Ma sì... fatemi fare outing...
Qualcosa sull'editoria italiana posso raccontarvela, visto che sto dall'altra parte della barricata. Per chi non lo sapesse ho scritto per 4 riviste che uscivano sotto una nota etichetta romana, nota soprattutto a quelli che seguono il mondo dei fumetti underground americani. Bene. Eravamo in 3 a scrivere 4 riviste... più qualche collaboratore. Quanti giochi pensate abbia provato di tutti quelli che ho recensito? Warlords 4 l'ho visto appena girare, Painkiller lo ha giocato un altro e io ho scritto l'articolo, ho scritto molti articoli di giochi per console senza averli nemmeno mai sentiti nominare e alcuni voti erano una specie di mercante in fiera... e non credo di dovervi raccontare altro.
Quanto credete prendessimo noi poveri redattori per scrivere 4 riviste? 300€ al mese per andare a lavorare 3 giorni a settimana, 450€ per 5 giorni... ovviamente senza contratto.
Stare all'interno dell'ambiente mi ha fatto capire un bel po' di cosette. In primo luogo le riviste in edicola vendono poco. In secondo luogo gli allegati contano per il 90% e con il tempo hanno raggiunto prezzi esorbitanti che pesano moltissimo sull'economia di una rivista. Diciamo che la rivista PC a cui "collaboravo" pagava i diritti di PCGames.de per avere articoli freschi tutti i mesi (e fino a qui tutto regolare), prendeva ogni mese dei giochi allegati di terza fascia che costavano comunque uno sproposito e, soprattutto, per esistere era costretta ad inventarsi recensioni... cosa dovuta in parte alla mancanza di supporto da parte dei distributori italiani, in parte alla logica secondo cui i lettori volevano articoli tempestivi (leggete le polemiche che vengono fatte su TGMonline sulla mancanza di quello o quell'altro articolo per rendervi conto di cosa sto parlando)...
Da quello che mi veniva raccontato anche altri editori si comportavano allo stesso modo (da qui nasce la definizione di rivista fatta di artwork con qualche parola intorno... così senza dirvi niente vi ho detto tutto)... e i racconti mi vennero fatti da persone che con loro avevano esperienze dirette...
Un rivista piccola come quella PC a cui ho collaborato doveva vendere 12000 copie per sopravvivere. Arrivavamo sulle 10000.
Win Magazine Giochi nacque a quei tempi. Inizialmente non vendeva niente, poi l'editore ha deciso d'investire sui giochi allegati e nel giro di pochi mesi le vendite hanno raggiunto quelle di TGM e GMC, con oscillazioni dovute sempre e solo al gioco allegato.
Ora, ovviamente di quelli che creavano le riviste insieme a me solo 2 prendevano uno stipendio e di questi soltanto uno aveva un contratto a tempo indeterminato (il capo grafico che si occupava un po' di tutte le pubblicazioni della casa editrice... per le riviste avevano preso un niubbino, bravo ma da rodare). Altre 3 persone (nell'altro conteggio avevo contato soltanto i redattori), tra cui io, stavamo lì solo per passione, pronti ad ingoiare merda a palate pur di lavorare nell'ambiente dei videogiochi (e vi giuro che ogni sera avevo la bocca che era una latrina).
Adesso collaboro con Multiplayer.it... ma non campo certo di soli articoli. Diciamo che i redazionali vengono pagati poco o nulla e anche in questo caso è più la passione a farci continuare che la prospettiva dei guadagni. Inoltre in svariati anni di collaborazione non mi è mai stato imposto un voto e ho sempre avuto tempo di provare i giochi di cui ho dovuto parlare... il che non è male. In fondo ricevere i giochi prima di tutti gli altri ha sempre il suo fascino. Per il resto traduco guide ufficiali che garantiscono i guadagni più cospicui (tre guide le ho anche scritte da 0... se vi interessa saperlo)...
Queste cose su TGM non le posso dire perché non mi sembra giusto (anche se modero sono sempre un ospite, comunque il Keiser e il Silvestri sanno tutto).
Mi sembrava semplicemente interessante farvi presente come è ridotta l'editoria specializzata sui videogiochi in Italia in cui gli appassionati vengono sfruttati per scrivere a basso costo e i lettori si allontanano sempre di più perché sentono la puz.za a miglia di distanza.