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Autore Topic: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"  (Letto 3244 volte)

Emack

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L'affermazione che da' il titolo al topic proviene dall'ultimo numero di Game Republic (l'83, per la cronaca), in uno speciale dedicato a Super Columbine Massacre RPG. Del titolo ha già parlato esaurientemente anche il nostro Karat, in un pezzo nel quale afferma in maniera precisa che SCMRPG riesce a "costringere il giocatore a generere un testo che non riesce ad accettare, dandogli la responsabilità completa degli eventi, rendendendolo, in un certo senso, ri-creatore di quello che rifiuta. Lo porta a dover scegliere, lo coinvolge e lo strania, crea accettazione e, nello stesso senso, un rifiuto immediato e completo difficile da gestire e da elaborare."

Spesso rimproveriamo i detrattori dei videogiochi per le loro posizioni poco approfondite e basate su pregiudizi; raramente, però, guardiamo dall'altro lato della barricata - il nostro - e riconosciamo che, effettivamente, l'industria fa poco per conferire "spessore", "maturità" all'immagine del medium videoludico.

Siete d'accordo? Se sì, allora come si potrebbe operare per conferire finalmente un nuovo volto ai videogame (una soluzione potrebbe essere un approccio simile a quello della Molleindustria, ad esempio)?
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Emanuele Colucci.

Ray

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Secondo me il  videogioco a differenza di altri mezzi di comunicazione è passato troppo rapidamente attraverso quella fase puramente artistica che ha caratterizzato i libri ed il cinema prima che si generassero quei fenomeni chiamati bestsellers e blockbusters. Se nei due sopracitati casi il passaggio ha lasciato un'eredità [intendo dire la possibilità di scrivere libri e girare film di nicchia non alle pellicole in particolare] nel caso dei videgiochi questa erdità è se non totalmente inesistente assai misera!!

Nella maggiorparte dei casi sono io che di mia spontanea volontà utilizzo la ia fantasia per compensare le lacune di un gioco. Lo faccio perchè amo videogiocare e perchè il farlo mi fa apprezzare maggiormente un titolo....ma chi a differenza del sottoscritto non ha questa passione vedrà semplicemente questa mancanza.

Forse si potrà avere questa fase creativa/artistica quando i tool di sviluppo free saranno abbastanza potenti da offrire anche a chi non ha finanziamenti da milioni di dollari la possiblità di esprimere le sue idee...... è quello che , con le dovuto differenze del caso, viene fatto dando una penna e dei fogli di carta ad uno scrittore o una macchina da presa ad un regista
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StM

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Io sono rimasto un po' sbalordito nel vedere una spalla della prima pagina di Repubblica e DUE pagine interne dedicate a Second Life (devo ancora leggerle, oltretutto :P) (ehm... una delle due è questa, mi sa). E' vero, i giornali non li legge nessuno, ma il giornalismo italiano è autoreferenziale e quindi la cosa rimbalzerà un po' su tutti i media per un tempo indeterminato. Anche qui, come per Lara Croft, il gioco è interessante in quanto fenomeno di costume, e non come gioco in sé; anche per i giochi che fanno scandalo, è sempre lo shock al costume ad essere sotto i riflettori, non il gioco.

Forse il successo strabordante arriverà quando il signor Mollica parlerà di un videogioco invece che di un film? (come effetto collaterale, non come causa...)
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Emack

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C'è da considerare un aspetto: ormai la popolazione di videogiocatori sta diventando più vasta e soprattutto più eterogenea in termini di età. Sono sicuro che per l'industria "adulto" non significherà solo "playboy: the mansion".
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Emanuele Colucci.

NEO-GEO

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Secondo me il  videogioco a differenza di altri mezzi di comunicazione è passato troppo rapidamente attraverso quella fase puramente artistica che ha caratterizzato i libri ed il cinema prima che si generassero quei fenomeni chiamati bestsellers e blockbusters. Se nei due sopracitati casi il passaggio ha lasciato un'eredità [intendo dire la possibilità di scrivere libri e girare film di nicchia non alle pellicole in particolare] nel caso dei videgiochi questa erdità è se non totalmente inesistente assai misera!!

Nella maggiorparte dei casi sono io che di mia spontanea volontà utilizzo la ia fantasia per compensare le lacune di un gioco. Lo faccio perchè amo videogiocare e perchè il farlo mi fa apprezzare maggiormente un titolo....ma chi a differenza del sottoscritto non ha questa passione vedrà semplicemente questa mancanza.

Forse si potrà avere questa fase creativa/artistica quando i tool di sviluppo free saranno abbastanza potenti da offrire anche a chi non ha finanziamenti da milioni di dollari la possiblità di esprimere le sue idee...... è quello che , con le dovuto differenze del caso, viene fatto dando una penna e dei fogli di carta ad uno scrittore o una macchina da presa ad un regista

La ragione di questa l'ho scritta in un mio post di Arsludica. A differenza dei media calssici, i videogiochi sono uno di quei nuovi media nati in piena epoca post moderna, ne su biscono così le conseguenze. Non si parla più di media autonomi, ma di una intricata rete di mezzi di comunicazione che si interlacciano tra di loro. Mentre libri e cinema si sono dovuti adattare a questa forma culturale, i videogiochi sono nati e sviluppati proprio in mezzo ad essa. E' logico che abbiano bypassato la fase che dici tu. Secondo me i videogiochi hanno gia un loro linguaggio è solo che non ci si è resi ancora bene conto di quale sia.

