Il rimpianto della guasconeria goliardica, le feci in grembo ad alieni asessuati; nobile serie-B che ha fatto la storia del videogioco. Talvolta l'attesa ripaga inaspettatamente ma un carico di troppe aspettative genera inevitabili flop, come forse è giusto che sia. Al Duca compete il ruolo dell'antieroe totale, il secondo (terzo, quarto..) arrivato, sempre fuori tempo massimo ma con un inestimabile valore aggiunto: essere modello di reazione. Da contrapposizione di granitico e silente avatar, è divenuto convergenza di modelli (c'è un po' di Duke in tutti gli avatar degli effepiesse successivi al 1997). Il Duca rimane a conti fatti un antieroe del suo tempo, relegato in quello spazio segnato dal 3D fittizio, dai pixel formato poligono. Un Duke Nukem odierno sarebbe antitesi del messaggio iniziale in quanto eroe pieno vincente e totale che spacca i culi ai kativi. Anzi meglio, oggi impersonerebbe la ruffianità dei nostri tempi. La verità è che Duke era tale perchè non giocava ad interpretare una parte, Duke era se stesso. Cagare in testa all'alieno è pratica ben più antieroistica di qualsivoglia manifestazione di opportunisto menare le mani. Il fatto compiuto si scontra con la promessa, ciò che è altera la percezione di ciò che sarà. Come se Coppola volesse girare un film e chiamarlo "Il Padrino 2008".