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Addita => Specula Mundis => Topic aperto da: Uccellaccio - Settembre 23, 2009, 14:32:21
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Oggi usciva il primo numero del suddetto quotidiano...impressioni a caldo? non sono riuscito ancora a trovarlo :( , ma non demordo.
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Lo voglio comprare anche io, sono molto curioso.
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Io l'ho preso, mi sono abbonato. La qualità tecnica è ottima e c'è un comodo reader per leggere online. Le notizie non sono a 90°, è molto focalizzato sulla politica. Anche la stessa parte culturale (i due articoli sul cinema parlano di Oil e di Baaria) e le vignette sono incentrate sulla politica. Insomma niente cronaca e niente sport.
Detto questo, ci sono un bel po' delle notizie che non trovi altrove. Devo ancora finire di leggerlo (24 pagine fitte, vabbe', 22 per via di alcune pubblicità), poi avrò un quadro più chiaro con il secondo numero.
Mi dispiace un po' che sia un pdf grosso (7 mb), volevo condividerlo con la mia ragazza ma ha la connessione a criceto. Spero di trovare un sistema per togliere le immagini, per il futuro.
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beh, il primo numero lo hanno reso gratuito per le troppe richieste
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link, info, foto, qualcosa?
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www.antefatto.it
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Insomma niente cronaca e niente sport.
... e meno male!
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www.antefatto.it
danke ;D
*lazyguy*
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per avere come linea politica la costituzione han bisogno di un corso di diritto costitizionale... :(
domani ne cerco una copia :)
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Vi copio e incollo un articoletto sul fatto di oggi
Libertà di stampa e censura non sono parenti
L’ appello del direttore di Rai4 dopo l’attacco di Repubblica alla sua ultima “creatura”
di Carlo Freccero
Apagina 36 di Repubblica del 19/09/2009 Giovanni Valentini nella sua rubrica “Il Sabato del Villaggio” invoca interventi censori nei confronti di Rai 4. Poche pagine più in là prosegue la raccolta di firme in calce all’appello dei giuristi per la libertà di stampa. Sono stato tra i primi ad aderire e firmare l’appello. Ma mi chiedo: “E’coerente invocare la libertà di stampa ed insieme la censura?”. E’ una censura che chiede di espellere dal servizio pubblico i nuovi telefilm e per estensione anime e fiction non tradizionali. Vuole “normalizzare” la rete imponendole lo stile e la programmazione delle reti generaliste. Possibile che ogni volta che c’è un tentativo di rinnovamento, i benpensanti decidano (fortunatamente sino ad oggi senza successo) di stroncarlo sul nascere? Spiace vedere che sia sempre la parte “progressista” la più conservatrice. Ci interroghiamo perchè i giovani votino a destra e votino Berlusconi. Oggi solo la destra detiene l’immaginario e lo spettacolo, perchè finanzia e produce tutti i prodotti di culto delle nuove generazioni. Non è ora di riflettere? La cultura di oggi, l’immaginario della nostra epoca, deve essere a disposizione di tutti, non solo delle televisioni a pagamento. Oggi la fiction è serie e anime, non biografie di santi e di eroi del passato. Lasciamo questi prodotti a chi non condivide l’immaginario contemporaneo globale. Il servizio pubblico deve comunicare e diffondere ciò che è vivo. Non può continuare ad impersonare solo l’archeologia della comunicazione. Se la sua missione è una missione culturale, bisogna ammettere che accanto alle reti generaliste che ripropongono la cultura di ieri, esistano reti nuove che diffondano la cultura di oggi. La televisione sta vivendo una fase di rinascita e sperimentazione , nei confronti di un cinema che stenta a trovare nuove identità. Oggi le serie si traducono in film e non viceversa. Oggi la fiction americana ricostruisce intrecci narrativi complessi, mentre il cinema, per attirare il grosso pubblico, ha spesso sceneggiature elementari. Siamo in molti a condividere il culto per le serie televisive, per l’animazione giapponese, per i videogiochi, per gli scambi di informazione e di contatti in rete, per la convergenza tra mezzi digitali diversi, per un ruolo attivo dello spettatore. Difendiamo la nostra identità, combattiamo l’immaginal divide Se vuoi continuare a vedere le tue serie di culto, l’animazione giapponese e a partecipare coi tuoi suggerimenti all’identità di Rai 4, sottoscrivi questa lettera e inoltrala al sito di “La Repubblica” o scrivi a “La Repubblica” facendo riferimento a questo appello, aggiungendo le tue osservazioni e i tuoi suggerimenti.
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OT: grande Freccero che su Rai4 sta trasmettendo Code Geass - Lelouch of Rebellion e Gurren Lagann! ;D
Sto Valenti è un coglione: Angel (il telefilm da censurare) è già stato trasmesso da Italia1 anni fa e si lamenta adesso?
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OT: grande Freccero che su Rai4 sta trasmettendo Code Geass - Lelouch of Rebellion e Gurren Lagann! ;D
Sto Valenti è un coglione: Angel (il telefilm da censurare) è già stato trasmesso da Italia1 anni fa e si lamenta adesso?
Angel su Mediaset era parecchio tagliato (dipende dagli episodi). Angel non è un'eccezione: è la norma. Su Mediaset sono riusciti a rimontare/censurare persino Gundam Wing...
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Qualunque anime fan sa fin troppo bene di cosa è capace mediaset :'(
Non se invece Rai4 trasmetta Angel integrale, ma si parla di una serie nata nel 1999 e arrivata in Italia nel 2004, quindi vecchia e già vista. Conoscendo a grandi linee il bigottismo americano dubito che ci possa essere chissà cosa di talmente pericoloso\blasfemo da non dover essere mostrato allo spettatore italiano.
Troverei ributtante l'ipocrisia di chi si riempie la bocca di parole come "libertà di stampa" e poi attacca una rete nata con l'intenzione di trasmettere serie non censurate, se non fosse palese anche ai traccappati mentali che è tutta una pagliacciata imbastita da Repubblica per evitare di pagare i danni a Berlusconi (e in un paese a diritto romano come l'Italia l'onere della prova in caso di diffamazione spetta al diffamatore).
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se non fosse palese anche ai traccappati mentali che è tutta una pagliacciata imbastita da Repubblica per evitare di pagare i danni a Berlusconi (e in un paese a diritto romano come l'Italia l'onere della prova in caso di diffamazione spetta al diffamatore).
io mi vanto del mio encefalogramma piatto, ma: :mah:?
(tralasciando questioni giuridiche, ;))
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Beh, pensate che il moige si è lamentato per reaper :D
Vedremo cosa diranno nella seconda stagione, quando c'è un demone sinceramente innamorato di un umano e nell'ultima puntata prendono a sassate un angelo :D
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Per non parlare di quando approderà da noi quel mediocre pornazzo softcore per casalinghe frustrate e sporcaccioni benpensanti che è True Blood...
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Per non parlare di quando approderà da noi quel mediocre pornazzo softcore per casalinghe frustrate e sporcaccioni benpensanti che è True Blood...
diamine, sapevo che dovevo guardarlo invece di perdere tempo con the middlemen... >:(
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http://www.vgcats.com/comics/?strip_id=286
:asd:
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Comprati qualche classico di Siffredi e fai prima.
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OT: grande Freccero che su Rai4 sta trasmettendo Code Geass - Lelouch of Rebellion e Gurren Lagann! ;D
Sto Valenti è un coglione: Angel (il telefilm da censurare) è già stato trasmesso da Italia1 anni fa e si lamenta adesso?
Angel su Mediaset era parecchio tagliato (dipende dagli episodi). Angel non è un'eccezione: è la norma. Su Mediaset sono riusciti a rimontare/censurare persino Gundam Wing...
Hai dimenticato Marmelade Boy/Piccoli Problemi di cuore (addirittura troncato) e Orange Road/E' quasi magia Jonny. Vergognosi. ::)
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Comprati qualche classico di Siffredi e fai prima.
:roll:
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Per non parlare di quando approderà da noi quel mediocre pornazzo softcore per casalinghe frustrate e sporcaccioni benpensanti che è True Blood...
:D
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Qualcuno ha ancora quel numero di Mangazine dove intervistarono avm, responsabile programmi ragazzi mediaset, che spiega il perché di tagli, censure e sigle con cristina d'avena? un monumento all'ipocrisia.
Per non parlare di quando approderà da noi quel mediocre pornazzo softcore per casalinghe frustrate e sporcaccioni benpensanti che è True Blood...
Queer as a Folk, al momento solo su Iris e , sapete se è censurata?
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L'ho letto oggi. 20 paginette di Travaglismo, in effetti.
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Di buono ha che le notizie le segue giorno per giorno. Di cattivo ha che te lo fa un po' a fette :asd:
Credo che alcuni articoli si potrebbero sintetizzare in molte meno parole :P
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Di buono ha che le notizie le segue giorno per giorno. Di cattivo ha che te lo fa un po' a fette :asd:
Credo che alcuni articoli si potrebbero sintetizzare in molte meno parole :P
a esser sintetici ci vuole molto talento. :sisi:
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Qualcuno si è messo a pubblicare il giornale su Issuu:
http://issuu.com/combattivamente/docs/ilfatto20090926
Cambiando la data ci sono gli altri numeri.
Dategli una letta se volete, ma se vedete che diventa una cosa quotidiana considerate l'idea di sostenerli con un abbonamento.
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Di buono ha che le notizie le segue giorno per giorno. Di cattivo ha che te lo fa un po' a fette :asd:
Credo che alcuni articoli si potrebbero sintetizzare in molte meno parole :P
a esser sintetici ci vuole molto talento. :sisi:
L'azienda ospedaliera informa la gentile utenza che il parcheggio è gratuito.
Si informa la gentile utenza che il parcheggio è gratuito.
Il parcheggio è gratuito.
Parcheggio gratuito.
http://mestierediscrivere.splinder.com/post/21259811/Tagli+al+parcheggio
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nono
di cattivo ha che il grafico è un pazzo scatenato
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Dopo due pagine di topic mi aspettavo quantomeno un "comunisti del cazzo". ;D
Devo ancora leggere attentamente qualcosa nonostante avessi certe aspettative ritenendomi di sinistra (mal rappresentata).
