Oggi mentre ero dall'ottico mi è caduto l'occhio su GQ di Giugno 2008, a fondo giornale c'era un articolo molto interessante sulla violenza nei videogiochi scritto da Stephen King dal titolo "Il Joypad non uccide".
Nell'articolo lo scrittore diceva espressamente di non gradire i videogiochi dai tempi di Pong e Pitfall, per il semplice fatto che perdeva sempre coi figli.
Partendo da questo interessante presupposto l'autore si è scagliato apertamente contro il disegno di legge amercano HB4132 (o simile), che come tutti sanno prevede il divieto di vendita ai minori di videogiochi violenti.
L'autore ha spiegato inoltre che la violenza dei videogiochi è risultato e non causa della violenza della nostra società, e che, testuali parole "I genitori dovrebbero trovare le palle per vietare ai figli cosa è sbagliato e di motivarne il perchè", concludendo inoltre che è inutile vietare ad un sedicenne di comprare un videogioco violento, quando riesce a procurarsi una pistola e ad ammazzare 32 persone (virginia tech) con altrettanta facilità.
Insomma per Stephen King la violenza nel Vg è fine a se stessa, la colpa è dei genitori che troppo spesso accantonano l'educazione dei pargoli lasciandoli per troppo tempo in balia di baby sitter che li piazzano davanti alla tv, ove vengono trasmessi programmi violenti almeno quanto i VG.
In definitiva, IMHO, nulla di nuovo sotto il sole per questo annoso dibattito, ma almeno qualcuno che riconosce la non pericolosità del medium videoludico c'è.