Penso di fare mio Eternal Sonata, mi ispira moltissimo l'ambientazione. Però è un JRPG, temo di lasciarlo a prendere polvere in libreria...
Sono produzioni per persone già appassionate per questo genere, e difficilmente appassioneranno chi non lo è.Questo mi sembra possa valere per tutte le tipologie che prevedono una determinata rigidità all'interno delle proprie basilari procedure ludiche (prive di commistioni, generi puri). Anche un simulatore sportivo difficilmente appassionerà chi è avezzo ai soli arcade, per non parlare di tattici e gestionali.. Faccio solo notare quanto degli stilemi da jrpg sia stato raccolto negli ultimi anni; dal sistema di crescita alla concezione di "party".
Io e il sig. Radical Dreamer eravamo giusto ieri in chat dubbiosi su questo Eternal Sonata.
Abbiamo concluso che bene o male, oggi i Jrpg sono fatti un po' troppo con lo stampino.
Sono produzioni per persone già appassionate per questo genere, e difficilmente appassioneranno chi non lo è.
Complimenti per l'utile analisi, ma per come la vedo io è meglio recuperare le pietri miliari del passato: ci credereste, ho giocato e finito da pochissimo tempo Phantasy Star IV (1994) su PSP grazie alla Sega Megadrive collection...
A tutti i non appassionati consiglio di provare con Chrono Trigger, Chrono Cross, Xenogears e Final Fantasy VII.
Se non funziona con nessuno di questi metteteci pure una croce sopra. ;)
Io l'ho preso, ma mi urta molto vedere chopin con i capelli viola che pesta con un bastone dei troll giganti.:asd:
Il recupero vintage è cosa bella e giusta ma lo sconsiglio se fatto col paraocchi. Vivendo nel passato rischierete di perdere di vista i titoli che la storia del jrpg la stanno facendo oggi, salvo poi riscoprirli magari tra qualche lustro come oggi alcuni riscoprono pietre miliari all'epoca ingiustamente sottovalutate (Chrono Trigger e Final Fantasy VII sono famosi come pochi ma provate a chiedere di Terranigma o Suikoden III e tutti cascheranno subito dalle nuvole..).Il primo chiarimento che ho da fare riguarda il recupero "vintage" (dicamo così, anche se tendenzialmente preferisco utilizzare simili denominazioni dai sistemi a 8 bit in giù): si tratta di una reazione logica e naturale a chi ha vissuto un periodo di splendore videoludico ed è comunque alla costante ricerca di qualcosa di nuovo, inteso come "nuova esperienza", ma soprattutto di qualcosa di intenso.
Shin Megami Tensei DDS e Xenosaga vanno scoperti e capiti ora, non fra vent'anni.Appoggio questo discorso, però a conti fatti sono titoli della scorsa generazione. Per come la vedo io, ogni momento è buono per appassionarsi a un genere videoludico, ma è anche vero che ogni genere videoludico ha dei punti cardinali di riferimento, dei titoli evergreen facilmente identificabili (lo stesso vale per il cinema e i generi cinematografici): per questo ho citato quei quattro titoli fondamentali, tra l'altro escludendo il discorso "action-rpg", che vedo comunque distante dall'esperienza party/turni e così via.
Ho apprezzato anche i tentativi di svecchiamento operati su Final Fantasy XII, titolo che in quanto a giocabilità non credo abbia nulla da invidiare ai più blasonati predecessori (e riprendersi dallo scivolone del X operando un segmento naturale di Vagrant Story, oltre che della saga tutta, non è cosa da poco).Ecco, qui abbiamo un punto di vista completamente differente su Final Fantasy XII. Non lo vedo come un tentativo di svecchiamento, ma come una tardiva svegliata da parte di Square-Enix sulle orme ben consolidate lasciate da... Bioware. Negli ultimi anni con Star Wars KOTOR e Jade Empire l'occidente ha saputo dare una bella lezione alla scuola orientale, troppo vittima dei suoi cliché formali e contenutistici. Il risultato? Per come la vedo io Final Fantasy XII sa ripetere le stesse cose fino alla nausea, senza mai decollare veramente a livello epico-narrativo. Assomiglia a un prodotto confezionato da mani attente e laboriose sì, ma non a una vera e propria opera. La giocabilità è radicalmente differente dai canonici JRPG a turni: finalmente, verrebbe da dire, se il sistema di automatismi non permettesse al giocatore di vincere battaglie su battaglie senza muovere un dito.