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Devo ancora leggere attentamente qualcosa nonostante avessi certe aspettative ritenendomi di sinistra (mal rappresentata).
Non ho capito ;D
Comunque il fatto che Il Fatto sia stato effettivamente etichettato come "di sinistra" da qualche mente illuminata fa un po' ridere. Vi spiego il sillogismo: Di Pietro sembra conformarsi a molte delle idee di Travaglio eccetera, Di Pietro sarebbe parte dell'opposizione insieme al PD, Di Pietro QUINDI è di sinistra, QUINDI anche il Fatto è di sinistra. Ovviamente il ragionamento è fallato alla base: il PD non è di sinistra :asd:
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Volevo solo dire che, nonostante avessi delle aspettative, non ho ancora avuto il tempo di leggere qualcosa in modo attento. :)
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Dopo due pagine di topic mi aspettavo quantomeno un "comunisti del cazzo". ;D
hai scarsa considerazione della comunity ;)
Comunque il fatto che Il Fatto sia stato effettivamente etichettato come "di sinistra" da qualche mente illuminata fa un po' ridere.
Più che altro perché travaglio attacca berlusconi. Però se guardi i suoi metodi, per me capziosi, da tribunale del popolo, diresti più sul fascistone andante:
"cosa facevi il giorno tot, in località X?"
boh, manco ricordo cos'ho mangiato per cena ieri...
"sapeva che c'era un mafioso nel raggio di 36854 chilomteri?"
cioè da qui a taiwan c'è almeno un mafioso? beh,si
"signori: Fleym è affiliato alla mafia!"
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E' pur sempre un discepolo di Indro Montanelli.
Diciamo che è un giornalista vecchio stampo colle palle e oggi fa la figura del puntiglioso del cazzo.
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E poi diciamolo, se quelli che attacca fossero gente seria risponderebbero seriamente alle domande una volta per tutte e lui se ne dovrebbe stare :boh2:
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Dopo due pagine di topic mi aspettavo quantomeno un "comunisti del cazzo". ;D
hai scarsa considerazione della comunity ;)
Nono assolutamente. :D
Pensavo che il 68,4% dei consensi che Silvio va spergiurando si riflettessero anche qui. ;D
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Dopo due pagine di topic mi aspettavo quantomeno un "comunisti del cazzo". ;D
hai scarsa considerazione della comunity ;)
Nono assolutamente. :D
Pensavo che il 68,4% dei consensi che Silvio va spergiurando si riflettessero anche qui. ;D
Si riflette: l'intelligenza si dimostra coi fatti, non vantandosi di vedere film afgani sottotitolati in slavo. ;D
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E poi diciamolo, se quelli che attacca fossero gente seria risponderebbero seriamente alle domande una volta per tutte e lui se ne dovrebbe stare :boh2:
No StM.
Il metodo travaglio è metodo da tribunale texano (o tribunale speciale fascista): fino a prova contraria i processi andrebbero fatti in tribunale, dove la difesa è messa sullo stesso piano dell'accusa e non sui libri (dove non c'è contraddittorio) o in televisione (dove se la vittima ribatte parte la pubblicità) aizzando la voglia di sangue della folla. C'è gente che è morta perché in Italia non ci siano più quei tribunali speciali, ricordatelo.
Inoltre spaccia per cronaca estrapolare 2 righe da sentenza di tribunali lunghe 500 pagine. E' palese che quelle due righe non saranno scelte a caso, ma per rafforzare la tesi.
Se ti piacciono i tribunali inquisitori o fascisti, fai un viaggio in texas, io questi metodi li aborro
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E poi diciamolo, se quelli che attacca fossero gente seria risponderebbero seriamente alle domande una volta per tutte e lui se ne dovrebbe stare :boh2:
No StM.
Il metodo travaglio è metodo da tribunale texano (o tribunale speciale fascista): fino a prova contraria i processi andrebbero fatti in tribunale, dove la difesa è messa sullo stesso piano dell'accusa e non sui libri (dove non c'è contraddittorio) o in televisione (dove se la vittima ribatte parte la pubblicità) aizzando la voglia di sangue della folla. C'è gente che è morta perché in Italia non ci siano più quei tribunali speciali, ricordatelo.
Inoltre spaccia per cronaca estrapolare 2 righe da sentenza di tribunali lunghe 500 pagine. E' palese che quelle due righe non saranno scelte a caso, ma per rafforzare la tesi.
Se ti piacciono i tribunali inquisitori o fascisti, fai un viaggio in texas, io questi metodi li aborro
Sui libri e sui giornali non c'è contradditorio perché nessuno risponde alle domande. E non rispondono alle domande, evidentemente, per poi accusare i libri e i giornali dell'assenza di contradditorio.
Difesa e accusa non sono esattamente sullo stesso piano in tribunale, quanto a fini e strumenti a disposizione, ma è vero che il tribunale è il posto deputato per avere un giudizio equo. Se però l'informazione sulle inchieste e sulle sentenze è addomesticata o falsata, se le inchieste stesse vengono lasciate a prendere la polvere o direttamente archiviate con la compiacenza di una stampa muta e sorda, capirai che, per quanto tu possa aver ragione e il taglio possa essere tendenzioso, anche solo *parlare* di alcuni fatti e non lasciare che vengano dimenticati raggiunge lo scopo, che tu sia d'accordo sul "processo sommario" o no. Quantomeno si discute su dei fatti, per quanto parziali, e non su delle fanfalucche orchestrate ad arte da direttori di testata amici degli amici e amici tra di loro.
Suppongo che l'abitudine esterofila di richiedere le dimissioni di politici non al di sopra di ogni sospetto o potenzialmente ricattabili non ti piaccia, e di ciò mi dispiaccio; a me piace, e avrei tanto voluto vedere dimettersi tanta gente del PDL quanta gente del PD, anzi soprattutto questi ultimi perché così come sono non potranno mai rappresentarmi. Non dico per aver usato una volta l'auto blu per andare a prendere il figlio a scuola, ma quantomeno se appaiono dei forti indizi che c'è un abuso di una posizione di potere che tra l'altro, permanendo, potrebbe ostacolare le indagini e i processi; o che ti sei molto probabilmente fatto corrompere e hai votato a favore della legge preferita dallo schieramento opposto. Cose che anche solo se adombrano la tua figura dovrebbero indurti a fare un passo indietro, per rispetto.
Chiaro, se salta fuori il supertestimone che accusa tutti ma poi sa solo produrre chiacchiere e documenti falsi o inutili, ammetto che si possa evitare di fare passi indietro. Ma dai giornali ultimamente la differenza tra un "mio cuggino ha detto" e un "TU, e nessun altro, TU hai detto di aver fatto" non si vede.
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E poi diciamolo, se quelli che attacca fossero gente seria risponderebbero seriamente alle domande una volta per tutte e lui se ne dovrebbe stare :boh2:
No StM.
Il metodo travaglio è metodo da tribunale texano (o tribunale speciale fascista): fino a prova contraria i processi andrebbero fatti in tribunale, dove la difesa è messa sullo stesso piano dell'accusa e non sui libri (dove non c'è contraddittorio) o in televisione (dove se la vittima ribatte parte la pubblicità) aizzando la voglia di sangue della folla. C'è gente che è morta perché in Italia non ci siano più quei tribunali speciali, ricordatelo.
Inoltre spaccia per cronaca estrapolare 2 righe da sentenza di tribunali lunghe 500 pagine. E' palese che quelle due righe non saranno scelte a caso, ma per rafforzare la tesi.
Se ti piacciono i tribunali inquisitori o fascisti, fai un viaggio in texas, io questi metodi li aborro
Sui libri e sui giornali non c'è contradditorio perché nessuno risponde alle domande. E non rispondono alle domande, evidentemente, per poi accusare i libri e i giornali dell'assenza di contradditorio.
Difesa e accusa non sono esattamente sullo stesso piano in tribunale, quanto a fini e strumenti a disposizione, ma è vero che il tribunale è il posto deputato per avere un giudizio equo.
è tardi, ho sonno e dovrei stare a scrivere altro, ma il tribunale è il luogo deputato all'applicazione delle leggi (tranquilli, non è becero cinismo da legulei).
i giornali sono (sarebbero) il luogo deputato alle notizie, alle inchieste, ai fatti. non confondiamo la facilità con cui si usa l'espressione "processo mediatico" con il fatto che qualsiasi accusa - perchè si, di accuse si tratta - venga mossa su di un giornale lo sia o debba esserlo.
i giornali(sti) dovrebbero servire principalmente per questo, perchè esiste un giudizio che, vivaddio (:look:) è più ampio dell'applicazione del codice penale. perchè cogliere l'ipocrisia del personaggio che difende i valori della famiglia mentre si scopa la segretaria si può fare anche se non c'entrano le carte bollate. (esempio di scuola, non mi riferisco a nessun difensore della famiglia in particolare).
ed è per questo che i giornali(sti) andrebbero divisi in seri e non seri.
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Volendo un gruppo come RCS, l'Espresso\repubblica o Mediaset può permettersi di spiarti 24 ore al giorno e da li ricattarti e\o montare campagne diffamatorie.
C'era quell'esponente del governo prodi, non ricordo il nome credo sircanal, beccato con un trans. Pensi che il fotografo fosse lì per caso? No. Così come il fotografo che ha passato l'estate con berlusconi non era li casualmente.
Murdock, quello di Sky, era finito nei casini in Inghilterra perché molti suoi giornalisti facevano scoop intercettando telefonate... Telefonate sexy che poi spingevano a dimissioni di parlamentari. Mica hanno pensato di dimettersi quando hanno scoperto che in Irak non ci sono quelle armi di distruzione di massa per cui hanno votato una guerra! E per me la guerra in Irak è una motivazione seria, non il pompino della segretaria.
