Karat45 (non solo lui, ma soprattutto lui) parla spesso di videogiochi in termini di metafora sessuale. Come qui
http://arsludica.org/2007/04/26/omosessualita/in cui parla degli sparatutto come "tutti quei titoli in cui si getta sperma contro i nemici".
Per chi conosce Mac OS X... osservavo oggi che l'installazione di un software, eseguita trascinandone l'icona in una cartella, è la perfetta metafora del cliché del primitivo (chissà poi quanto vera, e chissà derivata da dove) che trascina la donna appena scelta nella sua caverna. Nuove interfacce grafiche come xgl
http://www.youtube.com/watch?v=DUSn-jBA3CEfiglie sicuramente della giocosità del già detto Mac OS X (e non so se notate somiglianze con il software usato da Tom Cruise in Minority Report), sono ritenute eccedenti nel superfluo, eppure stanno spopolando (xgl è il motivo per cui tanti newbie si avvicinano a linux nella maniera sbagliata). Non è garantito che siano davvero superflue, che NON aiutino la produttività, ma cosa spinge tutto questo interesse? Forse un desiderio più o meno conscio di magia? La realizzazione finalmente, seppur virtuale, del "vieni, tanto tu sei un oggetto, cosa ti costa venire fin qui" di Troisi?
Poi possiamo anche discettare, tornando ai videogiochi, su a cosa corrispondano i vari tipi di rappresentazione della violenza... senza trascurare Mario e i suoi salti sopra ai funghetti che paiono tanto bene riportare nel virtuale i reali pugni di stizza sopra ad un tavolo.