Quel che mi sono sempre chiesto allora è perchè un critico serio non pratichi l'arte, ma vabè..questi sono altri problemi.
A dire il vero è avvenuto molte volte che accadesse questo. In ambito cinematografico, moltissimi registi della nouvelle vague provenivano appunto dai Cahiers du Cinema.
dirò: allo stato attuale di sviluppo dei viggì (vita di 30 anni - cifra approssimativa non crocifiggetemi) e semplificando molto il critico in questa discussione DOVREBBE essere Monopoli, non Eldacar.
(il dovrebbe è maiuscolato solo per la prosa del suddetto monopoli, ho piena fiducia in lui e nella sua capacità critica
)
E invece dovrebbe essere proprio il contrario, senza ombra di discussione. Sennò once again: cane che si morde la coda.
Anche io dico dovrebbe perchè penso che il Monopoli ne capisca molto di più di svariati giornalisti e/o presunti tali. E non perchè fa il lavoro che fa ma per diversi altri motivi.
direi che lui i viggì li fa più di te (ovviamente il mio è un discorso paradossale - nevéro vazzo

- da quel che ne so monopoli è un programmatore e non un... boh... "direttore" artistico).
tendenzialmente i canoni di un arte sono definiti da chi quell'arte fa.
questo non vuol dire che non sia possibile essere critico (chessò, cinematografico) senza essere un regista. ma a questo punto bisognerebbe iniziare a parlare dei "titoli" che tale ti definiscono. di per sè, senza che questo voglia essere un giudizio su di te - tendenzialmente non conosco neppure il tuo nome "reale", aver fatto parte di x redazioni non è sufficiente, soprattutto, a mio parere, in un settore che non ha ancor ben definito i propri canoni (al contrario ad esempio del cinema, che li ha definiti praticamente subito, almeno a livello inconscio).
canoni che sono necessari per stabilire se il prodotto x è o meno parte dell'arte di cui ci si occupa. (per fare un esempio quello che ho leggiucchiato sul "caso" di the graveyard dimostra tutta l'immaturità del settore, si adi chi fa, che di chi scrive che di chi gioca)