Ovviamente mi dissocio dalla percezione del "piaceva tanto ai bambini" di Ziggybee. Le sfide game-based mettono il giocatore in una posizione di attiva narrazione, stratificata e godibile secondo diversi piani di lettura. Come qualsivoglia altra operazione interattiva, videogiocosità verbosa in primo luogo. Imprescindibili sono alcuni Fighting Fantasy (aka Dimensione Avventura, segnatevi il superomistico numero 4 o il seminale decimo.. fra l'altro Deathtrap Dungeon di PSOne è basato sull'omonimo librogame di Livingstone..) così come l'insuperata epopea arturiana di Brennan (Alla corte di re Artù). Tanto per dire, nei due Horror Classic è possibile impersonare rispettivamente il dottore/mostro di Frankenstein o Jonathan Harker/Dracula. Le regole cambiano sempre e passano dal semplicistico (Detectives Club, Avventure Stellari, Time Machine e gli altri pur divertenti albi sottiletta) al complesso (Sherlock Holmes, Grecia Antica, La Terra di Mezzo..). Sono formule RPG e anche qui si riscontrano gli story-driven (Fire*Wolf, Realtà & Fantasia..) come i gameplay-based (Uno sguardo nel buio). Le serie che personalmente preferisco sono Guerrieri della strada - sorta di Mad Max/Fallout come detto dall'Anelli - e Sortilegio (che ha effettivamente imposto standard forse mai raggiunti, memorabile il secondo interamente ambientato in una città torbida a dir poco). Ma sono molto affezionato anche a Oltre l'incubo (fra i più snobbati eppure carico di suggestioni) e l'incompiuto Ninja (forse best villain ever). Riguardo a Lupo Solitario ho effettivamente opinione contrastante. Nel senso che mi è piaciuto fino al dodicesimo volume; compimento delle vicende iniziali. Poi esagera, abbassando la media della serie (pur con sporadiche eccezioni tipo Contagio mortale o Il signore di Ixia). Ma si può dire che Dever è finito da almeno venti, forse venticinque anni. Però dal gioco mi aspetto qualcosa.