Pure il classicissimo Dragon Quest VIII rappresenta l'apice della maturità di un sistema affinato nel tempo che ho trovato decisamente intrigante e assai meno banale di quanto possa lasciare intuire il comparto narrativo.Questo senz'altro. Qui siamo all'esatto opposto di Final Fantasy XII, ossia ciò che manca a Dragon Quest VIII è il fattore innovazione.
Poi nessuno parla mai della migliore sceneggiatura scritta per un gioco PS2 (unita ad una eccellente giocabilità) ovvero Suikoden V...Questo lo ignoro, lo ha giocato mio fratello. Se dici poi che nessuno ne parla mi incuriosisci, ora vedrò sicuramente di provarlo.
E ancora gli ultimi famosi bidimensionali; Valkyrie Profile 2: Silmeria e Odin Sphere (anche se quest'ultimo fortemente orientato verso derive action). Di carne al fuoco cotta al punto giusto non ce n'è poca, basta avere la curiosità per addentarla (chiaro che se poi non piace il genere c'è ben poco da fare per evitare la più mortale delle noie).Sicuro è che se parliamo a un pubblico abituato a prendere in considerazione molto di più le ultime uscite il "titolo giusto" potrebbe essere più di uno.
E questa cosa non è limitata solo ad Eternal Sonata ma anche a tanti altri jrpg che spesso hanno delle ottime premesse, ma continuano a percorrere la stessa strada battuta da altri titoli in passato. Paura da parte dei designers, scriptwriters etc di trovare nuovi espedienti narrativi, di proporre temi nuovi o diversi dalla solita solfa?Ora rispondo a Zeavis: io sono comunque sempre ottimista verso il futuro, ma dobbiamo fare i conti con la realtà.
Il recupero vintage è cosa bella e giusta ma lo sconsiglio se fatto col paraocchi. Vivendo nel passato rischierete di perdere di vista i titoli che la storia del jrpg la stanno facendo oggi, salvo poi riscoprirli magari tra qualche lustro come oggi alcuni riscoprono pietre miliari all'epoca ingiustamente sottovalutate (Chrono Trigger e Final Fantasy VII sono famosi come pochi ma provate a chiedere di Terranigma o Suikoden III e tutti cascheranno subito dalle nuvole..).Il problema è che il genere non offre spunti di innovazione così freqenti, è normale trovare i migliori esponenti tra il retrogame. O meglio, i titoli originali e particolari ci sono ma o non funzionano completamente, o non acchiappano una gran fetta di pubblico o non vengono presi come basi per il futuro, come succede invece in altri generi.
Shin Megami Tensei DDS e Xenosaga vanno scoperti e capiti ora, non fra vent'anni. Ho apprezzato anche i tentativi di svecchiamento operati su Final Fantasy XII, titolo che in quanto a giocabilità non credo abbia nulla da invidiare ai più blasonati predecessori (e riprendersi dallo scivolone del X operando un segmento naturale di Vagrant Story, oltre che della saga tutta, non è cosa da poco). Pure il classicissimo Dragon Quest VIII rappresenta l'apice della maturità di un sistema affinato nel tempo che ho trovato decisamente intrigante e assai meno banale di quanto possa lasciare intuire il comparto narrativo. Poi nessuno parla mai della migliore sceneggiatura scritta per un gioco PS2 (unita ad una eccellente giocabilità) ovvero Suikoden V... E ancora gli ultimi famosi bidimensionali; Valkyrie Profile 2: Silmeria e Odin Sphere (anche se quest'ultimo fortemente orientato verso derive action). Di carne al fuoco cotta al punto giusto non ce n'è poca, basta avere la curiosità per addentarla (chiaro che se poi non piace il genere c'è ben poco da fare per evitare la più mortale delle noie).