StM per me discutere di corruzione con prove e fatti contestualizzando è una cosa. Una campagna mirata ad aizzare i forcaioli contro "il nemico" come in un Volksgerichtshof è un altro; è per me travaglio rientra nel secondo caso. Non è un discorso di dx o sx, ma di metodo.
Per molti ora il nemico sia berlusconi e quindi giustificano il metodo; ma se anche berlusconi cominciasse ad usarlo?
se appaiono dei forti indizi che c'è un abuso di una posizione di potere che tra l'altro, permanendo, potrebbe ostacolare le indagini e i processi
In linea teorica concordo. Purtroppo nella pratica spesso la magistratura ha agito come un potere politico per difendere i propri privilegi. Parlo sia dei "processi ad orologeria" di berlusconi che quello a mastella (nel secondo caso risoltosi in un nulla di fatto o insabbiato non so; nel primo... ohi,c'ho la mia vita da vivere! mica li posso seguire tutti.)
è tardi, ho sonno e dovrei stare a scrivere altro
Memex sono così lento a scrivere che ti rispondo domani, altrimenti vado a dormire alle 4
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In linea teorica concordo. Purtroppo nella pratica spesso la magistratura ha agito come un potere politico per difendere i propri privilegi. Parlo sia dei "processi ad orologeria" di berlusconi che quello a mastella (nel secondo caso risoltosi in un nulla di fatto o insabbiato non so; nel primo... ohi,c'ho la mia vita da vivere! mica li posso seguire tutti.)
Concordo che esiste magistratura che non fa bene il suo lavoro. Per esempio non conduce le indagini che dovrebbe o archivia quello che non dovrebbe :boh2:
Il fatto che non sai che fine ha fatto l'indagine su Mastella non mi sembra tanto a favore delle tue tesi. Io ammetto che ero rimasto alla conclusione delle indagini e all'invio degli avvisi agli indagati, non so se il processo sia poi cominciato o no.
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Ok, posto un pezzo di un passaparola di Travaglio che risponde alla mia domanda fino a maggio ;D
Mastella rinviato a giudizio
Infine Mastella, avevamo detto che Mastella era indagato per vari casi di concussione nel inchiesta che era nata a Santa Maria Capua Vetere che aveva portato all’arresto di sua moglie, di suo consuocero e che poi aveva portato a indagare lui e che poi aveva dato il pretesto a lui per far cadere il Governo Prodi, non è più indagato, nel senso che è già imputato, è arrivato proprio l’altro giorno, il 15 maggio, la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Napoli che ha ereditato quella di Santa Maria Capua Vetere, richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Procuratore Lepore e dal PM Curcio e trasmessa al G.I.P. che nei prossimi giorni fisserà l’udienza preliminare.
Mastella ha commentato: non ci voleva la zingara per indovinare che sarebbe andata così, in realtà lui aveva detto che l’inchiesta era basata sul nulla e quelli di Santa Maria Capua Vetere erano dei cialtroni e che appena l’inchiesta fosse passata a Napoli, sarebbe immediatamente crollato l’impianto accusatorio, invece l’impianto accusatorio è tutto in piedi, c’è una rimodulazione dei reati, si parla di vari casi di concussione, reato comunque gravissimo invece dell’associazione a delinquere inizialmente contestata e c’è la richiesta di processo per Mastella, per sua moglie Sandra e per una ventina di imputati, quasi tutti dell’Udc , si parla di 3 casi di concussioni e altri di abuso d’ufficio.
Questo lo dico perché naturalmente sui giornali questa notizia, devo dire a parte Repubblica che l’ha messa in grande, è passata praticamente inosservata, Il Corriere della Sera ce l’aveva a pag. 20 in un trafiletto minuscolo in quelli dove di solito si dà notizia dello smarrimento di un barboncino da parte di una contessa che promette lauti ricompensi a chi glielo riporta sano e salvo, lì c’era la notizia che il Ministro della Giustizia del Governo di centro-sinistra, è imputato per plurime concussioni aggravate e è naturalmente candidato del centro-destra del Popolo della Libertà provvisoria al Parlamento europeo, passate parola!"
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è tardi, ho sonno e dovrei stare a scrivere altro
Memex sono così lento a scrivere che ti rispondo domani, altrimenti vado a dormire alle 4
non ti preoccupare, rileggendo adesso è dura anche capire quello che ho scritto... :P
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Ok, posto un pezzo di un passaparola di Travaglio che risponde alla mia domanda fino a maggio ;D
Io ero rimasto al punto in cui dopo la caduta del 2° Governo Prodi le notizie su mastella erano scomparse.
Ammetto che non ho scelto gli esempi migliori. Volevo dire che non credo nel "toga rosse" o "toga nera" per il semplice fatto che gli avvisi di garanzia colpiscono a 360° (vedi i casi recenti in Puglia) e se la magistratura agisce in modo politico lo fa per proprio tornaconto.
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Da Il Fatto di oggi (giovedì)
Il sindaco Pd e il business delle macerie
In occasione del G8 dell’Aquila stanziati fondi per circa 70 milioni di euro senza alcun bando
di Sandra Amurri
Il terremoto distrugge tutto quello che è stato costruito senza il rispetto delle norme antisismiche. Le responsabilità vengono sotterrate dalle macerie. Sul terreno restano le bare coperte dal tricolore. La ricostruzione si trasforma in un potenziale grande affare per tutti, maggioranza e opposizione, a partire dallo smaltimento delle macerie “fai da te”.
Il G8 è alle porte, arrivano i capi di Stato, i detriti deturpano la vista e a Berlusconi non piace. Scatta la provvidenziale emergenza. Ma l’appalto sfiora i 70 milioni di euro, cifra che impone il bando di gara. Al massimo la Protezione Civile può applicare la procedura d’urgenza ma non può evitare la trattativa privata. Invece il Comune indica la società T$P s.r.l di Tirimacco che, al momento dell’affido, si scoprirà poi era ancora inattiva. Una azienda che, in attesa di avere l’affidamento, risorge e viene venduta al 50% al socialista Claudio Pangrazi per 1250 euro. Cifra davvero irrisoria per diventare socio di una ditta che nel portafoglio ha un ordine milionario oltre alla certezza che le macerie saranno smaltite nella cava ex Teges di Paganica di sua proprietà, come il Comune ha stabilito. Il prezzo lo indica la ditta, il Comune lo accetta e viene addebitato alla Protezione Civile. Il compito di controllo viene affidato dal sindaco ai dipendenti della partecipata, Asm (Aquilana Società Multiservizi ). Le spese per la loro formazione le paga la T$P. I controllori, in sostanza ,vengono pagati dal controllato. Un mese dopo l’affidamento, la T$P, che non aveva presentato, come dovuto, l’atto con cui la ditta asserisce di avvalersi di altra azienda comunica al Comune di non possedere i requisiti per lo smaltimento dell'amianto. Per poi indicare la ditta che lo farà: la Pavind srl, del fratello di Pangrazi della T$P. La storia finisce in un fascicolo della Procura. Il sindaco scopre che “la verifica dei requisiti doveva essere fatta prima di affidare l’appalto” e fa marcia indietro. Pangrazi, titolare della T$P accusa: “ Siccome non sapevano come fare per far sparire le macerie da Onna, da Piazza Palazzo e dalle altre zone in vista dell’arrivo dei capi di Stato hanno sfruttato noi”. Cialente conferma e si difende: “Siamo stati costretti ad operare in somma urgenza e siamo stati spalleggiati da Prefettura e Protezione Civile che hanno avallato l’operato . Tutto è in regola e trasparente” Tradotto: il fine giustifica i mezzi, filosofia “vincente” del Premier e del suo braccio operativo, Bertolaso, che, nell’occasione, è stato aiutato dal sindaco.
Emergenza frigoriferi. Fa troppo caldo, c’è ne è bisogno. L’importo, per comprarne quattro, è di 32mila euro: ciò legittima l’affidamento diretto supportato dal nulla Osta della Dicomac per procedure d’urgenza. Tre ditte inviano al Comune, nello stesso giorno, i preventivi, Sud Arredamenti (Bari), Centro Arredamenti (Roma) e Studio Arredo di San Giovanni Teatino (Ch ). Il sindaco Caliente sceglie quest’ultima che fa l’offerta più bassa. Trattasi di preventivi accumunati dalla stessa intestazione , “Spett.le Ditta”, scritti con lo stesso carattere e identiche frasi: “In riferimento alla Vostra gentile richiesta, ci pregiamo di sottoporVi la migliore offerta…cogliamo l’occasione per ben distintamente salutare” . Cambiano solo i costi, ovviamente. La fornitura viene affidata allo “Studio Arredo spa” di San Giovanni Teatino in provincia di Chieti di Marcello Brunozzi che ha presentato il preventivo più basso dei 32mila euro, proprietario anche delle altre due ditte che hanno inviato i preventivi. Esattamente come si evince dal sito di “Studio Arredo”. La notizia, oggetto dell’interrogazione del capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Gianfranco Giuliante, nelle sue funzioni di oppositore, non suscita alcuna reazione del sindaco. Al contrario il signor Brunozzi che, attraverso i suoi legali, parla di “ignoranza” visto che “non vi è alcuna necessità da parte della stazione appaltante”, il Comune, di “ acquisire più preventivi di spesa poiché secondo l’ordinanza della Protezione civile c’era l’urgenza e dunque l’ente locale era esonerato dal vincolo della gara”. I legali aggiungono inoltre che Brunozzi “nelle altre due società riveste la mera qualità di socio” e i preventivi sono diversi. Mentre, come conferma una dipendente di Sud Arredamenti di Corato (una delle tre aziende che hanno presentato i preventivi) , “Sud Arredamenti è una filiale come quella di Roma e dell’Aquila e il proprietario di tutto è Brunozzi”, presidente dello Studio Arredo spa con direzione a San Giovanni Teatino, e sede legale a Pescara. Infine, l’urgenza non legittima che le offerte vengano inviate da aziende dello stesso “gruppo”. Cosa che capirebbe anche un bimbo.
