C64 è un emulatore per Commodore 64 su iPhone, con diritti regolarmente pagati a Commodore e la cui esistenza è frutto di un accordo tra lo sviluppatore del fortunato port di Flashback per iPhone con Apple stessa. L'accordo prevedeva la release dell'emulatore ufficiale Commodore allegato a dei game pack contententi molti classici della softeca C64, tutti regolarmente sotto licenza ed autorizzati dai detentori di Copyright.
Il lancio dell'emulatore è un caso da copione di quanto può andare storta una submission su AppStore (
qui ce n'è un'altra che apre anche degli interrogativi etici): inizialmente è stato rifiutato dalla certificazione perché in grado di far girare codice in un altro linguaggio. Inutile dire che nell'AppStore già abbondano i programmi che fanno uso di interpretazione ed emulazione (le avventure Infocom ed i giochi SEGA solo per fare due esempi eclatanti).
Dopo qualche mese, finalmente Apple ha ammesso l'errore e permesso il rilascio dell'applicazione, salvo poi rimuoverla perché, con alcuni giochi, è possibile premere RUN-STOP ed accedere al BASIC del C64.
La colpa sembrerebbe essere esporre agli utenti la possibilità di far girare programmi autoprodotti dagli utenti. Minaccia molto seria per il business model di iPhone, anche quando si usa una piattaforma vecchia di oltre 20 anni.
Nonostante i contratti firmati, al momento l'autore ha oltre un anno di lavoro da recuperare economicamente e probabilmente sarà costretto ad impugnare un'altra volta il contratto con Apple, con ulteriore spese a suo carico.
Questo genere di problemi stanno diventando endemici per tutti i network che sottopongono i contenuti scaricabili ad interminabili processi di certificazione e pianificazione delle uscite, molto spesso senza alcun tipo di marketing o valore aggiunto a fronte della percentuale da pagare a chi esercisce il network, anzi, obbligando spesso i developer a fare i conti con lunghissimi tempi morti che fanno lievitare i costi di staff ed abbattono le prospettive di ritorno economico dei software venduti.
Oltre ad Appstore problemi tipici ci sono anche con Xbox Live! Molto spesso le vere cause dei problemi sono gli enti certificanti, spesso aziende in outsourcing con personale da call center non all'altezza del compito. Sony è l'unica che sin'ora ha riconosciuto il problema e sta definendo dei processi di publishing più amichevoli per i piccoli studios.