Grassie, saresti così gentile da cancellare questo mio post e il tuo soprastante?
Denghiuverimacciu!  :-*
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Grazz085

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #8 il: Febbraio 26, 2008, 02:11:29 »

E' per tale ragione che apprezzo "quella" rivista(*) (anche se ormai la compro saltuariamente): recensioni brevi, poca aneddotica inutile, nessuna presunzione e assoluta linearità di stile. E ci aggiungo qualche speciale interessante e un curatore della posta piuttosto ispirato. Insomma, mi ricorda i famosi "cataloghi di Blockbuster" di cui parlava in passato il nostro Karat.

EDIT 2: (*) censuro il nome perché tanto chi deve capire l'ha capito, per gli altri può sembrare una leccaculata gratuita e, viste certe persone che bazzicano i vari forum, non mi va di impelagarmi in eventuali polemiche sterili.
di che rivista parli? non capisco e soprattutto mi hai messo la pulce nell'orecchio.
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“Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto”

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Maelzel

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #9 il: Febbraio 26, 2008, 14:47:50 »

A naso pare Game Republic.
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #10 il: Marzo 06, 2008, 16:09:59 »

Dai commenti all'articolo:

http://arsludica.org/2008/03/06/perche-non-esiste-ancora-una-vera-critica-videoludica/#comments

Citazione
Gianluca Masina said, on March 6th, 2008 at 11:31 am #

Vi faccio una domanda:
come si può giudicare un videogame senza essere degli sviluppatori? Non si rischia di perdere credibilità?

Io sono dalla parte di Gianluca, da un certo punto di vista: se uno sviluppatore di un gioco espone (sinceramente, senza secondi fini) la sua visione critica sul videogioco, lo ritengo più attendibile rispetto a chi può criticare dall'esterno.

E cito il detto "chi sa fare fa, chi non sa fare, critica"; per questo alla fine dell'articolo indico che le cose a livello critico cambieranno davvero con la creazione di videogiochi-manifesto.

Ora non voglio dire affatto che non ci sia bisogno di persone che analizzino il videogioco da un punto di vista storico e critico, ma soltanto che i creatori di videogames (se si fanno portatori di una determinata estetica) hanno priorità d'ascolto.

Citazione
E’ necessaria, al momento, una critica dei videogiochi?

Secondo me ancora non vengono offerti abbastanza spunti dai videogiochi per poter costruire un interessante discorso critico.
Perché è importante "la critica"?
Per come la vedo io, è importante maturare un proprio senso critico; si comincia dal "mi piace/mi fa schifo" e si prosegue ponendosi delle domande sul perché dei propri gusti, fino a riflettere su questioni molto più obiettive e su canoni estetici universali.
Il senso critico aiuta a gustare meglio e in modo più profondo un'opera.

La critica dovrebbe per prima cosa fornirci degli strumenti per maturare il nostro senso critico, e non limitarsi a promuovere/stroncare un'opera.
In questo senso uno studio critico dovrebbe sempre andare di pari passo con uno studio storico.

Citazione
se poi consideriamo che il videogame è legato alle necessità tecniche ancor più del cinema, credo che sia questo uno dei principali problemi che castrano una emancipazione culturale del medium.

perchè, non prendiamoci in giro, questa “emancipazione culturale” ancora non c’è, al massimo è stata solo accennata da diversi spunti interessanti.

e di conseguenza è normale che la critica videoludica sia per ora limitata alla semplice “valutazione del prodotto”.

D'altro canto, caro anonimo, ben poco si fa per mettere in luce quei videogiochi e soprattutto, quei creatori di videogiochi che si distinguono da un punto di vista culturale.
Si tralascia l'analisi del videogioco da un punto di vista storico -> la storia del videogioco è considerata una storia di macchine -> la stampa di settore e i videogiocatori stessi inseguono le loro chimere ad ogni nuova "next-generation".
Questi sono problemi abbastanza castranti, se permetti.

Non è solo colpa del videogioco: ve ne tiro fuori senza problemi almeno un centinaio valevoli di un discorso critico.
E' colpa nostra, ragazzi.
Tanto tempo fa, Ivan Fulco scrisse in un editoriale su Super Console:
"Non chiedetevi che cosa il videogioco può fare per voi; chiedetevi cosa potete fare voi per il videogioco".
Frase che vale ancora oggi, direi.