(ha collaborato PriMaDanoi.it )
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Anche questo non è male
Badanti: perché la sanatoria è un flop
di Elisa Battistini
Nessuna proroga da parte del Governo. La regolarizzazione delle colf e delle badanti straniere si chiude qui. Lo ha dichiarato il ministro Maroni, aggiungendo: “sono state fatte stime a casaccio”. Peccato che le stime le avesse fatte proprio il Viminale. Le cui previsioni parlavano di addirittura 700.000 lavoratori clandestini nelle case degli italiani. Persone da regolarizzare perchè, magari, non sono rientrate nell’ultimo decreto flussi del 2007 e hanno continuato a lavorare in nero (non c’è altro modo per essere in regola). Le previsioni sono invece state smentite dalle circa 290.000 domande presentate il 30 settembre. Ma perchè è andata così? Forse perchè la normativa (ovvero la legge 102/09), presentava ostacoli che si sono rivelati peggiori del previsto.
Datore unico e monte ore - Una colf straniera spesso non ha un unico datore di lavoro, ma più rapporti frammentari. La legge invece prevedeva che, a presentare la domanda, fosse un solo soggetto. Inoltre, la domestica doveva essere impiegata per almeno 20 ore. Di conseguenza, il quadro realisticamente riguarda un numero non elevato di famiglie.
I requisiti di reddito - Al di là dei non auto-sufficienti, che non dovevano dimostrare di soddisfare questo parametro, la legge prevedeva un reddito lordo di 20.000 euro annui se il datore di lavoro era monoreddito e di 25.000 per i redditi accumulati. Questo criterio ha creato, secondo i patronati, difficoltà soprattutto al sud e soprattutto nella regolarizzazione delle domestiche che aiutano anziani con pensioni basse. Su questo fronte, una circolare ministeriale ha chiarito solo il 25 settembre che anche i figli non conviventi potevano presentare la domanda.
La questione dei contributi - Regolarizzando lo straniero, il datore di lavoro avrebbe dovuto versare 500 euro, ma soprattutto i contributi Inps a partire dal 1° aprile. Tutto bene, verrebbe da dire: emergendo dal nero, il lavoratore ha diritto al contratto nazionale di categoria. C’è da considerare però che la conclusione dell’iter burocratico non ha una data certa. Nella realtà accade che, mentre vengono controllate le domande presentate, un datore di lavoro attenda mesi o anche un anno prima di mettere il timbro finale sulla regolarizzazione del suo impiegato. Per tutto quel tempo, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi Inps e soprattutto non può sospendere il rapporto di lavoro. Anche se per qualche motivo questo si rendesse necessario.
L’alloggio - Chi ha fatto domanda deve dichiarare dove l’immigrato risiede. Se dichiara che è suo convivente, però, scatta immediatamente un innalzamento dell’orario di prestazione lavorativa. Per una badante si arriva a 54 ore la settimana anche se il monte ore fosse in realtà inferiore. Unendo questo dato con il calcolo contributivo di cui sopra, l’onere economico potrebbe davvero essere cospicuo. Se, nel caso di una domestica, il datore di lavoro dichiara una differente residenza, resta a suo rischio l’accertamento reale di dove viva l’immigrato. Detta altrimenti, se la colf vive con altri irregolari in una situazione di non legalità, il datore di lavoro si trova in una posizione delicata e può mettere nei guai altre persone.
I procedimenti pendenti - Un datore di lavoro potrebbe ignorare se il lavoratore straniero ha un motivo che ostacola la sua regolarizzazione, come una segnalazione Schengen di cui non si è a conoscenza. Il datore di lavoro, tra gli adempimenti burocratici, era quindi tenuto a presentare una domanda al Viminale per accertamenti.
Casi di licenziamento - Per ovviare alle tante difficoltà cui un datore di lavoro si poteva trovare, non stupisce che i patronati abbiano denunciato come prassi quella dei licenziamenti. Ovvero, il datore sceglie di scaricare l’impiegato anzichè regolarizzarlo. Il Tar di Brescia ha però accolto, il 25 settembre, il ricorso di una badante salvadoregna che, quando ha chiesto di essere regolarizzata, è stata licenziata in tronco. Il giudice Ignazio Onni ha deciso che la ragazza deve essere assunta e la sua posizione sanata. Un precedente che avrebbe potuto riaprire la partita per molti lavoratori stranieri nelle stesse condizioni, se recepito dal Governo. Non è successo.
La sanatoria è chiusa ma prima di parlare di vero flop, occorre incrociare le domande con quelle non rientrate nell’ultimo decreto flussi. Se i ‘doppioni’ fossero la maggioranza, oltre al flop della sanatoria si dovrebbe parlare di totale inadeguatezza dei decreti flussi come unica via per regolarizzare i lavoratori stranieri. Inoltre, patronati e consulenti privati segnalano molti finti colf: muratori, cuochi, venditori di rose che hanno trovato ‘sponsor’ pronti a sanarli. Per capire se la regolarizzazione è stata dedicata a colf e badanti, sarà forse interessante vedere la percentuale di uomini regolarizzati nel mese di settembre.
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“Signori aquiloni, all’Aquila costruirò la Repubblica di Salò”
Sabina Guzzanti interpreta il presidente Berlusconi, a L’Aquila nel giorno del suo genetliaco, 29 settembre. Il premier, in un discorso ai cittadini vittime del terremoto, spiega che il lavoro del governo per la ricostruzione è ottimo e abbondante: ci saranno case per tutti (se mancano è perché vanno a ruba). In chiusura, il modesto paragone con uno statista trentino, famoso ma deboluccio sull’auditel.
di Sabina Guzzanti
Alle signore aquilane, ai signori aquiloni, nel giorno della transumanza quando tutte le pecore si spostano in Puglia, voi iniziate a spostarvi nelle case del governo. Le quali ho chiamate case per il solito eccesso di modestia perché sono villette. Qualche sporadico gruppo di urbanisti rossi affiancato da ingegneri di Pol Pot e dai soliti idraulici trotzkisti, ci critica chiamandoli quartieri dormitorio. Menzogna! Lo diranno i fatti. Di una madre che ha trovato lavoro a Teramo, arriva a casa alle dieci a mezzanotte è a letto, la mattina deve portare i bambini a scuola a Ovindoli, la sveglia è massimo alle quattro. Quando dorme? Quali quartieri dormitorio? Sono stati capaci anche di criticarci perché le case non bastano per tutti. Ma non bastano perché vanno a ruba! Perché è un successo. Tutto il terremoto è un grandissimo successo. Nessun altro terremoto ha avuto questi ascolti e un cast così pazzesco: da Muti a Zero a Baglioni! Gli sfollati sono stati in crociera, in campeggio, ora si fanno la settimana bianca! Abbiamo rilanciato il turismo in Abruzzo! Safari fotografico. Nessun altro sfollato è stato tanto fotografato e possiamo dire con orgoglio che ormai non c’è un italiano che non abbia una foto di un aquilano a casa.
Ho voluto passare il mio compleanno a L’Aquila perché ormai è l’unico posto dove mi sento veramente a mio agio. Come dice la canzone: ovunque vado, mi tirano le pietre. In parlamento, mi tirano le pietre, all’estero mi tirano le pietre, in Vaticano, nel mio partito, a casa mia, mi tirano le pietre. Solo qui mi sento protetto: ho il caschetto ! Verrò qui in ogni ricorrenza importante: quando il 6 ottobre dichiareranno incostituzionale il lodo Alfano, quando a dicembre mi condanneranno per Mills. Ci accusano di non ricostruire la città: ma io costruirò la Repubblica di Salò qua! Altro che dittatura. Ci difenderemo. Quando ci accuseranno di avere promulgato le leggi razziali, negheremo! La verità è che noi agli immigrati in mare serviamo le bibite e poi offriamo asilo nido solo se ne hanno diritto. Ma perché devo offrire asilo nido a gente grande e grossa? Se vengono devono lavorare, non piazzarsi nelle culle col carillon che consuma corrente. Che la Storia mi giudichi, ho operato non bene, strabenissimamente!
L’unico sbaglio che mi si può imputare è stato allearmi con la Germania. La Merkel è una cozza, la vocina della coscienza me lo diceva: mai dare confidenza alle cozze. I soliti architetti anarco-stalinisti dicono che Prodi aveva fatto meglio in Umbria. Ma cosa aveva Prodi? Il genio civile, per dire: questa casa è da demolire, questa si può aggiustare. Lui il genio civile, io se permettete il genio puro. Ormai è di dominio pubblico: sono stato candidato al Nobel per la Pace da me medesimo, che per me è un grande onore. Temevo di ricevere una candidatura da un minore delle mie file e invece con un grande lavoro anche diplomatico come al solito dell’impagabile Gianni Letta, sono riuscito ad avere la candidatura dal massimo che si possa avere: io
E sarebbe davvero il colmo che, nonostante una candidatura così importante al top del premio paragonabile alla coppa dei campioni, la Corte costituzionale mi togliesse l’immunità assoluta, facendomi condannare a dicembre per Mills. Sarebbe l’anomalia tutta italiana di sabotare un italiano che non vince il Nobel da tanto tempo. Al solito anziché tifare per l’Italia, si getta fango, scatta la manetta a orologeria, ci scommetto quello che volete appena sarò a Stoccolma magari a visitare la famosa Sindrome: tac, scatteranno le manette. Ma siccome noi ormai ci siamo fatti furbi, abbiamo preso le nostre contromisure: ho già firmato un decreto per cui la protezione civile si occuperà di circondare la corte costituzionale e dichiararla pericolante. Una bella camicia di forza a tutti - stavolta il censimento l’abbiamo fatto bene - e un po’ di calmanti sciolti nelle bibite per la loro sicurezza. È una responsabilità troppo pesante quella di fare condannare il presidente del Consiglio e hanno bisogno di tutto il nostro supporto. Far condannare il migliore presidente che l’Italia abbia avuto, migliore di De Gasperi: confrontiamo gli ascolti di De Gasperi con i miei! Per raggiungere questa statura sono stato statista e statisticamente ho governato più a lungo, soprattutto se si tiene conto che prima era tutto in lire.
