
Stamattina sono uscite 800 classifiche di vendita, tra hardware mensile, hardware complessimo, software mensile, software annuale, classifiche nazionali e internazionali. Visto che stavo andando in overdose di numeri ho deciso di fottermene e di fare una bella news su Assassin's Creed e le sue recensioni.
Ormai la polemica impazza: capolavoro o gioco medio?
Alcuni (Gamespot, Game Informer, GamePro, GameTrailers e altri) lo hanno osannato come un capolavoro, arrivando perfino a dargli 100 (vabbé... ultimamente il 100 o il 10 che sia è come una mignotta), altri (1UP, Eurogamer, IGN, GameSpy, Worthplaying ecc) lo hanno criticato affibiandogli voti intorno al 7 (che nel mondo dei videogiochi è una mezza stroncatura). Ovviamente ci sono stati anche giudizi più salomonici che hanno scelto la classica via di mezzo non volendo rischiare di scontentare nessuno.
Qual è la verità?
Sul nostro forum i pochi che hanno avuto la fortuna di provarlo lo hanno definito abbastanza limitato in alcuni aspetti. Personalmente non mi arrischio a dare un giudizio perché ancora non lo ho provato. Ad interessarmi è però la reazione di Gabe di Penny Arcade che, infuriato per le recensioni negative, analizza i vari difetti registrati ed evidenziando alcuni problemi che accomunano la critica specializzata e il rapporto publisher/pubblicazioni.
Leggiamo questo paragrafo:
Penny Arcade: "
When Prince of Persia 2 came out and we saw that it was crap we said as much on the site. Ads for the game appeared right next to those news posts slamming it. Needless to say Ubi wasn't very happy and Robert got some angry phone calls but our loyalty is to our readers not the people paying the bills. We explained to Ubi that the reason our ads perform better than any other site out there is because our readers trust us and that means we have to admit when something we advertise doesn't turn out as good as we hoped"
Riassumendo: Penny Arcade piazza le pubblicità di Prince of Persia 2 sul sito, poi tratta malamente il gioco e riceve una telefonata infuriata da parte di Ubisoft.
Da allora, prima di concedere spazi pubblicitari, Penny Arcade pretende di provare i giochi in anticipo per capire se vale la pena pubblicizzarli (sarebbe un sogno se lo facessero tutti).
Emerge anche un discorso che non viene mai spiegato dai pubblicitari, interessati più alla quantità che alla qualità dei contatti: gli utenti sono più propensi a fidarsi delle pubblicità se le trovano su siti di cui si fidano (ecco perché nessuno clicca mai sui banner in giro per Ars Ludica).
Ma andiamo avanti. L'articolo di Gabe prosegue e va a toccare uno dei punti caldi della decadenza della critica specializzata nei videogiochi.
Premessa (mia): per vedere un film o leggere un libro di media lunghezza, ci vuole meno tempo che per finire un videogioco complesso come Assassin's Creed. Detto questo sono frequentissimi i casi in cui i critici letterari o cinematografici recensiscono senza aver letto o visto nulla, affidandosi ai comunicati stampa o alle parole di qualcun altro (poi si lamentano perché nessuno li considera più).
Penny Arcade: "
Imagine what an open ended sandbox title must look like to a reviewer especially right now. How many games do they have piling up on their desks? A game like Assassins creed isn't meant to be played under a deadline. You shouldn't be trying to beat it as fast as you can so you can move on to Mass Effect or Mario Galaxy. As soon as I gave myself a deadline all of a sudden I understood all their complaints."
Insomma, Gabe prende i due difetti più sottolineati nelle recensioni (la ripetitività e il finale sottotono) e analizza come questi siano emersi più per il tipo di approccio dei recensori che per colpe del gioco stesso. Giocare di corsa a un titolo come Assassin's Creed perché si ha una scadenza da rispettare, non consente di coglierne tutti gli aspetti e lo rende, in un certo senso, frustrante.
Gabe prova a far "correre" il gioco e conviene che in questo modo i difetti sottolineati hanno un senso, ma soltanto perché il gioco non è pensato per essere affrontato in questo modo.
La domanda che ci si pone è: i recensori il gioco lo avranno finito? Lo avranno giocato bene? Oppure si sono fatti una maratona tanto per scrivere gli articoli e per inventarsi quelle pippe mentali, tanto amate dai bambocci console warriors, come i vari pezzi di confronto tra le varie versioni (è vergognoso che esistano articoli del genere che vanno a fomentare solo la deficienza sui forum)?
Ovviamente non posso darvi una risposta certa, ma la stessa domanda me la posi
qui notando che spesso è necessario arrivare in fondo ai giochi per inquadrarli in modo il più possibile "oggettivo".
Non do giudizi definitivi su Assassin's Creed, che non ho giocato, ma la questione rimane aperta. A voi la palla.