Levine coglie nel segno. E' l'assenza di descrizione imposta a rendere autonomamente descrittivo il contesto. Ciò che non viene spiegato ma solo suggerito lascia un margine di fantasia nel videogiocatore, finalmente libero dalla costrizione di diegesi magari anche affascinanti e ben costruite ma fin troppo spesso prolisse perchè imbrigliate in uno svolgimento canonico (quindi prevedibile, noioso). E così gli addobbi di un capodanno raccontano il passato, inquadrando non solo la location ma anche gli sfarzi di uno stile di vita divenuto reliquia. E ancora; l'illuminazione teatrale nel complesso di Sander Cohen enfatizza il personaggio, lo rende ulteriormente coerente a se stesso. Il processo di imprint delle sorelline viene glissato in due righe, lasciando al protagonista lo stimolo di raccogliere frammenti su ciò che potrebbe essere accaduto. Inoltre, le insolute o fumose affermazioni dei nastri caricano ulteriormente gli ambienti di termini, suggestioni e significati liberamente interpretabili dal giocatore. Si potrebbe dire che gli Irrational abbiano scoperto l'acqua calda ma è innegabile come Bioshock possa rappresentare un veicolo di comunicazione estremamente potente.