Enonostante questo non mi si permette di prendere decisioni. Tanti cittadini mi chiedono: ma insomma quando lo fai il colpo di Stato? Possiamo continuare a far tacere la gente raccogliendo le firme? Voi non ci crederete, ma ho fatto domanda già da quattro anni e per la burocrazia è ancora là bloccata: chiedi ai servizi, ti mandano ai sottosegretari, manca la firma di quello, manca il timbro di quell’altro. Morale: per fare un golpe - che la parola stessa suggerisce velocità - tempi impensabili. Ma io non mi arrendo. Amo le sfide, i rischi, non uso nemmeno il preservativo. La D’Addario, avete sentito, dice: come posso fidarmi? Ma io non ho l’Aids, io sono io, sono malato di mente! Non si contagia col sesso, si contagia con la tv! Quanta ignoranza quanti pregiudizi. La Storia ci giudicherà e noi la ricuseremo.
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Da Il Fatto di oggi, a proposito della sentenza che impone a Fininvest di pagare 750 milioni di danni all CIR di De Benedetti:
L’IMPATTO SUI CONTI FININVEST
di Marco Lillo
Brutte notizie per la famiglia Berlusconi. Tutto l’utile accumulato negli ultimi tre anni dalla cassaforte di famiglia grazie alle società controllate dovrà infatti essere girato all’ingegnere Carlo de Benedetti. La Fininvest nell’ultimo bilancio depositato, quello del 2008, dichiara infatti un utile di 748 milioni di euro, quasi esattamente la somma che il Tribunale civile di Milano ha ordinato di risarcire alla Cir di De Benedetti, ma si tratta del margine lordo. Al netto delle imposte, l’utile reale, quello che entra nelle tasche degli azionisti, è stato pari a 135 milioni di euro nel 2008, contro i 365 milioni del 2007 e i 316 milioni del 2006. La crisi si è fatta sentire anche sui conti floridi delle società del Cavaliere che hanno faticato un po’ di più del solito a racimolare pubblicità e vendere libri, polizze e biglietti.
La Fininvest è infatti la holding che controlla le società quotate in borsa, Mondadori, Mediolanum e Mediaset (oltre al Milan) e che riceve ogni anno gli utili distribuiti al livello inferiore dalle affiliate. La causa persa non avrà quindi alcun effetto diretto sui conti delle società operative ma sarà un colpo durissimo sulla capogruppo e i suoi azionisti che dovranno mettere mano al portafoglio. I soci di Fininvest (dopo una riorganizzazione che ha sfoltito la catena di controllo eliminando le famose - e misteriose - “holding prima”, “holding seconda”, e via così fino alla ventiduesima e oltre) sono Silvio Berlusconi in persona, con il 61 per cento circa e poi i cinque figli. Piersilvio e Marina con una quota del 7,8 per cento circa e i figli avuti con Veronica Lario (Luigi, Eleonora e Barbara) con il 7,1 per cento circa.
La condanna al pagamento dei danni per una vicenda vecchia di 18 anni giunge come un fulmine su un cielo in verità tutt’altro che sereno. La separazione tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi avrà certamente una ricaduta patrimoniale sull’assetto della Fininvest. Gli avvocati stanno discutendo su come attribuire le quote agli eredi e ora ci si mettono i giudici di Milano a complicare le cose. La sentenza del Tribunale in realtà è esecutiva ma la Fininvest ricorrerà in appello chiedendo la sospensione dell’esecuzione. Di fronte a una somma così grande e a una questione così delicata, è plausibile che la Corte la conceda.
Resta il fatto che all’improvviso nel bilancio della società di Silvio Berlusconi e dei figli comparirà un debito, che se pure non immediatamente esigibile, avrà un impatto drammatico sui conti. Il 6 aprile del 2004, quando ha ricevuto la notifica dell’azione di risarcimento da parte della Cir di De Benedetti, per 468 milioni di euro, proprio per la questione della corruzione sulla sentenza che influenzò in modo determinante la contesa sul gruppo Espresso-Mondadori, Fininvest fece spallucce.
Con un comunicato stizzito, il Biscione, il 15 luglio del 2004 rese noto alla comunità finanziaria che nel suo bilancio non aveva effettuato alcun accantonamento poiché riteneva “l'azione, in linea di fatto, basata su una ricostruzione non corrispondente al reale svolgimento della vicenda e, in linea di diritto, totalmente infondata”. Alla luce della sentenza appena depositata, quella scelta si è rivelata infelice. Dopo il 2004, in realtà non erano mancati i campanelli di allarme per gli amministratori. In particolare la sentenza del 2007 che condannava Previti e sodali per la corruzione giudiziaria nell’interesse del gruppo Berlusconi.
“Il Fatto Quotidiano” ha chiesto a Fininvest se, dopo la sentenza penale, la holding avesse effettuato l’ accantonamento prudenziale. Il portavoce del gruppo, contattato in serata, ha replicato di non essere in grado di rispondere in poche ore a questa domanda.
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Ma ha senso una multa pari al valore dell'azienda inflitta all'azienda?
Mi spiego: un conto è una sanzione che colpisce i responsabili, in fondo se un negoziante salta uno scontrino la finanza lo mette in braghe di tela, ma è il titolare. Qui si rischia che per trovare i fondi l'azienda svenda controllate e licenzi migliaia di persone.
Dalle azienda svendute, di solito, si compra know-how, brevetti e pacchetto clienti ma lasciando a casa i dipendenti.
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Ma ha senso una multa pari al valore dell'azienda inflitta all'azienda?
Mi spiego: un conto è una sanzione che colpisce i responsabili, in fondo se un negoziante salta uno scontrino la finanza lo mette in braghe di tela, ma è il titolare. Qui si rischia che per trovare i fondi l'azienda svenda controllate e licenzi migliaia di persone.
Dalle azienda svendute, di solito, si compra know-how, brevetti e pacchetto clienti ma lasciando a casa i dipendenti.
La cosa curiosa è che la Cir aveva chiesto meno :P
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Ma ha senso una multa pari al valore dell'azienda inflitta all'azienda?
Mi spiego: un conto è una sanzione che colpisce i responsabili, in fondo se un negoziante salta uno scontrino la finanza lo mette in braghe di tela, ma è il titolare. Qui si rischia che per trovare i fondi l'azienda svenda controllate e licenzi migliaia di persone.
Dalle azienda svendute, di solito, si compra know-how, brevetti e pacchetto clienti ma lasciando a casa i dipendenti.
Ehm... I datori di lavoro sono legalmente responsabili della condotta dei loro dipendenti. Se un responsabile non sa cosa fa, come lo fa o dove sia un suo collaboratore, può essere licenziato in tronco, senza passare dal via. Ci stanno provando in tutti i modi a modificare la legge ma questo è uno scenario che si presta benissimo da controesempio sul perché non dovrebbe essere modificata. Quel poco di etica che c'è andrebbe a puttane e a dirigere le aziende e a coprire incarichi delicati come il controllo di gestione o la supervisione sugli appalti ci andrebbero direttamente i ragionieri della mafia.
Dubito che la rete di società che compone Fininvest (parliamo dell'intero gruppo, in cui ci sono anche un sacco di immobiliari, banche e finanziarie) valga solo 750 milioni. Sarebbe da avere paura se valesse così poco. Inoltre, ora è troppo comodo venire a dire: "io non lo sapevo!". Intanto i profitti guadagnati con anni di concorrenza sleale e appalti praticamente bloccati li hanno messi altrove.
A noi sembrerà strano ma le multe vanno misurate sulla potenza economica del multato. In moltissimi stati nordeuropei anche le multe stradali sono connesse al reddito. In Italia si applica di rado ma per esperienza (dalla parte "giusta") so che un giudice ha la discrezionalità sull'entità del compenso alla parte lesa. Evidentemente ci saranno stati buoni motivi, probabilmente dovuti al fatto che una multa più piccola sarebbe stata accettata di buon grado e non avrebbe punito abbastanza.
Sulle migliaia di lavoratori... Io non la bevo questa demagogia da quattro soldi. Ci sono aziende che hanno una pessima etica e questa si ripercuote a quasi tutti i livelli. Fare il lavoratore dipendente è sempre un rischio, farlo disinteressatamente un azzardo. Io ho la mia bella tesi: i soldi facili non si fanno quasi mai e prima o poi si paga per tutto, anche quando per soldi facili si intende uno stipendio appena passabile.
Il problema si adduce sempre al gusto dell'italiano medio di fregare il prossimo: uno in cerca di lavoro tra l'azienda losca e potente e quella modesta ma sana sceglie la losca, perché vuoi mettere a vantarsi con gli amici che il tuo lavoro è protetto da TAL DE TALI?
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Poi il valore del risarcimento è quanto vale la Mondadori ADESSO (è crollata a picco con costanza negli ultimi anni).
http://it.advfn.com/grafici/BIT/mondadori-edit-MN.html
Quindi se mi approprio illegalmente di un'azienda e l'affosso, dovrei anche avere ragione a dire che un risarcimento stimato a meno del 50% del valore di allora sia troppo alto? Sai che pacchia? Compriamo tutto, uccidiamo la concorrenza e se ci beccano: Strac! Bancarotta! Dove sono le migliaia di lavoratori?
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comunque l'importo del risarcomento non è "punitivo" nel senso che conosciamo grazie ai romanzi di grisham - cosa da noi vietata, peraltro - ma, secondo il tg1, il prezzo di allora, gli interessi (dal '91 a oggi) e le spese legali (non ho capito se 130 o 330 milioni di euro :schiuma:)
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Z.e.r.o., scrivo contorto come un cavatappi.
Intendevo che la multa dovrebbe colpire in proporzione molto ma molto di più i dirigenti responsabili dell'illecito che tutta l'azienda in se. E' vero che se vai al ristorante poi devi pagare il conto, ma vorrei vederlo pagato più dai manager che hanno compiuto l'appropriazione indebita che dalle ultime ruote del carro. Le quali avendo mangiato coi manager è giusto che paghino. Ma non vorrei fossero solo a loro a pagare. Cioè il manager vende un pezzo d'azienda e paga la multa, mantenendo intatte altre sue proprietà; mentre il dipendente viene licenziato. Ci rimette in proporzione di più il secondo.