Ora rispondo a Zeavis: io sono comunque sempre ottimista verso il futuro, ma dobbiamo fare i conti con la realtà.
Non siamo "noi" (inteso come ultraventenni, specie se con meno risorse di tempo e fondi da investire in videogames per via di affitto, spesa, vita indipendente in generale) quelli che finanziano il mercato oggi. Per dire, comprare un gioco usato non ha alcuna incidenza per il mercato. E quindi è normalissimo trovarsi un domani con Final Fantasy XIII e Final Fantasy versus XIII, due titoli (apparentemente truzzissimi) al prezzo di due ad uso e consumo dei preadolescenti o poco più di mezzo mondo.
Sono convinto che il finanziamento maggiore arrivi da genitori verso bambini in età elementare, piegati dai capricci. Questo ragionamento deriva da un'esperienza diretta sul posto di lavoro... :-\
Per cui è bello poter dare dei consigli ma il fine ultimo è quello di prendere coscienza di ciò che si vuole, tentando di riuscire a finanziarlo ad ogni costo se si crede in ciò che ci piace.
Io e il sig. Radical Dreamer eravamo giusto ieri in chat dubbiosi su questo Eternal Sonata.Non posso che concordare anche io: è proprio così,molti jrpg sono quasi un fan service,infatti si riciclano spesso e volentieri le ambientazioni,le situazioni,l'impianto di gioco,persino il gioco intero(vedi i molti remake usciti negli ultimi anni).
Abbiamo concluso che bene o male, oggi i Jrpg sono fatti un po' troppo con lo stampino.
Sono produzioni per persone già appassionate per questo genere, e difficilmente appassioneranno chi non lo è.
Eppure mi chiedo: se lo stesso consumatore medio si è stufato delle classiche meccaniche di gioco (il fatto che sia Final Fantasy XII, Persona 3, o Eternal Sonata propongano innovazioni sotto questo aspetto è un segnale), perchè non avviene altrettanto per quanto concerne le tematiche, la narrazione, e lo stile?Probabilmente per un motivo di base fondamentale: nel mercato videoludico il regista e la direzione di gioco vengono troppo svalutati.
CitazioneEppure mi chiedo: se lo stesso consumatore medio si è stufato delle classiche meccaniche di gioco (il fatto che sia Final Fantasy XII, Persona 3, o Eternal Sonata propongano innovazioni sotto questo aspetto è un segnale), perchè non avviene altrettanto per quanto concerne le tematiche, la narrazione, e lo stile?Probabilmente per un motivo di base fondamentale: nel mercato videoludico il regista e la direzione di gioco vengono troppo svalutati.
Si punta al kolossal che impiega centinaia di persone, ma solitamente viene realizzato da tecnici specialisti che operano su un soggetto pensato a compiacere un determinato pubblico sotto la guida dei produttori, e non di un vero director.
Questo accade anche nel mondo del cinema, figuriamoci con i videogames...
Final Fantasy X, nonostante non sia esattamente il massimo come JRPG, ci fa avvertire comunque la mano inconfondibile di Sakaguchi e il suo modo di esprimersi.
Non a caso il celebre story-teller nipponico ha sentito di dover abbandonare Square-Enix (la barca che affonda?) e di fondare uno studio personale (Mist Walker): vedremo come riusciranno i titoli in lavorazione.
Certo, non mi illudo che le cose migliorino in questo periodo economicamente incerto per il mercato videoludico.
Dire che bisognerebbe lasciare molto più spazio all'espressione individuale sarebbe altrettanto utopico, ma sono certo che sia questo l'unico modo per realizzare qualcosa di davvero coinvolgente.
