Il problema dei giochi mobile, anche ai tempi di J2ME, è che la gente li considera passatempi da usare con molta superficialità. E questa cosa, che ci piaccia o no, è tipica anche dei gamer più tradizionali.
Esempio emblematico: Ferruccio, fresco di iPad ha tessuto delle lodi piuttosto obiettive su Superbrothers in una puntata di Ringcast. 4-5 puntate dopo casualmente viene fuori che alla fine lo aveva abbandonato, non per una ragione specifica ma perché si. Bene, parliamo di un'avventura stilosa molto facile che non richiede più di 3 ore.
Anche a me succede il perché si. Pensavo fosse perché avevo troppe App sui device e ho provato a portarmi al massimo 5 giochi dietro e sino a che non li finisco o inizio ad odiarli tengo duro. Il problema è che dopo un po' subentra una strana indifferenza.
Un po' credo che sia la qualità. Siamo in una nuova era Amiga: tanta attenzione all'estetica ma un gameplay di solito deludente. E una persona normale può reggere solo un certo numero di puzzle game tutti uguali prima di diventare atarassico al genere.
Poi c'è il problema dei controlli, è chiaro che vanno contro la nostra evoluzione psicomotora se applicati a software dove è richiesta precisione e tempismo. Purtroppo il nostro cervello proietta la percezione dello spazio su strumenti manipolabili: nemmeno gli artisti usano i polpastrelli per dipingere...