L'industria non ha il minimo interesse a dare spessore e maturità a qualsiasi cosa a meno che questa operazione non porti ad un introito sicuro e pratico.
Ma secondo me dovremo anche fermarci un attimo a ragionare cosa intendiamo per "Spessore" e "maturità", perchè non so se le loro classiche definizioni vadano ancora bene!
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Radical Dreamer

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Io sono rimasto un po' sbalordito nel vedere una spalla della prima pagina di Repubblica e DUE pagine interne dedicate a Second Life (devo ancora leggerle, oltretutto :P) (ehm... una delle due è questa, mi sa). E' vero, i giornali non li legge nessuno, ma il giornalismo italiano è autoreferenziale e quindi la cosa rimbalzerà un po' su tutti i media per un tempo indeterminato. Anche qui, come per Lara Croft, il gioco è interessante in quanto fenomeno di costume, e non come gioco in sé; anche per i giochi che fanno scandalo, è sempre lo shock al costume ad essere sotto i riflettori, non il gioco.

Forse il successo strabordante arriverà quando il signor Mollica parlerà di un videogioco invece che di un film? (come effetto collaterale, non come causa...)

Beh, su XL di questo mese, a parlare di Second Life c'è Niccolò Ammaniti, che una volta era il migliore scrittore italiano vivente, ma oggi si è sminchiato a furia di giocare a World of Warcraft. Tuttavia, il resto del mondo mica lo legge veramente, quindi immagino che il suo impatto sia uguale a prima.
E' questo il problema: la gente non considera mai il significato delle entità con cui ha a che fare, ma le relazioni tra di esse. Il videogioco sta cominciando a venire considerato perché sposta denaro, e non altro. Prima dell'avvento della stampa (e degli editori), la cultura era uno status symbol da esibire, non c'è troppo da piangerci su. E l'ombra dei produttori cinematografici è sempre stata pressante (vedi i problemi che ha sempre avuto Orson Welles ad Hollywood) fino a quando i registi non hanno capito di poter fare da soli. E, guarda caso, hanno creato un mercato di nicchia.
Ecco, il videogioco è fermo agli anni '50 del cinema, è tornato indietro ai film horror e alle commedie all'italiana dai fasti dell'espressionismo tedesco/Amighista (ogni riferimento a Factor 5 e Thalion è puramente casuale). Se oggi esiste una dimensione autorale, è sfiancata dalla necessità di fornire "un prodotto di", qualcosa che non possa esulare dal genere e dal target. Oramai, i nuovi giocatori, di fronte ad un gioco di guida, per prima cosa ti chiedono se si può scendere dalla macchina. A mio avviso, questo è troppo.
E' una vita che lo dico, e perdonatemi se mi ripeto: l'unica salvezza, al giorno d'oggi, sta nel videogioco indipendente. Sta nei Darwinia, nei Torus Trooper, nei Longest Journey, sta pure nell'XNA e in Jeff Minter. Addirittura, gli sviluppatori di The Longest Journey godono di sovvenzionamenti statali per creare nuovi capitoli (tanto per dire quanto sono avanti in Scandinavia).
Prima o poi, la nouvelle vague verrà a prenderci, e ci porterà via da questa EA-llywood.
Dobbiamo solo aspettare.
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David Foster Wallace

Emack

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C'è da considerare un aspetto: ormai la popolazione di videogiocatori sta diventando più vasta e soprattutto più eterogenea in termini di età. Sono sicuro che per l'industria "adulto" non significherà solo "playboy: the mansion".

Beh, in realtà l'industria sembra aver già affrontato (e risolto) il problema così: gioco per bambino ---> Super Mario, gioco per adulto ---> Resident Evil (o, peggio, Gears of War ;D ).
Questo è un modello che ha funzionato per gli adulti trentenni... Ma quando questi trentenni si trasformeranno in quarantenni alla ricerca di qualcosa di più profondo, l'industria se ne accorgerà (spero).
« Ultima modifica: Aprile 13, 2007, 20:15:31 da Emack »
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Emanuele Colucci.

Ray

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Instead ask yourself, my dearest love, what should a free player want (cit.)

di quale "spessore" hanno bisogno i VG secondo voi? se siamo concordi sul fatto che il compitò sarà delle produzioni indipendenti su cosa queste dovrebbero puntare?

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Emack

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Instead ask yourself, my dearest love, what should a free player want (cit.)

di quale "spessore" hanno bisogno i VG secondo voi? se siamo concordi sul fatto che il compitò sarà delle produzioni indipendenti su cosa queste dovrebbero puntare?
I videogiochi hanno bisogno di idee semplici, ma libere. Senza fronzoli. Non vedremo mai un GTA che approfondisce il tema della Mafia, però potremo vedere un simulatore di McDonald's che tratta con precisione come funziona un'azienda simbolo della globalizzazione.

