Mi vorrei soffermare sul seguente passaggio:
Nella sua apparente neutralità il videogioco è persuasivamente più efficace di qualsiasi altro medium, perché cela l’autore e richiede di prestare fiducia soltanto nella macchina / gioco obbligando a partecipare attivamente al suo senso per poter “andare avanti”. Il giocatore non ha possibilità di scelta oltre alla rappresentazione e può soltanto assecondare o rifiutare le regole del gioco uscendo, però, completamente fuori dal sistema / gioco in questo secondo caso. Il videogioco, quindi, deve riuscire ad imporre in primo luogo il suo “sistema” rendendolo, in un certo senso, necessario al giocatore.
Non sono sicuro di aver compreso bene, ma mi sembra che tu stia affermando, forse quasi paradossalmente, che il videogioco è il più coercitivo e meno "intellettualmente" interattivo tra i vari medium. Guardando un film, ascoltando una canzone, osservando un quadro, leggendo un libro l'utente può mantenere comunque un certo distacco e un certo controllo tra se stesso e i contenuti di cui fruisce. Mentre con un videogioco, sebbene apparentemente neutrale come Space Invaders, pur di entrare nel "cerchio magico" egli accetta delle regole, si cala in un contesto, e, in maniera subdola, finisce per subire un sistema che non comprende "solo" delle meccaniche ludiche, ma anche un apparato culturale (il quale, del resto, si potrebbe definire la vera matrice del gioco).