Io penso, insomma, che The Path abbia raggiunto il mercato che doveva raggiungere (gli auguro di aver incontrato e superato il break even point, però, perché con The Graveyard non era successo). Mi spiego meglio: lamentarsi di IGN è come lamentarsi del cinepanettone. Vedete, nonostante un periodo di appiattimento dell'offerta videoludica che abbiamo discusso fino allo sfinimento (e senza chiarirci poi molto, mi verrebbe da aggiungere), io trovo che qualcosa stia tornando a muoversi e che finalmente stiano ritornando le "nicchie", quelle che hanno permesso per tanti anni a simulatori di treni, sommergibili e aerei di linea di sopravvivere nonostante i PES e i TR. In fondo anche noi abbiamo il nostro Sundance, anche noi abbiamo i nostri Oliver Stone, basta saperli scovare.
Quello che voglio dire è che non è certo IGN colui che alza o abbassa il rango di un medium, perché oggi c'è una tale ricchezza di contenuti editoriali (e di videogiochi) che ce n'è per tutti i gusti e per tutte le declinazioni. E' ormai trascorso il tempo del genere videoludico visto, vissuto e proposto come un unico blocco monolitico. Non è che siamo forse noi ultra appassionati e ultra critici a volere un po' troppo, dalla stampa e dai produttori?
Mi pare che non si faccia il minimo sforzo per cercare di cogliere il senso più intimo, la particolare bellezza, l'"anima" di certe opere, o di certi coraggiosi tentativi, dando più importanza a considerazioni tuttosommato secondarie, grossolane e dal retrogusto tatcheriano quali "ma nella sezione tal dei tali il fucile a pompa ha un rinculo stronzo (scusa emack) e non è abbastanza potente e c'è pure un buco nella storia che schifo torno a giocare a Quake [inserire numero a caso]".
Non l'ho capita