« Ultima modifica: Marzo 06, 2008, 16:39:33 da Mario Morandi »
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Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #11 il: Marzo 08, 2008, 17:27:16 »

Perchè si sviluppi una vera tradizione della critica, questa dovrebbe cominciare a crescere nelle università.

Prima che qualcuno mi bruci vivo, spiego meglio il mio punto di vista.

Non dico che l'università sia una fucina di sensatezza e alto senso critico, nella maggioranza dei casi non produce un livello umanistico decente.

Ma è dall'università che prende legittimazione una nuova arte e un nuovo sapere e comunque solo in ambiente di ricerca si possono sviluppare i game studies, questo va sè.

Non saranno i blog sulla retea fare la differenza in questo senso, perchè gli strumenti d'analisi richiedono formazioni complesse che durano anni, indagini sociologiche, ore di dedizione ad approfondire un aspetto.

Un dottorato che curi un aspetto della materia "videogiochi" sarebbe interessante non trovate?

Naturalmente i progetti come AL sono importantissimi per lavorare dal basso, ma una vera rivoluzione deve cominciare in ambito culturale da dove più ne trarrebbe legittimazione, e quale istituzione migliore delle università.
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Mario Morandi

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #12 il: Marzo 08, 2008, 21:18:27 »

Capisco il tuo discorso, ma io dico che Wikipedia fa di più.
Siamo noi il domani, e se riusciremo a conferire a iniziative come questa l'istituzionalità che gli spetta le università potranno comunque continuare a vendere cultura e formazione.

A Mantova parlavo con M.A. Rickards sulla questione degli "studi specifici" in Italia sul videogioco; la situazione vista da lui è piuttosto sconfortante.
Dalla mia esperienza, le università (spec. quelle umanistiche) sono delle istituzioni troppo spesso "di facciata", e ormai non possono più fregiarsi di essere le depositarie privilegiate della cultura.
Citazione
Un dottorato che curi un aspetto della materia "videogiochi" sarebbe interessante non trovate?
Più che un aspetto, preferirei un generico dottorato in "game studies" (ma sarebbe veramente a rischio di farsa, oggi come oggi).

« Ultima modifica: Marzo 08, 2008, 21:20:59 da Mario Morandi »
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Radical Dreamer

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #13 il: Marzo 08, 2008, 21:26:22 »

Qui Radical.
Non so perché, Mario mi ha chiesto copiare qui un post che scrissi l'altro ieri sul suo articolo.
Spero non mi linciate.

Io che pensavo: "toh, effettivamente questo è un articolo che condivide un sacco delle battaglie di Mario Morandi". Mi sono reso conto solo dopo che l'hai scritto tu. :D
Io direi che sottovaluti assai il fattore umano, ossia il fatto che l'analisi e la divulgazione delle gioie del videogioco hanno sempre difettato di gente competente in materia, che fosse slegata sia dai meccanismi editoriali (ma prendetemi con le pinze, sono sempre stato troppo estremista in proposito), sia da una considerazione adeguata della materia.
Perché, dai, Another World (1991) dice già tutto quello di cui ci si è riempiti la bocca con il passare degli anni sulla narrazione interattiva. Ciò che è venuto dopo, da un punto di vista tecnico, è poco più di un orpello. Negarlo significa semplicemente non aver fatto i compiti.
E non a caso l'unico libro sui videogiochi che non mi abbia fatto sentire preso per i fondelli è The Art of Computer Game Design di Chris Crawford, tanto game designer quanto François Truffaut dai Cahiers du Cinema è stato regista (oddio, Balance of Power non sarà I Quattrocento Colpi del videogioco, però ci siamo capiti).
Secondo me, il motivo per cui i "giornalisti del settore" continuano a dire che i creatori non dicono niente di interessante è che hanno paura di essere soppiantati. Guardate il sito di Eric Chahi su Another World, il blog di Ron Gilbert, i deliri di Tim Schaefer dalla newsletter di Double Fine. Avanti, provate a dirmi che non sono interessanti. Diamine, persino Victor Ireland che era "solo" un localizzatore aveva sempre qualcosa da dire sul lavoro di Working Designs, tanto che teneva una newsletter cartacea in proposito, ai tempi in cui Internet voleva dire "seriously nerd".
Il mio problema è che il videogioco non è mai stato visto veramente come qualcosa di diverso da un prodotto di consumo, neanche dalla cosiddetta "avanguardia colta". Sarebbero loro che mi fanno più paura, ma soprassediamo. Anche chi cerca di tenersi a galla, se gli chiedi qualcosa, alla fin fine ti parla di marketing. Non a caso, gli articoli della redazione italiana di Edge sono principalmente una sorta di Sole 24 Ore del videogioco con attempati manager che ti parlano di target, IP, e altre sburàt.
Anche chi ha voluto farsi bello con triple lauree, master e quant'altro, in realtà, non è riuscito ad arrivare molto più in là di quello che avrebbe fatto un diciassettenne con un po' di sale in zucca. Anzi, molto probabilmente il diciassettenne avrebbe usato un linguaggio più semplice.
« Ultima modifica: Marzo 08, 2008, 21:30:20 da Radical Dreamer »
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Coolcat

