Si tratta di una di quelle questioni alle quali non si riuscirà mai ad arrivare ad una conclusione (i dibattiti nei vari forum si sprecano

). Comunque più che parlare di caratteristiche in insiemi limitanti io parlerei più di "linee guida" che in genere aiutano un utente a capire se ha a che fare con la tipologia di giochi che ormai viene etichettata come role-playing game (benchè appunto, come si è fatto notare si interpreti un ruolo in tutti i videogiochi, alidlà del genere di appartenenza).
In genere gli RPG (quelli di matrice occidentale) sono caratterizzati da diversi fattori:
- la presenza di un sistema di regole, semplice o articolato, che regola il grado di libertà del proprio alter-ego nel suo universo virtuale.
- la libertà di agire come si vuole, nei limiti fissati dal grado di libertà e dallo spettro di azioni che si possono compiere e che vengono offerte al giocatore dal "Game Master" virtuale.
- la libertà di impersonare il proprio alter-ego come meglio aggrada (e qui nascerebbe una interessante sotto-discussione: siamo noi che vestiamo i panni del nostro alter-ego, o è il nostro alter-ego che prende in prestito i nostri?) nei limiti consentiti dal sistema di regole.
- La possibilità di interagire (sotto forma di dialogo), anch'essa semplice o articolata, con altri personaggi facenti parte dell'universo virtuale.
- La possibilità di sfruttare l'interazione con altri personaggi per raggiungere un determinato obiettivo.
- "L'obbligo", in molti casi, di dover risolvere la maggior parte delle situazioni pericolose attraverso il combattimento.
- La non-linearità della trama, che è anche in parte causa delle caratteristiche sopra elencate.
E bon. Messa così in effetti in questo set di caratteristiche potrebbero ricadere anche giochi che non sono RPG. Le avventure grafiche infatti ci si avvicinano parecchio. Anzi, in un certo senso si potrebbe quasi dire che gli RPG occidentali non sono altro che avventure grafiche elevate al quadrato con un grado di libertà e di possibilità di interazione con il proprio universo virtuale molto più ampio. La presenza dei "numeretti" alla fine è una caratteristica ricorrente per il semplice fatto che un sistema di regole che definisce il grado di libertà, interazione, e interpretazione del proprio alter-ego funziona meglio quando è organizzato e strutturato in maniera ordinata (la presenza di "classi", la presenza di una lista di tratti fisici e caratteriali del nostro alter-ego, e così via). Ma rappresentano solo il mezzo attraverso il quale si può raggiungere un'esperienza ludica definibile come RPG.
my 2 cents.
P.S. Mi sono dimenticato di dire che non sono d'accordo con il redattore di Eurogamer per quanto riguarda il fatto che "role-playing" = "possibilità di creare il proprio alter ego". In alcuni giochi viene offerta questa libertà, in altri semplicemente si interpreta un ruolo che ci viene assegnato a priori, lasciandoci comunque la libertà di scegliere
come interpretarlo. Esempio nell'universo occidentale degli RPG? Ultima, o anche Planetscape Torment.