La critica della critica è un genere che non morirà mai ed esiste da quando è nata la scrittura. Bittanti non è il primo e non sarà l'ultimo a farla. In un certo senso è fisiologica ad ogni sistema critico ed è necessaria.
Per quanto riguarda l'articolo da cui è tratta la citazione, vorrei precisare che non lo condivido al 100%, soprattutto per il fatto che glissa su una grossa fetta di titoli che in realtà dei temi controversi li hanno trattati eccome (System Shock 2, Thief, S.T.A.L.K.E.R., Pathologic, You Are Empty... tanto per citarne alcuni che ho giocato direttamente). A sua giustificazione adduco il fatto che è impossibile seguire tutti i videogiochi esistenti. Ma più malignamente suppongo che il suo interesse si limiti all'area dei titoli tripla A e, soprattutto, a quelli che entrano nell'olimpo dei giochi amati dalla critica intellettuale di cui è "obbligatorio" discorrere (un po' come quelli che continuano a dire che Second Life ha 8 milioni di utenti quando ormai è palese che non è assolutamente vero).
Detto questo la domanda rimane: la critica videoludica è preparata a riconoscere e a "criticare" certe problematiche?