Quanto contino questi documenti di design è molto soggettivo. Adams ha sperimentato la loro utilità e ha portato esempi precisi del loro campo di applicazione, mentre Kelly sembra celarsi dietro una presa di posizione, affermando che tutti i documenti vengono scritti male e quindi non servono. Premetto d'aver letto l'originale articolo di Adams, ma non quello di Kelly, per il quale mi rifaccio al post introduttivo di Emack.
Personalmente parto sempre da un'idea cui cerco di dare forma nella mia mente. E' inevitabile che una moltitudine di pensieri s'affollino e s'accavallino creando una certa confusione. Mettere per iscritto i tratti salienti del proprio concept aiuta a non perdere il filo. Per me funziona come un flusso continuo di pensiero, per rubare malamente una definizione alla letteratura. Se non tenessi una traccia cartacea sarei perduto. C'è poi da sottolineare che i cosiddetti creativi non stanno segregati in oscuri pensatoi, isolati da ogni fonte di disturbo: spesso si pensa al gioco successivo quando si sta completando ancora quello precedente, con la necessità di rispondere a domande di vario genere, ecc. In tal senso Kelly ha ragione, piuttosto che andarsi a leggere il testo, si preferisce chiedere al designer o allo scrittore, magari nella stanza accanto!
Dopo aver "schizzato" l'idea grezza, viene il momento per dare forma razionale... dicesi carta e penna!
Alla fine potreste aver fatto tutto questo lavoro a mente, ma arrivati al momento d'istruire il team, vi sarete preparati un discorso o parlerete a braccio, anche avendo innanzi potenziali finanziatori? ...carta e penna!
Non nego di non lesinare sulle parole se posso, ma è impossibile che qualcosa non vada messo nero su bianco.
Più che le opinioni del singolo vedo in questi due i rappresentanti di due correnti di pensiero non necessariamente opposte.
Ernest Adams, come molti altri (vedi Warren Spector), cerca di dare un fondamento accademico a questa neonata disciplina, distaccandosi dalla cognizione di un design creativo puramente artistico e come nato dal genio del singolo, per introdurre invece un metodo razionale, possibilmente condivisibile (il genio artistico invece non si può condividere).
Tadhg Kelly tiene in considerazione solo il lato pratico della faccenda, non avendo tutti i torti quando afferma che i documenti sono scritti male e inutili, ma proprio perchè manca un fondamento accademico, molti non sono in grado di sapere come impostare un testo così vitale e importante.
Non ha pregio che vi sia un prolificare di scuole di gamedesign o simili, perchè da sempre università e industria sono due mondi che comunicano poco e in differita. E' infondato e retorico dire che tutti i docenti sono designers mancati, come si dice degli insegnati di scrittura, ma forse a qualcuno il dubbio resta...
Il mio modo di operare mi fa propendere pesantemente verso quanto afferma Adams, ma non è un caso che cercando, si trovino ben pochi esempi in rete di moderni siffatti documenti: gli interessati dovrebbero mettervi insieme un pacco di fogli e post-it, correggere errori, ordinare gli argomenti, e così via. Non è questione di segreti da custodire, diciamo solo che la "mega bibbia suprema" non esiste nella forma comunemente intesa.
In definitiva, per rispondere alla domanda, i design-documents contano quanto a contenuti e non a come sono stesi.
Pensiero finale: se Adams è del genere amanuense allora è certo che Kelly sia tra i più ciarlieri.