E forse è proprio per questo che agli ultimi JRPG (discorso generale, con qualche eccezione) manca una vera e propria identità ben distinta. Si sente la mancanza di una figura di spicco, una persona che, oltre a dirigere i lavori, li indirizza volutamente verso un determinato percorso artistico e narrativo che egli vuole usare e mostrare con tale videogioco. Benchè spesso non si dia tanto "peso" a Sakaguchi, è quasi palese che da quando ha lasciato Square-Enix è venuto a mancare il suo apporto di narratore e "pensatore". Tant'è che la stessa serie di Final Fantasy, sul semplice piano narrativo e stilistico (per quanto concerne le meccaniche di gioco c'è stata ugualmente una evoluzione, soprattutto con il XII) è andata lentamente stagnando. (anche se c'è da dire che Blue Dragon e Lost Odissey sembrano abbastanza "vecchia scuola", e sono sue due ipotetiche creazioni).Dici cose giuste anche se la situazione non mi sembra così catastroficamente ripiegata su se stessa. In Square-Enix c'è Nomura che di idee precise sul nuovo corso della società ne ha pure troppe, dirette verso le sue nomurate con i controfiocchi come i Kingdom Hearts o il vasto assortimento di revisionismo nostalgico basato su FFVII (Fabula Nova Crystallis escluso). C'è Matsuno che ogni tanto spunta e lascia il segno ma troppo discontinuo per poterci fare affidamento. Per il resto, credo che le direzioni artistico-stilistiche di Atlus, Gust o Level-5 siano subito riconoscibili e vadano tenute d'occhio anche per questo. Facciamo presto a buttarci dentro anche i tri-Ace (dal glorioso passato in seno a Namco) e quelli di Grasshopper (sperando abbiano intenzione di proseguire il discorso iniziato da Contact) per chiudere parzialmente il cerchio di un mercato oggi non meno vitale ed interessante rispetto a qualche lustro fa.
In generale credo comunque che sia questo che al momento manca in generale alla scena dei JRPG: game-directors con una chiara visione di ciò che vogliono esprimere e raccontare.
Il problema è che il genere non offre spunti di innovazione così freqenti, è normale trovare i migliori esponenti tra il retrogame. O meglio, i titoli originali e particolari ci sono ma o non funzionano completamente, o non acchiappano una gran fetta di pubblico o non vengono presi come basi per il futuro, come succede invece in altri generi.Non vedo perchè un genere debba necessariamente offrire continui spunti di innovazione. La formula RTS è uguale da quindici anni salvo diversificarsi all'intero di precisi brand, stessa cosa per i giochi di guida, i picchiaduro o altro. I due Digital Devil Saga, Lucifer's Call (o Nocturne che dir si voglia) e Devil Summoner rimangono Shin Megami Tensei, hanno numerose caratteristiche comuni ma dispongono di tanti e tali percorsi distintivi e pienamente personali da essere tre titoli notevolmente differenti fra loro (quasi diretti ad altrettante tipologie di potenziali fruitori, verrebbe da aggiungere). Riguardo FFXII, credo che la ricchezza narrativa vada ricercata nei sottotesti più che nei didascalismi, la storia segue un iter fortemente derivativo ma dispone di alcune intuizioni forti che meritano di essere valutate con attenzione (la città dei profughi o la percezione della guerra da parte degli abitanti di Ivalice, tanto per dirne un paio). Chrono Trigger o Final Fantasy VII hanno molto da offrire al giocatore, in caso contrario non sarebbero classici intramontabili ancora oggi amatissimi. Ma andando oltre l'importanza seminale, hanno davvero una maggiore profondità rispetto a Skies of Arcadia o Grandia II? Dissento poi sul nostalgismo dei fasti del tempo che fu; da come la vedo io, quella di PS2/Dreamcast/Gamecube è stata una generazione colma di idee importanti ed imponenti contributi a livello gameplay, oltre alla varietà artistica suggerita dal design complessivo (vale la pena notare il 2D di Ar Tonelico, pura magia). Abbiamo sicuramente perso qualcosa in fase di sceneggiatura (ma più che ai 32 penso ai 16 bit) ottenendo però una diversificazione del prodotto che - a causa degli esorbitanti costi di sviluppo - difficilmente avrà seguito in epoca 360/Wii/PS3. Ne è diretta conseguenza l'apertura e il rinnovato interesse di molti nei confronti degli handheld; nei prossimi anni sarà DS il nuovo terreno fertile del jrpg.
