AIO, il problema di fondo è: abbiamo bisogno di studiosi che ci dicano che internet è il futuro? Io lo so dal 1998 che internet è il futuro, ovvero dalla prima volta che mi sono connesso da casa con il 56k e mi sono dato alla caccia delle rom del MAME.
Il problema degli "studiosi" è che speso si limitano a ratificare l'ovvio. 6 milioni di persone si abbonano a Second Life? Second Life è il futuro e tutti gli altri zitti. 8 milioni di persone si abbonano a WOW? WOW è il futuro, e tutti gli altri zitti. 20 milioni di persone hanno comprato The Sims 2? The Sims 2 è il futuro e tutti gli altri zitti.
Da questa impostazione non possono nascere che mostri. Ovviamente i succitati giochi sono ottimi per studi sociologici e psicologici, ma i discorsi che gli nascono intorno spesso si limitano a toccare appena i videogiochi e, peggio che mai, si crea una visione dello studioso come colui che cavalca il successo, snobbando di fatto le produzioni minori. è come se gli studiosi di letteratura passassero le giornate a discettere sui libri di Moccia piuttosto che andare a cercare autori di valore paralleli a quelli da mass market, ma non per questo minori.
Due parole sulla stampa videoludica alla maniera di Zzap!.
l'impostazione della stampa videoludica è l'impostazione del lettore. Parlo per esperienza personale. Su Multiplayer.it, ad esempio, non puoi azzardarti ad andare oltre un certo livello perché, altrimenti, buchi il lettore. Purtroppo, quando scrivi su riviste (o siti) con un certo target, devi dare al target quello che vuole, soprattutto se hai fini commerciali (quale rivista non ha fini commerciali?). è brutto dirlo, ma è così. In fondo la maggior parte degli interventi brillanti sul web incensati dal Bittanti hanno gli stessi principi di una rivista come Gamespot, e non sono certo derivati dall'opera degli studiosi. La prima preoccupazione dell'utente PC, ad esempio, non riguarda il valore culturale di un gioco o la sua innovatività... la sua prima preoccupazione è: riusciro a farlo girare a 60FPS con una GeForce 2?
Il recensore si trova a dover rispondere a queste domande, quando scrive un articolo e se si mette a parlare di massimi sistemi agli occhi dei lettori compie un disservizio. Ovviamente si può avere uno stile più o meno marcato e riconoscibile, ma sempre all'interno di certi binari bisogna rimanere.
Ad esempio, e qui il Mao potrà confermare, la domanda classica del lettore è: è tradotto in italiano? Per il lettore medio conta più questo che la mirabolante espressività di un level design atipico e spesso acquista o meno un videogioco partendo da considerazioni che la cultura snobba completamente.