Ho sbagliato confondendo il fatturato della holding col suo valore. :chebotta:
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comunque l'importo del risarcomento non è "punitivo" nel senso che conosciamo grazie ai romanzi di grisham - cosa da noi vietata, peraltro - ma, secondo il tg1, il prezzo di allora, gli interessi (dal '91 a oggi) e le spese legali (non ho capito se 130 o 330 milioni di euro :schiuma:)
ok, pare che il tg1 abbia detto cazzate - o abbia sentito male io: le spese dovrebbero essere "solo" due milioni e spicci...
comunque il risarcimento non è punitivo.
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Non è sul Fatto, ma oggi si parlava di Virus, nuovo portale di satira de L'Unità.
(http://virus.unita.it/img/upload/image/002_pattuja_fondaje_051009.jpg) (http://virus.unita.it/virusimmagini)
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Tutti spiati per sette anni
di Federico Mello
Tutto spiati. Dal 2001 fino all'inizio del 2008. Tutti i nostri dati su Internet schedati: messaggi di posta elettronica, chat, password – comprese quelle del conto in banca. Ma non solo. Anche le navigazioni, tutti le cronologie dei siti visitati, persino le ricerche sui motori di ricerca. I maggiori gestori telefonici italiani, Telecom, Vodafone, H3G, Wind, dal 2001 e al 2008 hanno conservato in archivi digitali i dati di tutti gli italiani che utilizzano Internet. É stato Vittorio Zambardino su Re pubblica.it a darne notizia riportando le dichiarzioni di Cosimo Commella dirigente dell’authority: “Il pretesto - le parole del dirigente - era che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell'autorità giudiziaria. Ma raccogliere dati personali in quel modo e con quella rozzezza espone gli stessi investigatori ad errori e valutazioni sbagliate”.
Questa incredibile schedatura è terminata il 24 gennaio 2008 con un provvedimento del Garante della Privacy Francesco Pizzetti. Ma la notizia è venuta fuori solo ieri, in un seminario a Roma presso la sede dell'autorità alla quale presenziavano anche Pizzeti e Stefano Rodotà, l'ex presidente dell'authority. L'ingegnere Cosimo Commella ha aggiunto: “Non mi spiego perché il nostro provvedimento del 2008 che mise fine a quella situazione fu sostanzialmente
ignorato dai giornali”. Ed effettivamente si trovano numerosi lanci di agenzia del periodo.
Ma rimangono vari dubbi e un interrogativo fondamentale: le informazioni sono state distrutte? Il funzionario dice “che non ha motivo di ritenere che non lo siano state”.
Una risposta non sufficiente. Aspettiamo dei chiarimenti ufficiali dal Garante per la Privacy.
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BRUNI, L’ALTRO PM STRITOLATO DA WHY NOT
Dopo de Magistris il caso del procuratore applicato all’inchiesta contro la sua volontà
di Antonio Massari
IL 2008 per de Magistris è un periodo intenso. È stato punito dal Csm, trasferito di sede e funzioni dalla procura di Catanzaro, va e viene dalla procura di Salerno, dove sta denunciando un “sistema” di malaffare composto da politici, imprenditori, agenti dei servizi, faccendieri, giornalisti e - soprattutto - magistrati. È questo “sistema” - dice De Magistris ai colleghi di Salerno - che gli ha sottratto le indagini “Why not” e “Poseidone”. Gliele ha sottratte in maniera illegale e mirata: per impedirgli di continuare a indagare.
È in questo contesto che, il 27 maggio, un magistrato si affaccia alla porta del suo ufficio. Il suo nome è Pierpaolo Bruni. Cravatta sottile, testa rasata, il crotonese Brunièunpmpoconotoallecronachenazionali,ec’è poco da stupirsi, visto che da decenni, in Italia, la mafia non fa più notizia. Bruni - che ha quarantuno anni - può già contare numerosi successi in indagini di mafia. Vive sotto scorta e nel suo curriculum figurano circa 400 arresti, una decina di boss condannati in regime di 41-bis, almeno 140 milioni di euro sequestrati alle cosche. E infatti: la vita di Bruni è fortemente a rischio.
PER 280MILA EURO
Un collaboratore di giustizia, l’11 luglio dello stesso anno, chiede di parlare con la polizia. Poiché teme per la propria vita, decide di parlare soltanto in via “informale”, e in questura verbalizzano il contenuto della dichiarazione: “Ernesto Grande Aracri, che è stato appena scarcerato, si sarebbe impegnato a trovare una persona che in cambio di 280 mila euro sia disposta a portare a termine l’attentato nei confronti del magistrato”.
Pochi giorni dopo, un altro collaboratore di giustizia, Angelo Salvatore Cortese, confermerà agli investigatori della squadra mobile di Crotone, guidati dal vice questore Angelo Morabito, che le cosche hanno condannato a morte Bruni. Come vedremo, gli stralci del verbale, meglio di qualsiasi commento, spiegano la situazione.
“Nel periodo 2000-2003”, dice Cortese il 19 luglio, “durante il processo ‘Scacco Matto’, mi trovavo nel carcere di Catanzaro e in parecchie occasioni si era parlato del dottor Bruni come persona pericolosa per la nostra cosca. (…) Si doveva trovare una soluzioneperfermarloperchéerapericolosoperle indagini che stava portando avanti”.
“Che significa soluzione?”, chiede l’ispettore Russo. “Soluzione vuol dire eliminazione, di fare un attentato al dottor Bruni. Perché era pericoloso siaperilprocessocheeraincorso,ScaccoMatto, sia per altri procedimenti che sapevamo che erano contro la nostra cosca e le cosche, diciamo, alleate a noi (…). Parlando fra noi affiliati (…) si parlò del dottor Bruni, di una persona pericolosissima per le nostre attività e per la nostra cosca e si doveva in qualche
modo eliminarlo e fermarlo con qualsiasi mezzo (…). E quindi si è già progettato che si doveva fermare con qualsiasi mezzo nel 2003 (…), con qualsiasi azione, sia con bazooka, sia con bombe, sia … trovare la soluzione di ucciderlo (…). Così si cambiava pm, insomma, si prendeva tempo … L’input è partito dalla nostra cosca, Grande Aracri Nicolino (…) e poi automaticamente tutti noi affiliati parlammo di questo qua perché, ogni volta cheandavamoafareiprocessiaCrotonepartivamo da Catanzaro, un pullman, ed eravamo tutti noi affiliati (…) e si parlava, insomma, ogni volta che vedevano il dottor Bruni c’erano parole, diciamo, indescrivibilicontroildottorBruni,chesidicevano sia durante il processo e sia una volta tornati in carcere … perché tutti i giorni c’era il problema del dottor Bruni, tutti i giorni si parlava, si doveva fermare in tutti i modi”.
L’ispettoredomanda:“Quindioggipotrebbeessere a rischio?”:
Risponde Cortese: “È a rischio, sì, specialmente con il fatto della mia collaborazione, perché io quando ho iniziato a collaborare ho deciso di parlare direttamente con il dottor Bruni (…). Sono a rischio di ergastolo le persone, in questo momento, e quindi è motivo in più adesso di uccidere il dottor Bruni (…). E poi il fatto che abbiamoadisposizionemoltearmi,siabazooka,sia esplosivo in quanto già all’epoca si parlava che era una persona che non camminava così, libero, camminavaconlascorta,conlamacchinablindata, quindi si parlava di fare un attentato in modo che si colpisse la macchina blindata (…). Noi abbiamo a disposizione vari mezzi, dai lanciarazzi ed esplosivo, potrebbero mettere anche dell’esplosivonell’abitazione,siadurantechesifail
processo a Catanzaro, sul tragitto oppure anche durante il processo, si può colpire (…). Perché abbiamo anche fucili di precisione (…) venuti dalla Germania, di precisione, di lungo tiraggio, arrivano a due trecento metri (…) i mezzi ci sono, non mancano i mezzi, mezzi e armi non ci mancano, e uomini, quindi il dottor Bruni è a rischio di vita proprio assoluto”.
“MI VOGLIONO STRITOLARE”
Nel 2008, quindi, Bruni è certamente a “rischio di vita assoluto”. Eppure, quando bussa alla porta di de Magistris, è preda di ben altre preoccupazioni. Dice di temere per sé, esterna il timore d’essere “stritolato”, ma non si riferisce alla ‘ndrangheta o ai bazooka o ai fucili di precisione. Si riferisce ai suoi colleghi. Ed è questo il punto. Bruni ha ereditato un filone dell’inchiesta “Why Not”, quella avocata a de Magistris, ma ha appena deciso di mollare il pool. È allarmato. E a distanza di un anno e mezzo - come vedremo - i fatti gli danno ragione. Ma andiamo con ordine. La mattina del 27 maggio 2008, Bruni, intende spiegare a de Magistris come procede l’indagine. Non parla dei contenuti. Non fa cenni all’aspetto investigativo. Vuole raccontare
l’organizzazione del lavoro. Denuncia delle “anomalie”. A rivelarlo, dinanzi ai pm di Salerno, è lo stesso de Magistris. Una settimana più tardi, il 3 giugno, l’ex pm fa mettere a verbale: “La mattina del 27 maggio è venuto nel mio ufficio il dr. Pierpaolo Bruni (…). Mi ha detto di temere d’essere stritolato. Ha detto che voleva parlarmi (…) nell’interesse della Giustizia. Mi ha riferito che era molto contrariato delle continue anomalie che si stavano verificando nell’inchiesta Why Not (…). A suo dire, stavano demolendo l’intera originaria inchiesta (…)”. De Magistris aggiunge poi un altro particolare. Ed è quello che ci interessa: “Bruni mi ha detto, a questo punto, di temere di “essere stritolato” dalla Procura Generale. Mi ha detto che il dottor Iannelli lo avrebbe “distrutto” se egli si fosse “messo contro la sua volontà”.
