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Autore Topic: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento  (Letto 1289 volte)

Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Parlando dello splendido Pathologic (sì, è splendido, pur con tutti i suoi difetti) Michaël Samyn dei Tale of Tales ha fatto un'affermazione perentoria che probabilmente farà discutere:

Citazione
Ice-Pick Lodge is one of those very few studios that makes games from a deep artistic motivation...  ...They have a story to tell and they use the interactive medium to tell it. Even if that means sacrificing the overrated “fun aspect”. If games are ever going to become a mature artistic medium, this is where it’s going to happen.

(Trad. Ice-Pick Lodge è uno di quei pochi studi che realizzano giochi seguendo una profonda motivazione artistica... ...Hanno una storia da raccontare e usano il medium interattivo per farlo. Anche se questo significa sacrificare  il sopravvalutato "divertimento". Se i giochi diverranno un medium artistico e maturo, è così che accadrà.)

Insomma, i videogiochi, per diventare arte, devono per forza sacrificare il divertimento?

Vi invito anche a leggere anche l'articolo diviso in tre parti che Rock, Paper & Shotgun ha dedicato a Pathologic: Parte 1, Parte 2 e Parte 3


Fonte: http://tale-of-tales.com/blog/2008/04/14/pathologic/

Monopoli

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #1 il: Aprile 14, 2008, 12:54:55 »

Credo che quello che cercano loro sia "l'intrattenimento" piuttosto che il divertimento.

Non so se essere d'accordo, ma di certo è una visione interessante. Il loro pathologic è di certo "intrattenente", quindi vorrei vedere i loro prossimi lavori.
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Il Pupazzo Gnawd

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #2 il: Aprile 14, 2008, 13:32:39 »

Sì, no, boh... :)
Da un certo punto di vista mi verrebbe da dar loro ragione, in effetti se penso alle esperienze più intense da un punto di vista "artistico" (da cui escluso, in questo caso, i capolavori di puro divertimento come Mario e Zelda) che ho avuto dai videogiochi mi sono restati sotto pelle quei titoli che mettono il fattore divertimento in un angolo per dedicarsi ad altro: Silent Hill, Siren, la prima parte di Fahrenheit (più o meno prima che Cage si iniziasse a drogarsi), D2... però penso anche a Shadow of the Colossus, dove le due componenti si integrano alla perfezione.  Credo dunque che esista un modo per far convivere i due aspetti, il problema è che non è così facile avere il giusto mix. E' molto più "semplice" buttare alle ortiche il sistema di gioco certi che quello che si ha da raccontare sia sufficiente a reggere l'intera esperienza. E a volte è pure meglio. Se Silent Hill, ad esempio, non avesse cercato di essere così tanto videogioco sarebbe stato meglio. Insomma, se non hai le capacità è forse meglio che elimini il problema alla radice, no?  8)
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Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #3 il: Aprile 14, 2008, 14:08:48 »

Credo che quello che cercano loro sia "l'intrattenimento" piuttosto che il divertimento.

Non so se essere d'accordo, ma di certo è una visione interessante. Il loro pathologic è di certo "intrattenente", quindi vorrei vedere i loro prossimi lavori.

Pathologic non è dei Tale of Tales.

Monopoli

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #4 il: Aprile 14, 2008, 14:23:49 »

Credo che quello che cercano loro sia "l'intrattenimento" piuttosto che il divertimento.

Non so se essere d'accordo, ma di certo è una visione interessante. Il loro pathologic è di certo "intrattenente", quindi vorrei vedere i loro prossimi lavori.

Pathologic non è dei Tale of Tales.


Beh, comunque immagino che il mio discorso valga comunque :)
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Simone 'Karat45' Tagliaferri

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #5 il: Aprile 14, 2008, 14:25:58 »

Pathologic è bellino, giocateci.  ;D

StM

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #6 il: Aprile 14, 2008, 14:49:33 »

Pathologic è bellino, giocateci.  ;D
Io ce l'ho ancora incellophanato. Va bene lo stesso se lo maneggio un po' e basta, per ora?
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Mario Morandi

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #7 il: Aprile 14, 2008, 15:22:16 »

Humm, quanto può essere divertente un simulatore di aerei? E' maturo?
E se mi divertisse fare studi matematici o storici? Come dicevamo in Somnia, bisogna vedere cosa s'intende per divertimento.
Probabilmente qui ci si riferisce al fattore "che figata"! :D
Interazione = divertimento?
Narrazione = maturità?
Probabilmente queste categorie sono fuorvianti.
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Ronove

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #8 il: Aprile 15, 2008, 09:16:57 »

Infatti come ha detto il Monopoli (e se non erro l'avevo detto pure io nel thread in Somnia), più che parlare di "divertimento" è opportuno parlare di "intrattenimento", che è un termine che si adatta meglio al mondo ludico. Il concetto di divertimento è troppo legato al soggetto e al suo modo di pensare, giudicare, percepire. L'intrattenimento invece si manifesta a prescindere da quelle che sono le sensazioni che ogni singolo utente riceve dall'esperienza ludica. Ergo, direi che lo scopo del videogioco è quello di intrattenere (con successo) l'utente, che poi il gioco susciti divertimento, o altre emozioni e sensazioni, quello che conta è che riesca nell'intento di coinvolgerlo ed interessarlo a proseguire l'esperienza ludica.
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Cherno

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #9 il: Aprile 15, 2008, 10:03:30 »

Pathologic è bellino, giocateci.  ;D
Io ce l'ho ancora incellophanato. Va bene lo stesso se lo maneggio un po' e basta, per ora?

