Non vorrei che tu stessi criticando incidentalmente il *mio* modo di programmare 
O quello del mio collega più in gamba. Lui ci mette un casino di tempo (e fa un sacco di straordinari), fa le cose con i tripli salti mortali, che ti viene anche da dire "boh, ma devi fare l'output di una pagina html con un po' di javascript, checcevò?"... però alla fine fa delle cose che non ti saresti nemmeno immaginato, e che con le basi che ti saresti fatto tu per lo stesso lavoro non avresti raggiunto neanche lontanamente.
Non si parla di fare le cose meglio, ma di fare le cose in maniera più o meno complessa: usare ad esempio astrazione o ereditarietà quando non serve a nulla, ma solo perché "un futuro poi mi farà comodo" (e poi quel futuro non arriva mai) o perché fa figo, e tantissimi altri esempi che non è nemmeno il caso di elencare in questa sede (peraltro in forte OT

). Già il solo dover far ricorso a frequenti commenti nel codice al fine di far capire cosa esso fa è indice di una cattiva organizzazione e programmazione. Significa, in pratica, che il codice non può essere letto e capito, mentre lo scopo ultimo del programmatore è questo: produrre codice che possa essere letto (naturalmente da persone con conoscenze di pari livello... non si pretende di far sì che il neo-laureato capisca tutto al volo, ma se nemmeno un collega riesce a capirci nulla e perde giorni tra regression causate alla modifica di una virgola, allora c'è poco da girarci intorno sulla questione della qualità).
A tal proposito ho giusto approfondito la questione in un code camp svoltosi a Milano nel mese di marzo (uno degli argomenti era "
Perchè (troppo spesso) sviluppiamo per soddisfare il nostro ego invece che per soddisfare i requisiti").
Non conosco il tuo collega, né te, ma non è detto che se vedi un programmatore sgobbare e che fa giri complessi per implementare funzionalità banali sia bravo... anzi...
P.S. Peraltro spero faccia testing, altrimenti poi quella complessità non farà altro che causare regression in fase di mantainance...
Tolto che un'opinione di Doom in una discussione vale di più di un "che cazzo dici?" esposto in due righe sarcastiche... appunto, a mio parere ciò che scrive Doom sono opinioni, tra l'altro spesso forti/polemiche/chiare, e non parole vuote infiorettate.
Non ho discusso la sua opinione... questo sia chiaro... non me lo permetterei perché ciascuno è libero di pensarla come vuole.
perchè non ci sono più giochi così, e di conseguenza l'utente non riesce a uscire dal discorso "si, vabbè, ma alla fine?", come se una qualsiasi opera (VG compresi) dovesse per forza andare da qualche parte o avere un inizio e una fine facilmente riconoscibili.
Secondo me domandarsi "sì, vabbè, ma alla fine?" è correttissimo, perché altrimenti ogni prodotto che uscirà dai canoni finiremo per elogiarlo per partito preso come esponente di un'arte che nemmeno è. Un esempio su tutti è The Graveyard, elogiato allo sfinimento, quando in realtà non sfrutta nemmeno il mezzo videoludico in quanto tale... avvicinandosi piuttosto a quello cinematografico dove di fatto lo spettatore è sempre e solo spettatore (e dunque non gli è permesso che fermare, rallentare o velocizzare l'azione... invero proprio ciò che TG offre).
The Path è differente, ma... sì, ma alla fine?