Non ho letto tutto il topic e mi scuso se enucleerò (?) concetti già ampiamente sviscerati, ma ho un pensiero rapido ed evanescente che non vorrei scordare.
La questione sul cosa rappresentino effettivamente i personaggi è stata affrontata qualche mesetto fa su gamasutra.com.
Prima, Brad Kane ha scritto:
"I personaggi sono gli attori (o, nel caso di personaggi giocanti, avatar) che vivono nell'universo ludico e svolgono azioni nel gioco. [...] Lara Croft è qualcuno che vorresti essere non appena ti muovi attraverso i livelli, dove le guardie sono nemici da sparare e fonti dalle quali ricavare informazioni."
Poi, Tadhg Kelly ha replicato:
"Lara non è un attore, è una bambola. Non farebbe nessuna differenza se lei fosse bionda, nera, Sudafricana, Marziana o altro, lei è solo una bambola. Gli utenti comprano un mondo da giocare, non l'idea di impersonare una bambola."
Bene, cosa rappresentano i personaggi? Leggendo i pensieri dei due Carneade ho l'impressione che sia meglio distinguere innanzitutto il genere ludico a cui facciamo riferimento. Non tutti i giochi richiedono immedesimazione, l'identificazione col personaggio giocante. Sto pensando ad un gioco di ruolo all'occidentale come Baldur's Gate in cui l'editing del proprio avatar è sofisticato (e decisamente orientato alla resa il più possibile aderente della nostra persona, è qui giustificato il termine
alter-ego), e ad un platform à la Mario o, per l'appunto, un Tomb Raider preso a caso. In questo ultimo caso non è credibile un'immedesimazione del tipo Baldur's Gate: non voglio essere Lara Croft perché non mi rappresenta in alcun modo, figuriamoci! Inoltre Lara Croft è un personaggio a se stante, ha vita propria e indipendente dalla mia.
Non a caso preferisco il termine "marionetta" a "bambola", giusto per sottolineare il particolare rapporto tra avatar e giuocatore nella categoria videoludica che ho distinto in incipit. Che è di tipo "meramente" interpretativo. Se muovo Lara Croft, o Mario, sto semplicemente interpretando una parte.