Prima o poi, la nouvelle vague verrà a prenderci, e ci porterà via da questa EA-llywood.
Dobbiamo solo aspettare.
Condivido il tuo ottimismo :sisi:
« Ultima modifica: Aprile 13, 2007, 22:40:56 da Emack »
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Emanuele Colucci.

Mario Morandi

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Sviluppatori indipendenti ma non solo: io credo molto nei produttori illuminati, e questo vale in generale e non solo per industria dei videogames
Ma ce ne sono pochi.

Mikami e Capcom tutta ha un credo per i suoi giochi, ossia il "fun to play".
Essenziale: il videogioco deve divertire. Il resto è secondario.

Le sale giochi sono clinicamente decedute, e io appoggio.

Credo che oltre ad appoggiare lo sviluppo indipendente (che magari arriva al mainstream e si corrompe) si dovrebbe proprio supportare i produttori canonici che ti tirano fuori l'inconsueto.

E via di Shadow of the Colossus...
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Turrican3

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Re: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"
« Risposta #10 il: Aprile 16, 2007, 15:10:40 »

Ecco, il videogioco è fermo agli anni '50 del cinema, è tornato indietro ai film horror e alle commedie all'italiana dai fasti dell'espressionismo tedesco/Amighista (ogni riferimento a Factor 5 e Thalion è puramente casuale).

Più Thalion che Factor5 IMHO: questi ultimi alla fin fine ci hanno messo 15 anni per tirar fuori un prodotto, Lair, che non fosse una conversione (Turrican come ben sai viene concepito da Trenz sul C64) o un prodotto su licenza (Star Wars).

In ogni caso vedo un grossissimo problema di carattere tecnico: le console, che oggi penso si possano definire il veicolo principe del videogioco "di massa", sono ambienti storicamente chiusi, richiedendo devkit fuori dalla portata degli smanettoni.

Forse con XNA (che comunque mi pare richieda delle fees sul 360) e la Virtual Console (tuttora avvolta nel fumo più totale riguardo le produzioni di materiale "nuovo" cui aveva accennato in passato Iwata) possono essere un primo, timido approccio ad una realtà, quella dello sviluppo indipendente, che invece è ben più florida su PC proprio per l'assenza di licenze e robe del genere.

C'è anche da dire che, riprendendo il discorso di qualche tempo fa sui "programmatori di una volta", non so fino a che punto si possa sperare in produzioni indipendenti di livello tecnico quantomeno paragonabile a quello dei big vista la complessità sempre crescente delle macchine da gioco. Temo che questo potrebbe rappresentare un problema per molti.

Forse si può solo sperare (il che credo sia un po' quel che dice Emack), che col tempo i casualoni di oggi, forti di un briciolo di cultura videoludica in più comincino a cercare qualcosa di maggiormente valido dell'equivalente videoludico di Boldi e De Sica (con tutto il rispetto per questi ultimi).

PS: quoto AIO sui produttori illuminati.
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Emack

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Re: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"
« Risposta #11 il: Aprile 16, 2007, 21:37:46 »

Forse con XNA (che comunque mi pare richieda delle fees sul 360)
Sì, 99$ all'anno per entrare nel creator's club e distribuire i giochi su Live!
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Emanuele Colucci.

Joe

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Re: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"
« Risposta #12 il: Aprile 17, 2007, 17:04:23 »


Forse con XNA (che comunque mi pare richieda delle fees sul 360) e la Virtual Console (tuttora avvolta nel fumo più totale riguardo le produzioni di materiale "nuovo" cui aveva accennato in passato Iwata) possono essere un primo, timido approccio ad una realtà, quella dello sviluppo indipendente, che invece è ben più florida su PC proprio per l'assenza di licenze e robe del genere.

Non dimentichiamoci della PSX Yaroze, era abbastanza accessibile agli sviluppatori in erba.
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Turrican3

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Re: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"
« Risposta #13 il: Aprile 17, 2007, 17:11:06 »

Non dimentichiamoci della PSX Yaroze, era abbastanza accessibile agli sviluppatori in erba.

Hmm insomma, 1.5 milioni del vecchio conio se non ricordo male, e comunque gli eseguibili non giravano su console "liscia". :-\

Stesso discorso si potrebbe fare allora con PS2, il cui Linux kit permetteva di scrivere software per PS2 senza il costoso devkit fullprice.

Io parlo proprio di diffusione di massa, roba plug & play che tutti possono usare (sia programmatori che utenti finali).

Non ne vedo i presupposti, per ora. :(
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Joe

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Re: "L'industria è la prima responsabile dei pregiudizi nei suoi confronti"
« Risposta #14 il: Aprile 17, 2007, 17:52:52 »

A quel livello? Mah, ho i miei grossi dubbi per quanto riguarda le console.

E Nintendo si era lanciata con parole grosse e benevole ma io sto ancora aspettando.
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