La passata generazione ha visto un'ottima carrellata di esponenti, anche se si è dovuto aspettare parecchio, il fatto è che nessuno IMHO ha offerto un impianto narrativo così sviluppato e di alto livello come i titoli citati poco sopra da AIO. Discorso diverso per il gameplay, dove abbiamo assistito ad ottimi esempi di nuove idee: per esempio io per il futuro del genere prenderei come base la struttura aperta di FFXII, che riesce a dare una libertà non indifferente al giocatore soprattutto rispetto alla trama generale.
Da appassionato del genere riesco a godermi il presente (anche se ora per farmi 100 ore di gioco mi servono almeno 2 mesi...) il problema è che i fasti dell'era 32 bit non si raggiungono da parecchio sia come qualità che come quantità.
Non vedo perchè un genere debba necessariamente offrire continui spunti di innovazione. La formula RTS è uguale da quindici anni salvo diversificarsi all'intero di precisi brand, stessa cosa per i giochi di guida, i picchiaduro o altro. I due Digital Devil Saga, Lucifer's Call (o Nocturne che dir si voglia) e Devil Summoner rimangono Shin Megami Tensei, hanno numerose caratteristiche comuni ma dispongono di tanti e tali percorsi distintivi e pienamente personali da essere tre titoli notevolmente differenti fra loro (quasi diretti ad altrettante tipologie di potenziali fruitori, verrebbe da aggiungere). Riguardo FFXII, credo che la ricchezza narrativa vada ricercata nei sottotesti più che nei didascalismi, la storia segue un iter fortemente derivativo ma dispone di alcune intuizioni forti che meritano di essere valutate con attenzione (la città dei profughi o la percezione della guerra da parte degli abitanti di Ivalice, tanto per dirne un paio).Un genere non deve innovarsi per forza ma ciò è necessario che accada quando la stagnazione diventa evidente. I titoli da te citati (ma parlerei di Atlus in generale) hanno comunque una forte identità propria in fatto di gameplay che porta comunque ad una diversa interpretazione del solito schema del genere, non è innovazione al 100% ma riescono a distaccarsi dal tradizionale esponente tipo.
Chrono Trigger o Final Fantasy VII hanno molto da offrire al giocatore, in caso contrario non sarebbero classici intramontabili ancora oggi amatissimi. Ma andando oltre l'importanza seminale, hanno davvero una maggiore profondità rispetto a Skies of Arcadia o Grandia II? Dissento poi sul nostalgismo dei fasti del tempo che fu; da come la vedo io, quella di PS2/Dreamcast/Gamecube è stata una generazione colma di idee importanti ed imponenti contributi a livello gameplay, oltre alla varietà artistica suggerita dal design complessivo (vale la pena notare il 2D di Ar Tonelico, pura magia). Abbiamo sicuramente perso qualcosa in fase di sceneggiatura (ma più che ai 32 penso ai 16 bit) ottenendo però una diversificazione del prodotto che - a causa degli esorbitanti costi di sviluppo - difficilmente avrà seguito in epoca 360/Wii/PS3. Ne è diretta conseguenza l'apertura e il rinnovato interesse di molti nei confronti degli handheld; nei prossimi anni sarà DS il nuovo terreno fertile del jrpg.
Ma sono l'unico a cui Eternal Sonata è parso una versione for dummies dei JRPG di Level 5 (Dark Chronicle, Dark Cloud, Rogue Galaxy; giusto per citare i più recenti)?
Ma sono l'unico a cui Eternal Sonata è parso una versione for dummies dei JRPG di Level 5 (Dark Chronicle, Dark Cloud, Rogue Galaxy; giusto per citare i più recenti)?
Hmm, sì, per certi versi sì. Ma non è un male, considerando poi la carenza di JRPG su 360.