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Re: A proposito della critica videoludica
« Risposta #14 il: Marzo 08, 2008, 23:17:08 »

Qui Radical.
Non so perché, Mario mi ha chiesto copiare qui un post che scrissi l'altro ieri sul suo articolo.
Spero non mi linciate.

Io che pensavo: "toh, effettivamente questo è un articolo che condivide un sacco delle battaglie di Mario Morandi". Mi sono reso conto solo dopo che l'hai scritto tu. :D
Io direi che sottovaluti assai il fattore umano, ossia il fatto che l'analisi e la divulgazione delle gioie del videogioco hanno sempre difettato di gente competente in materia, che fosse slegata sia dai meccanismi editoriali (ma prendetemi con le pinze, sono sempre stato troppo estremista in proposito), sia da una considerazione adeguata della materia.
Perché, dai, Another World (1991) dice già tutto quello di cui ci si è riempiti la bocca con il passare degli anni sulla narrazione interattiva. Ciò che è venuto dopo, da un punto di vista tecnico, è poco più di un orpello. Negarlo significa semplicemente non aver fatto i compiti.
E non a caso l'unico libro sui videogiochi che non mi abbia fatto sentire preso per i fondelli è The Art of Computer Game Design di Chris Crawford, tanto game designer quanto François Truffaut dai Cahiers du Cinema è stato regista (oddio, Balance of Power non sarà I Quattrocento Colpi del videogioco, però ci siamo capiti).
Secondo me, il motivo per cui i "giornalisti del settore" continuano a dire che i creatori non dicono niente di interessante è che hanno paura di essere soppiantati. Guardate il sito di Eric Chahi su Another World, il blog di Ron Gilbert, i deliri di Tim Schaefer dalla newsletter di Double Fine. Avanti, provate a dirmi che non sono interessanti. Diamine, persino Victor Ireland che era "solo" un localizzatore aveva sempre qualcosa da dire sul lavoro di Working Designs, tanto che teneva una newsletter cartacea in proposito, ai tempi in cui Internet voleva dire "seriously nerd".
Il mio problema è che il videogioco non è mai stato visto veramente come qualcosa di diverso da un prodotto di consumo, neanche dalla cosiddetta "avanguardia colta". Sarebbero loro che mi fanno più paura, ma soprassediamo. Anche chi cerca di tenersi a galla, se gli chiedi qualcosa, alla fin fine ti parla di marketing. Non a caso, gli articoli della redazione italiana di Edge sono principalmente una sorta di Sole 24 Ore del videogioco con attempati manager che ti parlano di target, IP, e altre sburàt.
Anche chi ha voluto farsi bello con triple lauree, master e quant'altro, in realtà, non è riuscito ad arrivare molto più in là di quello che avrebbe fatto un diciassettenne con un po' di sale in zucca. Anzi, molto probabilmente il diciassettenne avrebbe usato un linguaggio più semplice.


E' un bel post, molto diverso, che lancia di parecchi passi avanti la discussione.

Mi verrebbe da dire che vorrei leggere recensioni scritte da Carver, come dire che il miglior critico videoludico scrivo una short story ad ogni articolo.

Chissà che alla fine non sia la scrittura creativa, anzichè il giornalismo, a risolvere un problema nel quale sembriamo annaspare girando in cerchio.
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