Io l'ho installato e poi rimosso, è un gioco che richiede una certa dedizione che
ora come ora non posso dargli!

Coolcat

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #10 il: Aprile 15, 2008, 14:21:54 »

Infatti come ha detto il Monopoli (e se non erro l'avevo detto pure io nel thread in Somnia), più che parlare di "divertimento" è opportuno parlare di "intrattenimento", che è un termine che si adatta meglio al mondo ludico. Il concetto di divertimento è troppo legato al soggetto e al suo modo di pensare, giudicare, percepire. L'intrattenimento invece si manifesta a prescindere da quelle che sono le sensazioni che ogni singolo utente riceve dall'esperienza ludica. Ergo, direi che lo scopo del videogioco è quello di intrattenere (con successo) l'utente, che poi il gioco susciti divertimento, o altre emozioni e sensazioni, quello che conta è che riesca nell'intento di coinvolgerlo ed interessarlo a proseguire l'esperienza ludica.

Mi pare quasi che si voglia tracciare una linea che divide l'intrattenimento di qualità (d'essai, diciamo così), da uno considerato più dozzinale. Come avviene del resto in altri campi d'espressione.

Questa linea come sempre non può essere deifnita oggettivamente, ma con gli anni si trova una specie di tacita intesa che finisce per mettere certe autori da una parte e altri dall'altra, più eventuali conflitti tra gruppi combattuti sulla linea di confine (dove forse finirebbe anche il buon Kojima, visto i pareri così discordanti sui suoi giochi).
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prefe

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #11 il: Aprile 15, 2008, 14:56:47 »

"Insomma, i videogiochi, per diventare arte, devono per forza sacrificare il divertimento? "

Ritengo proprio di no. Il concetto di arte è soggettivo è subordinato al contesto sociale della persona che la recepisce (sennò gli stones sarebbero stati arte anche per i nostri nonni, non solo per i nostri padri) e ugualmente quello del divertimento.
Non penso che il sacrificio del divertimento sia una condizione imprescindibile per il passaggio da gioco ad arte. Lo scacchi è un gioco, per me che ci gioco è un divertimento senza eguali, una partita fra due grandi maestri di elo 2700 è arte.
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Emack

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #12 il: Aprile 16, 2008, 09:27:00 »

Credo che quello che cercano loro sia "l'intrattenimento" piuttosto che il divertimento.
Sì.
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Emanuele Colucci.

chobeat

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #13 il: Aprile 16, 2008, 14:26:56 »

"Insomma, i videogiochi, per diventare arte, devono per forza sacrificare il divertimento? "

Ritengo proprio di no. Il concetto di arte è soggettivo è subordinato al contesto sociale della persona che la recepisce (sennò gli stones sarebbero stati arte anche per i nostri nonni, non solo per i nostri padri) e ugualmente quello del divertimento.
Non penso che il sacrificio del divertimento sia una condizione imprescindibile per il passaggio da gioco ad arte. Lo scacchi è un gioco, per me che ci gioco è un divertimento senza eguali, una partita fra due grandi maestri di elo 2700 è arte.
concordo. inoltre secondo me, che non so cosa sia pathologic, in linea di massima riscontro che un gioco, anche con un ottima trama e ambientazione, se non ha elementi di divertimento, rischia di perdere mordente. ad esempio io non sono riuscito a giocare più di 3-4 ore a bioshock perchè mi annoiava, nonostante riconosco che l'ambientazione fosse geniale e la storia si vedeva chiaramente che si sarebbe evoluta in qualcosa di fantastico. inoltre, imho, non abbiamo ancora le tecnologie necessarie per rendere la storia di un gioco abbastanza coinvolgente per soppiantare la necessità di una componente ludica.

giochi puramente orientati all'arte, rischiano di essere riservati a pochi eletti, perchè per questi sono pensati. l'arte dovrebbe essere fruibile da molti, non da tutti, ma sicuramente non da pochi
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Cherno

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Re: I videogiochi, per diventare maturi, devono rinunciare al divertimento
« Risposta #14 il: Aprile 16, 2008, 14:44:05 »

Mah. L'arte viene fruita da chi ha strumenti per valutarla, quindi da chi la studia. Altrimenti si cade
nell'indiscutibile gusto personale, il quale però non può dare una valutazione obiettiva "dell'artefatto".

Quel che dico io invece è: se i videogiochi devono entrare nelle forme d'arte, perchè non possono
farlo in quello che è la loro natura, ovvero il divertimento? L'arte del divertimento multimediale, perchè
no? Perchè alla parola divertimento, forse viene associata quella idea di divertimento bambinesco che
tanto ferisce l'orgoglio di coloro i quali si divertono a sciorinare parole su parole con fare da intellettuale.

Insomma ci sono persone che si lamentano tanto del gameplay ripetitivo di Assassin's Creed, ma al
contempo si sbrodolano per Graveyard. Son cose che inquadro con fatica e non comprendo, dato
che entrambi mi arriveranno sicuramente a noia. Se si ragiona sull'intrattenimento, allora posso dire
che la magnificenza grafica del titolo Ubi mi intrattiene non poco. Peccato che poi il gioco ho paura
che finisca a rimanere nella sua scatoletta perchè, appunto, non ha quella percentuale di divertimento
necessaria ad intrattenermi in maniera coerente con quello che è il videogioco.

Più vado avanti e più sono convinto che un videogame debba divertire e farlo in maniera immediata,
questa è l'Arte, secondo me, di chi fa i videogiochi. Il resto è sperimentazione, ben venga chiaro, ma
è un discostamento, una contaminazione. Che ne dite?
« Ultima modifica: Aprile 16, 2008, 14:46:21 da Cherno »
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