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Autore Topic: Assassin's Creed e funzionamento della pubblicità e della critica (Lost lol)  (Letto 910 volte)

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Stamattina sono uscite 800 classifiche di vendita, tra hardware mensile, hardware complessimo, software mensile, software annuale, classifiche nazionali e internazionali. Visto che stavo andando in overdose di numeri ho deciso di fottermene e di fare una bella news su Assassin's Creed e le sue recensioni.
Ormai la polemica impazza: capolavoro o gioco medio?
Alcuni (Gamespot, Game Informer, GamePro, GameTrailers e altri) lo hanno osannato come un capolavoro, arrivando perfino a dargli 100 (vabbé... ultimamente il 100 o il 10 che sia è come una mignotta), altri (1UP, Eurogamer, IGN, GameSpy, Worthplaying ecc) lo hanno criticato affibiandogli voti intorno al 7 (che nel mondo dei videogiochi è una mezza stroncatura). Ovviamente ci sono stati anche giudizi più salomonici che hanno scelto la classica via di mezzo non volendo rischiare di scontentare nessuno.
Qual è la verità?
 Sul nostro forum i pochi che hanno avuto la fortuna di provarlo lo hanno definito abbastanza limitato in alcuni aspetti. Personalmente non mi arrischio a dare un giudizio perché ancora non lo ho provato. Ad interessarmi è però la reazione di Gabe di Penny Arcade che, infuriato per le recensioni negative, analizza i vari difetti registrati ed evidenziando alcuni problemi che accomunano la critica specializzata e il rapporto publisher/pubblicazioni.

Leggiamo questo paragrafo:

Penny Arcade: "When Prince of Persia 2 came out and we saw that it was crap we said as much on the site. Ads for the game appeared right next to those news posts slamming it. Needless to say Ubi wasn't very happy and Robert got some angry phone calls but our loyalty is to our readers not the people paying the bills. We explained to Ubi that the reason our ads perform better than any other site out there is because our readers trust us and that means we have to admit when something we advertise doesn't turn out as good as we hoped"

Riassumendo: Penny Arcade piazza le pubblicità di Prince of Persia 2 sul sito, poi tratta malamente il gioco e riceve una telefonata infuriata da parte di Ubisoft.
Da allora, prima di concedere spazi pubblicitari, Penny Arcade pretende di provare i giochi in anticipo per capire se vale la pena pubblicizzarli (sarebbe un sogno se lo facessero tutti).
Emerge anche un discorso che non viene mai spiegato dai pubblicitari, interessati più alla quantità che alla qualità dei contatti: gli utenti sono più propensi a fidarsi delle pubblicità se le trovano su siti di cui si fidano (ecco perché nessuno clicca mai sui banner in giro per Ars Ludica).

Ma andiamo avanti. L'articolo di Gabe prosegue e va a toccare uno dei punti caldi della decadenza della critica specializzata nei videogiochi.
Premessa (mia): per vedere un film o leggere un libro di media lunghezza, ci vuole meno tempo che per finire un videogioco complesso come Assassin's Creed. Detto questo sono frequentissimi i casi in cui i critici letterari o cinematografici recensiscono senza aver letto o visto nulla, affidandosi ai comunicati stampa o alle parole di qualcun altro (poi si lamentano perché nessuno li considera più).

Penny Arcade: "Imagine what an open ended sandbox title must look like to a reviewer especially right now. How many games do they have piling up on their desks? A game like Assassins creed isn't meant to be played under a deadline. You shouldn't be trying to beat it as fast as you can so you can move on to Mass Effect or Mario Galaxy. As soon as I gave myself a deadline all of a sudden I understood all their complaints."

Insomma, Gabe prende i due difetti più sottolineati nelle recensioni (la ripetitività e il finale sottotono) e analizza come  questi siano emersi più per il tipo di approccio dei recensori che per colpe del gioco stesso. Giocare di corsa a un titolo come Assassin's Creed perché si ha una scadenza da rispettare, non consente di coglierne tutti gli aspetti e lo rende, in un certo senso, frustrante.
Gabe prova a far "correre" il gioco e conviene che in questo modo i difetti sottolineati hanno un senso, ma soltanto perché il gioco non è pensato per essere affrontato in questo modo.

La domanda che ci si pone è: i recensori il gioco lo avranno finito? Lo avranno giocato bene? Oppure si sono fatti una maratona tanto per scrivere gli articoli e per inventarsi quelle pippe mentali, tanto amate dai bambocci console warriors, come i vari pezzi di confronto tra le varie versioni (è vergognoso che esistano articoli del genere che vanno a fomentare solo la deficienza sui forum)?

Ovviamente non posso darvi una risposta certa, ma la stessa domanda me la posi qui notando che spesso è necessario arrivare in fondo ai giochi per inquadrarli in modo il più possibile "oggettivo".
Non do giudizi definitivi su Assassin's Creed, che non ho giocato, ma la questione rimane aperta. A voi la palla.

Coolcat

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L'ho preso appena uscito a metà con un mio amico, ma non sono ancora riuscito a giocarci. Appena lo avrò finito (e intendo prendermi il mio tempo), dirò qualcosa a riguardo.

Quel che è certo, è che ogni gioco ha un suo "ritmo", ed è una cosa paraticamente mai conisderata dai redattori. Pensiamo a Tenchu, se uno non si applicava per ottenere il voto massimo ad ogni livello (cosa assolutamente alla portata di tutti), si giocava un arcade rozzo e dall'aria incompleta. Diversamene, prendendo seriamente lo spirito stealth del gioco, emergeva secondo me un titolo divertentissimo e a suo modo di carattere.

