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Autore Topic: [BLOG - 13/05/2007] Sull’importanza della rappresentazione – Space Invaders  (Letto 3767 volte)

Emack

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Mi vorrei soffermare sul seguente passaggio:
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Nella sua apparente neutralità il videogioco è persuasivamente più efficace di qualsiasi altro medium, perché cela l’autore e richiede di prestare fiducia soltanto nella macchina / gioco obbligando a partecipare attivamente al suo senso per poter “andare avanti”. Il giocatore non ha possibilità di scelta oltre alla rappresentazione e può soltanto assecondare o rifiutare le regole del gioco uscendo, però, completamente fuori dal sistema / gioco in questo secondo caso. Il videogioco, quindi, deve riuscire ad imporre in primo luogo il suo “sistema” rendendolo, in un certo senso, necessario al giocatore.

Non sono sicuro di aver compreso bene, ma mi sembra che tu stia affermando, forse quasi paradossalmente, che il videogioco è il più coercitivo e meno "intellettualmente" interattivo tra i vari medium. Guardando un film, ascoltando una canzone, osservando un quadro, leggendo un libro l'utente può mantenere comunque un certo distacco e un certo controllo tra se stesso e i contenuti di cui fruisce. Mentre con un videogioco, sebbene apparentemente neutrale come Space Invaders, pur di entrare nel "cerchio magico" egli accetta delle regole, si cala in un contesto, e, in maniera subdola, finisce per subire un sistema che non comprende "solo" delle meccaniche ludiche, ma anche un apparato culturale (il quale, del resto, si potrebbe definire la vera matrice del gioco).
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Emanuele Colucci.

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Mi vorrei soffermare sul seguente passaggio:
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Nella sua apparente neutralità il videogioco è persuasivamente più efficace di qualsiasi altro medium, perché cela l’autore e richiede di prestare fiducia soltanto nella macchina / gioco obbligando a partecipare attivamente al suo senso per poter “andare avanti”. Il giocatore non ha possibilità di scelta oltre alla rappresentazione e può soltanto assecondare o rifiutare le regole del gioco uscendo, però, completamente fuori dal sistema / gioco in questo secondo caso. Il videogioco, quindi, deve riuscire ad imporre in primo luogo il suo “sistema” rendendolo, in un certo senso, necessario al giocatore.

Non sono sicuro di aver compreso bene, ma mi sembra che tu stia affermando, forse quasi paradossalmente, che il videogioco è il più coercitivo e meno "intellettualmente" interattivo tra i vari medium. Guardando un film, ascoltando una canzone, osservando un quadro, leggendo un libro l'utente può mantenere comunque un certo distacco e un certo controllo tra se stesso e i contenuti di cui fruisce. Mentre con un videogioco, sebbene apparentemente neutrale come Space Invaders, pur di entrare nel "cerchio magico" egli accetta delle regole, si cala in un contesto, e, in maniera subdola, finisce per subire un sistema che non comprende "solo" delle meccaniche ludiche, ma anche un apparato culturale (il quale, del resto, si potrebbe definire la vera matrice del gioco).

Già, il sistema è proprio questo. Il videogioco è come una persona di cui ti fidi.

Emack

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Beh, allora stai sostenendo l'esistenza di un vero e proprio capovolgimento di fronte: l'interattività videoludica in realtà si trasforma in una prigione dorata.
E' un'idea interessante, forse persino giusta.
Io trovo che sia anzi inedita, e ti invito di scrivervi almeno un libello.
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Emanuele Colucci.

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Ma lo sto facendo... praticamente i miei ultimi post su Ars Ludica sono su questo argomento!

Emack

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Sì ho notato, ma quest'ultimo è il primo post in cui espliciti la tesi una volta per tutte.
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Emanuele Colucci.

Joe

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Mi vorrei soffermare sul seguente passaggio:
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Nella sua apparente neutralità il videogioco è persuasivamente più efficace di qualsiasi altro medium, perché cela l’autore e richiede di prestare fiducia soltanto nella macchina / gioco obbligando a partecipare attivamente al suo senso per poter “andare avanti”. Il giocatore non ha possibilità di scelta oltre alla rappresentazione e può soltanto assecondare o rifiutare le regole del gioco uscendo, però, completamente fuori dal sistema / gioco in questo secondo caso. Il videogioco, quindi, deve riuscire ad imporre in primo luogo il suo “sistema” rendendolo, in un certo senso, necessario al giocatore.

Non sono sicuro di aver compreso bene, ma mi sembra che tu stia affermando, forse quasi paradossalmente, che il videogioco è il più coercitivo e meno "intellettualmente" interattivo tra i vari medium. Guardando un film, ascoltando una canzone, osservando un quadro, leggendo un libro l'utente può mantenere comunque un certo distacco e un certo controllo tra se stesso e i contenuti di cui fruisce. Mentre con un videogioco, sebbene apparentemente neutrale come Space Invaders, pur di entrare nel "cerchio magico" egli accetta delle regole, si cala in un contesto, e, in maniera subdola, finisce per subire un sistema che non comprende "solo" delle meccaniche ludiche, ma anche un apparato culturale (il quale, del resto, si potrebbe definire la vera matrice del gioco).

Già, il sistema è proprio questo. Il videogioco è come una persona di cui ti fidi.

O di cui ti interessa fidarti.
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Ziggybee

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Beh, allora stai sostenendo l'esistenza di un vero e proprio capovolgimento di fronte: l'interattività videoludica in realtà si trasforma in una prigione dorata.

Questo è un po' il senso del game design: riprodurre un surrogato di realtà negli angusti spazi di manovra dell'impianto ludico. Il trucco è creare una plausibile illusione di libertà o intelligenza.

Poi c'è chi si pone degli obiettivi inarrivabili (tipo Chris Crawford) ma questo è un altro discorso...
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Matteo Anelli

Vazkor: "Altro che Apple TV"

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Sì... è l'illusione ad essere preponderante.

Emack

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Sì, lo so bene, ma l'illusione comunque si ferma ad un gradino più basso rispetto alla coercizione.
« Ultima modifica: Maggio 14, 2007, 22:27:37 da Emack »
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Emanuele Colucci.

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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non sempre. Spesso è più forte della coercizione stessa perché è più subdola.

Emack

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non sempre. Spesso è più forte della coercizione stessa perché è più subdola.
Ma non mira ad indottrinare, non intrinsecamente. La coercizione invece può mirare ad indottrinare.
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Emanuele Colucci.

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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non sempre. Spesso è più forte della coercizione stessa perché è più subdola.
Ma non mira ad indottrinare, non intrinsecamente. La coercizione invece può mirare ad indottrinare.

In realtà la coercizione ha bisogno dell'illusione per indottrinare. Puoi tentare di costringermi ma alla fine sono io che devo illudermi

Emack

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Mmm. E' vero. Ma c'è comunque una differenza, la stessa che corre tra il lavaggio del cervello e la suspension of disbelief.
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Emanuele Colucci.

StM

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Segnalato qui

Lo conoscete forse già, ma mi sembra comunque d'obbligo metterlo: Space Invaders 2003, di Ken Ishii (uno dei compositori delle musiche di Rez, fra le altre cose)

http://www.youtube.com/watch?v=p--dHQIeagE


NB: le probabilità che il video venga rimosso sono abbastanza alte.
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