Il dottor Iannelli è l’ex procuratore generale di Catanzaro, indagato a Salerno, per la conduzione dell’inchiesta “Why not”. Con la formazione del pool, l’inchiesta viene separata in diversi filoni e, sempre secondo la procura di Salerno, che indagherà sulla vicenda, si creano i presupposti per la “stagnazione delle attività investigative”, per la “disintegrazione dell’originario disegno investigativo”, per il “progressivo dissolvimento di tracceinvestigative”.Torniamoalledichiarazionidi Bruni riferite da De Magistris. “Mi ha detto anche che lo potevano “ricattare” per il fatto che egli avesse delle applicazioni DDA (direzione distrettuale antimafia, ndr) … e che se avesse creato problemi, potevano revocargliele, tenuto conto anche della grave situazione di organico della procura della Repubblica di Crotone”. E infatti: a distanza di un anno e mezzo, scopriamo che Bruni avevavistogiusto:nonèpiùapplicatoall’antimafia, gli hanno revocato l’applicazione, proprio come aveva previsto. Il motivo? Esattamente quello che aveva immaginato: l’organico scarno della procura di Crotone. Il punto più oscuro, però, riguarda un altro elemento della sua profezia: Bruni si è davvero “messo contro” la procura generale? E come? Vediamo cos’è accaduto.
“IL FATTO NUOVO”
A maggio 2009, esattamente un anno dopo l’incontro tra Bruni e de Magistris, il procuratore capo di Crotone, Raffaele Mazzotta, rilascia la seguente dichiarazione: “Sono stato costretto a revocare il parere favorevole”. La profezia di Bruni s’è avverata. Mazzotta parla del parere favorevole all’applicazione di Bruni alla distrettuale antimafia: Bruni è ufficialmente fuori dalla dda. Ma perché Mazzotta usa questo termine: “costretto a revocare il parere favorevole”? “Costretto” da chi? E perché? Mazzotta spiega che s’è verificato “un fatto nuovo, chehaturbatolaserenitàdelmioufficioequelladel dottorBruniinprimis.Unfattonuovosulqualenon posso essere più esplicito, ma del quale ho già informato le autorità competenti”. Le autorità competenti sono il ministero di Giustizia, il Csm, il procuratore generale della Cassazione. Che infatti, di lì a poco, invieranno gli ispettori. Cos’è accaduto? La revoca del parere di Mazzotta giunge dopo le sollecitazioni della procura generale di Catanzaro, per la precisione del facente funzioni Dolcino Favi, l’uomo che avocò l’inchiesta “Why Not” a de Magistris, anch’egli indagato dalla procura di Salerno. Che ha combinato Favi, questa volta? Ha spiegato - a voce e per iscritto - che non avrebbe tollerato alcun inadempimento da parte di Bruni, né il minimo errore, dovuto al suo carico di lavoro. Il procuratore Mazzotta ha letto, in questa presa di posizione, una sorta di intimidazione. Sarebbe questo il “fatto nuovo” che “ha turbato la serenità del mio ufficio e del dottor Bruni in primis”. Ed è per questo che Bruni, come aveva previsto, perde la direzione distrettuale antimafia. Accanto al “fatto nuovo”, però, c’è un fatto bizzarro: è la “schizofrenia” di Favi. Nel maggio 2009, infatti, stabilisce che Bruni è troppo occupato, che la procura di Crotone è troppo sguarnita, perché possa continua a occuparsi della ‘ndrangheta. Un anno prima, però, la pensa diversamente. Molto diversamente.
“NEL POOL NON CI VOLEVO
ANDARE”
Nel febbraio 2008, il pm di Salerno Dionigio Verasani, che sta indagando sul “caso de Magistris” e sulla procura di Catanzaro, rivolge qualche domanda al capo di Bruni, il procuratore Francesco Tricoli. Verasani vuol capire come, e perché, Bruni sia stato applicato al pool che indaga su “Why Not”. La vicenda risale a pochi giorni dopo l’avocazione dell’inchiesta,dispostadaFavi,adeMagistris.“Ebbi modo di incontrare Favi a Crotone, presso la Prefettura, (…) Favi mi disse che aveva bisogno della collaborazione di sostituti procuratori “di primo grado” per la gestione dell’inchiesta appena avocata (…). Risposi che il momento era poco favorevole, in quanto, di lì a poco, si sarebbero trasferiti due sostituti in servizio a Crotone. Ciò avrebbe comportato che su una pianta organica di sei sostituti la procura di Crotone sarebbe rimasta con soli quattro magistrati, oltre al Capo dell’ufficio”.
Le dichiarazioni di Tricoli, insomma, dimostrano che già nel febbraio 2008, l’organico della procura di Crotone era fortemente critico. E Favi ne è perfettamente a conoscenza. Ma non basta. Dice ancora Tricoli: “In quel contesto si parlò anche del fatto che il Bruni era applicato alla Dda di Catanzaro, circostanza peraltro istituzionalmente nota alla Procura Generale (…). Favi, pur prendendo atto delle mie perplessità, replicò che comunque era nella necessità di applicare dei sostituti di primo grado. (…). Pochi giorni dopo arrivò in Procura l’interpello formale. Lo comunicai formalmente ai miei sostituti (…). Nessuno di loro diede la disponibilità alla applicazione alla Procura Generale”. Ma anche qui accade un fatto nuovo: Tricoli segnala Bruni. “Mi determinai a ‘segnalare’ il nominativo del dottor Bruni in quanto sapevo bene che rientrava fra i poteri della Procura Generale quello di applicare ‘di ufficio’ un magistrato di una qualsiasi procura del Distretto. Ritenni, pertanto, di evidenziare che il dottor Bruni si era già interessato di reati contro la Pubblica Amministrazione”.
Il punto è che Bruni non aveva alcuna intenzione di lavorare sull’inchiesta Why Not: aveva già troppo lavoro. Ma Favi lo applica ugualmente. Con il passare dei mesi, il pm di Crotone cercherà di allontanarsi dal pool, per le costanti divergenze sulla conduzione delle indagini. La sua partecipazione all’indagine è talmente problematica che, nel colloquio con de Magistris del 27 maggio, giungerà a una inquietante conclusione. Dichiara de Magistris: “Bruni prendeva atto che, probabilmente, la sua permanenza nell’inchiesta Why Not poteva servire a non ‘dare l’impressione’ che si procedesse all’archiviazione e alla demolizione dell’intera inchiesta (…) ma facendolo ‘lavorare’ solo ed esclusivamente sui filoni che ‘non creavano problemi’allaProcuraGeneraleesottola‘costante’ guida e direzione da parte del dr. Iannelli”. Ma Bruni, di “problemi”, ne crea eccome. E sempre quando si toccano i livelli più alti. Per esempio: Prodi e Mastella. È lo stesso Bruni a raccontarlo ai pm di Salerno, quando gli chiedono conto della conversazione con de Magistris, e della richiesta di archiviazione che il pool ha avanzato sulla posizione di Mastella: “Si è parlato della richiesta di archiviazione e discutendo ho manifestato il mio dissenso in ordine a tale richiesta. Infatti nel corso delle riunioni presso la Procura Generale io non ho mai condiviso la scelta di procedere all’archiviazione della posizione del senatore Mastella anche perché, nello specifico, ritenevo che poteva essere approfondita sotto il profilo investigativo. Se non ricordo male il dr. Muraca (un consulente della procura, ndr) mi riferì in proposito che a suo parere vi erano degli ulteriori approfondimenti da fare su tale questione”. Il 30 luglio 2008 Bruni è a Salerno. I pm Nuzzi e Verasani gli chiedono d’illustrare una delle ultime riunioni del pool che si occupa di “Why not”. Per la precisione,lariunione“fiume”del22luglio,ches’è protratta per circa dieci ore, fino alle venti. “I contrasti - dice Bruni - sono perdurati per tutta la riunione fino a quando non si è arrivati alla stesura di un verbale, che adottava una soluzione tale da mettere d’accordo i punti di vista presenti nella discussione. Dal momento che nel corso di tutta la discussione, io, avevo una posizione difforme, rispetto agli altri colleghi, ancora una volta ho chiesto di essere estromesso dal gruppo di lavoro, per evitare la permanenza di punti di vista differenti”. Il dissenso di Bruni emerge ancora. E il punto è importante perché riguarda “i criteri per l’adozione dei provvedimenti”. Dice Bruni: “La soluzione che gli altri colleghi volevano far passare, e mettere a verbale, era quella di far adottare le decisioni a maggioranza”. Una decisione che Bruni non approva, perché la maggioranza comporta “l’obbligo, anche da parte dei dissenzienti, di firmare”. “Mi sono opposto a questo criterio - continuaBruni-ritenendololesivodellaautonomia del magistrato (…). Ho ribadito che non mi sembrava giusto, che non solo ero stato applicato d’ufficio al procedimento Why Not, nonostante il mio dissenso, non solo non venivano accolte richieste di essere “sollevato” dall’incarico, ma avrei anche dovuto firmare provvedimenti che non condividevo. Alla fine si adottava la decisione che i provvedimentisarebberostatipresiamaggioranza, senza però che vi fosse un obbligo, da parte dei dissenzienti, di firmare”.
FIRMO, NON FIRMO
Firmare, non firmare, la questione potrebbe sembrare noiosa e ininfluente. Ma ha un senso ben preciso. Bruni non soltanto è in dissenso con alcunedecisionimaèconvintoche,inalcunicasi,il pool debba prendere iniziative più drastiche nei confronti di qualche indagato. Per esempio: Romano Prodi. De Magistris l’aveva iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di abuso
d’ufficio. Bruni ritiene che, per Prodi, le accuse debbano essere più pesanti. All’interno del pool è isolato ma va avanti. E decide di mettere nero su bianco le sue ipotesi di reato, “depositandole” all’interno del pool, che viene così messo fortemente in imbarazzo. Secondo Bruni, l’ex premier va indagato per associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Il tutto ruota intorno alle elezioni regionali del 2005, quelle vinte da Agazio Loiero, e le elezioni politiche del 2006, vinte da Prodi.