Che cos'è Bioshock se si vuole solo arrivare in fondo senza prendersi il tempo per guardarsi intorno ed ascoltare le registrazioni? Anche Hitman si può finire in un bagno di sangue, ma vi perdereste semplicemente il gioco.
« Ultima modifica: Novembre 16, 2007, 13:44:09 da Coolcat »
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Mando

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È anchesì vero che è possibile intuire l'andazzo di un gioco senza giocarci fino alla morte. Vedi ad esempio quella robetta di Heavenly Sword :sisi:
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Ronove

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È anchesì vero che è possibile intuire l'andazzo di un gioco senza giocarci fino alla morte. Vedi ad esempio quella robetta di Heavenly Sword :sisi:

Diciamo che ora che si ha la possibilità di vedere videorecensioni et similia si possono notare anche "difetti" per quanto riguarda alcune meccaniche di gioco, senza dover necessariamente mettere le mani sul suddetto gioco. Non è sufficience, sì, ma se lo si somma ad opinioni di persone che lo hanno provato ci si può quantomeno fare un'idea generica ed eventualmente risparmiare 60 cucuzze. Non è che si possa sempre fare da cavia, dopotutto.
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Coolcat

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È anchesì vero che è possibile intuire l'andazzo di un gioco senza giocarci fino alla morte. Vedi ad esempio quella robetta di Heavenly Sword :sisi:

Diciamo che ora che si ha la possibilità di vedere videorecensioni et similia si possono notare anche "difetti" per quanto riguarda alcune meccaniche di gioco, senza dover necessariamente mettere le mani sul suddetto gioco. Non è sufficience, sì, ma se lo si somma ad opinioni di persone che lo hanno provato ci si può quantomeno fare un'idea generica ed eventualmente risparmiare 60 cucuzze. Non è che si possa sempre fare da cavia, dopotutto.

Spezziamo comunque una lancia in favore del redattore di videogiochi come figura: da tanti anni che arrotondo scrivendo articoli penso di aver capito che si fa discretamente la fame. Il carico di lavoro è ampio, un gioco dura molto, e non ci paghi l'affitto. Spesso anche quello che lavora in sede in una rivista è oberato di articoli, perciò spesso cerca un compromesso. Certi giochi proprio non si possono finire prima di andare a produrre l'articolo.
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Ronove

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È anchesì vero che è possibile intuire l'andazzo di un gioco senza giocarci fino alla morte. Vedi ad esempio quella robetta di Heavenly Sword :sisi:

Diciamo che ora che si ha la possibilità di vedere videorecensioni et similia si possono notare anche "difetti" per quanto riguarda alcune meccaniche di gioco, senza dover necessariamente mettere le mani sul suddetto gioco. Non è sufficience, sì, ma se lo si somma ad opinioni di persone che lo hanno provato ci si può quantomeno fare un'idea generica ed eventualmente risparmiare 60 cucuzze. Non è che si possa sempre fare da cavia, dopotutto.

Spezziamo comunque una lancia in favore del redattore di videogiochi come figura: da tanti anni che arrotondo scrivendo articoli penso di aver capito che si fa discretamente la fame. Il carico di lavoro è ampio, un gioco dura molto, e non ci paghi l'affitto. Spesso anche quello che lavora in sede in una rivista è oberato di articoli, perciò spesso cerca un compromesso. Certi giochi proprio non si possono finire prima di andare a produrre l'articolo.

Il problema è che la maggior parte della gente che "legge" (alias: da uno sguardo e si fionda a guardare il numerino) se ne frega se il redattore aveva una tabella di marcia da rispettare o meno: guardano il voto, i commenti "generali" (solo quelli che aiutano loro stessi ad autoconvincersi che il gioco sia ottimo e così via), e vanno all'acquisto. Io sono strasicuro che molta gente che ha guardato la video review è saltata dritta al voto gridando al capolavoro, quando durante l'arco della recensione lo stesso recensore ribadisce più di una volta i grossi difetti che affliggono Assassin's Creed (e si ritorna al discorso che facevamo anche per Halo 3: ma se ci sono questi aspetti negativi perchè rimangiarsi tutto e sparare votoni?). Oggi come oggi le "recensioni" (o meglio, i voti delle recensioni) servono al consumatore medio solo come una conferma riguardo ad una opinione che si era già fatto dopo essere stato bombardato da trailer, screenshot e qualsiasi altro mezzo mediatico pubblicitario che ha lo scopo di far salire l'hype verso un gioco. Come diceva Karat, il consumatore nella sua testa, nella maggior parte dei casi, ha già fatto una scelta riguardo alla qualità del gioco prima ancora che compaiano le prime recensioni. Tant'è che nel caso di Assassin's Creed molte persone che erano partite con l'idea di trovarsi davanti ad un capolavoro, davanti ad opinioni fortemente contrastanti, hanno immediatamente rizzati gli aculei contro chi andava "controcorrente" argomentando i difetti.
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StM

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Ma una recensione è pagata a numero di pagine? Perché se ti danno da fare la recensione di un gioco lungo in una, due pagine, è una beffa :P
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Coolcat

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Ma una recensione è pagata a numero di pagine? Perché se ti danno da fare la recensione di un gioco lungo in una, due pagine, è una beffa :P

Se la recensione esce per la carta stampa, hai un numero fisso di battute. E solitamente scrivi meglio (almeno io  ;D). Il web è più flessibile, ma quasi nessuno si legge più di due pagine di recensione. Il dono della sintesi è importante :)
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