Post decisamente interessante.
Il testo sembra presupporre [...] l'idea di una partecipazione inconscia, dovuta alla passiva accettazione delle regole del gioco previa la sua fruizione, al contrario della negazione, esercitata unicamente uscendo dall'applicazione.
Altro apriorismo del testo sembra la volontà degli sviluppatori di influenzare il pensiero dell'utente.
Che la mia comprensione sia corretta o meno, ciò non toglie che per commentare a riguardo dovrei conoscere le originali intenzioni dei programmatori.
Ipotesi 1) i creatori hanno sostituito alieni ad umani come il Manzoni ha scritto di spagnoli e non austriaci, per iniettare e alimentare l'idea "straniero = male". La stessa cosa si verificherebbe con gli attuali FPS ambientati nella WWII, tutti tesi al paragone con la guerra in Iraq.
Ipotesi 2) i creatori hanno scelto una rappresentazione digitale astratta dettata in gran parte dalla limitazione hardware, per cui parlare alieni (che per ora non esistono) è molto più generico che parlare di soldati.
[...]
Il discorso delle regole cui siamo costretti a rispettare non ha fondamento se paragonato ad altri mezzi espressivi: i giochi non necessitano di interpretazione ma di azione. L'accettazione di un pensiero tramite la partecipazione dovrebbe implicitare l'incapacità di discernere e restare coerenti con le proprie convinzioni? Quando "uccido" (non dico "elimino") un essere umano nel gioco non significa che io accetti questa pratica nella realtà, o anche solo le motivazioni per cui ho ucciso in quel determinato momento. Sarebbe come giustificare chi asserisce che giocare titoli violenti porta a divenire altrettanto violenti. Sono sicuro che non intendevi assolutamente questo.
Hai sollevato decisamente molti punti che andrebbero sviscerati separatamente a dovere. Aspetto risposte mirate, giusto per non postare io stesso un "post-fiume", solitamente ingestibile.