Reati in concorso con il governatore calabrese Agazio Loiero, l’ex segretario regionale dei Ds NicolaAdamoesuamoglieVincenzaBrunoBossio, il re calabrese dei supermarket Despar, Antonino Gatto, l’ex leader di Cl Calabria Antonio Saladino, il parlamentare europeo Sandro Gozi, il braccio destro di Prodi Pietro Scarpellini, la san riminese Claudia Mularoni, l’imprenditore d’area prodiana Pietro Macrì, i fratelli Mariangela e Francesco De Grano. Cos’avrebbero combinato? Avrebbero “asservito le istituzioni pubbliche per finalità private e di partito, strumentalizzando le istituzioni pubbliche di riferimento, e in particolare quelle della Regione Calabria, facendo in modo che venissero realizzate tutta una serie di leggi, atti e provvedimenti amministrativi, talora strumentali, talaltra quale corrispettivo delle condotte fraudolente (…)”. Non è roba da poco. Secondo Bruni, Claudia Mularoni e Pietro Scarpellini, rispettivamente amministratore unico e titolare della Pragmata di San Marino, si sarebbero accordati con Prodi (e con Macrì e i fratelli De Grano), per lo “svuotamento delle casse della società Met Sviluppo, attraverso la distrazione dei finanziamenti pubblici” ricevuti dalla Met. Bruni sostiene l’esistenza di “una serie di contratti di consulenza dal contenuto fittizio, intervenuti tra il 2004 e il2005”.Èconvintochevisiano state “fatturazioni fittizie”, anzi, “fatture pagate con danari provento” di una “bancarotta fraudolenta”. Aggiunge che Pietro Macrì, insieme con Armando Borghi, avrebbe “emesso fatture per operazioni inesistenti”. Il pm parla - infine - di “operazioni al fine di ostacolare trasferimenti di danaro provento delle condotte di bancarotta” e “operazioni inesistenti dalla società Met Sviluppo alla società Pragmataedallacassadiquest’ultimaversosestessi o verso terzi”. Accuse molto gravi, insomma, che però, è bene specificarlo, restano soltanto sulla carta, non sono mai state formulate né verificate sotto il profilo giudiziario. Si tratta soltanto dell’ipotesi di lavoro che il pm Bruni aveva formulato, all’epoca, prima di lasciare il pool di “Why Not”. Queste ipotesi, però, sono state depositate nel fascicolo. Sono agli atti e mostrano la profonda divergenza tra il lavoro di Bruni e quello del pool che, infatti, a febbraio ha chiesto l’archiviazioneperProdi.Richiestache-perquanto ci risulta - non è stata ancora evasa, poiché il gip di Catanzaro, Tiziana Macrì, non s’è ancora pronunciata.
Ma proviamo a riassumere. Nel febbraio 2008, Bruni viene applicato all’inchiesta Why Not nonostante il proprio parere contrario e la scarsità d’organico, nella procura di Crotone, denunciata dal suo stesso capo. Il procuratore generale reggenteDolcinoFaviloapplicaaWhyNot,quindi, nonostante sappia che Bruni è oberato di lavoro, essendo applicato anche all’antimafia. Circa anno dopo, nel maggio 2009, quando Bruni ha già lasciato il pool di “Why Not”, e quindi potrebbe essere più “libero” di prima, Favi “preme” affinché Bruni esca dall’antimafia,
spiegando al suo capo, Raffaele Mazzotta, che non tollererà inadempienze di Bruni nei carichi di lavoro. È evidente che Favi ha cambiato totalmente idea. Nel mezzo dei due eventi, la conversazione tra Bruni e de Magistris, il 27 maggio 2008, durante la quale, Bruni dice di “temere di ‘essere stritolato’ dalla Procura Generale”, di essere “distrutto” se si fosse “messo contro la volontà” di Iannelli, di essere “ricattato” per via delle applicazioni alla Dda, e che se avesse creato problemi, potevano revocargliele”. Il tutto s’avvera e, effettivamente, come dimostrano le vicende Prodi e Mastella, Bruni si mette contro il pool. Ma non soltanto. Le sue deposizioni a Salerno diventano fondamentali per le accuse che i procuratori campani muovono contro i colleghi di Catanzaro. E i magistrati di Salerno, per quest’inchiesta, hanno già pagato: il 19 ottobre si celebrerà il processo davanti alla sezione disciplinare del Csm a carico dei pm di Salerno. Il Csm vaglierà il sequestro dei fascicoli “Why Not” e “Poseidone”, operato dai pm di Salerno, nei confronti dei colleghi di Catanzaro durante le perquisizioni del gennaio 2009. Atti che il Csm ha già giudicato “abnormi”, disponendo, su richiesta del ministro della Giustizia Angelino Alfano, la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Apicella e il trasferimento d'ufficio di Nuzzi e Verasani. Quello di gennaio fu un provvedimento cautelare. Vedremo cosa accadrà il 19 ottobre. Nel frattempo, si può dire che un dato è certo: il “caso de Magistris” ha prodotto ulteriori vicende di interesse pubblico, diventando una storia paradigmatica della giustizia italiana.
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ANCHE GLI ITALIANI A VOLTE SI INCAZZANO
A Verona 18 passeggeri di fronte al fondato sospetto di un accorpamento di due voli vanno alla Polizia
di Oliviero Beha
Edi fronte al sospetto più che fondato dell’ennesima presa per i fondelli, anche le formiche si incazzarono, i cani di paglia reagirono e un abuso “normale” ridiventò almeno per questa volta anormale: è successo ieri, all’aereoporto Catullo di Verona/Villafranca, e di mezzo c’è come al solito l’Alitalia. Un volo per Roma delle 11,25, l’AZ 1492, è stato a parole ,ma solo dopo il check-in, ritardato di un quarto d’ora. Mentre aspettavamo, il tabellone luminoso lo ha protratto alle 12,30. Ci siamo informati e la versione ufficiale è stata che l’aereo che doveva arrivare da Roma non era neppure partito. Ho chiesto e poi abbiamo chiesto sempre più numerosi perché: mistero. Una domanda leggermente più giornalistica a un’addetta all’imbarco, giovane, dimessa, indifesa e “in-divisa”, e cioè “ma quanti passeggeri siamo su questo volo?”, ha avuto una risposta che si sarebbe rivelata prima preoccupante e poi inquietante: ”Circa una sessantina, forse meno”. Una risposta “ingenua” nel Paese/calabrone che non dovrebbe volare che vanta una compagnia di bandiera/calabrone che infatti spesso non vola, e non solo metaforicamente. Con un altro passeggero abbiamo deciso di sporgere una denuncia-querela presso il posto di polizia del “Catullo”. Abbiamo chiesto se qualche altro di quella “sporca sessantina” volesse seguirci. Ci siamo andati in 18, neppure male in percentuale per un popolo di pecoroni che non vola e accetta di rimanere a terra, e non solo letteralmente. Nel frattempo il tabellone luminoso dirottava la partenza prima alle 13,05, poi quasi subito (nel frattempo s’era sparsa la voce che qualcuno era andato alla Polizia) alle 14,10. Nello “schedule” il volo successivo Alitalia per Roma era previsto molto vicino, troppo vicino, alle 15,15. Mentre ufficialmente gli addetti cianciavano di “una serie di piccoli guasti”, il volo veniva poi definitivamente cancellato e la “sporca sessantina” girata a completare quell’altro volo. Non tutti, però: qualcuno sceglieva di imbarcarsi alle 14,15 su un Air Italy, che costava meno e partiva dunque prima. Mi sono ritrovato al posto di Polizia con una pattuglia di italiani indignati ma anche leggermente orgogliosi di aver portato rispetto a loro stessi aspettando di firmare quella denuncia-querela stesa da un avvocato tra noi (dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, ma stavolta prezioso…) e condivisa emotivamente e “civicamente”, cioè politicamente, da tutti. Da tutti quei 18 che si erano presa la briga di denunciare, e naturalmente a parole da tutto il gruppone coinvolto in queste “scene di ipotetica truffa in bassa veronese”. È passato casualmente Dario Franceschini, che ha fatto in tempo a commentare “che vergogna! hai fatto bene!” e si sarebbe volentieri riavviato sulla strada dello scandalo Alitalia, che paghiamo noi, noi tutti sudditi tartassati, e anche noi se obbligazionisti o azionisti di quell’Alitalia di ieri che sembra uguale all’Alitalia di oggi. Non ce ne è stato bisogno, la memoria dei denuncianti funzionava da sola, e ci fosse stato Fantozzi se lo sarebbero mangiato vivo. Difficile casomai digerirlo, metabolizzarlo ed espellerlo, trattandosi di corpo davvero estraneo. Estraneo almeno per un giorno ai 18 diversissimi tra loro per età, sesso, educazione, apparenza, professione ecc. e presumo preferenze elettorali, ma per una volta solidali nel rigettare la propria abituale condizione di sudditi. Si sono sentiti prima fregati e poi rinvigoriti anche solo per un momento da una flebo di dignità, e hanno/abbiamo poi guardato con una certa pena e molta empatia gli addetti ai lavori “catulliani” (della compagnia, del controllo all’imbarco, della polizia ecc.) che non potrebbero ma forse vorrebbero sottoscrivere la nostra denuncia. Attenti ai cani di paglia che non riescono a volare, attenti a un Paese che non ce la fa più, attenti al calabrone che alla fin fine per rispetto della fisica si spiaccica al suolo per forza, pesando troppo per rimanere in volo. La storia dell’Alitalia è diventata la nostra, ed è più vicina alle tesi sulla mancanza di Stato espresse qui giorni fa da Barbara Spinelli di quanto si possa immaginare. La furbata risparmiatrice di accorpare i voli sulla pelle degli utenti (già raggirati come contribuenti dal gioco delle tre carte Alitalia-Air One-Cai del Mago Cattivo Berlusconi e sodali anche “di sinistra: ricordate il Colaninno di “un affare è comunque un affare”?) non è certamente inedita. E’ la reazione che deve far pensare. E poi uno dice che si legge “Il Fatto”…